10 Marzo 2021 Ben Morken (da www.marxist.com)

In Senegal esplode una collera insurrezionale

Negli ultimi giorni una vera e propria eruzione sociale ha scosso il Senegal, paese dell’Africa occidentale. Il movimento, apparentemente emerso dal nulla, ha rapidamente acquisito caratteristiche insurrezionali con lo stato che ha perso completamente il controllo di gran parte della capitale Dakar a causa delle proteste dei manifestanti.

Il New York Times ha descritto il Senegal come “uno dei paesi più stabili dell’Africa occidentale”. Ma sotto la superficie dell’apparente calma, forze potenti erano all’opera. Abbiamo assistito all’improvvisa esplosione della lotta di classe, di movimenti insurrezionali e di rivoluzioni in un paese dopo l’altro nell’ultimo periodo, poiché le condizioni oggettive costringono milioni di persone a cercare soluzioni al fardello intollerabile che il capitalismo ci pone davanti. Questo è esattamente ciò che sta accadendo in Senegal.

La causa immediata del movimento di massa è stata l’arresto e la detenzione di una delle figure di spicco dell’opposizione, Ousmane Sonko. Sonko è stato convocato a comparire in tribunale mercoledì scorso con l’accusa di aver violentato una giovane donna che lavorava in una sala massaggi. I suoi sostenitori ritengono che l’accusa abbi una motivazione puramente politica, e fanno riferimento a un lungo elenco di accuse simili mosse dal governo contro altri oppositori politici.

Prima che potesse arrivare in tribunale per affrontare queste accuse, tuttavia, è stato improvvisamente arrestato e portato in carcere per “aver disturbato la pace pubblica”, perché si rifiutava di prendere una strada diversa per raggiungere l’edificio del tribunale. Una folla di centinaia di suoi sostenitori si è radunata fuori dal tribunale.

Poi la polizia ha attaccato i manifestanti con gas lacrimogeni per cercare di disperdere il raduno. Questo ha solo versato benzina sul fuoco. Enormi scontri sono scoppiati intorno all’edificio del tribunale, poi diffusisi rapidamente in tutta Dakar. Grandi folle di giovani hanno lanciato pietre contro la polizia, che sparava gas lacrimogeni.

Nei giorni successivi, il movimento è decollato e ed è dilagato in tutto il paese. Gran parte di Dakar si è trasformata in una zona di guerra la scorsa settimana quando la polizia si è scontrata con migliaia di manifestanti arrabbiati. Molti negozi, stazioni di rifornimento e banche sono rimasti chiusi per giorni.

Lo stato ha risposto schierando polizia ed esercito. Tuttavia, ci sono state numerose occasioni in cui il movimento è stato così potente che ha semplicemente sopraffatto le forze della repressione. In effetti, venerdì il movimento ha acquisito caratteristiche insurrezionali con masse di persone che hanno attaccato i veicoli della polizia, il principale tribunale, gli edifici governativi e persino le case di personaggi politici.

Dopo che è arrivata la notizia della morte di un diciassettenne colpito a colpi d’arma da fuoco, i manifestanti nella città meridionale di Diaobe hanno invaso la locale stazione di polizia e l’hanno completamente distrutta. I dimostranti hanno quindi eretto barricate in tutta Dakar. Hanno anche preso di mira le imprese di proprietà francese perché, come ha detto un manifestante “sotto [il presidente] Macky Sall, la Francia ha esteso i suoi interessi economici nell’ex colonia”.

 

Il velo sottile della “democrazia”

Tuttavia, per comprendere le vere cause dell’enorme esplosione di rabbia seguita all’arresto di Sonko, è necessario guardare più in profondità rispetto alle vicende di un semplice individuo. Da quando ha preso il potere nel 2012, Sall sembrava avere il controllo totale della situazione. Le elezioni presidenziali del febbraio 2019 lo hanno visto conquistare un secondo mandato. Nel 2017, la coalizione guidata dal suo partito Benno Bokk Yakaar (uniti dalla speranza) ha ottenuto 125 dei 165 seggi nell’assemblea nazionale.

