13 Febbraio 2020

Irlanda del Nord – Il terremoto politico dopo le elezioni di dicembre

Il punto focale della copertura mediatica delle elezioni politiche del 12 dicembre è stato naturalmente sui seggi guadagnati dal partito conservatore, in particolare nelle Midlands e nel nord dell’Inghilterra. Meno attenzione è stata data al terremoto politico che ha avuto luogo nel nord dell’Irlanda. In un’elezione caratterizzata dalle divisioni religiose, alleanze elettorali, la Brexit e la questione del confine, il DUP (Partito Unionista Democratico) ha ricevuto una batosta. Il crollo dalla posizione di ago della bilancia a Westminster dopo le elezioni di due anni fa è stato drammatico.

Per la prima volta nella sua storia, il nord dell’Irlanda ha eletto meno parlamentari unionisti che parlamentari nazionalisti. Sinn Féin continua a dire che questi risultati mostrano che non c’è più una chiara maggioranza per la permanenza dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito. Ma con una maggioranza Tory a Westminster, un referendum sulla questione del confine è quantomeno improbabile nel breve periodo.

Il DUP ha passato una notte elettorale terribile. È chiaro che sono stati puniti per il loro ruolo a Westminster e la debacle della Brexit. Hanno anche sofferto a causa del voto tattico diffuso, con i partiti pro-Remain che hanno stretto accordi di desistenza in tutto il Nord. Tuttavia, queste elezioni indicano una disgegazione più profonda all’interno dell’unionismo. Il periodo che ora si apre nel Nord è di estrema instabilità.

DUP addio

Nel 2017 il DUP è entrato a Downing Street con un ruolo determinante. Per la somma principesca di un miliardo di sterline, Arlene Foster e il suo partito hanno riportato Theresa May al potere.

Dire che il DUP non ha avuto successo nell’usare i suoi inaspettati 15 minuti di fama per “proteggere la nostra preziosa Unione” sarebbe l’eufemismo del secolo. Dopo aver respinto l’accordo di May, si sono trovati con l’accordo di Boris – e la promessa di un confine nel mare d’Irlanda. E con i Tories che ora hanno una chiara maggioranza, non possono neanche farci nulla. Da ago della bilancia sono diventati nuovamente irrilevanti.

Prima delle elezioni, l’accordo proposto da Johnson è arrivato come una shock enorme per per gli unionisti. Dopo aver parlato ai congressi del DUP, dipingendosi come difensore dell’Unione e di tutto ciò che è britannico, ora ha mostrato di che pasta è fatto: Boris è un opportunista politico con una base limitata, piena di sciovinismo inglese e conservatrice. Il 59% di queste persone sarebbe felice di vedere l’Irlanda del Nord lasciare il Regno Unito per “completare la Brexit”. Il 63% sarebbe anche felice di vedere la Scozia andare per la propria strada. Il 54% degli iscritti Tories pensa addirittura che la distruzione del Partito conservatore stesso sia un prezzo che vale la pena pagare!

Unionisti molto preoccupati – dal DUP all’Ordine di Orange (società – in origine – segreta protestante reazionaria, ndt), alle fazioni precedentemente in conflitto dell’UDA e UVF (organizzazioni paramilitari protestanti, ndt) – hanno risposto con riunioni nelle sedi locali dell’Ordine di Orange e nei Con Club nel Nord per discutere su come rispondere all’improvvisa minaccia di una “Irlanda unita economicamente” . Lo zoccolo duro in questi incontri era pronto alla battaglia, promettendo una “resistenza” per le strade dell’Irlanda del Nord se l’accordo di Boris fosse passato.

Nella campagna elettorale, questo era il messaggio principale del DUP: vota per noi per fermare la minaccia di un’Irlanda unita (e la violenza che i suoi sostenitori scatenerebbero se accadesse una cosa del genere)! Negli incontri con i leader dell’UDA e della UVF prima delle elezioni, i paramilitari unionisti sono stati arruolati per “portare i voti”.

Per garantire che il DUP non dovesse subire la competizione da parte di altri partiti unionisti che potessero “dividere il voto”, una delle prime mosse di questi gangster è stata quella di distruggere il quartier generale dell’Ulster Unionist Party (UUP, partito di destra protestante, ndt) a Belfast nord. In tal modo questi ultimi sono stati “persuasi” a non candidarsi per impedire una sconfitta per Nigel Dodds – visto da molti come il vero uomo forte DUP. Che caduta in disgrazia per l’UUP, un tempo partito di riferimento della borghesia protestante!

