26 Giugno 2016

Il voto per la Brexit scatena onde d’urto nelle istituzioni europee

Ieri, 23 giugno 2016 il popolo britannico ha preso una decisione importantissima. Dopo essere stati per 40 anni parte dell’Unione europea, hanno votato per uscirne. Questa decisione ha conseguenze enormi per il futuro della Gran Bretagna, dell’Europa e del mondo.

Il risultato del referendum è un voto schiacciante di sfiducia nelle istituzioni. Ha causato onde d’urto nei mercati che la scorsa notte erano sicuri della vittoria di un voto a favore del Remain. Il Leave (lasciare la Ue) ha vinto per 52% contro 48%: più di 1,2 milioni di voti rispetto al Remain, con l’Inghilterra e il Galles che hanno votato fortemente a favore della Brexit. Ma la Scozia ha votato massicciamente contro. L’affluenza alle urne è stata molto alta: in Scozia il 67%, in Galles il 72% e in Inghilterra il 73%.

Ancora una volta i sondaggi hanno dimostrato di sbagliare. Fino all’ultimo minuto stavano prevedendo una vittoria di stretta misura per il Remain. Ma chi ha eseguito i sondaggi ha sbagliato di molto, proprio come era successo alle elezioni politiche dello scorso anno. La ragione di questo fallimento è che i sondaggisti non sono riusciti a capire il profondo stato d’animo di malcontento che esiste nella società.

La classe dominante e i suoi rappresentanti politici sono in uno stato di shock. Non hanno nessuna comprensione delle realtà della vita per la maggioranza delle persone in Gran Bretagna. La stessa mancanza di comprensione si è vista nel comportamento irrazionale dei mercati azionari alla vigilia dello scrutinio. 48 ore prima del referendum i mercati azionari erano in pieno boom e la sterlina era salita al livello più alto da mesi, raggiungendo ad un certo punto quasi 1,5 per un dollaro.

La notizia del risultato del referendum ha provocato immediatamente forti ribassi sui mercati azionari di tutto il mondo e la sterlina è crollata al livello più basso dal 1985. Si tratta dei primi segnali della recessione che a breve colpirà l’economia britannica, le cui onde d’urto si diffonderanno rapidamente in tutta Europa e nel resto del mondo. La ricaduta politica di questa risultato scioccante si è sentita subito. David Cameron, gravemente indebolito dal punto di vista politico, ha annunciato che si dimetterà da primo ministro entro ottobre.

I blairiani di destra che la fanno da padroni tra i parlamentari del partito laburista erano ugualmente presi alla sprovvista dal risultato del referendum. Questi tories sotto mentite spoglie erano entusiasti del loro sostegno all’Europa dei banchieri e dei capitalisti e sono rimasti sorpresi quando una parte significativa della classe operaia, tra cui molti tradizionali elettori laburisti, ha dato loro un calcio nei denti.

Perché?

Le persone che hanno votato ‘Leave’ lo hanno fatto per molte diverse ragioni. Alcune progressiste e altre reazionarie. La rabbia delle ex comunità industriali e minerarie del nord che sono stati condannati ad anni di declino economico, la perdita di posti di lavoro, la povertà e l’emarginazione, era evidente. Queste comunità si sentono estranei rispetto a una classe politica remota che li governa da Westminster e ancor più estranei rispetto a una burocrazia remota a Bruxelles che non ha fatto nulla per loro.

Quando il campo del Remain parlava di una maggior prosperità se si fosse rimasti all’interno della UE, larghi settori della classe lavoratrice hanno semplicemente scrollato le spalle. Hanno visto i ricchi arricchirsi come non mai mentre loro e le loro famiglie diventano sempre più poveri. I vantaggi dell’Unione europea – il club dei ricchi – sono per pochi, non per la maggioranza. Ciò ha portato ad un crescente senso di ingiustizia che ha creato un sentimento di rabbia e indignazione contro l’establishment. Il risultato si è manifestato nel voto di ieri.

Tale risultato rivela l’esistenza di uno stato d’animo di ribollente malcontento nella società. Mostra inoltre fino a che punto la classe politica sia in contatto con i sentimenti della gente comune. Questo è un fenomeno internazionale. E’ stato dimostrato dal referendum scozzese per l’indipendenza nel 2014, dalle elezioni politiche in Spagna a dicembre 2015, dall’ascesa di Syriza in Grecia e di Podemos in Spagna, dall’enorme appoggio per Sanders alle primarie del Partito Democratico e, in modo distorto, anche dall’ascesa di Donald Trump negli Stati Uniti.

L’argomento del campo Remain per cui l’appartenenza alla UE ha significato prosperità e tenore di vita più alti per tutti suona falso per molte persone che vivono in Gran Bretagna con bassi salari. Per queste persone la promessa di prosperità della UE era una vera frode e un inganno.

Per coloro che stanno sul lato sbagliato della crisi capitalista, il messaggio della campagna Remain suonava come un compiacere ai benestanti politici di professione della classe media di Londra. Era come una voce da parte di persone che vivono su un altro pianeta e che parlano una lingua incomprensibile per la gente comune. Il fatto che i parlamentari laburisti – nella stragrande maggioranza blairiani di destra della classe media – abbiano trovato tutto questo scioccante, dimostra quanto poco capiscono della reale situazione in Gran Bretagna. E queste persone si considerano grandi realisti!