Ma c’è un lato oscuro in ciò. Per una serie di anni, tutti i suoi più importanti oppositori, uno dopo l’altro, sono stati arrestati e accusati di ogni tipo di reato, rendendoli non idonei a candidarsi contro di lui. È interessante notare che il Financial Times collega questo al coinvolgimento dei francesi:

“La Francia mantiene legami più stretti con le sue ex colonie rispetto alla maggior parte delle altre ex potenze coloniali dell’Africa occidentale. La Francia ha un interessa particolare nell’avere presidenti e candidati alla presidenza che sosterranno l’interesse della Francia. Ciò include il presidente del Senegal Macky Sall, che è stato accusato di aver preso di mira i suoi oppositori politici con indagini che li escluderebbero dagli incarichi.”

C’è stata un’opera sistematica e continua di repressione verso chiunque si opponesse a Sall. Abdou Karim Gueye, un rapper e attivista, è stato arrestato dopo aver pubblicato un video in diretta sui social media dove spronava la gente a unirsi a lui in una protesta pacifica in seguito all’annuncio non ufficiale dei risultati delle elezioni presidenziali del 2019. È stato accusato di “aver convocato una protesta non autorizzata senza armi” e “insulti a mezzo stampa”. Ha ricevuto una pena detentiva di un mese con sospensione della pena ed è stato multato.

All’indomani delle elezioni presidenziali, almeno 17 sostenitori dell’opposizione sono stati arrestati per “disordini pubblici e appelli alla rivolta”.

Il 16 luglio del 2019 l’attivista Guy Marius Sagna è stato arrestato e interrogato per i suoi post su Facebook sulla mancanza di strutture mediche adeguate in Senegal e per un post su Facebook sulla presenza militare francese in Africa. Il 5 agosto è stato accusato di “falso allarme di terrorismo” e detenuto nella prigione di Rebeuss a Dakar. È stato rilasciato su cauzione il 16 agosto.

Adama Gaye, un giornalista, è stato arrestato il 29 luglio dopo aver pubblicato i post di Facebook criticando il presidente Sall. È stato accusato di “offese al capo dello stato” e “azioni che compromettono la sicurezza pubblica” prima di essere rilasciato su cauzione il 20 settembre.

Il 22 novembre, Oudy Diallo, un ambientalista, è stato arrestato e detenuto nlla prigione di Kedougou dopo aver pubblicato un post di Facebook in cui ha denunciato la pratica di terreni assegnati illecitamente alle autorità. È stato condannato a due mesi con la condizionale e rilasciato il 2 dicembre.

Il 14 giugno, le autorità hanno vietato una dimostrazione a Dakar, organizzata da partiti di opposizione e organizzazioni della società civile in protesta contro presunte pratiche di corruzione, che implicavano il sindaco di Guediawaye, che è il fratello del presidente, relativo ai progetti di estrazione del petrolio e del gas nel paese. Almeno 20 manifestanti sono stati arrestati.

Guy Marius Sagna, il Prof. Babacar Diop e altri sette attivisti sono stati arrestati il ​​29 novembre in una pacifica protesta. Sono stati accusati di “partecipazione a un a manifestazione non autorizzata”. Sagna, oltre al suo arresto a luglio riguardo ai post su Facebook, è stato accusato di “manifestazione non autorizzata” e “sedizione”.

Agli occhi delle masse, che sono state testimoni di questi eventi per anni, l’arresto di Sonko faceva parte di questo modello repressivo. Con Sonko eliminato, Sall non avrebbe praticamene avuto oppositori nelle prossime elezioni nel 2024. Oltre a questo, SALL ha anche lanciato un processo di revisione costituzionale per consentirgli di superare l’attuale limite di due mandati presidenziali. L’arresto di Sonko è semplicemente fornito la scintilla che ha fatto scoppiare la polveriera.

 

La scomparsa del Partito socialista

C’è un altro elemento nella situazione. L’ascesa di Ousmane Sonko è stata facilitata dall’enorme vuoto apertosi a seguito della crisi del Partito socialista (PS). Per 40 anni fino al marzo 2000, il Senegal è stato governato dal Partito socialista di Leopold Sedar Senghor, il primo presidente del Senegal da quando ha raggiunto l’indipendenza nel 1960, e dal suo successore Abdou Diuf, diventato presidente nel 1981. La popolazione appoggiava questo partito a causa del ruolo nella lotta anti-coloniale che è rimasto ancora vivo nel ricordo per diversi anni dopo l’indipendenza.

Tuttavia, il Partito socialista ha continuato a governare il paese sulle linee capitalistiche con l’emergere di una nuova classe capitalista indigena, legata mani e piedi all’imperialismo francese. Durante il periodo al potere le disuguaglianze economiche sono cresciute, specialmente tra le regioni del Senegal. Ciò ha fomentato l’opposizione alle amministrazioni del Partito socialista di Senghor e in seguito Diouf. Il PS ha anche portato avanti un programma di aggiustamento economico strutturale durante gli anni ’80, che ha portato a una massiccia diminuzione del tenore di vita.

