5 Novembre 2020 John Peterson, da New York

Il Caos elettorale e la crisi della borghesia americana

Joe Biden è stato dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali. Offriamo ai nostri lettori la traduzione di un articolo scritto lo scorso 4 novembre dai nostri compagni  di Socialist Revolution negli Stati uniti, che inquadra lo scenario in cui si è svolta la competizione. Torneremo a breve su un’analisi della vittoria dei democratici.

La notte delle elezioni è passata e, come previsto, non ci sono ancora risultati chiari. Il quadro generale è quello di polarizzazione assoluta e della minaccia di precipitare in un putiferio della democrazia borghese.

Leggi l’editoriale della notte delle elezioni dei compagni statunitensi, resta sintonizzato per ulteriori aggiornamenti nei prossimi giorni !

Le elezioni del 2020 sono state un pasticcio di confusione e caos ancora più grande rispetto al 2000 o al 2016. Le elezioni non sono ancora concluse e potrebbero comunque finire in entrambi i modi. Ma è molto significativo il fatto che i due candidati siano così vicini nei risultati e che milioni di persone con sincere illusioni nel Partito Democratico si trovino ancora una volta sull’orlo di una profonda disperazione. Per settimane, i sondaggisti e gli strateghi ci hanno detto che queste elezioni non sarebbero state una ripetizione del 2016. Eppure, nella maggior parte degli stati, i sondaggi ancora una volta hanno sbagliato di molto. Quindi come siamo arrivati a questo? Se Trump riuscisse a capovolgere un’altra volta il risultato, come possiamo spiegarlo?

Come abbiamo sottolineato più volte, questo è ciò che si ottiene quando l’intero approccio è basato sul cosiddetto male minore e sulla strategia di puntare sugli stati sicuri. Se limiti le tue opzioni a due, votare per l’uno o l’altro male, hai la certezza che, prima o poi, il male maggiore vincerà di nuovo. Dopo il 2016 e la scorsa notte, non è nemmeno chiaro quale di questi due marci partiti i lavoratori americani credano sia il male maggiore e quale il minore. Purtroppo, ampi settori della sinistra hanno ceduto alla pressione del menopeggismo, puntando il dito sulla presunta imminenza del fascismo.

A seconda di come vanno le cose, potremmo non dover aspettare quattro anni prima che Trump o qualcuno anche peggio di lui torni in carica. Perché Trump 2.0 sarebbe molto peggio della prima incarnazione. Un nuovo mandato presidenziale non è solo una continuazione. I limiti del mandato presidenziale significano che non ci sono più preoccupazioni per la rielezione, quindi rappresenta un’opportunità per ricominciare da zero, rimescolare le carte e ridefinire le priorità. E possiamo scommettere sul fatto che le priorità di Trump non andranno a beneficio della classe lavoratrice, e che lui e la sua base saranno ancora più arroganti e ringalluzziti.

In ogni caso, è probabile che l’incertezza continui per diversi giorni. Questa è precisamente la situazione caotica in cui Donald J. Trump si trova meglio. Ha basato la propria carriera sulla scommessa che sarebbe uscito vincitore da una corsa selvaggia per conquistare una posizione, e che i suoi avversari saranno così sorpresi e disorientati da finire fuori gara.

Dopo essere apparso un po’ più cupo del solito il giorno delle elezioni, più tardi quella sera è tornato baldanzoso. Ovviamente pensa che potrebbe esserci riuscito, ma vuole anche mantenere la possibilità di gridare alla frode, al furto e all’inganno se alla fine non dovesse vincere. Se necessario, scatenerà una crisi costituzionale, chiederà un riconteggio e trascinerà il processo nel fango dei tribunali il più a lungo possibile, indipendentemente dalle conseguenze per il sistema nel suo insieme. Dichiarando preventivamente la vittoria – anche se solo poche ore prima aveva detto esplicitamente che non avrebbe fatto alcuna dichiarazione del genere – ha ulteriormente minato la fiducia nelle istituzioni fondamentali della democrazia borghese.

In ogni caso, è probabile che l’incertezza continui per diversi giorni. Questa è precisamente la situazione caotica in cui Donald J. Trump si trova meglio. Ha basato la propria carriera sulla scommessa che sarebbe uscito vincitore da una corsa selvaggia per conquistare una posizione, e che i suoi avversari saranno così sorpresi e disorientati da finire fuori gara.

