13 luglio 2018

Haiti in rivolta! Sciopero generale contro l’aumento del prezzo del carburante

Una protesta di massa è scoppiata lo scorso venerdì 6 luglio in tutta Haiti in opposizione al piano del governo di taglio ai sussidi al carburante. Il presidente Jovenel Moïse in un primo momento è apparso determinato ad andare avanti, incurante dalle proteste ma, con le manifestazioni in aumento per dimensioni e portata, sabato il governo ha fatto marcia indietro e ha annunciato una sospensione temporanea del rialzo dei prezzi.

Non c’è fiducia nel regime e un ambiente insurrezionale si è diffuso in tutto il paese. Le proteste hanno continuato a crescere durante il fine settimana, portando alla fine alla richiesta di dimissioni del presidente e a uno sciopero generale previsto per lunedì e martedì scorsi (9-10 luglio).

Dominio dell’imperialismo

Haiti non ha mai conosciuto la stabilità economica o politica dopo la grande rivoluzione degli schiavi del 1791 e l’indipendenza ottenuta nel 1804. Questa storica instabilità è radicata nel passato coloniale del paese e nella dominazione, moderna e devastante, dell’imperialismo. La classe dominante di Haiti è straordinariamente debole, corrotta e incompetente. Nonostante la rivoluzione e l’indipendenza formale, la classe capitalista di Haiti è stata per lungo tempo totalmente dipendente dai suoi padroni imperialisti e si è dimostrata completamente incapace di sviluppare il paese dal punto di vista economico, politico e sociale.
Di fatto, la borghesia haitiana è diventata così dipendente dall’imperialismo da poter mantenere il suo dominio solo sulla base del diretto sostegno economico, politico e militare delle potenze imperialiste. Questa situazione lascia al potere l’élite al potere haitiano e dà loro accesso alle briciole dalla tavola degli imperialisti. Per quanto riguarda gli imperialisti, hanno mano libera per sfruttare le risorse di Haiti e la manodopera a basso costo. Dato che gli imperialisti controllano i cordoni della borsa, esercitano un considerevole controllo sul paese. La forza di occupazione delle Nazioni Unite ha il compito di far rispettare questo controllo.
Gli imperialisti hanno storicamente usato due armi principali per dominare e soggiogare Haiti: il debito e l’occupazione militare diretta. Sin dal primo governo Aristide negli anni ’90, gli imperialisti hanno esercitato il loro controllo legando direttamente i prestiti e gli aiuti all’attuazione di vasti piani di privatizzazione; la creazione di zone per l’esportazione; l’attacco ai salari e ai sindacati; e la fine dei sussidi per il carburante.
Dopo il crollo del regime di Duvalier, gli imperialisti sono stati principalmente interessati a trovare un governo stabile per proteggere i loro investimenti. Ma un governo stabile è impossibile ad Haiti. La borghesia è troppo debole e la lotta di classe ad Haiti è troppo intensa. Questa situazione è poi amplificata dalla crisi in atto del capitalismo mondiale.
Ad Haiti, qualsiasi politica governativa a favore degli interessi dell’élite dominante fa infuriare la classe lavoratrice e i poveri, spesso con successive proteste di massa dalle dimensioni insurrezionali. Dall’altro lato, qualsiasi politica o riforma che favorisca gli interessi della classe lavoratrice e dei poveri, non importa quanto mite (come aumentare il salario minimo, costruire più scuole e ospedali e sviluppare programmi di alfabetizzazione), provoca una reazione rabbiosa dell’élite al potere e spesso conduce all’attuazione di azioni paramilitari e colpi di stato. Come abbiamo visto più volte negli ultimi 30 anni, al fine di proteggere i loro interessi (investimenti), gli imperialisti usano anche le forze di occupazione militare per “ristabilire l’ordine”.

