10 gennaio 2018

Il Venezuela dopo le elezioni comunali

Come previsto, le elezioni municipali del Venezuela del 10 dicembre hanno prodotto una vittoria schiacciante per il Partito Socialista Unito (PSUV) al potere. Ha conquistato 308 dei 335 consigli comunali, vincendo in 23 capitali su 25. L’opposizione, che si è divisa e ha ampiamente boicottato le elezioni, è riuscita a conquistare solo due importanti consigli comunali, quelli di San Cristóbal,  la capitale di Tachira e Libertador, la capitale di Mérida.
L’opposizione reazionaria filo-imperialista sta concludendo l’anno 2017 estremamente spaccata al suo interno, con la propria base demoralizzata e priva di una chiara strategia, dopo la sconfitta del loro tentativo di rovesciare il governo in maniera violenta avvenuta nella prima metà dell’anno.

I candidati rivoluzionari di sinistra contro la burocrazia

La debolezza dell’opposizione ha fatto in modo che le contraddizioni represse all’interno del campo bolivariano venissero alla luce. In un certo numero di comuni la sinistra del movimento chavista ha sfidato i candidati ufficiali del PSUV.
Nella capitale Caracas, Eduardo Saman si è candidato per il consiglio del Libertador, che comprende la maggior parte dei quartieri operai e poveri della parte occidentale della città. Ex funzionario del governo e ministro sotto Chavez, noto per la sua accanita opposizione ai capitalisti e alle multinazionali, per la sua lotta contro il racket e per la sua difesa del controllo operaio, Samán si è presentato come candidato sia per il PPT (Patria per tutti)  sia per il Partito comunista (PCV).
Ha dovuto affrontare il sabotaggio costante da parte dello Stato e della burocrazia del PSUV e gli è stata inoltre preclusa la possibilità di apparire nei media. Inoltre, il suo nome non era nemmeno stato stampato sulle schede ufficiali! Alla fine ha ottenuto il 6,6% dei voti contro il 66% ottenuto dalla candidata chavista ufficiale Erika Farias. Tuttavia la sua campagna in uno sforzo congiunto è riuscita a raccogliere gran parte della sinistra rivoluzionaria del chavismo a Caracas.

Tra coloro che hanno sfidato da sinistra i candidati ufficiali del PSUV c’erano Jesus Silva  che è riuscito a ottenere un discreto 16% dei voti nel comune di Moran (Lara). Nel comune di Cajigal (Sucre), Augusto Espinoza, un leader del movimento comunale locale, ha ricevuto il 51% dei voti, battendo il candidato del PSUV che ha ottenuto il 45%. Nel comune di Paez (Apure) un candidato della corrente rivoluzionaria Bolivar Zamora, Chema Romero, ha vinto con il 61% dei voti, anche se in questo caso ha avuto il sostegno del PSUV.
Gli esempi più scandalosi di manovre burocratiche per ostacolare i candidati chavisti di sinistra sono quelle adottate nel comune di Monagas Libertador e nel comune di Simon Planas a Lara. Nel primo caso, Régulo Reyna il candidato sostenuto dal PCV, ha vinto con un massiccio 62% dei voti, contro il 30% ottenuto dal candidato del PSUV. Qui, incredibilmente, il Consiglio elettorale nazionale (CNE) ha sostenuto, dopo le elezioni, che l’Assemblea costituente, di cui Reyna è un membro eletto, non gli aveva dato il permesso di presentarsi. Pertanto, nonostante il fatto che la sua candidatura fosse stata accettata dal CNE, che non fossero stati notificati eventuali impedimenti e che il suo nome fosse sulla scheda elettorale, la CNE ha dichiarato nulla la sua candidatura e ha proclamato come vincitore il precedente candidato del PCV, Presilla! Poiché Presilla ha rifiutato di partecipare a questa finzione, il CNE ha quindi nominato un sindaco provvisorio. Il PCV e la popolazione locale sono in rivolta e continuano a lottare per il riconoscimento di Reyna come legittimo vincitore!