Ma pur avendo fatto l’impossibile, non hanno potuto impedire una catastrofe elettorale per il DUP. Dodds ha perso il seggio a favore di John Finucane del Sinn Féin. Ciò nonostante una bieca campagna guidata dai paramilitari e condotta all’insegna del settarismo religioso. Finucane è il figlio dell’avvocato per i diritti umani, Pat Finucane, che è stato assassinato da paramilitari unionisti davanti alla famiglia nel 1989, con la collusione dello stato britannico. Senza ironia, gli attivisti paramilitari del DUP hanno ritenuto opportuno appendere uno striscione con le parole: “La vera famiglia Finucane: intrisa del sangue dei nostri innocenti”.

Nella circoscrizione di North Down, il principale sfidante che il DUP si è trovato ad affrontare è stato l’Alliance Party (Partito dell’alleanza dell’Irlanda del Nord, un partito di centro di origine protestante nato negli anni settanta, ndt) . Da tutte le parti del collegio elettorale, sono stati attacchinati manifesti che dicevano “La Profana (Unholy) Alleanza : se votate per loro vincono l’IRA!”. Eppure ha conquistato il seggio con uno spostamento di 35 punti percentuale a suo favore. Ciò rappresenta un terremoto politico. Dieci anni fa questo collegio elettorale prevalentemente protestante vedeva il partito unionista prendere il 90% dei voti. Ora è rappresentato da un partito che ha assunto una posizione neutrale sulla questione nazionale.

Nonostante il carattere liberale dell’Alleanza, la sua ascesa – in particolare tra i giovani e i protestanti pro-Remain – mostra che c’è stanchezza nei confronti della politica settaria all’interno di un settore di popolazione. Disillusi verso i partiti unionisti principali, questi strati sono alla ricerca di un’alternativa. Con la Brexit che ha condizionato tutte queste elezioni, il Partito dell’Alleanza, liberale e pro-Remain ha temporaneamente e parzialmente riempito questo vuoto.

Ciò pone in chiara evidenza come il DUP, sostenuto da una base sempre più ristretta e settaria, non possa più dare per scontato che la minaccia dell’IRA e di un’Irlanda unita sia sufficiente per mantenere un consenso elettorale. L’IRA è sparita da tempo. E le persone oggi si trovano ad affrontare problemi molto peggiori di un’Irlanda unita: problemi quali il DUP non ha risposte. Le persone sono stanche del solito vecchio messaggio usato su entrambi i lati della divisione settaria nelle elezioni dopo le elezioni: “vota per noi o vinceranno gli altri”.

Un’alleanza per il Remain

Non è stato solo dalla parte unionista che queste elezioni hanno visto insolite scossoni politici. I due principali partiti nazionalisti, Sinn Féin e SDLP, insieme ai Verdi, hanno costituito il nucleo di una “Alleanza per il Remain”.

Soprattutto, questa elezione è stata contrassegnata – nel nord dell’Irlanda come in Gran Bretagna – dalla questione della Brexit. Nel referendum del 2016, il 56% della popolazione nel nord dell’Irlanda ha votato per il Remain. Tuttavia, questa cifra maschera una profonda divisione con la maggioranza di nazionalisti irlandesi che hanno votato per Remain e la maggioranza degli unionisti che hanno votato per il Leave, con il DUP che ha fatto propaganda con entusiasmo per quest’ultimo.

A Belfast North, dove esiste un certo equilibrio tra cattolici e protestanti nella circoscrizione elettorale, Sinn Féin si è concentrato nella campagna elettorale sulle aree rimanenti più popolose, miste e di classe media, i cui elettori potevano aver votato SDLP in precedenza e che potevano essere decisive per l’assegnazione del seggio.

Come ha dichiarato Finucane per rassicurare i propri elettori:
“Votare per me significa che diventerete elettori e sostenitori del Sinn Féin? Naturalmente no […]. Vediamo queste elezioni per quello che sono. Si tratta di rendere più forti possibili le istanze a favore del Remain”

A cui Colum Eastwood, leader del SDLP, ha risposto: “È meglio avere Finucane in casa che Nigel Dodds al parlamento.”

La questione del voto utile ha ora messo in discussione la logica della politica astensionista di Sinn Féin. In alcune aree, Sinn Féin è persino arrivato a sostenere il voto utile per l’Alleanza o persino per il candidato “unionista indipendente” ed ex membro dell’UUP, Sylvia Hermon!