 

Materiale infiammabile

Haiti è il paese più povero dell’emisfero occidentale. Recenti statistiche della Banca Mondiale mostrano che più di 6 milioni di abitanti della popolazione di Haiti, pari a 10,4 milioni (59%), vivono al di sotto della soglia minima di povertà di 2,41 dollari USA al giorno, mentre oltre 2,5 milioni (24%) vivono al di sotto della soglia minima di estrema povertà di 1,23 dollari USA al giorno.
Il reddito nazionale lordo pro capite è 1.730 dollari (a parità di potere d’acquisto). In confronto, la media nel resto dei Caraibi / America Latina è 14,098 dollari. Poco più del 74% della popolazione urbana vive in baraccopoli. Oltre il 75% della popolazione nelle campagne è povera, il 50% dei bambini non frequenta la scuola, con un tasso di alfabetizzazione del 61-64% per i maschi e del 57% per le femmine. Meno della metà degli haitiani nelle aree rurali ha accesso all’acqua e solo il 24% di tutti gli haitiani ha accesso ai servizi igienici (con la maggior parte delle persone che fanno uso di latrine di fortuna).
Oltre a ciò, Haiti è estremamente esposta ai disastri naturali, che spesso devastano completamente il paese. Nel 2010 un forte terremoto ha colpito Haiti, devastando il paese e distruggendo l’equivalente del 120% del PIL. Si stima che circa 250.000 residenze e 30.000 edifici commerciali siano crollati o siano stati gravemente danneggiati dal sisma. Le stime del bilancio delle vittime variano, ma vanno da 100.000 a 300.000 morti nel disastro. Circa un milione e mezzo di persone sono state sfollate a causa del terremoto. Ad oggi Haiti non si è ancora completamente ripresa e ci sono ancora decine di migliaia di persone che vivono in tendopoli.
Haiti era ancora sconvolta dal terremoto quando è stata colpita dall’uragano Matthew nel 2016. La tempesta ha distrutto l’equivalente del 22 per cento del PIL. Tra le 500 e le 600 persone sono state uccise e centinaia di migliaia sono stati ospitati in rifugi per senzatetto, con circa 1 milione e quattrocentomila persone che hanno avuto bisogno di assistenza umanitaria, aggravando i problemi ancora presenti del terremoto.
La situazione rivoluzionaria che si stava sviluppando nel paese durante la seconda presidenza di Aristide nei primi anni 2000 è stata parzialmente fermata dall’occupazione dell’ONU e dal terremoto, dato che il paese era stato distrutto: centinaia di migliaia di persone erano morte e la gente era costretta a concentrarsi semplicemente a sopravvivere.
Tuttavia, nel 2013 la rabbia delle masse si è riversata nelle strade mentre migliaia di persone hanno protestato contro la mancanza di progressi nella ricostruzione post- terremoto, il livello di corruzione, l’aumento del costo della vita e il ritardo nella convocazione delle elezioni politiche e amministrative.
Il movimento è nuovamente ripreso nel 2015 fino a quando si sono tenute le elezioni. Sono avvenuto massicci brogli nelle elezioni presidenziali quell’anno. Ad esempio, Jovenel Moïse, imprenditore nel settore dell’export delle banane, che ha contribuito alla creazione di una zona di libero scambio agricolo ad Haiti, e un rappresentante diretto degli interessi imperialisti, ha ottenuto ufficialmente il 32,8% dei voti nel primo turno delle elezioni presidenziali del 2015, eppure secondo gli exit polls del quotidiano Haiti Sentinel aveva ricevuto solo il 6%.
I brogli elettorali hanno scatenato proteste di massa e le elezioni sono state nuovamente rimandate. Una commissione istituita per indagare sui risultati ha rilevato brogli generalizzati e ha raccomandato di rifare le elezioni. Va notato che varie organizzazioni con sede ad Haiti avevano trovato prove importanti di brogli, ma gli osservatori internazionali hanno approvato i risultati addirittura prima che il rapporto della commissione fosse stato pubblicato. L’imperialismo Usa aveva trovato il loro uomo in Moïses. Dopo aver speso milioni per le elezioni, voleva il candidato preferito al potere, indipendentemente dal fatto che queste elezioni le avesse effettivamente vinte.

 