Testa a testa

La differenza è ancora troppo poca per assegnare ad uno dei due partiti gli stati chiave della Pennsylvania e del Michigan e, in anche se in misura minore, Carolina del Nord e Georgia. Trump ha concluso la serata con un vantaggio in questi stati, ma rimanevano da contare oltre 20 milioni di schede, per lo più da contee con probabili tendenze democratiche. Se Biden regge in Michigan, Nevada e Wisconsin, o vince la Pennsylvania, potrebbe essere tutto finito.

Questo è il motivo per cui Trump voleva che il conteggio dei voti fosse interrotto, sostenendo che la gente stesse ancora votando oltre l’orario di chiusura dei sondaggi e che fosse in corso una gigantesca truffa. Tratta la presidenza come un reality show, interpretato da Donald J. Trump e la sua famiglia, non ha importanza il fatto che siano in gioco milioni e persino miliardi di vite. Trump non è interessato allo svolgimento pacifico del cosiddetto processo democratico. Lui e coloro che lo circondano sono interessati a vincere ad ogni costo. Se Biden vincerà alla fine, sarà visto da milioni di persone come una vittoria illegittima, e sebbene molti gli concederanno almeno una breve luna di miele, il suo governo sarà sotto attacco e in crisi profonda dall’inizio.

La spiegazione fondamentale di tutto ciò è la mancanza di una politica di classe in un Paese in cui la classe operaia è sotto pressione estrema e polarizzata lungo linee incredibilmente distorte. Senza un partito politico di classe indipendente, senza una guida indipendente della classe lavoratrice da parte dei vertici sindacali, la classe operaia è soltanto materiale per la divisione e lo sfruttamento. Uno strato della classe si gioca contro un altro: bianco contro nero, autoctoni contro immigrati, gli abitanti delle città contro quelli dei sobborghi contro quelli delle zone rurali , nord contro sud, o Baby Boomers contro Millennial e Generazione Z. Eppure la fondamentale linea di demarcazione nella società è la classe. Ci sono quelli che sfruttano e opprimono, e quelli che sono sfruttati e oppressi. Una piccola minoranza sfrutta la stragrande maggioranza, quindi per mantenere il proprio dominio, la classe dirigente farà di tutto per mantenere l’attenzione concentrata altrove e non su se stessa.

Trump è un demagogo e un bugiardo. Ma ha fegato e tiene testa all’establishment liberale, e milioni di proprietari di piccole imprese e lavoratori comuni lo adorano per questo. Nonostante sia il presidente in carica, nonostante abbia presieduto la più grande catastrofe combinata che il paese abbia mai affrontato, è stato in grado di dipingere Biden come un politico di carriera e un veterano dei palazzi di Washington, come un nemico dei neri, e come il candidato di Wall Street e non ha avuto torto. Biden ha trascorso decenni a Washington, ha sostenuto i progetti di riforma penale e del welfare di Bill Clinton e ha scelto l’ex capo della polizia della California come sua partner nella corsa presidenziale. Perché votare per il partito di destra teoricamente “più gentile, più delicato” quando puoi semplicemente votare direttamente per un partito apertamente reazionario e orgoglioso di esserlo? O perché preoccuparsi di votare in assoluto?

C’è anche il mito che i piccoli donatori siano la spina dorsale di queste campagne. Per queste elezioni è stata spesa l’incredibile cifra di 14 miliardi di dollari – più delle ultime due elezioni precedenti messe insieme – e i Democratici hanno speso quasi il doppio dei Repubblicani. I miliardari hanno investito miliardi in queste elezioni e piccole donazioni hanno rappresentato meno di un quarto dei contributi totali.

I Democratici pensavano che i fatti, la ragione e la scienza sarebbero stati sufficienti per affermarsi. Hanno dimenticato il piccolo dettaglio che dopo decenni di bugie e tradimenti, milioni di lavoratori non credono più a una parola di quello che dicono. La scienza non può competere con il buon vecchio “buon senso”, che dice agli americani pragmatici che il virus dovrà solo fare il suo corso, anche se poche centinaia di migliaia di persone in più devono morire. Dal loro punto di vista, “è così che va la vita”.

Per quanto riguarda chi dovrebbe essere incolpato per la natura incontrollata della pandemia e del disastro economico, milioni di persone prendono Trump sulla parola che la Cina è la colpa del virus, che scienziati e liberali hanno rovinato l’economia e che orde di socialisti infuriati imporranno una tirannia stalinista se Joe Biden viene eletto. Trump può essere uno str*nzo razzista e sessista, ma molte persone lo vedono come il proprio str*nzo razzista e sessista.