Anche per quanto riguarda Angel Prado, nel comune di Simon Planas (Lara), la situazione è ugualmente scandalosa. Come spiegato in altri articoli, Prado è una figura di spicco nel movimento bolivariano all’interno del suo comune, che coinvolge migliaia di contadini e operai poveri. Era  stato eletto all’Assemblea Costituente a luglio 2017 con un grande sostegno. Ha quindi raccolto migliaia di firme a sostegno della sua candidatura per il consiglio comunale. Il Consiglio elettorale nazionale si è opposto alla candidatura affermando  che fosse necessario il permesso dell’Assemblea Costituente. Nonostante il sostegno schiacciante alla sua candidatura e il fatto che molti membri dell’Assemblea Costituente fossero candidati, la presidenza dell’Assemblea costituente gli ha negato il permesso di presentarsi alle elezioni.
Basandosi sulla mobilitazione di massa dei contadini poveri a livello locale, Prado ha insistito sul fatto che  si sarebbe presentato con lista del PPT e che chiunque avesse votato per il PPT avrebbe votato per lui. Il CNE ha poi stampato le schede elettorali in cui il PPT sosteneva il candidato ufficiale PSUV. Tuttavia, sfidando questa situazione kafkiana, il 57% ha votato per il PPT e solo il 34% per il PSUV. Dal momento che il nome di Prado non era sulla scheda, il CNE ha insistito sul fatto che il vincitore fosse il candidato del PSUV Jean Ortiz. Le masse hanno quindi circondato il municipio per impedirgli di giurare. Da allora migliaia di persone hanno marciato verso Caracas, hanno presentato una petizione all’Assemblea Costituente e al presidente e hanno promesso di non cedere fino a quando non fosse proclamato il legittimo vincitore.

Lezioni della lotta per le elezioni comunali

Tutti questi conflitti e tensioni all’interno del chavismo, sebbene limitati a pochi comuni, rivelano una serie di caratteristiche molto interessanti.
Primo, il fatto che la burocrazia statale e di partito non si fermerà di fronte a nulla per rimanere al potere e distruggere qualsiasi potenziale sfidante proveniente dall’ala sinistra del movimento. I metodi utilizzati contro i candidati sono in realtà molto simili a quelli usati durante la Quarta Repubblica che il chavismo aveva smantellato nel 1998-2000: clientelismo, intimidazioni e minacce, boicottaggio dei media, uso delle risorse statali per persuadere la gente a votare per il ” giusto “candidato, ecc.
Secondo, il fatto che esiste un sentimento di rabbia e di malcontento diffuso tra la base del movimento bolivariano contro la burocrazia e i riformisti ai vertici del partito e all’interno dello Stato, i quali sono percepiti come sempre più distanti dagli autentici ideali del movimento. Ciò è aggravato dalla crisi economica e da tutte le concessioni fatte dal governo ai capitalisti e alle sezioni dell’opposizione di destra. Anche se il movimento è ancora in gran parte disorganizzato e sparpagliato, la campagna per sostenere questi candidati alle elezioni locali e, in seguito, la lotta per difendere le loro vittorie hanno fornito un punto di riferimento per la sinistra rivoluzionaria del chavismo che ha, forse per la prima volta, sviluppato un collegamento a livello nazionale.
Non è un caso che le aree in cui la sinistra rivoluzionaria è meglio organizzata siano quelle rurali e legate alle organizzazioni comunitarie. Sono in grado di produrre almeno prodotti alimentari di base e quindi di evitare i peggiori effetti del tracollo economico. Nelle città principali, d’altra parte, la pressione della lotta per la sopravvivenza quotidiana ha inferto un duro colpo al livello di attività politica delle masse bolivariane.

2018: elezioni presidenziali e crisi economica

Con l’arrivo del 2018, la sconfitta dell’offensiva dell’opposizione nella prima metà del 2017 non ha realmente risolto nessuno dei problemi alla base della rivoluzione bolivariana. L’aspra crisi economica è stata aggravata dalle sanzioni finanziarie imposte da Washington e  ha costretto il governo a muoversi verso la rinegoziazione del debito estero. La politica di Maduro è stata efficace nell’indebolire l’opposizione di destra e quindi è probabile che convochi elezioni presidenziali anticipate l’anno prossimo. Ma in realtà il governo ha già fatto concessioni alla classe capitalista su molti degli aspetti cruciali.

