3 Maggio 2020

Il capitalismo minaccia carestie di massa

Nelle settimane e nei mesi a venire, il mondo potrebbe trovarsi di fronte a “molteplici carestie di proporzioni bibliche”. Sono queste le parole di David Beasley, direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP). Con la guerra, la povertà e ora una pandemia che si sta diffondendo in tutto il mondo, le previsioni recenti mostrano che i settori più disagiati verranno colpiti più duramente che mai, con milioni di persone che probabilmente saranno costrette a fame estrema e inedia entro la fine dell’anno.

Il nuovo rapporto del WFP esordisce senza mezzi termini, affermando che ora stiamo entrando in un periodo di crisi economica e sociale globale, non sono stati visti dalla seconda guerra mondiale. L’imperialismo sta portando avanti diversi conflitti in Medio Oriente, provocando crisi umanitarie che sono solo aggravate dalla crescente instabilità economica in molti paesi della regione. Allo stesso modo, molti paesi africani come il Sudan e l’Etiopia sono colpiti da ciò che il rapporto descrive come una “tempesta perfetta” di recessione economica e instabilità sociale, che sta investendo tutta la regione. Inoltre, catastrofi naturali, come gli attuali sciami di locuste del deserto che si stanno diffondendo in paesi come il Kenya, l’Uganda e la Tanzania, stanno minacciando il sostentamento di oltre 25 milioni di persone. Di conseguenza, il WFP ha scoperto che oltre 821 milioni di persone in tutto il mondo “soffrono la fame in maniera cronica” con altri 135 milioni sull’orlo della fame.

Inoltre, nel caos della guerra e delle turbolenze economiche arriva l’impatto dell’attuale pandemia di coronavirus. La dichiarazione del WFP suggerisce che il numero di persone che affronteranno la fame nei prossimi mesi probabilmente raddoppierà (fino a oltre 260 milioni) a causa degli impatti economici e sanitari di COVID-19.

Forse la rivelazione più scioccante, tuttavia, è stata lo scenario peggiore previsto delle Nazioni Unite, secondo il quale oltre 35 paesi che hanno sperimentato una carestia diffusa nel prossimo periodo. Ciò implicherebbe la morte di fame per migliaia di persone ogni giorno, soprattutto nelle aree più colpite dal conflitto del mondo. Tuttavia, la crescita prevista dell’inedia e della fame non deriva solo da disastri naturali e malattie. Il rapporto del WFP afferma che esiste un “vero pericolo” che il bilancio delle vittime per l’impatto economico del coronavirus sarà superiore a quello della malattia stessa. Il calo globale degli aiuti all’estero ha già colpito paesi come Haiti, Nepal e Somalia, dove i diseredati si affidano alla beneficenza dei paesi più ricchi per sopravvivere. Il collasso del turismo sta peggiorando le crisi economiche in tutto il mondo, in particolare in paesi come l’Etiopia, dove rappresenta quasi la metà delle entrate totali. Questi sono paesi in cui lo sfruttamento della classe operaia da parte dell’imperialismo e della classe dominante autoctona è ad un livello estremamente alto. Le catastrofi economiche provocate dall’attuale pandemia peggioreranno la loro situazione, poiché la classe dominante cerca di proteggere i suoi profitti e scaricare i carichi di crisi sui lavoratori.

Una crisi di lunga durata

Fondamentalmente, questo rapporto mostra più nel modo più chiaro che mai che l’attuale crisi globale si stava sviluppando molto tempo prima dello scoppio di COVID-19. La fame, la povertà e le guerre erano già molto diffusi, in particolare in Africa e in Medio Oriente, e l’inaspettata pressione del lockdown non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco. Con migliaia di persone che dovrebbero morire a causa del virus e del suo più ampio impatto economico, così come molti altri resi incapaci di funzionare, la pandemia ha accelerato un processo di declino economico e sociale che era già in atto. Questa “tempesta perfetta” di povertà, recessione economica, instabilità sociale a cui ora si aggiunge il lockdown potrebbe paralizzare le economie di tutto il mondo, con ulteriori complicazioni come il crollo dei prezzi del petrolio. Significa che molte delle nazioni più povere del mondo stanno ora lottando per la sopravvivenza economica.

Ma queste crisi non sono inevitabili. Sono il prodotto diretto del sistema capitalista, che è guidato esclusivamente dalla ricerca del profitto. La classe capitalista non è in grado di fornire una via d’uscita. Numerose ricerche dimostrano che la produzione alimentare globale in questo momento è in grado di soddisfare le esigenze di quasi 10 miliardi di persone, vale a dire la popolazione mondiale prevista nei prossimi 30 anni. Eppure, miliardi di persone vivono ai limiti della fame. Queste sono le realtà di un sistema economico che mette il profitto prima di una equa distribuzione del cibo.

In un mondo di crescenti crisi umanitarie, la necessità di una pianificazione economica e una distribuzione razionale delle risorse del pianeta non è mai stata più chiara. I finanziamenti e le donazioni del WFP, mentre sono cresciuti fino a diventare una necessità per gran parte del mondo, non rappresentano niente più di un cerotto su una ferita aperta. Se queste donazioni si interrompessero, uno scenario probabile nel prossimo periodo, oltre 300.000 persone potrebbero morire di fame ogni giorno. Questo non è il segno di un sistema economico sano. In effetti, nella prossima crisi, il capitalismo non sarà nemmeno disposto a permettersi questi miseri provvedimenti, di fronte alle turbolenze economiche di cui stiamo parlando. I milioni di morti che saranno probabilmente il risultato delle ricadute del. COVID-19 e dell’approfondimento della crisi del capitalismo saranno una diretta conseguenza del sistema capitalista.

Le statistiche dichiarate nel rapporto del WFP sono una condanna definitiva del capitalismo, che non è nemmeno in grado di fornire un pasto minimo a vasti settori dell’umanità. La pandemia globale di coronavirus significherà un cambiamento qualitativo in peggio per milioni di persone in tutto il mondo, mentre la classe dominante proteggerà se stessa e i suoi interessi. Sotto il capitalismo, è la classe operaia che porta il peso di una crisi, mentre la classe dominante raccoglie i profitti. Nel caso della fame e della carestia, questo è più vero che mai. Invece di gestire l’economia per soddisfare le crescenti esigenze della classe lavoratrice, i padroni agiranno solo nei loro interessi di classe, che sono basati sulla protezione dei loro profitti e privilegi.

Solo un’economia progettata per soddisfare le esigenze di coloro che la fanno funzionare può essere considerata attendibile per prevenire la carestia e la fame di massa. Il capitalismo non è adatto a questo scopo. Solo provvedimenti di tipo socialista saranno in grado di affrontare la barbarie in arrivo.

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