Mai sopravvalutare i Democratici

Inoltre, non dovremmo mai sopravvalutare i Democratici o sottovalutare la rabbia di classe provata da milioni di lavoratori contro il partito che da generazioni li dà per scontati come loro bacino elettorale. I lavoratori sindacalizzati hanno investito decenni di energia e miliardi di dollari nei Democratici, e per cosa? Salari reali inferiori e forte calo dei posti di lavoro nel settore manifatturiero e dell’adesione ai sindacati.

Invece della lotta di classe e dell’indipendenza di classe, i leader sindacali hanno predicato per decenni la collaborazione con i padroni. Invece di combattere i capitalisti con le unghie e con i denti, il loro mantra è stato che ciò che è bene per il capo è bene per il lavoratore. Perché dovrebbe sorprendere il fatto che un gran numero di elettori sindacali abbia finito per votare per il partito capitalista che ha posto la questione del lavoro e del mantenere aperta l’economia al centro della propria campagna elettorale? La colpa di queste divisioni nella classe operaia deve essere collocata direttamente di fronte ai leader sindacali.

Biden ha fatto un grande sforzo per riconquistare gli elettori iscritti al sindacato che hanno votato per Trump nel 2016. Ma secondo gli exit poll, nello stato dell’Ohio nella rust belt questi elettori hanno preferito Trump a Biden 56% a 42%. Eppure, ci sono persone a sinistra che insistono ancora sul fatto che i Democratici sono un partito favorevole ai lavoratori e che i socialisti dovrebbero usare la propria scheda elettorale per farli prevalere. Inutile dire che la loro cosiddetta strategia è a pezzi ormai. Non importa chi vince, è chiaro che milioni di lavoratori capiscono che il Partito Democratico non è amico della classe operaia. In effetti, alcuni nel Partito Repubblicano stanno ora affermando di essere un partito della classe operaia!

Naturalmente, nessuno dei due partiti rappresenta i lavoratori, ma i diversi settori della classe capitalista non possono raccogliere abbastanza voti per vincere senza costruire “coalizioni” che si appoggiano cinicamente su questo o quel livello della classe operaia. Ancora una volta, Trump, il miliardario di cartone di New York City, è stato in grado di attingere meglio alle paure, all’alienazione e alla frustrazione, non solo dei proprietari di piccole imprese infuriati, ma di grandi strati della classe lavoratrice. Secondo gli exit poll, ha anche conquistato circa il 10% dei voti neri in Georgia.

Sebbene i Democratici abbiano portato molti più elettori alle urne quest’anno, lo stesso hanno fatto i Repubblicani. Circa il 45% degli aventi diritto non si è preoccupato di votare nel 2016, quindi c’era una quantità significativa di astenuti a cui rivolgersi questa volta. Ma anche con un’affluenza record del 65% o più quest’anno, milioni di persone non hanno comunque votato, per non parlare delle decine di milioni di persone che sono completamente prive di diritti civili.

La classe operaia non aveva un candidato a queste elezioni. George Floyd e Breonna Taylor non avevano un candidato. Le innumerevoli vittime di sessuale non avevano un candidato. I giovani che erediteranno la catastrofe climatica non hanno nessun candidato. Uno di questi politici pro-capitalisti vincerà e la classe lavoratrice nel suo insieme perderà.

La posta in gioco era estremamente alta, eppure milioni di lavoratori potevano sentire nel profondo che non avevano un proprio candidato sui cui scommettere. E tra coloro che hanno votato per Biden, più di un terzo ha detto che lo stavano facendo senza entusiasmo, più come voto contro Trump che come voto per Biden. D’altra parte, Trump è stato in grado di radunare i suoi sostenitori irriducibili, che hanno votato per Trump tanto quanto hanno votato contro Biden.

Dobbiamo anche considerare il “piccolo dettaglio” che Biden è quasi certo di vincere il voto popolare, proprio come hanno fatto prima di lui Al Gore e Hillary Clinton. Ma il voto popolare non conta una virgola, perché questo è un sistema intrinsecamente antidemocratico. È appositamente e accuratamente calibrato per garantire stabilità alla classe dirigente, tenendo sotto controllo le masse. Per sua natura, è progettato per essere in un vicolo cieco costante, in modo che il partito al potere possa usare la scusa che questa o quella politica non può essere implementata perché l’altra parte non lo consente.