Dall’altra parte, i leader della destra inglese sono naturalmente euforici. La campagna referendaria ha già avuto l’effetto di spingere il centro di gravità della politica britannica verso destra – almeno temporaneamente. Anche se non hanno conquistato il loro obiettivo immediato, l’ala destra thatcheriana continuerà a premere per le loro politiche reazionarie all’interno della dirigenza dei Tory.

L’UKIP di Nigel Farage, che ieri sera pensava di avere perso, ha detto: “Abbiate il coraggio di sognare che l’alba arriverà su un Regno Unito indipendente”. Il sogno di Farage si rivelerà presto un incubo per il popolo inglese. Non appena aveva finito di parlare, nuvole minacciose hanno iniziato ad addensarsi attorno a sol levante dell’UKIP.

Crisi nel partito conservatore

Colui che gli Dei vogliono distruggere, prima lo fanno impazzire”. Questo sarebbe un epitaffio molto adeguato per David Cameron e gli altri leader del partito conservatore. Decenni di declino inglorioso hanno ridotto la Gran Bretagna ad una potenza di secondo piano al largo delle coste dell’Europa. Questa sgradevole verità non è mai stata accettata dalla destra del partito conservatore che sogna un ritorno della Gran Bretagna alla sua antica grandezza. Il fatto che il millantatore Boris Johnson si vantasse che il 23 giugno 2016 sarebbe stato il “giorno dell’Indipendenza della Gran Bretagna”, mostra fino a che punto sono distanti dalla realtà. Ora la realtà è in procinto di insegnare loro una dura lezione.

La classe dominante britannica ed i suoi rappresentanti politici oggi non hanno alcuna relazione con i lungimiranti padroni del pianeta, dei quali Trotskij scrisse nel passato. Sono ignoranti, stupidi e miopi. Da questo punto di vista sono specchi fedeli dei banchieri e dei capitalisti che non possono vedere oltre il proprio naso e sono dipendenti dalla speculazione, dalla visione a breve termine e dal parassitismo. Questi, e non Bruxelles, sono le persone che realmente governano oggi la Gran Bretagna e continueranno a farlo domani.

Il leader del partito conservatore, David Cameron, ha molte caratteristiche della classe che rappresenta. Come i suoi amici della City, sembra essere dipendente dal gioco d’azzardo. Ma mentre loro speculano in azioni e titoli, il leader del partito Tory gioca con i destini di intere nazioni. Ha giocato d’azzardo in modo sconsiderato con il referendum scozzese e ha vinto di poco. Ora ha fatto una scommessa ancora più grande sull’appartenenza della Gran Bretagna all’Unione europea, scommessa che ha perso. Le conseguenze per la Gran Bretagna e il partito Tory saranno incalcolabili.

La prima vittima è Cameron stesso. Come i nobili romani di un tempo, si è gettato sulla sua spada per espiare i propri peccati. Il leader dei Tory umiliato, ha rilasciato una dichiarazione a Downing Street alle 8.15, quando ormai il FTSE100 (l’indice borsistico di Londra) aveva aperto con una caduta di 500 punti – la più grande mai registrata. Nel suo discorso di commiato, ha detto: “Come Primo Ministro farò tutto il possibile per stabilizzare la nave nelle prossime settimane e mesi. Ma non credo che sarebbe giusto cercare di essere il capitano che guida il nostro paese alla sua prossima destinazione. “

Le spaccature nei Tory

I capi del campo Brexit sono reazionari della peggior specie. Nella migliore delle ipotesi, rappresentano la tradizionale tendenza di destra dei nazionalisti inglesi che è sempre stata presente nel partito conservatore. Rappresenta il punto di vista e i pregiudizi nelle fila dei Tory: i bottegai, i colonnelli in pensione, gli agenti immobiliari e altra gentaglia reazionaria che in passato era tenuta saldamente sotto controllo da parte della cricca dominante dei notabili conservatori aristocratici. Questa gentaglia sciovinista rabbiosa è stata tenuta al guinzaglio da Margaret Thatcher che arrivava proprio da questo settore.

Proprio come la dirigenza di destra del gruppo parlamentare laburista non è in contatto con la base operaia del partito, così i dirigenti del gruppo parlamentare dei conservatori – rispettabili e benestanti provenienti da Eton come Cameron e Osborne – non sono in contatto con i membri dei Tory che provengono da una classe diversa e hanno una psicologia diversa.

I leader dei Tory rappresentano le grandi banche, i monopoli e la City di Londra e guardano in basso, con disprezzo condiscendente, i fanatici di destra nei collegi elettorali. Si tratta di una spaccatura che è stata sapientemente sfruttata da gente del calibro di Michael Gove (attuale ministro della Giustizia, ndt) e Boris Johnson. Persone come Gove, i convinti thatcheriani di destra e gli euroscettici, sono il riflesso più fedele delle opinioni dei militante e con fervore sostengono i loro principi di destra.

Johnson e Gove hanno ripetutamente negato di avere l’ambizione di sostituire Cameron come Primo Ministro, ma nessuno crede loro. Dopo una campagna rancorosa e personalistica, le divisioni restano e si intensificano. A un certo punto, una spaccatura aperta nel partito diventerà una possibilità concreta.

Fin dall’inizio, la campagna referendaria è stata caratterizzata dalla durezza dei toni. Attacchi personali virulenti sono diventati la norma, con i leader Tory che si lanciavano insulti e si accusavano pubblicamente l’un l’altro di mentire. Questi attacchi reciproci hanno aperto nel partito ferite profonde, che non saranno facili da guarire.

