19 Ottobre 2022 Federica Acconcia

Il diritto all’aborto si difende con la lotta!

Giorgia Meloni, nel suo programma, parla di piena applicabilità della legge 194 (al punto uno: “sostegno alla natalità e alla famiglia”). A chi l’accusa di volere cancellare il diritto all’aborto risponde decisa che no, non intende negare un diritto, ma aggiungerne un altro: garantire alle donne indecise la possibilità di scegliere… di non farlo.

L’argomentazione non è nuova e fa appello ad alcuni passaggi della legge in cui si parla di “tutela della vita umana fin dal suo inizio” e di “rimuovere le cause che porterebbero all’interruzione della gravidanza”. Le stesse parole a cui sono ricorse, prima di lei, le associazioni pro-vita per giustificare il loro ruolo di ostacoli in un percorso che per le donne sarebbe fin troppo travagliato anche in loro assenza.

Nel 2017 la Toscana ha autorizzato la loro presenza all’interno dei consultori, nel 2018 il Piemonte ha fatto lo stesso. Fondi regionali e comunali, sempre troppo scarni quando si tratta di tutela della salute, si ingrossano magicamente nelle tasche di queste associazioni. La maggiore, il Movimento per la Vita, sostiene di aver salvato migliaia di bambini garantendo a donne in difficoltà un sostegno di 160 euro mensili sei mesi prima e dodici mesi dopo la nascita del bambino. Pressappoco ciò che intende la Meloni quando parla di un “fondo per aiutare le donne sole e in difficoltà economiche a portare a termine la gravidanza”.

Gli spiccioli offerti alle donne si accompagnano al ruolo “informativo” che svolgono i pro-vita (false informazioni su presunti rischi tumorali e infertilità legati all’aborto) e al loro “supporto psicologico” (incoraggiamento a proseguire la gravidanza facendo leva sul senso di colpa). L’obiettivo non è garantire alla donna una scelta libera e consapevole, l’intento è sottrarle questa possibilità. In Italia sono 11 le regioni in cui c’è almeno un ospedale con il 100% di medici obiettori: la percentuale nazionale di obiettori supera il 70%. Nelle Marche la giunta guidata da Fratelli d’Italia impedisce l’estensione dell’aborto farmacologico e lo stesso accade nell’Umbria a guida leghista.

La coalizione di centro-sinistra si presenta come paladina della legge 194. Eppure nelle regioni a guida PD il tasso di obiettori non cala e le associazioni pro-vita hanno libero accesso nelle strutture sanitarie. Il PD al governo non ha approvato nessuna misura per garantire una vera applicazione del diritto all’aborto e ha occupato il suo posto nel consiglio dei ministri assieme alla Lega di Salvini, che non ha posizioni tanto diverse dalla sua alleata di centro-destra. In nessuno dei programmi presentati alle elezioni si parla di abolire l’obiezione di coscienza. In nessuna delle forze politiche dell’arco parlamentare le donne possono riporre la loro fiducia. La destra al governo approfondirà gli attacchi contro la 194 che vengono portati avanti dal 1978, anno della sua applicazione. Il diritto all’aborto si difende con una battaglia decisa: non limitiamoci a difendere l’attuale legge, lottiamo per un’assistenza laica e gratuita, per costruire una rete di consultori capillare e ripulita dalla morsa delle associazioni cattoliche, per spazzare via tutti gli ostacoli alla piena libertà della donna di scegliere per sé stessa.

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