6 Gennaio 2022 il nostro corrispondente (da www.marxist.com)

Kazakhstan – Esplode l’insurrezione dopo le proteste per l’aumento del gas

Ieri sera abbiamo ricevuto questo resoconto da un corrispondente in Kazakhstan dopo un blackout di internet durato sette ore. Durante la notte, le proteste iniziate contro l’aumento del prezzo del gas si sono trasformate in una rivolta che ha già portato alle dimissioni del governo, ma che non mostra segni di cedimento.

Davanti a questa determinazione delle masse, il presidente Tokaev ha chiesto ieri l’aiuto deIl’Organizzazione del trattato di sicurezza collettivo (Csto),l’alleanza fra alcune repubbliche ex sovietiche composta, oltre a Russia e Kazakhstan, anche Armenia, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan. Truppe russe sono già nel territorio kazako, per “stabilizzare il Paese”. In altre parole per sedare l’insurrezione.
Il destino della rivoluzione è dunque in bilico. Segui il nostro sito e quello della Tendenza marxista internazionale, marxist.com, per tutti gli aggiornamenti.

Numerose città del Kazakhstan hanno visto grandi proteste radunarsi in strada nella notte tra il 4 e il 5 gennaio. Il movimento è iniziato con le proteste contro l’aumento del prezzo del gas a Mangghystau il giorno di Capodanno, ma gli eventi si stanno sviluppando molto rapidamente e stanno assumendo le dimensioni di una rivolta popolare. Ad Aqtau e Aqtobe, i manifestanti hanno tentato di prendere d’assalto gli edifici delle akimat [amministrazioni] cittadine e regionali. Duri scontri con le forze di sicurezza hanno avuto luogo in molte città dove i manifestanti hanno respinto con successo i tentativi di disperdere i cortei o arrestare i manifestanti. Sono stati riportati anche alcuni casi di tentativi di fraternizzazione con la polizia.

La situazione più accesa è ad Almaty. Battaglie di strada sono continuate per tutta la notte in diversi punti della città, con la polizia e i militari che hanno usato granate stordenti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Decine di auto della polizia sono state bruciate, e alcuni filmati suggeriscono che i manifestanti hanno sequestrato diversi veicoli da trasporto dell’esercito.

La lotta non si limita agli scontri di strada. Ci sono state astensioni dal lavoro da parte degli operai industriali impiegati nelle grandi imprese, che portano avanti le loro proprie rivendicazioni. L’azione di sciopero si sta sviluppando tra i lavoratori delle industrie del petrolio e del gas del Kazakhstan occidentale, così come tra i minatori e gli operai metallurgici.

Il regime ha reagito con una combinazione nervosa e a scoppio ritardato, di concessioni e ulteriori misure repressive. Oltre alla promessa di ridurre i prezzi del gas naturale nella regione di Mangghystau, il presidente Tokaev ha mandato a casa il governo e annunciato una serie di misure, come l’introduzione della regolamentazione statale del prezzo della benzina, del diesel, del gas naturale e dei prodotti alimentari di prima necessità. Ha inoltre promesso che lo stato “considererà la possibilità” di sovvenzionare gli affitti per le famiglie socialmente vulnerabili, “considererà la necessità” di introdurre un congelamento dei costi dei servizi pubblici, e… inizierà a redigere una legge sui fallimenti a livello indviduale. Eppure Tokaev insiste che “principi come l’unitarismo, la supremazia della legge, il rispetto dei diritti di proprietà e l’economia di mercato, rimangono i più importanti nella nostra politica statale”.

Ma ,insieme alla carota, il presidente kazako agita anche il bastone, con la minaccia che si occuperà di quelli che ha definito “terroristi” “nel modo più duro possibile”. Lo stato di emergenza è stato dichiarato nella città di Almaty, nelle regioni di Almaty e Mangystau e nella capitale. È in atto il coprifuoco, e la principale rete internet mobile, i social media e i servizi di messaggistica rimangono bloccati.

Niente di tutto ciò sta avendo l’effetto desiderato. Da oggi, 5 gennaio, gli scontri sono continuati con rinnovata intensità in tutto il paese, a partire dalla prima mattinata. Le proteste si sono estese geograficamente a più città e sono ripresi gli assalti agli edifici amministrativi locali. Mentre scriviamo, ad Almaty, i manifestanti hanno fatto irruzione nell’ufficio dell’amministrazione cittadina, la piazza della città è tutto un rumore di esplosioni e spari, e un incendio è divampato al piano terra dell’edificio.

Il movimento rivoluzionario spontaneo che sta nascendo davanti ai nostri occhi ha superato da tempo le rivendicazioni iniziali riguardanti il prezzo del gas naturale. Una delle varie liste di rivendicazioni che circolano nei canali Telegram e nelle chat di gruppo comprende i seguenti punti:

1) Cambiamento di regime.

2) Elezioni popolari degli akim [sindaci di città e villaggi, governatori regionali, ecc.] di ogni regione e città, il popolo dovrebbe scegliere da solo.