Il partito conservatore è ormai chiaramente diviso in due campi nettamente contrapposti. Da un lato, ci sono i cosiddetti conservatori “progressisti”, rappresentati da Cameron e Osborne. Contro di loro, e con un forte supporto nelle file degli attivisti conservatori, ci sono i thatcheriani di destra fautori del libero mercato, gente del calibro di Michael Gove e Iain Duncan Smith, aiutati dall’ex sindaco di Londra Boris Johnson. Quest’ultimo è ora il favorito per la carica di leader del partito .

Boris Johnson

Un estroverso, un egocentrico in cerca di pubblicità diplomato ad Eton, Boris Johnson è un uomo dalle grandi ambizioni. Si tratta di un segreto di Pulcinella che è messo in prima fila per prendere il posto del primo ministro David Cameron. Si è dimesso dalla carica di sindaco di Londra, e si è collocato in una posizione di primo piano nella campagna Brexit, che ha chiaramente considerato come un trampolino di lancio al numero 10 di Downing Street.

La completa mancanza di principi di Johnson è stata rivelata in un articolo di Michael Cockerell in The Guardian, di mercoledì 22 giugno in cui si legge quanto segue:

“Johnson si è recato nel suo rifugio nell’Oxfordshire [ a Febbraio] per prendere una decisione. Doveva consegnare un pezzo ben ricompensato per la sua colonna sul Daily Telegraph e ha redatto due articoli – uno difendendo lo status quo, l’altro per la Brexit . Mi è stato raccontato da qualcuno che ha visto entrambe le bozze che l’articolo a favore dell’Ue era più potente e persuasivo.

“Quando ho posto la questione a Johnson durante la campagna elettorale, ha sbuffato. ‘Non so quale sia la vostra fonte, ma è vero che ho scritto due articoli,’ ha detto. ‘E nel secondo ha detto che, a prescindere delle mie obiezioni rispetto alla direzione verso cui l’UE stava andando, al fine di sostenere il mio partito e il primo ministro sarebbe stato meglio starci dentro. Ma ho pensato alla fine che non era una ragione sufficientemente buona ‘. “

Boris Johnson conosce una sola linea di principio: la carriera di Boris Johnson. È salito sul carro euroscettico come mezzo di ingraziarsi la base Tory e l’ala euroscettica del gruppo parlamentare. Questa tattica sembra aver funzionato piuttosto bene. Diverse ore prima che il risultato fosse annunciato, dirigenti tory importanti della campagna “out” hanno firmato una lettera per David Cameron chiedendogli di restare al suo posto di primo ministro. Questa è stata una tattica calcolata, progettata per presentarsi in una luce favorevole come fedeli sostenitori del leader del partito. Assomiglia alla lealtà dimostrata a Giulio Cesare dal suo amico Bruto poco prima di affondare le coltellate.

Johnson ha già raggiunto il suo obiettivo in questa campagna, guadagnarsi il favore dell’ala destra del partito conservatore e posizionarsi in maniera ottimale per prendere il posto di David Cameron quando questi finalmente si dimetterà la sua posizione di leader del partito nel prossimo ottobre. Da questo punto di vista, un piccolo gesto di finta lealtà che non gli è costato nulla e che gli farà guadagnare ulteriori punti all’interno dei vertici del partito conservatore.

Nigel Farage

All’estrema destra del campo del Brexit si erge Nigel Farage, il leader dello Ukip che per anni ha cercato di promuovere la sua linea xenofoba anti-europea e anti-immigrazione. Fino a poco tempo fa è stato tenuto a distanza da tutti i politici rispettabili. Ma la campagna referendaria lo ha posto al centro della scena nella politica britannica. Questo avrà gravi implicazioni per il futuro.

Poco più di una settimana prima del referendum Farage ha presentato con orgoglio un grande poster raffigurante un gran numero di immigrati e richiedenti asilo – tutti di colore – con lo slogan “punto di rottura”. Questa malcelata demagogia razzista era un rozzo tentativo di distogliere l’attenzione dei lavoratori dalle cause reali della disoccupazione e della crisi degli alloggi. Non ci sono posti di lavoro? Colpa degli immigrati! Non ci sono case? Colpa degli immigrati! Il servizio sanitario è in crisi? Colpa degli immigrati!

Ecco qui abbiamo l’intero contenuto della campagna Brexit. Tutti gli altri fattori – la sovranità, la democrazia, la fine delle interferenze da parte di Bruxelles – erano del tutto secondarie rispetto a questo messaggio reazionario principale. A una domanda su questo poster, Michael Gove ha detto: “Quando l’ho visto ho rabbrividito.”
Ma come un intervistatore TV ha sottolineato, un brivido è una reazione puramente personale che non si è tradotta in azione, sotto forma di una condanna pubblica. Questo piccolo incidente esprime adeguatamente il rapporto tra la gente come Gove e Farage.

Non vi è nulla di nuovo sul velato messaggio razzista spacciato dall’Ukip, naturalmente. Ma c’è qualcosa di nuovo sul modo in cui questo veleno, che è stato finora considerato inaccettabile dai partiti politici tradizionali, è diventato accettabile. Un’atmosfera velenosa è stato introdotta nella politica britannica.