La macchina si spezza

Ma alla fine, anche il macchinario più finemente calibrato si spezza, specialmente un sistema caotico con così tante variabili viventi, interessi contraddittori e parti in movimento. Ci ricorda che questo sistema è stato progettato per le condizioni di due secoli e mezzo fa e ora sta esplodendo. Il fatto è che, nonostante tutti i discorsi sulla democrazia in questo paese, i cittadini statunitensi non hanno il diritto costituzionale di eleggere la più alta carica del paese. Questo risale alla fondazione del paese, quando nei censimenti gli schiavi venivano conteggiati come tre quinti di un essere umano.

Ciò che viene eletto il giorno delle elezioni non è il presidente, ma il cosiddetto collegio elettorale. I voti a questo organo vengono assegnati in base al numero di senatori e rappresentanti di ogni stato. Ma poiché ogni stato ottiene automaticamente due senatori e un minimo di un membro del Congresso, questo distorce l’equilibrio verso stati più piccoli, rurali e più conservatori – non importa che dal 75 all’80% della popolazione vive in aree urbane. Anche se sembrano piccoli, questi margini possono essere decisivi. Ad esempio, sia il North Dakota che la California hanno due senatori e i corrispondenti voti per il presidente, anche se la popolazione della California è cinquanta volte maggiore. In tutti gli stati tranne Maine e Nebraska, il vincitore prende tutti i voti elettorali.

Nel 2016, Trump ha vinto l’enorme stato della Florida con soli 100.000 voti, e ha rivendicato tutti i 29 voti elettorali. Nel 2000, George W. Bush ha vinto tutti i voti elettorali della Florida e la presidenza con un vantaggio di soli 525 voti popolari. E sebbene Trump abbia ricevuto tre milioni di voti popolari in meno rispetto a Hillary Clinton nelle ultime elezioni, solo 77.000 voti in tre stati settentrionali del Midwest hanno consegnato a Trump il collegio elettorale e le chiavi della Casa Bianca.

Di conseguenza, i cosiddetti stati contesi o stati chiave hanno una importanza molto maggiore quando si tratta di fare campagna elettorale, poiché tutto ciò che conta sono i 270 voti elettorali richiesti per la vittoria. Molti stati hanno non hanno nessuna garanzia di poter incidere con il proprio voto per un partito o per l’altro. Non conta nulla se hai votato per Trump a New York o per Biden nel Mississippi: il tuo voto non avrà alcun effetto sul risultato. Ciò significa anche che l’80% della popolazione che vive in stati non contesi è spesso semplicemente dato per scontato. Questo è esploso in faccia a Hillary Clinton nel 2016. Non è stata nemmeno una volta in Wisconsin, poiché era così sicura che quei voti fossero già garantiti, e ha finito per perdere lì. Non c’è da stupirsi che la maggioranza degli americani sostenga l’abolizione del collegio elettorale una volta per tutte! Eppure tutto questo è considerato perfettamente normale e legittimo da politici ed esperti liberali e conservatori.

Nella loro grande saggezza, gli artefici della Costituzione hanno deciso un numero pari di elettori, aprendo così la possibilità di un pareggio nel collegio elettorale. Se ciò dovesse accadere, la Camera dei rappresentanti eleggerebbe il presidente sulla base di un voto per delegazione statale. Ciò rende ancora più ridicolo il concetto di democrazia, poiché la California riceverebbe un voto per la sua delegazione di 53 rappresentanti, mentre il Sud Dakota riceverebbe anche un voto per il suo unico rappresentante. Allo stato attuale delle cose nel 2020, ciò favorirebbe Donald Trump.

Poi c’è la Corte Suprema, che potrebbe benissimo essere chiamata a intervenire con tutto il proprio peso sulle elezioni e potenzialmente a far pendere l’ago della bilancia, come ha fatto nel fiasco tra Al Gore e George W. Bush nelle elezioni del 2000. Per anni, il presidente della Corte Suprema John Roberts ha cercato di svolgere un ruolo di bilanciamento, usando il potere della corte per esercitare un’influenza politica senza dare l’impressione di farlo. Questa farsa sarà molto più difficile da portare avanti ora che la corte è stata riempita di “interpreti” conservatori della Costituzione, tutti nominati a vita. Vale la pena notare che i giudici Roberts, Kavanaugh e Amy Coney Barrett di recente nomina erano tutti coinvolti nella campagna di Bush nelle elezioni del 2000.

