22 ottobre 2016

Il PCF e le elezioni presidenziali francesi del 2017

Le elezioni presidenziali del 2017 sono al centro di una nuova e profonda crisi nel Partito comunista francese (PCF). Il segretario nazionale del partito, Pierre Laurent, ha rivolto un appello da diversi mesi per un “candidato comune” delle “forze vive della sinistra”, dicendosi rammaricato delle “divisioni”. In nome di questo approccio, la dirigenza del PCF si è rifiutata di coinvolgere il partito e i suoi attivisti nella campagna per Jean-Luc Mélenchon, che è stato il candidato del Fronte di sinistra nelle elezioni presidenziali del 2012.

Ma quali sono queste “forze vive della sinistra” che si vuole unire? In questo, Pierre Laurent include tra gli altri, Cécile Duflot (Verdi), Benoît Hamon (Partito Socialista) e Arnaud Montebourg (Partito Socialista), ovvero tre ex ministri del governo di François Hollande. Queste “forze vive” sono quindi segnate, fin dall’inizio, da un marchio mortale. Nel contesto attuale, chiunque sia associato, in un modo o nell’altro, alle politiche di austerità messe in atto dal 2012 da François Hollande, si ritrova immediatamente screditato tra i settori radicalizzati di lavoratori e giovani.

Inoltre, nessuno dei tre ex ministri in questione ha la minima intenzione di partecipare a questa “unità” che Pierre Laurent sta chiedendo. Quando arriva il momento critico, ognuno di loro vuole l’appoggio degli altri. Nel frattempo, Hamon e Montebourg stanno lavorando per unirsi al vincitore delle primarie del Partito Socialista, sia che si tratti di François Hollande o di uno qualsiasi degli altri rappresentanti della destra del partito. La dirigenza del PCF può lamentarsi di questa situazione, lanciare petizioni e fare appelli, ma questo non cambia nulla. I fatti non cambiano e la realtà è che la candidatura di Jean-Luc Mélenchon è l’unica alternativa di sinistra al Partito Socialista in grado di cristallizzare un’opposizione di massa alle contro-riforme e alle politiche di austerità.

Il rapporto con il Partito Socialista

Un comizio di "France insoumise"

Un comizio di “France insoumise”

Pierre Laurent non è cieco di fronte a questa realtà e vede la situazione esattamente come noi. Tuttavia, il Segretario Nazionale del PCF ha un problema, cioè che Jean-Luc Mélenchon difende l’idea di una rottura completa con il Partito Socialista. Per decenni, l’apparato del PCF, in particolare una parte dei suoi funzionari eletti, è precipitata in una dipendenza organica dall’apparato del Partito Socialista. Questo fenomeno si è visto nelle elezioni comunali del 2014, quando il PCF si è presentato insieme al Partito Socialista in numerose città addirittura già dal primo turno. Nelle sezioni del partito, viene recitato lo stesso stanco mantra di “abbiamo bisogno di far eleggere il maggior numero possibile di funzionari” ogni volta che si parla di portare a termine tali alleanze. La strategia “unitaria” di Pierre Laurent per il 2017 non è altro che una manovra attendista per evitare la questione e, così facendo, lasciare aperta la possibilità di future alleanze con il Partito Socialista.

Nel complesso, le alleanze sistematiche del passato con il Partito Socialista hanno contribuito all’indebolimento del PCF, in particolare da quando le alleanze sono state accompagnate dall’ulteriore annacquamento del programma del partito. D’altra parte, con l’attuale crollo della popolarità del Partito Socialista nei sondaggi, sostenere un’alleanza tra il partito comunista e quello socialista non solo è controproducente, ma suicida. L’attuale linea unitaria del PCF è ancora più pericolosa per il partito stesso ora che, agli occhi delle masse, Jean-Luc Mélenchon si trova alla sinistra del Partito Socialista. Rifiutando di condurre una campagna per Mélenchon, il PCF rischia di lasciarsi scappare la forte ondata di radicalizzazione politica e di conseguenza, essere emarginato e finire nel dimenticatoio.

In tale contesto, vi è un numero crescente di militanti comunisti che sostengono la candidatura di Mélenchon e vengono coinvolti nella sua campagna. A livello nazionale, come nel caso delle federazioni, l’apparato del partito è spaccato. I quadri dirigenti spingono sempre più per supportare Mélenchon. Capiscono che il gretto concentrarsi sugli interessi di apparato da parte di Pierre Laurent è pericoloso. Deridere la candidatura di Mélenchon dà l’idea che in questo momento lo stato d’animo nella direzione del partito sia di un “ognuno per sé” senza principi. O almeno dimostra la profondità della crisi che sta attraversando il PCF.