Il meccanismo con cui la propaganda anti-immigrazione, xenofoba e razzista è implicitamente diventata accettabile è il seguente. Nigel Farage propone le sue posizioni in modo più o meno aperto, che si avvicina al razzismo, anche se in modo un po ‘più sottile e mascherato rispetto al British national party e altri gruppi apertamente fascisti. Johnson e Gove non possono apertamente sostenere Farage e le sue opinioni apertamente xenofobe, ma a poco a poco si sono avvivinati a lui, ripetendo il suo messaggio in un modo astuto e subdolo, mentre pubblicamente protestano contro i suoi “eccessi”.

Quando Farage è stato recentemente intervistato dal telegiornale Channel Four, gli è stato chiesto cosa pensasse del fatto che deputati Tory come Michael Gove e Boris Johnson (che prima lo trattavano con disprezzo) stessero ripetendo il suo messaggio anti-immigrazione parola per parola, ha risposto sfoggiando il suo migliore sorriso ed ha Quando è stato ulteriormente interrogato circa le voci che Boris Johnson sarebbe disposto a offrirgli una posizione in un futuro governo, Farage ha protestato che non sapeva nulla di una tale proposta. Ma è chiaro che tali proposte sono in discussione dietro le quinte.

Ed ora?

La vittoria del Brexit potrebbe scatenare richieste di uscita dall’UE da parte di Paesi che invocano l’articolo 50 del Trattato di Lisbona (il quale introduce una clausola di uscita per i membri). Ma si tratta di un territorio sconosciuto. Un simile evento non è mai successo prima, e sicuramente non avrebbe mai dovuto succedere stando al punto di vista dei legislatori. Il processo di separazione sarà lungo e complicato, e comincerà con un periodo minimo di due anni per i negoziati che definiranno i termini del “divorzio”. Ma, com’è noto, il divorzio tende ad essere un’esperienza conflittuale, amara e piena di rabbia.

Ironicamente, chi ha fatto campagna per il Leave sostiene che questo non dovrà succedere immediatamente. Preferirebbero che il Regno Unito fosse fuori dall’Unione entro le elezioni politiche previste per il Maggio del 2020. Ma queste decisioni non sono completamente nelle loro mani. In generale, il campo anti-EU ha previsto in modo troppo ottimista il modo in cui sarebbero andate le cose se la Gran Bretagna avesse votato per lasciare l’Europa. Ora assisteremo alla dura realtà di una posizione che contrappone frontalmente il Regno Unito all’Europa.

La reazione degli altri leader europei alla decisione britannica di abbandonbare la nave sarà di shock, rabbia e risentimento. L’idea che il Regno Unito possa stabilire relazioni amichevoli e improntate alla cooperazione con l’UE dopo l’uscita è vera e propria utopia. Il fatto è che Angela Merkel e gli altri leader Europei non possono permettersi di fare alcun favore alla Gran Bretagna, nemmeno se volessero – e non vogliono.

Viene già descritto nei notiziari un crescendo di euroscetticismo in tutto il continente. Secondo i sondaggi, il sentimento antieuropeo è più alto in Francia che in Gran Bretagna. Marie Le Pen ha già chiesto il referendum ed altri partiti euroscettici la seguiranno. Questo potrebbe in ultima analisi portare alla rottura dell’Unione Europea.

Quindi, se Bruxelles concedesse al Regno Unito di uscire facilmente, incoraggerebbe altri Paesi a seguirne l’esempio. Questo è fuori questione, ovviamente. La classe dominante britannica scoprirà presto di essere isolata. E sarà la classe lavoratrice assieme ai poveri che sentiranno le conseguenze più di tutti. Le previsioni del campo “Remain” di una forte crisi economica sono basate sui fatti. Si prepara in Gran Bretagna una crisi che colpirà duramente la classe operaia.

D’altra parte, le promesse fatte da Johnson e dagli altri, secondo le quali lasciando l’UE il paese avrebbe potuto “riprendere il controllo” saranno presto dimostrate essere infondate. I negoziati determinerebbero se la Gran Bretagna possa o meno rimanere parte del mercato unico senza far parte dell’Unione, situazione equivalente a quella della Norvegia. Questo, però, significherebbe che il Regno Unito dovrà ancora accettare il libero movimento dei lavoratori.

Altre opzioni in campo includono un accordo sul libero commercio alla canadese, un accordo bilaterale in stile svizzero, o tornare alle relazioni commerciali di base conseguenti alla qualifica di membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Ma tutte queste opzioni richiederebbero lunghi e complicati negoziati, che sarebbero accompagnati da una crescente disoccupazione e un calo del tenore di vita.

Il campo pro-Brexit ha già indicato di aspettarsi una crisi finanziaria a breve termine. Boris Johnson cerca di alleviare le paure della gente comune affermando che la sterlina “fluttua naturalmente”. Nonostante ciò, la corrente fluttuazione è chiaramente in discesa. E il miliardario e speculatore monetario George Soros avverte che l’impatto di questa crisi sarà più grande del crash del 1992.

Questi avvertimenti si stanno già realizzando. L’FTSE 100 è crollato di quasi 500 punti dopo pochi minuti dall’apertura questa mattina. Questo crollo ha immediatamente fatto diminuire di 124 miliardi di sterline il valore delle 100 più grandi aziende britanniche. Se la giornata si chiude con un ribasso simile, potrebbe essere il maggior ribasso giornaliero nella storia di questo indice. E questo è solo un segnale degli eventi che arriveranno.