Gettando benzina sul fuoco

Alla fine sono state indette nuove elezioni nel novembre 2016 e Moïse ha vinto ufficialmente, sempre tra accuse di frodi e proteste di massa. Dal rovesciamento rivoluzionario del regime di Duvalier negli anni ’80, i tentativi della borghesia haitiana di governare “democraticamente” sono stati un fiasco completo. Considerando corruzione, brogli, molteplici colpi di stato e occupazioni militari, non dovrebbe sorprendere il fatto che il popolo haitiano abbia poca fiducia nella “democrazia” nel paese e ancora meno creda che il proprio voto sia importante.
L’affluenza alle elezioni del 2000, che portò per la seconda volta Aristide al potere, è stata circa del 50%, e si basava principalmente sull’entusiasmo generatosi all’epoca tra i lavoratori e i poveri nei confronti di Aristide. Dopo il colpo di stato che ha rovesciato Aristide e l’occupazione da parte dei caschi blu delle Nazioni Unite, l’affluenza alle urne del 2006 è scesa al di sotto del 40 per cento. Da allora, i livelli di affluenza sono crollati dal 22% nel 2010/2011, al 28,8% nel 2015 e solo al 18% nelle elezioni del novembre 2016. Ciò significa che, su una popolazione di 10 milioni di persone, solamente 600.000 circa hanno votato per Moïse, che chiaramente non avrebbe alcun mandato se non avesse vinto per mezzo di brogli.
Moïse, che si è dimostrato rappresentante degli interessi imperialisti ad Haiti, ha assunto la carica all’inizio di febbraio e alla fine del mese aveva firmato un accordo per l’assistenza economica da parte del Fondo monetario internazionale. L’accordo con il FMI garantirebbe l’accesso a 96 milioni di dollari in prestiti in cambio della completa privatizzazione della società energetica statale e dell’eliminazione dei sussidi per il carburante e l’elettricità.
Gli imperialisti hanno a lungo cercato di eliminare sovvenzioni per il carburante ad Haiti . Per un po’ di tempo è stato in funzione un meccanismo di adeguamento automatico per controllare la spesa statale destinata ai sussidi, progettato dagli imperialisti e dall’élite locale haitiana quando il prezzo del carburante è aumentato nella prima parte di questo secolo.
Di fronte al terremoto del 2010, il governo è stato costretto ad abbandonare questo meccanismo automatico. Con i prezzi del carburante congelati da marzo 2011, la spesa per sussidi è aumentata quando i prezzi degli idrocarburi hanno ripreso lentamente a salire dopo la recessione del 2008. La Banca Mondiale stima che nel 2014 i sussidi per il carburante ammontassero al 2,2% del PIL di Haiti, superando la spesa sanitaria, che è intorno allo 0,8 per cento del PIL.
L’argomento che usano gli imperialisti è che, poiché i poveri di Haiti usano una quantità minima di carburante, i sussidi vanno a beneficio sproporzionato dei ricchi. La Banca Mondiale stima che il 20 percento più ricco della popolazione riceva il 93 percento delle sovvenzioni per il carburante. Mentre è indubbiamente vero che i ricchi beneficiano in modo sproporzionato del sussidio per il carburante, questo non è un motivo per eliminarlo per tutti. Ben diverso sarebbe annullare il sussidio solo per la ricca élite (e l’eliminazione di quest’ultimo avrebbe anche un impatto minore sui ricchi), ma si tratta in realtà di attaccare i servizi a beneficio dei poveri e della classe operaia haitiani.
Gli imperialisti sostengono inoltre che le sovvenzioni non lasciano al governo risorse per investire nella spesa sociale per sanità e istruzione. La proposta degli imperialisti è che se i sussidi per il carburante vengono eliminati, il governo avrà più denaro da investire nelle scuole, nelle cliniche e negli ospedali.
Ma gli imperialisti non ingannano nessuno. La situazione ha certe similitudini con il gasolinazo in Messico l’anno scorso. I tagli al sussidio per il carburante influenzeranno direttamente e in maniera pesante la vita di milioni di poveri haitiani. La maggior parte degli haitiani vive in baraccopoli, senza connessioni a gas o elettricità. Solo la ricca élite dispone di questi servizi. La maggior parte degli haitiani poveri utilizzano benzina, diesel e cherosene per illuminare le loro case e cucinare, oltre che per recarsi al lavoro, ecc. L’aumento del costo del carburante fa anche aumentare il costo dei trasporti, e quindi del cibo e di altre merci. Tagliare il sussidio per il carburante significa anche che un numero maggiore di bambini non potranno frequentare la scuola.
Nonostante il fatto che i sussidi per i carburanti agevolino i ricchi in maniera sproporzionata , la realtà è che la classe lavoratrice e poveri di Haiti non possono sopravvivere senza questi sussidi. Un aumento dei prezzi del carburante sarà disastroso per i poveri haitiani che non possono tollerare altri soprusi e attacchi agli standard di vita.
Inoltre, perché la classe operaia e i poveri di Haiti dovrebbero rinunciano a un sussidio ora in cambio di vuote promesse di aumenti della spesa sociale? Data la storia del paese e la natura del governo, non vi è alcun motivo per avere la certezza che tali promesse saranno mai realizzate.
Infatti ci sono già stati diversi tagli al sussidio e aumenti dei prezzi nell’ultimo anno. Il governo ha aumentato il prezzo del carburante a maggio 2017. Nell’ottobre 2017 ha riattivato l’adeguamento automatico dei prezzi del carburante e firmato un accordo con i sindacati per eliminare gradualmente il sussidio per il trasporto pubblico.
Dopo l’accordo firmato nel febbraio 2018 con il Fondo monetario internazionale, il governo ha annunciato l’esistenza di un pesante deficit di bilancio e, insieme al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale, ha incolpato il deficit in gran parte alle sovvenzioni per carburanti ed elettricità. Più recentemente, la Inter-American Development Bank (Banca interamericana di sviluppo) ha offerto un aumento dei finanziamenti se il governo si fosse impegnato pubblicamente a eliminare il sussidio per il carburante. Tutti sapevano che erano in arrivo i tagli ai sussidi per il carburante e una serie di proteste erano già state organizzate, dove la lotta contro l’aumento proposto dei tagli di combustibile era collegata in alcune aree con rivendicazioni del ritiro delle forze di occupazione straniere e un aumento del salario minimo. Varie organizzazioni politiche e sindacati hanno avvertito il governo che se avesse autorizzato i tagli per alimentare i sussidi, avrebbe dovuto affrontare una rivolta.

