Grecia, referendum del 5 luglio – Votare no! Respingere l’ultimatum della troika, rompere col capitalismo

Venerdì 26 giugno, in un discorso televisivo alla nazione, il Primo ministro greco Tsipras ha annunciato che sottoporrà al giudizio di un referendum popolare domenica prossima, 5 luglio, l’ultimatum della troika. Si apre una nuova fase della crisi greca.

Tsipras ha usato in questo discorso un linguaggio molto forte:

“È stato chiesto al governo greco di accettare una proposta che carica nuovi e insopportabili pesi sul popolo greco e minaccia la ripresa della società e dell’economia, non solo mantenendo l’insicurezza generale, ma anche aumentando in modo smisurato le diseguaglianze sociali.

La proposta delle istituzioni comprende misure che prevedono una ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, nuove diminuzioni dei salari del settore pubblico e anche l’aumento dell’IVA per i generi alimentari, per il settore della ristorazione e del turismo, e nello stesso tempo propone l’abolizione degli alleggerimenti fiscali per le isole della Grecia.

“Queste misure violano in modo diretto le conquiste comuni europee e i diritti fondamentali al lavoro, all’eguaglianza e alla dignità; e sono la prova che l’obiettivo di qualcuno dei nostri partner delle istituzioni non era un accordo durevole e fruttuoso per tutte le parti ma l’umiliazione di tutto il popolo greco.”

Tsipras ha affermato che la “in questo momento pesa su di noi una responsabilità storica davanti alle lotte e ai sacrifici del popolo greco per garantire la Democrazia e la sovranità nazionale, una responsabilità davanti al futuro del nostro paese. ”

E ha concluso: “E questa responsabilità ci obbliga a rispondere all’ultimatum secondo la volontà sovrana del popolo greco. ”

Ha fatto un appello diretto al popolo greco: “A questo ultimatum ricattatorio che ci propone di accettare una severa e umiliante austerity senza fine e senza prospettiva di ripresa sociale ed economica, vi chiedo di rispondere in modo sovrano e con fierezza, come insegna la storia dei greci. ”

Per capire come siamo arrivati ​​a questo punto c’è bisogno di tornare all’inizio della settimana scorsa. Lunedì 22 giugno il governo di Atene ha proposto un documento che accoglieva molte delle proposte della troika e varcava molte delle “linee rosse” stabilite nel programma elettorale di Syriza.

Il FMI ha risposto in modo molto provocatorio, con una controproposta che fondamentalmente ha spostato tutto il peso del pacchetto di 8 miliardi di euro sulle spalle dei lavoratori, chiedendo ulteriori (e più rapidi) tagli alle pensioni, aliquote IVA più alte e tasse molto più basse per le imprese. La proposta è stata discussa a lungo e le posizioni stavano avvicinando, con il governo greco disponibile a fare ulteriori concessioni. Quando l’accordo sembrava essere molto vicino, l’ostacolo principale è stato il rifiuto di Germania e Finlandia di accordare qualsiasi riduzione sostanziale del debito.
Le istituzioni hanno detto: si tratta di una offerta finale, “prendere o lasciare”. Questo rivela due aspetti fondamentali in gioco. Da un lato, all’interno dei limiti del capitalismo non c’è una vera soluzione alla crisi del debito del capitalismo greco, in quanto significherebbe che qualcun altro dovrebbe sopportarne gli oneri. D’altra parte, è chiaro che c’è anche un obiettivo politico del partito della troika, che è quello di umiliare il governo di Syriza, per evitare il contagio ad altri paesi Se dovessero consentire al governo greco di attuare una politica anche solo leggermente diversa da quella di austerità e tagli, ciò costituirebbe un pessimo esempio in Italia, Portogallo, Spagna, Francia, Irlanda, etc.

Tsipras era pienamente consapevole del fatto che l’ambiente all’interno del paese si stava trasformando e molto rapidamente. All’interno di Syriza aumentava l’ opposizione a una politica di concessioni senza fine da parte del governo. Non c’era alcuna garanzia che un accordo sarebbe stato approvato dal Parlamento: i parlamentari della sinistra del partito non avrebbe probabilmente garantito l’appoggio.

Alla fine, l’intransigenza della troika, da un lato, e la crescente opposizione delle masse, che si riflette anche a livello dei gruppi dirigenti di Syriza, hanno reso impraticabile un accordo. La lotta di classe, seppure in modo distorto, ha messo la sua impronta sui negoziati.

Quale obiettivo si propone Tsipras con la consultazione del 5 luglio?: “Molti si chiedono: cosa succederà dopo il referendum. Con un “no” chiaro, avremo una posizione negoziale molto più forte”, si può legere in un tweet del Primo ministro. Questo si vede chiaramente anche nei riferimenti ai valori europei nel discorso di venerdì. La leadership di Syriza rimane fermamente ancorata all’idea che sia possibile mettere fine all’austerità ottenendo un accordo dalla troika. Il loro obiettivo, con il referendum non è quello di ottenere un mandato chiaro per rompere con la troika e l’austerità, ma piuttosto per avere una posizione negoziale più forte nei negoziati.

Ma l’annuncio del referendum ha messo in moto forze che sono fuori dal controllo del governo. Negli ultimi giorni c’è stato un aumento della polarizzazione nella società greca e il senso di rabbia e umiliazione è straripante. L’umore delle masse sarà quello di gridare: “E’ troppo! Basta umiliazioni, basta concessioni! È ora lottare! ” Ci sarà un grande entusiasmo per l’OXI (“No”, in greco), un Oxi che si ricollega alle migliori tradizioni di resistenza contro il fascismo del movimento operaio greco. Il referendum potrebbe ottenere una grande maggioranza contro l’ultimatum della troika. I primi sondaggi pubblicti dai mass media si riferiscono ai giorni precedenti all’annuncio del referendum, dunque non sono affidabili.