Nonostante abbia conquistato alcuni seggi, questa “Alleanza per il Remain” non ha minimamente giovato al Sinn Féin. In tutto il Nord il loro voto è sceso del 6,7%. Questo non era solo dovuto al non essersi candidati a East Belfast e North Down. Sono stati anche puniti in altri seggi che avevano ottenuto in elezioni precedenti, come Foyle, dove hanno perso 19 punti rispetto al SDLP, consegnando loro il seggio.

Se la logica del voto utile è ottimizzare il voto pro-Remain in Parlamento, molti chiederanno: “Perché votare per un partito del Remain che non conquisterà il seggio quando si può semplicemente votare per un partito altrettanto sostenitore del Remain che però può vincere?”

Una crisi nell’unionismo

Ad ogni modo, il risultato di queste elezioni è stato notevole. L’unionismo – che ha perso la maggioranza alle elezioni di Stormont nel 2017 – ancora una volta esprime la propria crisi profonda e incurabile. Il cambiamento demografico può spiegare parte del quadro.

In termini di popolazione studentesca e di occupati, i cattolici rappresentano ora la maggioranza della popolazione. Il fatto che i partiti nazionalisti occupino ora tre dei quattro seggi a Belfast è particolarmente sorprendente per chiunque conosca la storia di quella città.

Ma c’è un altro aspetto della questione: la crisi del capitalismo si sta traducendo in una crisi dell’unionismo. Sin dalla divisione dell’Irlanda, i padroni Protestanti hanno cercato di creare l’illusione di una comunione di interessi tra loro e i lavoratori Protestanti. Questo fa acqua da tutte le parti nel mondo post-2008. In un’era di austerità, partiti come il DUP non hanno altro da offrire se non una retorica allarmista e settaria, utilizzando lo spauracchio dell’IRA e gli “orrori” dell’unificazione irlandese.

Il risultato è stata una polarizzazione. Nel campo unionista, gli elementi più spregevoli e settari hanno assunto una posizione dominante, come dimostrano queste elezioni. Nella lotta per la sopravvivenza che il capitalismo crea iniettano il loro veleno settario, indirizzando la disperazione e la rabbia di alcuni degli strati più emarginati e oppressi dei protestanti delle classi più poveri contro i cattolici della stessa condizione sociale. Per molti di coloro che hanno votato per lasciare l’UE nel 2016, come in Inghilterra e in Galles, si è trattato di ribaltare il tavolo e ribellarsi all’intero sistema.

Nel frattempo, molti dei lavoratori e dei giovani più avanzati hanno una repulsione per queste logiche settarie. In aggiunta a questo, un ampio strato di elettori Remain della classe media, avendo molto da perdere, guarda alla débacle della Brexit con crescente allarme.

Un revival di Stormont?

Gli scarsi risultati per DUP e Sinn Féin accumuleranno ora la pressione su entrambe le parti affinché tornino ai negoziati volti a rilanciare Stormont (la sede del parlamento dell’Irlanda del Nord). Ormai sono quasi tre anni che il nord dell’Irlanda è rimasto senza governo.

Nessuna delle due parti ha delle prospettive chiare. Quando Sinn Féin ha fatto cadere l’esecutivo nel 2017, lo ha fatto sulla scia della crescente rabbia dell’opinione pubblica nei confronti di Stormont. Anni di austerità, l’odore degli scandali che circondano il DUP e il crescente settarismo di quest’ultimo fecero sì che la mossa di Sinn Féin godesse di una certa popolarità in quel momento. Ora è chiaro, tuttavia, che non avevano alcuna intenzione di costruire un movimento di massa al di fuori di Stormont – e di fatto non avevano alcun piano.

Negli anni successivi al fallimento dell’Assemblea dell’Irlanda del Nord (il Parlamento, ndt), le condizioni di vita per i poveri e la classe operaia del Nord hanno continuato a deteriorarsi. Il Servizio sanitario ha continuato a sgretolarsi. Nel frattempo i politici assenteisti hanno continuato a incassare i loro salari. La mancanza di un esecutivo funzionante è stata in gran parte attribuita a tutto ciò. Certamente i media e i politici di Londra e Dublino sono stati desiderosi di usare questo stato di cose come leva per cercare di rimettere in funzione l’Assemblea.

