Il giovane Marx al cinema

Esce anche in Italia oggi,  5 aprile il film di Raoul Peck Il giovane Karl Marx, già presentato lo scorso anno a Berlino.Un compito improbo, come segnalato anche da diversi recensori, quello di tracciare una strada nell’enorme potenziale costituito dallo sfondo sociale degli avvenimenti, gli orizzonti teorici pressoché sconfinati e la stessa biografia del protagonista.

Il film risolve scegliendo, magari sacrificando possibili slanci, in modo più che onesto: affidandosi allo stesso Marx presentato innanzitutto come appassionato ambasciatore di una filosofia dialettica che ha trovato il modo di diventare non solo potente strumento speculativo, ma anche arma di lotta sociale e politica.

La giovane borghesia tedesca era stata sostanzialmente una spettatrice impotente dell’epopea della rivoluzione francese, incapace di riproporre in Germania una analoga lotta contro il feudalesimo. Si era dovuta accontentare, e non fu poco, di una gigantesca rivoluzione in campo filosofico, culminata nell’elaborazione della dialettica hegeliana. Ed è proprio dal distacco di Marx dall’ambiente dei “Giovani hegeliani” che il film prende le mosse, presentando un Marx che si affaccia alla lotta politica come figura di spicco nella redazione della Rheinishce Zeitung, organo dell’opposizione borghese di Colonia ben presto chiuso dalle autorità.

La scena iniziale, con la polizia a cavallo che carica brutalmente a sciabolate dei contadini che raccolgono clandestinamente legna in un bosco, si riferisce a uno dei primi articoli politici di Marx, nel quale sferzava le nuove leggi che davano il colpo di grazia al poco che restava degli usi e della proprietà comune delle terre. Leggi che derivavano direttamente dallo sviluppo capitalistico e dallo sviluppo della proprietà borghese.

Con dialoghi ricchi di citazioni, il film accompagna Marx da Colonia a Parigi, Bruxelles, Londra e ancora Bruxelles, a incrociare le “Tre fonti e parti integranti del marxismo” (così le definirà Lenin nel 1913): la filosofia classica tedesca, il socialismo francese (che nel film si incarna nella figura di Proudhon mentre non si citano i pur potenti capiscuola del socialismo utopistico) e l’economia classica inglese.

È il giovane Engels, collaboratore di Marx negli Annali franco-tedeschi, ad apportare la conoscenza diretta del nuovo proletariato industriale e a segnalare all’amico l’urgenza di familiarizzarsi con gli scritti dei grandi classici dell’economia politica, Adam Smith e David Ricardo innanzitutto. Ed è sempre Engels a dovere allargare i cordoni della borsa per sostenere l’amico, cosa che continuerà a fare per tutta la vita.

L’interpretazione ci propone dei personaggi pieni di vita, di carica polemica, a volte di una sfrontatezza frutto della carica eversiva e rivoluzionaria che li animava, che univa in modo indissolubile le loro vicende pubbliche e private. È implicita l’attesa del cataclisma rivoluzionario, che in effetti sarebbe scoppiato di lì a poco nelle rivoluzioni del ’48.

La lotta di classe rimane sullo sfondo, il film non mette in scena (forse anche a causa di un bilancio ridotto) gli sconvolgimenti della rivoluzione industriale e dell’incipiente rivoluzione europea del 1848, così come non cita la rivolta degli operai tessili della Slesia (1844) che ebbe non poca influenza su Marx ed Engels, così come sul poeta Heine, all’epoca in contatto con Marx. Manchester è poco più di uno sfondo per le scene che introducono la figura di Engels, figlio come è noto di un facoltoso fabbricante tessile.

Lo snodo politico centrale messo in scena dal film è la conquista della Lega dei Giusti alle idee del socialismo scientifico in una assemblea nella quale decide di ribattezzarsi Lega dei Comunisti e di adottare il motto “lavoratori di tutto il mondo unitevi!”. I due giovani intellettuali radicali sono riusciti, per la pura forza delle loro idee e del loro spirito rivoluzionario, a conquistare e fondersi con quel nascente movimento operaio che per loro non era solo un oggetto di studio, ma il primissimo agente della trasformazione politica e quindi sociale.

Oltre a Proudhon, Bakunin e Ruge, ricorre nel film la figura del socialista utopista Wilhelm Weitling, dapprima come alleato e oggetto dell’ammirazione di Marx, che vede in lui il leader operaio capace di guidare un movimento e infondergli coraggio e determinazione; poi, col proseguire del film, criticato per il suo avventurismo e la vaghezza delle sue concezioni teoriche di tipo religioso e sempre più superate dagli avvenimenti, fino all’ultimo incontro, in cui Marx impone la rottura politica.

La scena descritta dal film è tratta dai ricordi del critico russo Annenkov, che narra come Weitling avesse accusato Marx di scrivere “analisi da poltrona di dottrine distanti dal mondo della povera gente sofferente.” Marx, che di solito era molto paziente, si indignò. Scrive Annenkov: “A queste ultime parole, Marx perse la pazienza e picchiò un pugno così forte sul tavolo che la lampada che vi era posata risuonò e tremò. Saltò in piedi dicendo: ‘Finora l’ignoranza non ha mai giovato a nessuno!’.”

Ed è con queste parole che ci sentiamo di consigliare la visione di questo buon film, in particolare ad alcune figure della sinistra che ancora oggi fanno della propria ignoranza un punto d’orgoglio.

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