Ci sarà comunque una massiccia campagna di paura da parte dei media capitalisti che presenterà questo come un referendum in cui le masse devono scegliere tra rimanere nell’euro o la discesa nell’inferno.

La decisione della Bce di mettere un tetto alla liquidità di emergenza alle banche greche ha costretto il governo a introdurre limiti ai prelievi ai bancomat e misure di controllo dei capitali. Le banche e la borsa rimarranno chiuse fino al 6 luglio.

Tuttavia, l’atteggiamento della popolazione è cambiato nel corso degli ultimi mesi sulla questione dell’euro. Sì, la gente non pensa che l’uscita dall’euro sia una soluzione, ma sicuramente rifiuta l’attuale “accordo”, e l’attuale situazione. Hanno imparato dalla propria esperienza l’impatto disastroso di pacchetti di austerità imposti dalla troika. Peggio ancora, sanno per certo che tutti i sacrifici e i tagli imposti sono inutili, nel senso che non sono serviti a risolvere la crisi, né a risolvere il problema del debito.

C’è poil a questione del rimborso del debito di 1,5 miliardi di euro al FMI prevista per martedì 30 iugno. Senza un accordo o quanto meno la concessione di una proroga, la Grecia non sarà in grado di pagare e così si inneschebbe un default. Tutte questi strumenti e altri ancora saranno utilizzati per ricattare i Greci e il governo Syriza.

Merkel (se fallisce l’euro, fallisce l’europa) Juncker, Schulz invitano tutti a votare sì e non intendono fare alcuna ulteriore concessione. In queste condizioni, qualsiasi provocazione ulteriore avrà solo l’effetto di polarizzare la situazione ancora più, radicalizzando i lavoratori greci.

All’interno del paese, i partiti dell’austerità (Pasok, Nuova democrazia, “To Potami) si sono schierati dalla parte della Troika. Alba dorata, demagogicamente, ha votato in parlamento a favore del referendum. Il Partito comunista greco ha espresso la sua contrarietà alla celebrazione del referendum in parlamento ed invita i suoi sostenitori ad annullare la scheda il 5 luglio. La ragione è che ambedue le posizioni, quella della troika e quella di Syriza sono a favore dell’austerità! Questa posizione di cieco settarismo è, in ultima analisi, un aiuto oggettivo al capitalismo internazionale.

E ‘giunto il momento di portare avanti un’azione decisa. Questo referendum non sarà vinto solo nelle urne, ma soprattutto attraverso la lotta di classe nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nei quartieri.

A riguardo, ecco la dichiarazione di oggi dei compagni della tendenza comunista di Syriza, che facciamo nostra:

“La troika conduce una campagna aperta per il ‘sì’ e rivolge proclami volti a terrorizzare e ricattare il popolo greco. Il Primo Ministro deve ora rivolgere un appello ai lavoratori greci ed europei e chiedere:
– L’organizzazione di presidi e manifestazioni di massa di sostegno in ogni grande città europea e uno sciopero coordinato a livello europeo nei prossimi giorni per la difesa dei diritti democratici fondamentali del popolo greco.
– La partecipazione di tuute le organizzazioni dei lavoratori, di massa e popolari d’Europa a una conferenza europea contro l’austerità e il terrorismo del capitale, in solidarietà con la lotta del popolo greco, da tenersidirettamente ad Atene.

Il governo dovrebbe immediatamente prendere misure difensive, tra cui la nazionalizzazione dell’intero sistema bancario e finanziario per evitare massicci ritiri di depositi. Il governo dovrebbe anche espropriare le proprietà ed i beni dei principali capitalisti e delle maggiori imprese per evitare la fuga di capitali. I lavoratori dovrebbero occupare le loro aziende e le loro fabbriche aprire i libri contabili e attraverso il controllo dei lavoratori, vigilare per prevenire sabotaggi e accaparramento.

La posta in gioco non è solo il destino del popolo greco, ma quello dei lavoratori di tutta Europa. Questa non è una lotta nazionale, ma una lotta di classe.
Vittoria per i lavoratori greci! Basta con la troika! Rompere con il capitalismo, solidarietà internazionale!

*sulla base del materiale di www.marxist.com

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La manifestazione è avvenuta nonostante il fatto che in Grecia è in vigore il lockdown e nonostante il fatto che il governo abbia proibito qualsiasi riunione pubblica per la durata di una settimana. Il governo ha usato la scusa della pandemia per vietare qualsiasi manifestazione, minacciando l’intervento delle forze dell’ordine e multe contro i manifestanti.

Questo ha fatto infuriare i giovani, che sono scesi in strada senza paura. Il sindacato degli insegnanti OLME e il sindacato dei dipendenti pubblici ADEDY hanno chiesto apertamente ai lavoratori e ai giovani di sfidare i divieti e di scendere in piazza.

La legge che il governo sta cercando di far passare in parlamento finirà per ridurre drasticamente il numero di studenti che possono studiare nell’università pubblica. E, naturalmente, gli esclusi saranno principalmente gli studenti della classe lavoratrice più povera che non hanno soldi per pagare l’istruzione privata e sono costretti a lavorare.

Il principale provvedimento che ha fatto infuriare studenti e docenti è l’introduzione di una forza di polizia, denominata
OPPI («Gruppi Difesa Istituto Universitario»)
che opererà all’interno delle università, con il chiaro scopo di reprimere il movimento studentesco universitario.
(ndt:
dalla fine della dittatura, nel 1973, era proibito per legge alle forze di polizia di entrare nelle universitaria. Questa legge è stata cancellata dal governo di ND l’anno scorso)

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