In caso contrario, ciò significherebbe la convocazione di nuove elezioni dell’Assemblea in primavera. Né Sinn Féin né il DUP apprezzano questa prospettiva ora che stanno riflettendo sulla batosta elettorale ricevuta.
In tali circostanze, non è escluso che i due possano riuscire a mettere insieme una sorta di accordo. Un simile risultato è tuttavia dubbio, poiché Sinn Féin pretenderà delle concessioni per giustificare il passo indietro (una legge sulla tutela della Lingua Irlandese, per esempio). Ma il DUP, per paura di perdere l’appoggio protestante, sarebbe reticente a fare concessioni.

Anche se un tale accordo dovesse essere concluso, fondamentalmente non risolverà nulla. Per dieci anni fino al 2017, i due grandi partiti hanno applicato congiuntamente politiche di austerità. In effetti, questo è stato uno dei motivi principali per cui l’Assemblea è fallita. Nel 2015, Sinn Féin aveva sostanzialmente accettato di applicare l’austerità Tory in cambio del mantenimento in Irlanda di una quota dell’imposta sulle imprese, in modo che potessero abbassare le aliquote fiscali nel tentativo di attrarre grandi aziende nell’Irlanda del Nord!

Si trovavano di fronte ad un crescente malcontento nelle comunità cattoliche della classe operaia, riflesso ad esempio nelle vittorie inaspettate del partito di sinistra, People Before Profit. In sostanza, è stato questo a indurre Sinn Féin a far cadere l’esecutivo. Dopo aver abbandonato il vicolo cieco del terrorismo individuale negli anni ’90, Sinn Féin ha scelto il vicolo cieco del riformismo. Ora che anche questo ha fallito, la domanda che i repubblicani socialisti devono porre è: qual è il prossimo passo?

Verso un referendum sul confine?

Per Sinn Féin, la risposta è un voto sul confine. Certamente sembrerebbe, sulla base di queste elezioni e dei recenti sondaggi, che un tale referendum potrebbe portare a una maggioranza per l’unificazione irlandese.

Ma ciò si basa sull’illusione che la classe dominante britannica consentirà una soluzione democratica e costituzionale della questione nazionale in Irlanda. La direzione di Sinn Féin ha sottolineato che le basi per una consultazione su questo tema sono scritte nel testo dell’accordo del Venerdì Santo. Ma dovrà gelare l’inferno prima che i Tories approvino un referendum del genere. Avendo la maggioranza in Parlamento, non sono obbligati a farlo.

Si potrebbe sostenere che la classe dominante britannica non abbia più valide ragioni economiche o strategiche per tenere l’Irlanda del Nord nell’Unione. Questo è corretto. Tuttavia, ci sono problemi più profondi per la classe dominante.

Con il Partito conservatore e unionista che è stato preso in consegna dai “Talebano Tory”, non ci sarà la possibilità per Boris Johnson di governare dal punto privilegiato di un “liberalismo illuminato”. Per compiacere la propria base, sarà costretto ad avvolgersi nell’Union Jack e scagliarsi come una belva contro qualsiasi minaccia alla “nostra preziosa unione”.

E non è solo nel nord dell’Irlanda che la classe dirigente britannica deve affrontare una questione nazionale in ripresa. Ancora più preoccupante per loro, devono affrontare un clima sempre più a favore dell’indipendenza in Scozia. Concedere un referendum in Irlanda non farà che aumentare le aspettative per un nuovo referendum in Scozia.

In entrambi i casi hanno un asso nella manica che hanno giocato più volte nei momenti di crisi: la carta Orange. Non è escluso che possano montare nuovamente un po’ settarismo unionista.

La classe dominante non ha mai giocato secondo le regole della “correttezza” costituzionale. Nel 1913, di fronte a una proposta di Home Rule (autonomia legislativa, ndt) in Parlamento, i conservatori all’opposizione diedero pieno sostegno all’inserimento di bande unioniste sottoproletarie sotto la guida di Lord Carson per fermare l’indipendenza irlandese. Nel 1914, alti ufficiali della base militare di Curragh si ammutinarono persino contro le mosse del governo liberale per intervenire.

Durante i Troubles (il conflitto nordirlandese fra gli anni 60 e gli anni 90, ndt) abbiamo visto metodi ancora più subdoli. Ex agenti dell’MI5 hanno affermato che lo Stato britannico ha effettivamente promosso lo sciopero generale dell’Ulster Workers’ Council del 1974 (uno “sciopero” contro l’accordo di Sunningdale, portato avanti principalmente dai paramilitari unionisti) come mezzo per minare il governo laburista di Wilson.