C’è un’offensiva contro la corruzione in PDVSA che ha visto decine di alti funzionari e persino il presidente dell’azienda e il ministro del petrolio incriminati. Non c’è dubbio che ci sia corruzione a tutti i livelli dell’azienda, ma è difficile sfuggire alla conclusione che questa campagna faccia parte di una purga interna contro Rafael Ramirez. Egli è l’ambasciatore venezuelano all’ONU (una posizione dalla quale è stato costretto a dimettersi) ed anche ex presidente del PDVSA e ministro del petrolio e quindi una figura potente, contro cui sono anche avviati procedimenti penali.

Nel frattempo, la Banca centrale ha attuato la politica folle di stampare denaro senza alcun controllo, in modo che il governo potesse pagare le tredicesime prima delle elezioni municipali del 10 dicembre. Ciò, naturalmente, ha contribuito ad aumentare i già gravi problemi dovuti all’iperinflazione. Tra il 20 ottobre e l’8 dicembre, la massa monetaria è raddoppiata, per 5 settimane consecutive è salita di oltre il 9% ogni settimana! L’offerta di moneta è aumentata dell’800% nei primi 11 mesi dell’anno ed è aumentata del 12.000% da quando Maduro è stata eletto nell’aprile 2013.

In realtà quello che vediamo è un governo che usa metodi sempre più burocratici e autoritari per rimanere al potere, mentre allo stesso tempo mette in discussione molte delle conquiste della rivoluzione facendo concessioni all’oligarchia. D’altra parte, se l’opposizione dovesse arrivare al potere, lancerebbe un attacco frontale ai lavoratori e ai poveri per far pagare loro l’intero prezzo della crisi.

La classe dominante sta pensando di sostenere l’imprenditore Lorenzo Mendoza come candidato contro Maduro nelle elezioni presidenziali del 2018. È uno dei più potenti capitalisti del paese, controlla il gruppo alimentare Polar che detiene il monopolio della distribuzione. Ha mantenuto una prudente distanza dai violenti tentativi dell’opposizione di rovesciare il governo nella prima metà del 2017. Potrebbe probabilmente candidarsi con l’argomentazione che “almeno un uomo d’affari sa come gestire l’economia” e fingerebbe di essere estraneo alla violenza screditata dei partiti di destra.

Qual è la via da percorrere?

Come abbiamo prospettato già da parecchi anni, le politiche del governo di Maduro stanno preparando la strada per il ritorno dell’oligarchia al potere. L’unica strada da percorrere è quella in cui la sinistra rivoluzionaria del movimento bolivariano – che abbiamo visto emergere, in maniera incipiente, qua e là, durante la campagna per le elezioni comunali – si organizzi a livello nazionale con un chiaro programma socialista rivoluzionario.
Gli eventi del 2017 hanno dimostrato che, malgrado tutto ciò che hanno dovuto passare le masse, esiste un sano istinto di classe nel respingere i violenti tentativi dell’opposizione di destra di rovesciare il governo. I lavoratori e i poveri sanno bene che cosa significherebbe una vittoria dell’oligarchia e che sarebbero chiamati a pagarne il prezzo.
Questo sano istinto è cinicamente usato dalla burocrazia con il solo scopo di rimanere al potere. In questa situazione, qualsiasi sfida proveniente dalla sinistra deve chiaramente funzionare all’interno del quadro della rivoluzione bolivariana. Se commettessero errori settari che consentano alla burocrazia di rappresentare questi gruppi e tendenze come parte dell’opposizione, sarebbero screditati agli occhi delle masse più ampie.

Un’opposizione rivoluzionaria proveniente dall’interno della base deve avere come idea centrale la rivendicazione delle vere tradizioni del chavismo, quelle della democrazia e della partecipazione, della responsabilità della leadership, del controllo operaio e della lotta contro il capitalismo. È la burocrazia del PSUV che ha tradito l’eredità di Chavez, non l’opposizione di sinistra che sta emergendo all’interno del movimento.

Il punto di partenza di un movimento per rigenerare il chavismo deve essere l’ultima dichiarazione del presidente Chavez, in cui aveva avvertito che erano rimasti in sospeso due compiti chiave: la costruzione di un’economia socialista e la distruzione dello stato borghese. Non è la sinistra rivoluzionaria, ma piuttosto la burocrazia che ha rotto con il movimento bolivariano e ha tradito i suoi principi.
Se le elezioni municipali di dicembre 2017 contribuiranno a gettare le basi di un simile movimento, allora rappresenterebbero un buon inizio.

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