Il fatto che ci siano i cosiddetti giudici liberali e conservatori mette a nudo la natura profondamente politica di questo organo non eletto. Anche se vorrebbero farci credere che la più alta corte del paese galleggia al di sopra del resto dello stato e della società di classe, nulla è più lontano dalla verità. Come la tutt’altro che innocua monarchia britannica, la Corte Suprema è un baluardo cruciale del governo borghese. Un tempo era un fattore stabilizzante affidabile, ma anch’esso si sta trasformando in un fattore destabilizzante di prim’ordine, poiché le persone perdono ancora più fiducia nella cosiddetta imparzialità della legge.

E se il voto è un atto così sacro, perché si svolge di martedì, nel mezzo di una giornata lavorativa? Alcuni si sono riferiti a tutto questo come “democrazia falsa“. Ma è precisamente ciò che è sempre stato: la democrazia borghese, cioè un sistema progettato per difendere gli interessi di una minuscola minoranza di proprietari rispetto agli interessi della maggioranza.

È assolutamente vero che la politica statunitense si è spostata molto a destra, ma non è la stessa cosa che affermare che la classe operaia nel suo insieme si sia spostata a destra – e di certo nemmeno la stragrande maggioranza dei giovani certamente lo ha fatto.

Se Trump vince, i Democratici non hanno il diritto di definirsi i paladini della “gente comune”. Incapace di sconfiggere un clown criminale durante una crisi economica e una pandemia, il marciume estremo dei Democratici verrebbe alla luce una volta per tutte e la necessità di una rottura totale e immediata sarebbe evidente a milioni di persone. Anche se Biden vincesse, non avrebbero assolutamente il diritto di fingere di rappresentare gli interessi della maggioranza della classe operaia. La missione di Biden sarà ristabilire la stabilità e la credibilità delle istituzioni del sistema, preparando la strada per la prossima generazione di difensori Democratici del capitalismo.

Non dimentichiamo che anche le riforme annacquate di Bernie sono state viste come troppo radicali dai vertici del partito. Come tutti sappiamo, dopo la campagna di Bernie Sanders del 2016, il socialismo è stato messo in primo piano e al centro della politica statunitense. Milioni di persone ora hanno una visione favorevole del socialismo e dicono che voterebbero per un candidato socialista. Ma una volta che Sanders è stato messo da parte ancora una volta questa primavera, i Democratici hanno virato ancora più a destra e hanno cercato di prendere le distanze da qualsiasi cosa che avesse a che fare con il socialismo.

Trump ha giocato sulle paure e sui sospetti del periodo della Guerra Fredda, che continuano a tormentare uno strato della classe operaia più anziana. In posti come Miami, con la sua numerosa popolazione cubana e venezuelano-americana, si è impadronito di questo sentimento e ha dipinto cinicamente i democratici come stalinisti con la rabbia e violenti anarchici.

C’è bisogno di un partito dei lavoratori

Quanto a Biden, ha messo in chiaro che non è un socialista precisamente in un momento in cui milioni di persone dicono che voterebbero per un socialista e non sono interessati a un altro politico che difenda lo status quo. È del tutto esatto che molti democratici – i cosiddetti moderati – abbiano paura del socialismo. Biden e il Comitato nazionale democratico, ma direzione del partito, hanno nuovamente scommesso sulla vittoria nel cosiddetto centro. Ma il centro è stato svuotato da decenni di crisi e polarizzazione. Ciò spiega il crescente interesse per il socialismo e il comunismo e l’ascesa di una estrema destra più esplicita e visibile.

Lungi dallo screditare l’idea che i socialisti possano partecipare alla corsa elettorale e vincere in questo Paese, i risultati di queste elezioni mettono semplicemente in luce il fatto che il Partito Democratico non è un partito socialista, non lo è mai stato e non lo sarà mai. Quelli a sinistra che pensano che si possa renderlo tale semplicemente volendolo, o evitare il duro lavoro di costruire qualcosa di nuovo al di fuori del sistema bipartitico, stanno illudendo se stessi e gli altri con la loro cosiddetta strategia di stare un po’ dentro e un po’ fuori.