L’economia britannica si contrarrà. Gli investimenti caleranno, così come il prezzo degli immobili ed il valore della sterlina. Questo significherà che i beni importati diventeranno più costosi, i prezzi aumenteranno. In altre parole, la classe lavoratrice britannica è stata ingannata dai sostenitori del Brexit, così come sarebbe stata ingannata dai sostenitori del Remain. In entrambi i casi la classe dominante fa pagare la crisi del proprio sistema ai lavoratori.

Ripercussioni per la Scozia

Il risultato di questo referendum ha implicazioni enormi per il futuro della Scozia. Allargherà ancora di più il divario tra la Scozia ed il resto del Regno Unito. La Scozia ha votato per rimanere nell’UE, 62% a 38% – ed il Remain ha vinto in tutti i 32 collegi elettorali scozzesi. La campagna “Scozia più forte in Europa” ha riferito che le dimensioni della vittoria del Remain in Scozia è stato “eccezionale”.

Ma questo risultato farà emergere più domande rispetto alle risposte in Scozia. Il problema è che il Regno Unito nel complesso ha votato per il Leave – delineando una prospettiva in cui la Scozia viene trascinata fuori dall’Unione Europea contro la sua volontà. Il segretario agli affari esteri del governo scozzese, Fiona Hyslop, ha affermato che “si stanno valutando tutte le opzioni per difendere gli interessi della Scozia”, ed ha avvertito che ci sarebbero “conseguenze” se il Regno Unito prendesse una decisione contro la volontà del popolo scozzese.

Il Primo Ministro Nicola Sturgeon ha detto che la Scozia ha espresso un “voto forte ed inequivocabile” per rimanere nell’Unione Europea. Sturgeon ha dichiarato che il voto abbia chiarito come “gli scozzesi vedano il loro futuro all’interno dell’Unione Europea”. Ha inoltre indicato come questo risultato porrebbe tra le necessità politiche imminenti un nuovo referendum sull’indipendenza scozzese. Il suo predecessore alla carica di primo ministro, Alex Salmond, è stato ancora più enfatico, affermando che “ci dovrebbe essere” un secondo referendum sull’indipendenza.

Salmond ha riferito alla BBC: “Significa che Nicola Sturgeon deve andare avanti col suo manifesto, che come ricordate diceva che il Parlamento Scozzese dovrebbe avere il diritto di indire un secondo referendum sull’indipendenza se dovessero verificarsi dei cambiamenti significativi di circostanze e di condizioni materiali, e la Scozia che viene fatta uscire dall’Europa contro la sua volontà ne è un esempio. Ora questo è successo e sono certo che Nicola procederà con l’impegno scritto sul suo manifesto”.

Così, l’avventata scommessa di Cameron ha di nuovo messo a repentaglio il Regno Unito, nel quale la Gran Bretagna potrebbe diventare la Piccola Bretagna.

Implicazioni reazionarie

La vittoria del Brexit non significa un rafforzamento delle tendenze rivoluzionarie o di sinistra, come immaginano alcuni illusi, ma al contrario una vittoria delle forze della reazione – anche se temporanea – non solo in Inghilterra, ma anche in Europa. Chi celebra questo evento sono Marie Le Pen, Alternativ fur Deutschland ed altre forze reazionarie, scioviniste ed anti-immigrazione. Marie Le Pen, leader del partito francese Fronte Nazionale, ha già richiesto che venga convocato un referendum analogo in Francia, come hanno fatto politici di destra in Olanda ed altri Paesi.

In un tentativo di rispondere all’affermazione che il Brexit significherebbe necessariamente il disastro economico, il campo favorevole al Brexit ha aumentato la propria propaganda contro l’immigrazione. Il tono della campagna è peggiorato e diventato sempre più velenoso giorno dopo giorno. Non ci può essere alcun dubbio sul fatto che questo messaggio abbia giocato un ruolo nel brutale assassinio di Jo Cox.

La demagogia anti-immigrati di Nigel Farage contiene un messaggio implicitamente razzista e xenofobo. Nonostante le sue idee, comunque, Farage di per sé non è un fascista; senza dubbio però può giocare il ruolo di battistrada alla diffusione del fascismo in futuro. Anche se sarebbe completamente sbagliato esagerare la forza e la significatività delle organizzazioni fasciste in Gran Bretagna, al momento ridotte a minuscole ma violente sette ai margini della vita politica, il tono malcelatamente razzista della lobby anti-immigrazione senza dubbio crea condizioni favorevoli per la crescita di tali tendenze.

Le conseguenze per il Labour

Come qualcuno avrebbe potuto prevedere, il voto per il Leave è stato utilizzato dai blairiani nel partito laburista per aizzare una nuova campagna contro il leader del partito Jeremy Corbyn. Questi parlamentari blairiani affermano che i tentativi di Corbyn di mantenere la Gran Bretagna nell’Unione Europea erano “insufficientemente entusiasti”. Povero Jeremy! Se loro potessero incolparlo per il brutto tempo lo farebbero. La destra blairiana è determinata a sbarazzarsi di lui, non importa cosa faccia.

Difendendo se stesso contro l’incessante accusa che la sua campagna a favore del rimanere nell’UE era stata da molti vista apatica, disse: “C’erano molte persone che non erano particolarmente felici nell’UE. C’erano delle cose positive provenute dall’Europa – condizioni lavorative e tutele ambientali – ma c’erano altri problemi che non erano affrontati correttamente, in particolare le diseguaglianze economiche in Gran Bretagna…. Pertanto ho detto che il mio progetto era quello di votare per rimanere, per cambiare e riformare l’Unione Europea.”