 

Insurrezione

Alle 16:00 di venerdì 6 luglio, mentre il paese era impegnato a guardare la Coppa del Mondo, il governo ha annunciato i tagli ai sussidi per il carburante. Il prezzo della benzina è aumentato del 38%, il diesel del 47% e il cherosene del 51%. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Tutta la rabbia delle masse che è stata accumulata per anni è improvvisamente esplosa. Aggiungendo il danno alla beffa, il cherosene, che ha subito l’aumento più alto, è la fonte di carburante più utilizzata dai più poveri, dimostrando ancora che si tratta di un attacco ai poveri e la classe lavoratrice. Tali aumenti di prezzo per il carburante sarebbero già piuttosto difficili da affrontare per la popolazione nei paesi capitalisti avanzati, ma ad Haiti renderanno la vita impossibile per milioni di persone.
La risposta delle masse all’annuncio è stata immediata – e di massa. Le mobilitazioni sono iniziate a Port-au-Prince, ma si sono diffuse rapidamente in altre città e regioni come Les Cayes, Cap-Haïtien, Jérémie e Grand’Anse. Centinaia di barricate sono state costruite a Port-au-Prince per difendersi dagli attacchi delle polizia, paralizzando la capitale. La polizia è stata rapidamente sopraffatta e si è ritirata, lasciando il controllo delle strade ai manifestanti
Alla fine, i sindacato dei trasporti, del settore pubblico e vari sindacati e organizzazioni rurali e civiche hanno aderito alle manifestazioni. Diversi resoconti indicano che diverse organizzazioni sindacali e altre associazioni si sono riunite per formare un comitato di coordinamento della protesta, che ha rappresentato un importante passo in avanti. Il comitato ha convocato uno sciopero generale lunedì e martedì (9 e 10 luglio). Le rivendicazioni dello sciopero includevano la sospensione permanente dei tagli al sussidio per il carburante, la reintegrazione dei lavoratori licenziati dalle aziende statali, l’arresto da funzionari corrotti implicati nel furto di fondi Petrocaribe e infine, sono state richieste a gran voce le dimissioni del Presidente.
Altre resoconti forniscono un’indicazione sulla natura insurrezionale del movimento di massa che è scoppiato in tutto il paese. È significativo, come indicazione della rabbia acuta delle masse, che diversi articoli e resoconti indichino che la dimensione e la portata dell’attuale movimento sembrano rendere minuscola quella che portò alla caduta della dittatura di Duvalier.
Temendo una rivolta dalla portata rivoluzionaria, il governo ha operato una parziale ritirata e sabato, prima delle date proposte per gli scioperi, ha annunciato una sospensione temporanea dei tagli ai sussidi per il carburante,.
Già nel fine settimana i trasporti sono stati completamente bloccati, tutti i mercati erano chiusi e i media hanno sospeso le trasmissioni. Quando lo sciopero generale è iniziato lunedì, la capitale e la maggior parte del paese sono stati completamente bloccati. Le aziende erano chiuse e i trasporti si si sono fermati.
Mentre le notizie da Haiti sono difficili da recuperare a causa dello sciopero e della mancanza intenzionale di resoconti da parte della maggior parte dei media stranieri, le ultime notizie mostrano che lo sciopero è continuato ed ha conservato tutta la sua forza nella giornata di martedì. I sindacati dei trasporti si sono uniti allo sciopero e il paese è rimasto bloccato.
Tuttavia, sembra che il governo stia cercando di riprendere il controllo della situazione. Una manifestazione di fronte al Palazzo Nazionale che era stata convocata per martedì è stata attaccata dalla polizia nazionale. Sembra che le forze ONU, almeno per il momento, non siano intervenute.