A dire il vero, se i Democratici si candidassero come partito socialista, sarebbero sconfitti alle urne. Questo perché la gente sa benissimo chi sono i Democratici e cosa rappresentano. Ma le persone si mobiliterebbero in massa per un candidato socialista indipendente della classe lavoratrice, sostenuto da un movimento dal basso come quello che abbiamo visto la scorsa estate, che getterebbe le basi per un partito di massa con una seria possibilità di vincere – non liberali mascherati da socialisti, ma autentici socialisti della classe operaia.

Abbiamo bisogno di dirigenti lavoratori onesti che si occupino di tutte le questioni che interessano tutti i lavoratori su basi di classe. Un partito che lotti per il lavoro, l’assistenza sanitaria e l’istruzione per tutti. Un partito che spiega che tutto questo, e molto altro, dovrebbe essere pagato espropriando i 500 più ricchi, comprese le più grandi aziende di Wall Street e i giganti della Silicon Valley. Su basi di classe, anche molti lavoratori che hanno votato per Trump potrebbero essere conquistati da un tale programma.

Prendiamo la questione del fracking e dei combustibili fossili in generale come esempio. Molti lavoratori di questo settore possono preoccuparsi dei suoi effetti ambientali, ma per loro è l’unico modo in cui possono pagare l’affitto o il mutuo, mettere il cibo in tavola e mandare i figli a scuola. Quando Biden ha dichiarato senza mezzi termini che si sarebbe “sbarazzato dei combustibili fossili”, l’unica cosa che questi lavoratori hanno sentito è stata: “Sarai di nuovo senza lavoro, la rust belt (quello che era un tempo il cuore industriale dell’America, dagli Appalachi al Midwest, da decenni in crisi e declino, ndt) sarà tradita ancora una volta dai Democratici . “

Inoltre, c’è una forte tradizione libertaria in questo paese, e non solo nell’accezione moderno di estrema destra. Fin dal periodo contraddittorio della prima rivoluzione americana, c’è una forte tradizione di individualismo, di esaltazione della libertà personale sopra ogni altra cosa, e profonde illusioni nel concetto di “libertà” in astratto. C’è una diffusa sfiducia nel governo, e per una buona ragione. Questa tradizione è cinicamente sfruttata dai teorici della cospirazione, dai poteri rivali e dallo stesso Donald J. Trump. Ad esempio, invece di offrire una spiegazione razionale del perché le persone dovrebbero indossare mascherine e praticare il distanziamento sociale, c’è stato un confuso pasticcio di messaggi contrastanti. I governatori democratici hanno dettato disposizioni fredde e impersonali dall’alto, mentre i conti bancari dei lavoratori venivano prosciugati.

Un partito operaio adotterebbe un approccio molto diverso. Non inquadrerebbe le questioni con delle dicotomie, come “il lavoro o la salute”. Proteggerebbe la salute delle persone garantendo nel contempo posti di lavoro di qualità per tutti e un vero salario minimo , indipendentemente dal fatto che lavorino attivamente o meno. Vieterebbe gli sfratti, fornirebbe assistenza sanitaria universale, assistenza all’infanzia, istruzione e una piccola cosa chiamata dignità.

Il potenziale per un partito come questo non può essere negato. Ad essere onesti, se in queste elezioni ci fosse stato un candidato socialista indipendente valido, non si può dire quale sarebbe stato il risultato. Magari non avrebbero vinto in questo turno, ma in una competizione serrata a tre, avrebbero potuto! Ma anche se non vincesse, potrebbe organizzare un movimento imponente pronto a combattere nelle strade e nei luoghi di lavoro contro Trump o Biden e gettare le basi per il successo nel 2024.

L’attuale impasse non è il risultato voluto dai seri strateghi del capitale. Una grande vittoria per Biden sarebbe stata più adatta ai loro interessi. Un sondaggio condotto dalla Yale School of Management alla fine di settembre ha rilevato che il 77% degli amministratori delegati prevede di votare per Biden e che oltre il 60% prevede che vincerà. L’instabilità è un male per gli affari, e Trump è la definizione stessa di instabilità.

Il Financial Times comprende le implicazioni di questo tipo di incertezza, questo continuo minare la legittimità dell’intero sistema. Come hanno scritto oggi in un editoriale:

“L’America deve affrontare due pericoli, uno immediato, l’altro strutturale. Il primo è che la magistratura possa essere coinvolta nel decidere il risultato … Il secondo pericolo è per la legittimità dell’intero sistema. Se Trump vince il collegio elettorale, sarà la seconda volta che lo fa con una minoranza dei voti e la terza volta che un repubblicano lo fa in questo secolo.”

