14 settembre 2016

Il nostro intervento all’Assemblea generale della Cgil (Roma 7-8 settembre)

Mercoledì 7 e giovedì 8 settembre si è svolta a Roma l’assemblea generale della Cgil presieduta dalla segretaria Susanna Camusso.

L’assemblea doveva decidere le sostituzioni nella segreteria nazionale, discutere delle campagne d’autunno, fare il punto sui rinnovi contrattuali e i rapporti col governo.

Sulle sostituzioni nella segreteria nazionale si è preferito rinviare ogni decisioni, mentre su contratti e relazioni col governo ancora una volta il silenzio è stato nei fatti totale.

L’unica vera novità è stata che a differenza dell’ultimo direttivo nazionale il vertice Cgil ha deciso di approvare un ordine del giorno sul referendum costituzionale più netto per il No, ordine del giorno più netto ma che non impegna l’organizzazione in una vera campagna contro le riforme volute da Renzi.

All’assemblea generale Il sindacato è un’altra cosa, l’area di opposizione nella Cgil, ha presentato un ordine del giorno contro l’accordo tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria sugli ammortizzatori sociali firmato il primo settembre.

Di seguito l’intervento di Mario Iavazzi del direttivo nazionale Cgil, la sua dichiarazione di voto contro l’accordo sindacati e Confindustria sugli ammortizzatori sociali, l’odg contro l’accordo.

La redazione

Intervento di Mario Iavazzi all’Assemblea Generale CGIL

Come ha detto la Camusso non dobbiamo far spegnere i riflettori sul terremoto. Ma come si traduce quest’affermazione? Semplicemente denunciando le politiche effettuate da questo governo e dai quelli precedenti sullo scempio ai danni del territorio. E’ della Protezione Civile, un’istituzione non propriamente contro i governi, il dato che indica che per la messa in sicurezza del territorio viene speso l’1% delle risorse necessarie. Nel nostro paese il rapporto tra la spesa per la messa in sicurezza e le “grandi opere” è di 1 a 8. Basti vedere i 3,9 Mld previsti dallo “sblocca Italia” di Renzi. La Cgil dovrebbe rivendicare il trasferimento di tutte le risorsi per le grandi opere inutili e finalizzarle alla vera grande opera necessaria: rendere sicuro il territorio, le nostre case e le scuole, gli ospedali e tutti gli edifici pubblici.

E, lo dico consapevole che in questa sede qualcuno potrà sentirsi offeso, sarei stato come minimo più cauto rispetto alla nomina a Commissario di Errani. Aldilà dei miei giudizi che sono completamente diversi da quelli espressi, in generale, aspetterei di vedere gli esiti di una scelta del genere prima di applaudirla. E stendiamo un velo sul tanto decantato “modello Emilia” in merito alla presunta democrazia e alla soluzione dei problemi derivati dal terremoto del 2012. Nei campi degli sfollati non era possibile nemmeno riunirsi, altro che partecipazione! E me lo farei dire dalle migliaia di persone che non sono più ritornate nelle loro case se la gestione della fase post terremoto in Emilia è stata positiva!

Per tornare ai temi più sindacali penso sia necessario sollevare un problema di metodo oltre che di merito sull’avviso comune sottoscritto il 1 Settembre sulle crisi aziendali, licenziamenti e ammortizzatori sociali. Se è vero quello che dice la Segretaria Generale, come è vero, che questo è un accordo di significativa portata, perché non ne abbiamo discusso e non abbiamo preso una decisione nel Direttivo Nazionale come recita il nostro Statuto?

A proposito della critica presente nella relazione della Segretaria al governo che intende sempre più togliere i vincoli alle imprese, mi pare che si faccia la stessa cosa con quest’accordo, che ritengo sbagliato. Si danno per oggettive le presunte crisi aziendali, si prende semplicemente atto di ciò che dichiarano le aziende senza nemmeno verificare per davvero lo stato di crisi e senza mettere in discussione le scelte aziendali che hanno, eventualmente, portato alla crisi. Con le indicazioni sulle condizioni conciliative si trasferisce, semplicemente, quanto previsto nel jobs act sui licenziamenti individuali ai licenziamenti collettivi. Credo che la Segreteria debba ritirare la firma e aprire una discussione nel Direttivo sulle crisi industriali.

A me pare evidente che il governo abbia cambiato tattica nei confronti delle organizzazioni sindacali e sia passata alla “politica dei mille tavoli”. Un bel modo di “portarci a spasso” visto che, a quanto pare dalle cose che ho ascoltato dal dibattito, ci sia soddisfazione per il fatto in sé. La Camusso ha dichiarato che non siamo ancora in grado di tirare un bilancio di questi tavoli, la stessa cosa che ha avuto modo di dirci nei direttivi degli scorsi mesi. Ricordo che a maggio disse che avremmo dovuto darci tempo un mese per verificare le reali intenzioni del governo. Siamo anche qui su tutti i tavoli a discutere delle proposte del governo.

E’ proprio vero quello che ha sottolineato la Segretaria: quando le persone sentono parlare di APE, di mutui per andare in pensione e proposte del genere hanno reazioni quasi violente. Dunque? Cosa aspettiamo ad organizzare questo stato d’animo così diffuso e a mobilitarci contro il governo che ancora una volta è pronto ad attaccare il diritto ad una pensione dignitosa?