3) Ritorno alla Costituzione del 1993.

4) Gli attivisti della società civile non devono essere soggetti a persecuzione.

5) Trasferimento del potere a una persona non coinvolta nel sistema attuale, non facente parte delle autorità esistenti, qualcuno di fede rivoluzionaria.

Gli slogan che si sentono nelle manifestazioni e nei collettivi operai uniscono richieste sociali (salari, età pensionabile, ecc.) a richieste politiche (dimissioni del presidente e del governo, elezioni giuste, una repubblica parlamentare, ecc.)

L’incredibile determinazione dei manifestanti, la loro impavidità e l’impotenza generale delle autorità sono fattori che favoriscono il successo del movimento. L’apparato repressivo viene sconfitto dai manifestanti nelle strade. Con la perdita rapida di quel poco di sostegno che poteva conservare, il regime non osa dare l’ordine di annegare le proteste nel sangue e si limita ad adottare una posizione difensiva.

Tuttavia, per ottenere e consolidare vittorie tangibili, il movimento deve acquisire un carattere più organizzato – i movimenti radicali che nascono dal basso sviluppano sempre i propri strumenti democratici per guidare e dirigere il movimento, e propongono sempre ide propri leader. I partiti di opposizione borghesi tenteranno senza dubbio di approfittare del movimento. Se ci riusciranno, sostituiranno solo una banda di oligarchi con un’altra, mentre la massa dei lavoratori continuerà a subire. I lavoratori devono confidare solo nelle loro forze.

L’esperienza di lotta della classe operaia kazaka suggerisce che gli esempi di autorganizzazione più forti, coerenti e determinanti emergono dalle fila della classe lavoratrice, come dimostrato negli scioperi del settore petrolifero a Jañaözen nel 2011 e nell’ondata di scioperi dello scorso anno, che ha ottenuto una parte significativa delle proprie rivendicazioni. Solo la lotta della classe lavoratrice per il potere reale, sia politico che economico, potrà far nascere una società giusta, senza sfruttamento e oppressione: una società all’insegna del benessere universale e della dignità dei lavoratori.

Per la vittoria della rivoluzione in Kazakhstan!

Per la guida del movimento da parte della classe operaia e un programma di classe!

Per il socialismo!

Articoli correlati

Thailandia

Thailandia – “La gente si è svegliata”: le proteste mettono in crisi il regime

Un enorme movimento di protesta sta scuotendo la società thailandese dalle fondamenta, costringendo il regime a fare dei passi indietro. I giovani, in prima linea in questo movimento, devono rivolgersi alla classe operaia e lottare per porre fine al regime della giunta militare, la monarchia e il marcio sistema capitalista che entrambe rappresentano.

Kazakhstan

Kazakhstan: le radici della rivolta

L’insurrezione di gennaio in Kazakhstan, e in particolare ad Almaty, è stato l’evento più rilevante a memoria della maggior parte dei kazaki. Il presidente Kasym-Jomart Tokayev, nel suo intervento alla sessione straordinaria del Csto (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva), l’ha definita “la peggior crisi del trentennio dell’indipendenza”. Mai prima d’ora il regime borghese del Kazakhstan moderno si era trovato alle prese con una tale minaccia.

Asia

Fukushima: acqua radioattiva in mare, la tutela della salute costa troppo!

Dopo l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, avvenuto nel 2011, i reattori danneggiati hanno continuato a produrre calore ed è stato necessario raffreddarli continuamente con acqua. Si è giunti così ad immagazzinare oltre un milione di tonnellate di acque radioattive e se ne aggiungono ogni giorno che passa altre 140 tonnellate.

Asia

Bangladesh – I lavoratori rischiano il contagio per lottare contro lo sfruttamento!

La scorsa settimana, oltre 20.000 lavoratori sono scesi nelle strade del Bangladesh per rivendicare il pagamento dei loro salari dopo che le fabbriche di abbigliamento hanno smesso di pagare le maestranze a causa della mancanza di ordinativi.

Asia

Sri Lanka – La controrivoluzione provoca un’esplosione sociale

Lunedì 9 maggio avvenimenti drammatici hanno scosso lo Sri Lanka. Dopo mesi di sconvolgimenti a livello economico e settimane di mobilitazioni di massa nelle strade, il Primo Ministro Mahinda Rajapaksa ha fatto una scommessa disperata per ristabilire l’ordine e salvare la propria carriera politica. Ma la sua repressione brutale gli si è ritorta contro in modo drammatico. Al calar della notte, Mahinda si doveva nascondere in una base navale, mentre decine di residenze di parlamentari erano date alle fiamme.

Kazakhstan

Giù le mani dalla rivoluzione in Kazakhstan!

Pubblichiamo la traduzione di una dichiarazione, scritta ieri, 8 gennaio, dai compagni russi della Tendenza Marxista sulla situazione attuale in Kazakistan.