C’è un aspetto importante da considerare. Presentando i risultati come fraudolenti, Trump potrebbe effettivamente trovarsi in una posizione ancora più forte fuori dal potere che in esso. Sarebbe ancora meno vincolato dal bisogno di mantenere il decoro o dalla preoccupazione per l’integrità istituzionale di quanto non lo sia come presidente. Se Biden vince, erediterà molteplici crisi e avrà strumenti limitati per affrontarle, per non parlare di un’opposizione virulenta di estrema destra. Se Trump può infangare il trasferimento del potere e dipingere se stesso come una vittima della “tirannia liberale”, la sua base sarà in uno stato di fermento e pronta a lottare in un secondo momento, potenzialmente candidandosi per un altro mandato nel 2024.

Milioni di persone sono stremate dalla presidenza Trump, dalle montagne russe economiche e dallo stress e dalla tensione della pandemia. Vogliono un ritorno alla “normalità”. Ma questa è la norma sotto il capitalismo. Solo in una manciata di Paesi per una manciata di anni la pace e la stabilità relative furono la norma. Quell’epoca è finita. Questa non è tanto la “nuova normalità” quanto la vera norma fondamentale sotto il capitalismo. Per sua stessa natura, è un sistema di guerra, crisi e instabilità.

Dopo gli ultimi anni, molte persone desiderano sinceramente la riconciliazione. Ma l’unica riconciliazione possibile è quella tra lavoratori, uniti nella lotta contro i nostri comuni nemici. La riconciliazione tra le classi è impossibile in una società divisa in sfruttatori e sfruttati. Non ci facciamo illusioni nella farsa della democrazia borghese. Non importa chi vinca, queste elezioni segnano un nuovo punto di svolta nella crisi del capitalismo, nella lotta di classe e nello sviluppo contraddittorio della coscienza di classe.

Le elezioni presidenziali e di ogni altro tipo possono fornire un’utile fotografia dello stato d’animo nella società in un dato momento, ma non possono offrire una soluzione ai problemi fondamentali che i lavoratori e i giovani devono affrontare. Anche se non sarà un processo automatico o lineare, alla fine la disperazione, la rabbia non focalizzata e l’incertezza saranno unite dalla lotta di classe. La natura disprezza il vuoto e le leggi della gravità sociale finiranno per affermarsi. La conclusione che dobbiamo trarre è che non c’è via d’uscita dalla crisi del capitalismo all’interno del sistema capitalista stesso: non entro i limiti delle sue relazioni sociali ed economiche, non all’interno dei suoi partiti politici, non all’interno del suo quadro giuridico, e non entro le sue strutture statali e istituzionali.

Lo abbiamo detto nel passato, e lo diremo un milione di volte ancorase necessario: ciò di cui la classe operaia americana ha bisogno è un proprio partito di massa indipendente, armato di un programma socialista rivoluzionario che trascende i limiti del capitalismo. Solo l’ascesa al potere di un governo operaio può gettare le basi per porre fine all’incertezza e all’instabilità insite in un sistema basato sulla ricerca del profitto. Questa idea deve essere costantemente e pazientemente proposta nel movimento in modo chiaro. È il fulcro attorno al quale le nostre molte lotte apparentemente separate possono essere collegate insieme in una lotta unica contro il capitalismo.

Il periodo in cui viviamo è più simile agli anni Cinquanta del diciannovesimo o del diciottesimo secolo, rispetto agli anni Cinquanta del secolo scorso. La relativa stabilità del dopoguerra è morta e sepolta e le contraddizioni sociali stanno tutte spingendo nella direzione di una nuova rivoluzione nell’arco delle nostre vite. Questa è la prospettiva per cui dobbiamo prepararci.

Sappiamo tutti che Biden non è un socialista, e di certo non lo è Trump. Ma noi della TMI siamo socialisti – siamo socialisti rivoluzionari e marxisti, e abbiamo assoluta fiducia che le questioni di classe alla fine saranno messe in primo piano. Se non sei ancora un membro della TMI, ora è il momento di metterti in contatto con noi. Il momento di unirsi alla lotta per una rivoluzione socialista e un mondo socialista è adesso.

Pubblicato originariamente il 4 novembre su socialistrevolution.org

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