Rivoluzione

Il magnifico movimento insurrezionale del popolo haitiano è riuscito a bloccare i tagli al sussidio per il carburante, per ora. Tuttavia, la sospensione operata dal governo è solo temporanea. Se il governo sopravvive alla mobilitazione, gli imperialisti insisteranno affinché venga attuato l’accordo firmato a febbraio. Come hanno fatto in passato, gli imperialisti tratterranno i fondi di cui il governo ha disperatamente bisogno nel tentativo di affamare il paese fino a quando non verranno attuati i tagli previsti.
Il governo subirà enormi pressioni da parte degli imperialisti e quindi il popolo haitiano non può avere fiducia nel governo o nella sospensione del taglio delle sovvenzioni.
Se la mobilitazione si ferma o fa un passo indietro di fronte alla sospensione dei tagli, il governo e gli imperialisti pazienteranno un po’ di tempo, ma a un certo punto cercheranno di ripartire con gli attacchi.
Non è ancora chiaro come si svilupperà la situazione. Il governo è molto debole, senza alcun mandato o sostegno popolare. Di fronte a una rivolta popolare, è del tutto possibile che il governo cada. Se i lavoratori e i poveri non riusciranno a prendere il potere, si potrebbe aprire la possibilità di un colpo di stato in una forma o nell’altra quando l’élite dominante cercherà di schiacciare il movimento delle masse e di far passare l’accordo del FMI.
Gli imperialisti hanno a disposizione anche la forza di occupazione delle Nazioni Unite, che a un certo punto potrebbe intervenire per aiutare l’élite al potere a “ristabilire l’ordine” fino a quando non sarà installato un nuovo governo borghese, in ultima analisi per assicurare che l’accordo del FMI sia attuato. Il popolo haitiano si è trovato in questa situazione più volte in precedenza.
Per la classe operaia e per i poveri di Haiti, non c’è modo di migliorare le proprie condizioni sulla base del capitalismo. Finché i capitalisti rimarranno al potere, il paese rimarrà completamente impoverito e in balia degli interessi delle potenze imperialiste. La classe dominante haitiana e gli imperialisti si sono dimostrati totalmente contrari e incapaci di risolvere qualsiasi problema che i lavoratori e i poveri devono affrontare.
Solo il socialismo offre una via d’uscita per il popolo haitiano. L’unico modo per fermare in modo permanente i tagli, proteggere gli interessi dei lavoratori e dei poveri, sviluppare l’economia e creare posti di lavoro è cacciare la borghesia e gli imperialisti dal potere.
Gli interessi della classe lavoratrice haitiana e dell’élite dirigente sono incompatibili. I capitalisti haitiani sono parassiti che traggono i loro profitti dallo spietato sfruttamento del popolo haitiano e dalle briciole gettate dall’imperialismo. Per questo motivo, l’élite al potere haitiano non può tollerare alcuna riforma a favore dei lavoratori e dei poveri, poiché ciò danneggia i loro profitti e mette in discussione il loro dominio sul paese. Hanno dimostrato più volte tutto ciò e la loro volontà di combattere fino alla morte per proteggere la loro ricchezza e potere durante la storia di Haiti. Ecco perché, sulla base del capitalismo, Haiti non sfuggirà mai all’incubo della povertà e del dominio imperialista.
Le masse lavoratrici e povere di Haiti devono prendere il potere nelle loro mani e formare un proprio governo che governi nei loro interessi. I lavoratori e i poveri devono rivendicare, come primi passi necessari, l’espropriazione delle élite al potere e degli imperialisti, nonché il ritiro delle forze di occupazione delle Nazioni Unite, insieme a un appello alla solidarietà rivoluzionaria da parte dei poveri, dei lavoratori e dei contadini dei Caraibi e tutte le Americhe.

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