La classe dominante britannica ha cambiato posizione? Ovviamente no. Vale la pena notare come Boris Johnson non ha perso tempo a far cadere le accuse contro il Soldato F e altro personale delle forze armate coinvolto in atrocità durante i Troubles. Tirando fuori la carta del settarismo religioso ancora una volta, la classe dirigente potrebbe rendere impossibile una consultazione sui confini. Usando la minaccia del conflitto civile e della violenza settaria, lo rinvierebbero per “prevenire la violenza”.

La classe dominante nel sud dell’Irlanda è, se possibile, ancora più ostile all’unificazione irlandese! Leo Varadkar è stato piuttosto schietto a riguardo nella sua prima intervista dopo le elezioni del 13 dicembre. La borghesia irlandese non vede alcun vantaggio economico nell’unificare l’Irlanda. D’altra parte, hanno tutto da guadagnare da una relazione stretta con il capitalismo britannico. Inoltre, c’è una rabbia crescente nel profondo della società nel sud. Non avranno alcun desiderio, in queste circostanze, di scoperchiare l’intera base costituzionale dello stato.

Lottiamo per un’Irlanda unita e socialista!

Sinn Féin ha basato la sua campagna per l’unificazione negli ultimi anni su una strada pacifica e costituzionale, basata sull’appello alla classe media. Per la maggior parte, le condizioni economiche e sociali hanno continuato a peggiorare dopo l’accordo del Venerdì Santo (GFA). Per un piccolo settore di popolazione, tuttavia, le cose sono migliorate. Aiutato dai fondi del governo e dell’UE e da un’economia in forte espansione, uno strato della popolazione cattolica è riuscito a raggiungere una posizione comoda e a fare parte della classe media. Finché il capitalismo era in una fase di crescita e il GFA teneva, questo settore si preoccupava poco di questioni come l’unificazione irlandese.

Ma ora la Brexit ha reso le cose estremamente incerte. Nel frattempo, il Sud presenta un quadro apparentemente diverso. L’economia è in forte espansione – sebbene non sembri un boom per i diecimila uomini, donne e bambini che dormono sulle strade della “Repubblica delle Opportunità” – e la stretta della Chiesa cattolica è stata allentata.

Ciò ha portato a una certa radicalizzazione a favore dell’unificazione irlandese e ad un crescente entusiasmo verso l’idea di un referendum sul confine tra i cattolici della classe media in particolare. È a questo settore moderato, borghese e nazionalista nei sobborghi abbienti che Sinn Féin ha diretto il proprio messaggio: opposizione alla Brexit; miglioramento dei diritti democratici nel sud; i benefici economici dell’unificazione sotto il capitalismo, ecc.

Ma senza un chiaro contenuto di classe all’interno del programma, Sinn Féin non può offrire nulla alla classe operaia protestante. In che modo rimanere nell’UE può migliorare le orribili condizioni sociali che perseguitano le comunità della classe operaia nello staterello settentrionale? Per decenni, le condizioni – per questo settore – sono peggiorate, mentre l’Irlanda del Nord era nell’UE!

Se non viene offerto un chiaro programma di classe, il pericolo è che un voto sul confine si trasformi semplicemente in un appello settario, con coloro che lottano per un’Irlanda unita basandosi sui mutati dati demografici della regione. Ciò genererebbe risentimento, che le forze reazionarie cercherebbero di sfruttare.

Dobbiamo offrire un’alternativa chiara e di classe ai tentativi del DUP e dei Tories di connettersi con la rabbia della classe operaia protestante e rinfocolare l’intolleranza religiosa. Non è sufficiente fare appello al “senso economico” della riunificazione. Tali argomenti sono terribilmente fallimentari. La maggior parte della classe dominante britannica ha sostenuto una campagna per rimanere nell’UE nel 2016 sulla base del fatto che ha più “senso” dal punto di vista economico che andarsene. Inutile dire che questi argomenti sono stati inutili.

È sul terreno sociale avvelenato del capitalismo che fiorisce l’erba del settarismo religioso. E questo può essere abbattuto soltanto attraverso una campagna socialista rivoluzionaria che offre qualcosa alla classe operaia di tutta la regione.

Il capitalismo è stato responsabile della divisione religiosa reazionaria dell’Irlanda. E ora rappresenta l’ostacolo principale alla riunificazione dell’Irlanda oggi. Ma un’Irlanda unita non può essere raggiunta con mezzi costituzionali sotto la guida della classe media. Sarà raggiunta da una lotta unita della classe operaia per la rivoluzione socialista o non sarà raggiunta.

19 dicembre 2020

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