A seguito della crescente insoddisfazione, e della mobilitazione popolare per cambiare lo status quo, una coalizione dei partiti di opposizione, guidata da Abdoulaye Wade e dal suo Partito socialista senegalese (PDS), sconfisse il Partito socialista al potere nel secondo turno delle elezioni nel 2000. Ma come per il PS, non c’era nulla di “socialista” nel PDS che ha portato avanti lo stesso programma pro-capitalista dei suoi predecessori, una politica che alla fine ha portato al suo rovesciamento nel 2012 come risultato della mobilitazione di massa.

Il Partito socialista (PS) ha poi puntato tutto su Macky Sall, e come ricompensa per aver aderito a “Macky 2012”, il leader del partito Tanor Dieng è stato nominato presidente dell’Alta Commissione del governo locale. A due esponenti del suo entourage sono stati concessi anche incarichi governativi: Aminata Mbengue Ndiaye (ministro dell’allevamento, e poi ministro della pesca) e Sérigne Mbaye Thiam (Ministro dell’istruzione, e poi ministro dell’acqua e della sanità).

Le cose sono andate ancora peggio quando il partito socialista ha confermato la sua decisione di non presentare un candidato nelle elezioni presidenziali del 2019. Alcuni leaders del partito hanno affermato che la decisione era dovuta alla continuazione dell’alleanza con la maggioranza al governo. Queste decisioni hanno posto la base per la completa scomparsa del partito. Negli ultimi anni, il Partito socialista è stato un membro de facto della coalizione dominante, guidata da Benno Bokk Yakaar. Questo è il risultato del lungo declino del partito, a causa delle sue politiche collaborazioniste di classe.

 

Un outsider della politica

È in questo contesto che la figura di Ousmane Sonko dovrebbe essere collocata. È stato una spina nella fianco dell’élite di Dakar negli ultimi anni. È stato licenziato dal suo lavoro di ispettore fiscale per aver denunciato pubblicamente il malaffare presente nei contratti del settore pubblico e la relazione corrotta dell’élite senegalese con le grandi aziende multinazionali. Ma dopo il suo licenziamento è emerso, dall’esterno come un critico ancora più grande dell’élite dall’esterno.

In varie apparizioni televisive e radiofoniche ha svelato gli imbrogli dei ricchi e dei potenti. In un’intervista ha detto: “Teoricamente, nessun politico in Senegal dovrebbe essere molto, molto ricco, perché sappiamo da dove proviene, spesso, la ricchezza dei politici. È una ricchezza che deriva dalla malversazione dei fondi pubblici “. Con affermazioni come questa, dava voce alle profonde disuguaglianze economiche e alle preoccupazioni per il tenore di vita dei giovani in caduta libera.

Questo lo ha reso molto popolare, soprattutto tra i giovani che stanno subendo il peso maggiore della crisi economica. Allo stesso tempo era fonte di enorme imbarazzo per i ricchi e potenti di Dakar.

Su queste basi, è stato eletto parlamentare presentandosi con una lista anti-establishment. Il suo programma includeva la riduzione del debito per gli studenti e piccole imprese, misure di riduzione della povertà, provvedimenti contro l’insufficienza alimentare, contro il sottofinanziamento dei sistemi sanitario ed educativo e contro la corruzione. Nel 2014 ha formato il suo partito, Pastef-Les Patriotes, per presentarsi alle successive elezioni amministrative e politiche.

Dopo che è stato impedita la candidatura di tutti gli altri oppositori di Macky Sall sulla base di svariate accuse penali, era rimasto l’unico sfidante credibile. Come già scritto, è particolarmente apprezzato dai giovani con i suoi attacchi diretti e accalorati a quello che chiama “il sistema”. In un caso, ha detto che “c’è un enorme potenziale in questo paese. È inaccettabile vedere la sofferenza della nostra gente. I nostri politici sono criminali. Coloro che governano il Senegal fin dalla sua nascita meritano di essere fucilati “.

 

Crisi sociale ed economica

Alla radice di questo c’è la crisi economica e sociale che ha colpito il Paese. Come ha detto un giornalista di Al Jazeera: “Si ha la sensazione che non riguardi solo la politica, ma di un movimento sociale”.