Diversamente dal leader del partito, i parlamentari laburisti dell’ala blairiana di destra erano estremamente entusiasti dell’Unione Europea capitalista. Erano completamente uniti a Cameron, Osborne e alla City di Londra. Ma erano, e sono, totalmente distanti dagli elettori laburisti.

Questi politici della classe media benestante non capiscono il sentimento di rancore, sfiducia e anche di odio nutrito dalla classe operaia contro l’establishment politico di Westminster, destra laburista inclusa. Il fatto è che molti settori della classe operaia ora non vedono reali differenze tra i parlamentari blairiani e i Tory. La campagna referendaria è servita a confermare alla classe operaia la loro convinzione, che è chiaramente ben fondata.

I blairiani sono politicamente indistinguibili dall’ala di Cameron del partito conservatore. Vengono dalla stessa classe sociale, hanno lo stesso stile di vita, sono membri degli stessi club e hanno esattamente la stessa psicologia di classe. Durante la campagna referendaria si sono allegramente spalleggiati con Cameron e Osborne, politici odiati dalla classe operaia per le loro feroci politiche di tagli e austerità, politiche accettate in toto dall’ala di destra del partito laburista.

Momentum, il movimento pro-Corbyn nel partito laburista, questa mattina ha dichiarato:

Riconosciamo che il popolo ha votato per il Leave per molte ragioni. Molto di quel voto riflette la rabbia in comunità che hanno vissuto molti anni di declino industriale con la conseguente perdita di un’occupazione sicura. Molte di queste comunità operaie per anni sono state totalmente trascurate da quelli al potere. Sembra che i milioni di persone che hanno scelto il Leave hanno votato contro la globalizzazione senza restrizioni che ha prodotto tenori di vita stagnanti o in declino, così come l’aumento del costo della vita. Noi condividiamo questo scetticismo sul predominio del grande business, di austerità e di elite distante, sia essa inglese, europea o mondiale, e condividiamo quella richiesta per un paese nel quale la classe operaia abbia il controllo. Molti elettori del Leave votano abitualmente laburista o sono la classe operaia che il Labour dovrebbe rappresentare. Ora il partito e tutto il movimento operaio necessita di mostrare al paese che solo il Labour può offrire alla classe operaia un controllo autentico sulle loro vite e sui posti di lavoro.

Il Labour deve dimostrare chiaramente come migliorerà le loro vite attraverso politiche che aumentino i salari, contrastino la crisi abitativa e dia alle persone ampia voce in capitolo sul lavoro e nelle loro comunità.

Se non lo facciamo, non falliremo solo nel far avanzare le politiche che porteranno benefici ai lavoratori ma potrebbe anche attivarsi la destra populista, che incolpa gli immigrati e non i potenti dei problemi del nostro paese. Parte della campagna per il Leave ha dato spazio a questi razzisti, forze reazionarie, che seminano odio e offrono false speranze.

Noi dobbiamo raddoppiare i nostri tentativi per fermare l’utilizzo dei migranti come capro espiatorio, concentrare la nostra attenzione sui bisogni e le necessità della schiacciante maggioranza della popolazione e offrire un vero programma di speranza alla nostra gente. Anche se noi usciremo dalla UE, il nostro movimento resta internazionalista. Dobbiamo continuare a lavorare con i nostri amici, partner e alleati in Europa nella lotta condivisa contro l’austerità, contrastare il cambiamento climatico e costruire un’economia sostenibile con piena occupazione per tutti i popoli d’Europa.

Con molte di queste posizioni noi siamo d’accordo. Ma è arrivata l’ora che Momentum realizzi che l’ala destra dei parlamentari del Labour hanno dichiarato guerra a Jeremy Corbyn e che essa continuerà fino a quando lui non sarà rimosso. La crisi dei Tory, che ora è peggiorata in conseguenza all’esito del referendum, pone la questione delle elezioni politiche nel prossimo futuro. La destra del Labour ora intensificherà un’aggressiva campagna per rimuovere Jeremy Corbyn prima che ci saranno le elezioni.

Un periodo di instabilità politica è inevitabile in Gran Bretagna. Già ora ci sono appelli per nuove elezioni politiche cosicché parlamentari di entrami gli schieramenti possano proporre i loro piani per il futuro. Il parlamentare conservatore, senza incarichi di rilievo, Jacob Rees-Mogg ha detto che un’elezione generale in autunno “non era possibile”. Altri hanno suggerito che nuove elezioni a Marzo o Giugno 2017 sarebbero state più probabili.

Da quando Corbyn è stato eletto leader del partito laburista ci sono state campagne impetuose dei media, completamente sostenute dalla fazione parlamentare blairiana del partito laburista, che dichiaravano che Jeremy Corbyn era “ineleggibile”. Il vero problema per la classe dominante è comunque esattamente l’opposto. Il governo Tory è profondamente impopolare e diviso a metà. Il voto di ieri è stato un vero referendum, non sull’UE ma sul governo di Cameron. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Nel breve periodo politici come Johnson e Gove molto probabilmente subentreranno alla guida del partito dei Tory e formeranno un nuovo governo conservatore. Andranno all’offensiva contro la classe operaia. Invece di meno austerità ne avremo di più. Molte persone vedono il Leave come la fine dell’austerità, ma avranno uno shock e si sentiranno traditi. Questo a sua volta provocherà un contraccolpo e, alla fine, riproporrà con forza la lotta di classe all’ordine del giorno.