L’argomento principale di Pierre Laurent

A meno di alternative, è possibile che Pierre Laurent finisca per sostenere la candidatura di Mélenchon, anche se sarà un appoggio solo di facciata. Con ancora tre settimane prima di arrivare alla discussione in programma nella Conferenza Nazionale del PCF sulla strategia per il 2017, Pierre Laurent mantiene la linea dell’”unità”. Abbiamo già visto che questa linea implica principalmente il mantenimento dei legami con il Partito Socialista. L’argomento principale di Laurent per una ampia unità a sinistra è, tra gli altri, che “sarebbe folle lasciare che l’estrema destra arrivi al potere” nel 2017. Laurent evidenzia ancora oggi, come i sondaggi mostrano che la destra e l’estrema destra possono arrivare al secondo turno delle elezioni presidenziali. Sostiene poi che c’è bisogno di un candidato di sinistra per cambiare le cose. Per fare questo afferma che dobbiamo evitare la divisione della sinistra e lavorare per costruire l’unità tra le “forze vive della sinistra”.

Qual è il significato dei sondaggi di cui parla continuamente Pierre Laurent? Questi sondaggi confermano che le masse rifiutano il Partito Socialista. Perché il PS è screditato? Perché il governo “socialista” ha tradito le sue promesse elettorali e ha portato avanti un programma politico reazionario che rappresenta gli interessi delle grandi imprese e ha avuto come ministri Hamon, Duflon, e Montebourg. È anche il risultato del ruolo che gioca classicamente una dirigenza socialdemocratica: tradire le speranze delle masse, e così facendo, spianare la strada al ritorno al potere della destra.

In questo contesto, la priorità è quella di favorire l’affermazione di un’alternativa di sinistra alla dirigenza del Partito Socialista. Nel 2017 probabilmente solo la candidatura di Jean-Luc Mélenchon può raggiungere l’obiettivo. Questa situazione non nasce dal nulla. Nel 2012 Mélenchon era il candidato del Fronte di Sinistra e ha preso 4 milioni di voti (11%). Oggi i sondaggi lo danno vicino al 14% (rispetto al 6% nel 2011). Ciò non sorprende: a causa della crisi attuale del capitalismo e per il fatto che ogni governo che è stato al potere negli ultimi decenni si è screditato, vi è una polarizzazione verso destra e verso sinistra. Dunque la campagna di Mélenchon potrebbe andare molto meglio oggi che nel 2012. Ad oggi la candidatura di Mélenchon sembra essere l’occasione migliore, se non l’unica, per battere la destra e l’estrema destra nelle elezioni di maggio 2017. Tuttavia, anche se Mélenchon non supera il primo turno delle elezioni presidenziali, la sua campagna è un’opportunità per sviluppare un movimento politico di massa contro le politiche di austerità e delle contro-riforme. Senza un tale movimento, non sarà possibile fare nulla.

Se la direzione del Partito Comunista francese mobilita tutte le sue forze per sostenere la campagna di Mélenchon, una valida alternativa di sinistra al Partito Socialista diventerà possibile. Decine di migliaia di militanti comunisti sarebbero una risorsa importante per la campagna “France Insoumise” (Francia ribelle). Invece Pierre Laurent prende continuamente tempo, lanciando appelli e petizioni, minacciando il futuro stesso del PCF. I militanti comunisti non devono accettare una tal cosa.

Alcuni militanti comunisti risponderanno “Ma noi abbiamo differenze con Mélenchon!”. Anche noi. In particolare, pensiamo che il programma di “Francia ribelle” non possa essere attuato senza rompere con il sistema capitalista. Nel frattempo, il fatto è che in questo momento, Mélenchon è alla sinistra, non solo di Montebourg e compagnia, ma anche della direzione nazionale del PCF, la quale non è capace di attuare la necessaria rottura con il Partito Socialista e sta gradualmente rimuovendo dal programma del partito ogni cosa che sia comunista. Questo è il nodo del problema che si trovano davanti i militanti comunisti che nel partito vogliono vedere la trasformazione rivoluzionaria della società. Con l’attuale linea politica della dirigenza del PCF, anche proponendo un candidato interno al partito, non risolverebbe questi problemi. Un’idea molto migliore sarebbe quella di difendere le vere idee del comunismo nell’ambito della campagna di Mélenchon. Questo è l’approccio da tenere per aiutare le idee comuniste e il futuro del Partito Comunista francese.

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