Ai primi di luglio si è svolto un attivo unitario dei delegati, un attivo in realtà con una platea molto selezionata, nel quale, si diceva, avremmo chiesto un percorso di mobilitazione a Cisl e Uil. Dov’è questa mobilitazione? E’ fondamentale, invece, unificare le vertenze sui contratti nazionali, lanciare una lotta generale per il rinnovo dei contratti nazionali, subito, dei lavoratori pubblici, dei metalmeccanici e di tutti i contratti aperti su una piattaforma avanzata.

Intanto alcuni contratti nazionali si rinnovano, come quello sottoscritto dalla FP, la mia categoria, dell’Igiene Ambientale. Un contratto che, oltre a tanti altri aspetti negativi, prevede un aumento dell’orario di lavoro. Sì, proprio così, si aumenta l’orario di lavoro da 36 a 38 ore settimanali nonostante la drammatica situazione di disoccupazione giovanile e non, tanto denunciata dalla nostra Organizzazione. Che dite, apriamo una discussione seria e franca rispetto alla contraddizione tra queste due cose? Dovremmo decidere che non si sottoscrivono, in nessun contesto e da parte di nessuna categoria contratti e accordi che prevedano aumenti dell’orario di lavoro.

Sul referendum costituzionale leggeremo la proposta della Segreteria Nazionale. Lo dico sin da subito però: questa Assemblea Generale, differentemente dal Direttivo di maggio, deve prendere una decisione chiara e inequivocabile per il NO della Cgil a quel referendum e farsi portatrice di una campagna generale che ne spieghi le ragioni.

Dichiarazione di voto di M. Iavazzi sull’ordine del giorno contrario all’accordo con Confindustria, Cisl e Uil su Crisi Industriali, Ammortizzatori Sociali e Licenziamenti.

Quando un’impresa dichiara uno stato di crisi, o presunto tale, e dei licenziamenti collettivi conseguenti ha due tipi di esigenze:

1- Che nessuno, men che meno l’organizzazione sindacale, entri nel merito dello stato di crisi e delle scelte aziendali che l’hanno eventualmente portata in quella situazione, che nessuno verifichi la veridicità della situazione dichiarata.

2- Che non ci sia nessun conflitto e non si mettano in discussione i licenziamenti.

Dunque assecondare le esigenze delle aziende è esattamente quello che fa l’avviso comune sottoscritto con Confindustria l’1 Settembre anche dalla Cgil.

Si danno per oggettive le “crisi aziendali”, dunque, si punta a gestirle attraverso Enti Bilaterali senza contrastarle. Ci si rassegna e si mette una pietra tombare alle lotte contro i licenziamenti.

A proposito delle ipotesi di ricollocamento, che peraltro non si spiega dove visto che quest’accordo riguarda le aree di crisi, si prevede un vero e proprio ricatto in quanto si costringe chi è licenziato ad accettare modalità conciliative molto simili a quelle previste nel jobs act di Renzi. Dunque si estendono ai licenziamenti collettivi le disposizioni previste per i licenziamenti individuali.

Per tutte queste ragioni, e quelle spiegate nell’ordine del giorno che abbiamo presentato, riteniamo grave la sottoscrizione di quell’accordo, che tra l’altro non è stato nemmeno discusso nel Direttivo Nazionale, e chiediamo all’Assemblea Generale di dare mandato alla Segreteria di ritirare la firma.

Per Il Sindacato è un’altra cosa, Mario Iavazzi

Odg contro l’accordo con Confindustria

Quando un’impresa dichiara uno stato di crisi, o presunto tale, e dei licenziamenti collettivi conseguenti ha due tipi di esigenze:
1- Che nessuno, men che meno l’organizzazione sindacale, entri nel merito dello stato di crisi e delle scelte aziendali che l’hanno eventualmente portata in quella situazione, che nessuno verifichi la veridicità della situazione dichiarata.
2- Che non ci sia nessun conflitto e non si mettano in discussione i licenziamenti.
Dunque assecondare le esigenze delle aziende è esattamente quello che fa l’avviso comune sottoscritto con Confindustria l’1 Settembre anche dalla Cgil.
Si danno per oggettive le “crisi aziendali”, dunque, si punta a gestirle attraverso Enti Bilaterali senza contrastarle. Ci si rassegna e si mette una pietra tombare alle lotte contro i licenziamenti.
A proposito delle ipotesi di ricollocamento, che peraltro non si spiega dove visto che quest’accordo riguarda le aree di crisi, si prevede un vero e proprio ricatto in quanto si costringe chi è licenziato ad accettare modalità conciliative molto simili a quelle previste nel jobs act di Renzi. Dunque si estendono ai licenziamenti collettivi le disposizioni previste per i licenziamenti individuali.
Per tutte queste ragioni, e quelle spiegate nell’ordine del giorno che abbiamo presentato, riteniamo grave la sottoscrizione di quell’accordo, che tra l’altro non è stato nemmeno discusso nel Direttivo Nazionale, e chiediamo all’Assemblea Generale di dare mandato alla Segreteria di ritirare la firma.

Respinto con 5 voti a favore

Roma 8 settembre 2016

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