Se le elezioni politiche avverranno sotto queste condizioni è probabile che il partito laburista possa vincere. Questa è una prospettiva che la classe dominante vede con terrore. Farà qualsiasi cosa in loro potere per impedire che ciò avvenga. Useranno i loro parlamentari che controllano nel partito laburista, muoveranno mari e monti per liberarsi di Corbyn prima di elezioni come queste. Se falliscono è possibile che i blairiani organizzino una scissione nel partito per collegarsi all’ala di Cameron nei Tory. Dall’altro lato non è per niente ovvio che il partito conservatore rimarrà intatto.

Jeremy Corbyn dice che non si dimetterà a causa della sconfitta della campagna per il Remain, per la quale non ha la minima responsabilità. La colpa dovrebbe essere fermamente individuata nela destra destra laburista che ha perso tutta la sua credibilità agli occhi della classe operaia. L’abbiamo visto in Scozia, dove la destra dirige il partito laburista alla distruzione e ora lo vediamo di nuovo a sud del confine.

Sarebbe ora che Momentum prenda una decisione su dove voglia andare. È necessario raccogliere la sfida che è stata lanciata dala destra del partito laburista e contrattaccare. Che Momentum inizi da una campagna per il ritiro della candidatura di quei parlamentari laburisti che si sono costantemente opposti, che hanno denigrato e attaccato il leader del partito, discreditando e dividendo il partito laburista e aiutando e favorendo i Tory. Questa è la sola strada che il Labour può percorrere rinnovando se stesso e presentando un’alternativa di sinistra credibile al governo screditato e reazionario dei Tory.

Cosa non fare

Secondo un vecchio proverbio, “un uomo che cavalca sul dorso di una tigre incontrerà difficoltà quando dovrà scendere.”

Durante la campagna per il referendum abbiamo visto lo sviluppo di un fronte unico. La voce prevalente di questo fronte era quella della reazione aperta e senza vergogna. Il messaggio razzista palese di Nigel Farage ha ricevuto una copertura rispettabile da Gove e Johnson, che a loro volta hanno ricevuto appoggio da certi politici laburisti riflessione delle tendenze più reazionarie e retrograde, venate di nazionalismo che sono parte dell’eredità negativa lasciata dallo stalinismo.

A queste tendenze bisogna aggiungere un numero di gruppi di sinistra, alcuni di loro si definiscono marxisti, che tentano di giustificare il loro appoggio per la Brexit con tutta una sorta di argomenti bizzarri e salti mortali intellettuali. Abbiamo il diritto di far loro una semplice domanda e ricevere una semplice risposta: in che modo fornire appoggio alla campagna per la Brexit aumenta il livello di coscienza politica dei lavoratori inglesi? Noi saremmo molto interessati a sentire la risposta. Non crediamo nemmeno per un momento che sia possibile una risposta positiva.

Alcuni hanno provato a rispondere che la campagna per la Brexit era rivolta all’establishment in generale e al governo Cameron in particolare. C’è solo un briciolo di verità in questa argomentazione, che ciononostante è uno straordinario esempio di sofisma che prende una piccola particella di verità e ignora un mucchio di informazioni che la contraddicono completamente.

È vero che il governo Cameron è odiato dalla classe operaia che desidera con tutto il suo cuore di contrastarlo, indebolirlo e rovesciarlo. Questo è un istinto progressista che noi appoggiamo incondizionatamente. Comunque, tale istinto non è sufficiente per porre la rivendicazione della caduta del governo di Cameron. La questione è innanzitutto con cosa lo sostituisci. A questo punto la falsità e la vacuità delle argomentazioni della così detta sinistra che è a favore della Brexit è palesemente smascherata.

Se Gove o Johnson assumessero la guida del partito conservatore intensificherebbero immediatamente la politica di tagli e austerità che era stata lanciata da Cameron e Osborne. Hanno già accennato al fatto che l’austerità dovrà continuare, facendo marcia indietro sulle promesse fatte durante la campagna referendaria. Questi sono i difensori dell’economia di libero mercato in stile thatcheriano. Vorrebbero incrementare la campagna di privatizzazione dei beni nazionali, spingere in avanti il programma di privatizzazione del servizio sanitario nazionale e fare ulteriori attacchi ai diritti dalla classe operaia.

A seguito dell’assassinio di Jo Cox, alcuni di questi sostenitori di sinistra della Brexit si sono affrettati a dichiarare che si dissociavano da razzismo e xenofobia esortando a sviluppare una campagna contro il razzismo. Ma come è possibile fare questo mentre contemporaneamente si continua a partecipare alla campagna che attivamente fomenta xenofobia e razzismo? Questo è l’equivalente politico del tentare di fare la quadratura del cerchio.

Ovviamente non abbiamo nessuna illusione nel ruolo giocato dalle leggi dell’UE nella difesa dei diritti dei lavoratori inglesi. Ma è perfettamente vero, come Jeremy Corbyn correttamente ha avvertito, che la destra dei Tory vorrebbe immediatamente utilizzare il distacco con l’Europa come una scusa per fare di tutte le norme che considerano non necessarie e fastidiose un falò, a partire da quelle che limitano le ore di lavoro settimanali, che difendono i livelli minimi per salari, pensioni, ferie e così via.