Il Senegal era uno dei paesi più stabili dell’Africa, e dall’indipendenza nel 1960 tutte le transizioni politiche sono avvenute in maniera pacifica. La crescita economica è stata tra le più alte in Africa tra il 2014 e il 2018, rimanendo al di sopra del 5% annuo. La crescita del PIL è stata del 6,7% nel 2016 e del 5,3% nel 2019, in calo dal 6,3% nel 2017.

Tuttavia, anche durante questo periodo, il 40 per cento delle persone viveva al di sotto della soglia di povertà. Era chiaro che solo una piccola élite ha tratto vantaggio dalla forte crescita economica. Nel profondo della società, c’era un accumulo di frustrazione e rabbia. La pandemia COVID-19, con le sue restrizioni al commercio su piccola scala che costituisce la spina dorsale dell’economia, ha esacerbato la crisi. Già a gennaio c’erano segni di una imminente esplosione quando sono scoppiati scontri per l’imposizione del coprifuoco.

La crescita economica è rallentata in modo significativo (-1,3% nel 2020), con servizi come il turismo, i trasporti e le esportazioni particolarmente colpiti. Il governo ha risposto con quelle che chiama “misure di contenimento” e un “piano globale di stimolo economico”. Tuttavia, queste reti di sicurezza sono servite a ben poco. Milioni di persone sono cadute in povertà, soprattutto nell’importante settore informale. A peggiorare le cose, il sistema sanitario è stato travolto dalla pandemia ed è collassato.

C’è una profonda crisi del capitalismo in Senegal, e questo è ciò che sta al centro dell’attuale esplosione sociale. Le masse odiano l’intero establishment politico ed economico, insieme ai loro sostenitori imperialisti a Parigi. Con il calo drastico del tenore di vita, le masse avvertono che tutto sta scivolando via dalle loro mani. Quello che stiamo vedendo ora è l’inizio di un processo in cui le masse stanno tentando di riprendere in mano la situazione.

Ousmane Sonko dovrebbe comparire di nuovo in tribunale oggi (8 marzo, ndt). L’alleanza di opposizione nota come Movimento per la difesa della democrazia (M2D), che include il partito Pastef di Sonko, ha convocato tre giorni di proteste a partire da oggi, esortando la popolazione a “scendere in massa nelle strade”. Ciò equivale effettivamente a uno sciopero generale di tre giorni. Nel frattempo, anche tutte le scuole sono state chiuse e gli studenti universitari sono in sciopero. Gli studenti dell’Università di Dakar sono scesi in piazza per chiedere il rilascio dei professori che erano stati precedentemente arrestati.

Un gran numero di soldati è stato dispiegato prima delle proteste di oggi. C’è quindi il potenziale per scontri importanti nei prossimi giorni. Tuttavia, va anche notato che le truppe sono state dispiegate anche venerdì, ma non sono mai state utilizzate dopo le scene di fraternizzazione con i manifestanti. In questa situazione, l’uso delle truppe potrebbe ritorcersi contro il governo e innescare un’insurrezione generalizzata, che potrebbe essere difficile da controllare da parte dello Stato. Tutta Dakar è col fiato sospeso in vista della comparsa davanti al tribunale e delle manifestazioni.

Questi eventi seguono la scia del movimento #ENDSARS in Nigeria. Sono seguiti molto da vicino in tutta la regione dell’Africa occidentale. Questo perché simili processi stanno avvenendo in un paese dopo l’altro. Condizioni simili tendono a produrre risultati simili.

Le autorità del Niger hanno bloccato Internet e accusato un ex primo ministro di aver tentato di rovesciare il governo dopo le elezioni contestate del mese scorso. In Ciad, le forze di sicurezza sono state impegnate in uno scontro a fuoco davanti alla casa del principale candidato dell’opposizione, in cui la madre è stata uccisa, in vista delle elezioni del mese prossimo. In Benin, dove si svolgono anche le elezioni ad aprile, i candidati dell’opposizione sono stati effettivamente esclusi dalle elezioni e i loro partiti resi illegali grazie a una recente modifica della legge elettorale.

Tutti questi paesi sono afflitti dagli stessi problemi politici, economici e sociali. Quello che stiamo vedendo oggi in Senegal potrebbe estendersi al resto dell’Africa occidentale, provocando un’ondata rivoluzionaria che spazzerà via dalla regione tutti i regimi corrotti attualmente al potere e i loro finanziatori imperialisti.

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