In che modo questo possa essere interpretato come uno spostamento a sinistra rimane un mistero a tutti eccetto quelli, pardon, “marxisti”, che così entusiasticamente seguono la moda reazionaria della Brexit. Devono assumersi la responsabilità delle conseguenze delle loro azioni.

Che posizione devono assumere i marxisti?

La risposta a questa domanda è veramente molto semplice. Ciò che è progressista serve ad aumentare la coscienza della classe operaia. Ciò che è reazionario tende ad abbassare la coscienza di classe. In che modo il supporto per la Brexit aumenta la coscienza della classe operaia inglese?

La natura reazionaria della campagna a favore della Brexit era chiara a tutti. Essa era basata quasi interamente sulla xenofobia, sul sentimento anti-immigrazione e aveva chiare allusioni razziste. Non faceva appello alla coscienza di classe ma basava se stessa sui più arretrati, retrogradi e anche reazionari sentimenti degli strati più arretrati della classe operaia.

Assecondare una campagna come questa, appoggiarla in qualunque modo o forma, non poteva essere verosimilmente presentata come presa di coscienza della classe ma piuttosto un tentativo opportunistico per ingraziarsi gli strati più arretrati. Ma come Trotsky spiega, il tentativo per ottenere popolarità nel breve periodo nuotando con la corrente a favore è il modo più sicuro per preparare un disastro per domani.

Diciamolo più direttamente. Era uno scontro tra due sezioni rivali della classe dominante e del partito dei Tory. Non c’è neanche un atomo di contenuto progressista in nessuno dei due campi di questa discussione. E non c’è niente che dica che la classe operaia deve prendere posizione ogni volta che c’è una scissione nella classe dominante, al contrario.

È vero che c’erano molti altri attori coinvolti nell’imponente svolta in direzione della Brexit che include sezioni significative della classe operaia. C’è un potente sentimento di alienazione dall’establishment e i suoi rappresentanti politici, i Tory e l’ala destra del Labour. C’è una radicale sensazione, particolarmente nelle aree con alta disoccupazione e povertà, che “loro non ci rappresentano”.

Molte persone ieri hanno votato non tanto sulla questione del se la Gran Bretagna dovesse o meno restare nella Unione Europea ma semplicemente esprimendo un voto di protesta contro il governo dei Tory e tutto il suo operato. Questo è un istinto interamente comprensibile, corretto e progressista. Comunque, anche l’istinto più progressista della classe operaia può essere usato e abusato per fini reazionari.

Nel XIX secolo Karl Marx si trovò di fronte ad una situazione simile quando ci fu una divisione nella classe dominante inglese sula questione del protezionismo o libero commercio. Marx considerò la questione e arrivò alla conclusione che anche se in principio il libero commercio era più progressista del protezionismo, ciò nonostante raccomandò che i lavoratori avrebbero dovuto astenersi dall’appoggiare entrambi i fronti della disputa. Quella è una vera posizione di classe e quella a cui dobbiamo sostenere oggi.

Ripeto quello che scrissi nel mio ultimo articolo “non c’è un atomo di contenuto progressista né nella campagna per la Brexit né in quella per il Remain. Loro sono schierati per gli interessi di due ali della classe dominante e del partito dei Tory. Nessuno dei due ha qualcosa in comune con la classe operaia. Non possiamo avere nulla a che fare con entrambi.”

I referendum, come le elezioni, possono dirci parte della storia, ma solo una parte. Sono come una fotografia che rivela cosa la gente pensa in un dato momento. Comunque, è impossibile avere un quadro completo del processo a meno che non lo prendiamo nel suo insieme. Come le onde nell’oceano, stiamo solo guardando la superficie. Per comprendere il vero significato di un risultato, dobbiamo penetrare sotto la superficie. Solo se guardiamo sotto di essa è possibile distinguere le correnti profonde che stanno energicamente scorrendo nel cuore della società inglese.

Solo una posizione di classe indipendente avrebbe potuto diradare la nebbia della confusione spiegando che la vera causa della disoccupazione e della crisi degli alloggi è la crisi del capitalismo e i tentativi dei Tory di scaricare la crisi interamente sulle spalle della classe operaia e dei settori più poveri della società.

Se Corbyn avesse mantenuto una posizione di principio di opposizione all’Unione Europea spiegando chiaramente la sua natura di classe, ponendo un alternativa internazionalista e socialista, non ci sarebbe stata la confusione che ora vediamo tra larghi strati della popolazione. Invece l’intera questione è stata ridotta al futile dibattito se la classe operaia stia meglio dentro o fuori l’Unione Europea capitalista.

L’intera questione è stata posta nella maniera sbagliata. Infatti fa poca differenza per la classe operaia se la Gran Bretagna resta o meno nella UE. In ogni caso la classe capitalista continuerà i suoi attacchi contro il tenore di vita e i diritti dei lavoratori. La vera alternativa è condurre una vigorosa lotta contro i tagli e l’austerità per la trasformazione socialista della società in Gran Bretagna, in Europa e in tutto il mondo. Questo inizia con la battaglia per sconfiggere la destra blairiana nel partito laburista, rafforzare Corbyn e giungere ad un governo della sinistra laburista eletto per portare a termine tutto questo. Questa è l’unica speranza per il futuro.

24 giugno 2016

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