11 Marzo 2021 Filippo Boni e Roberto Sarti

Grecia – Ondata di lotte contro la repressione del governo e delle forze di polizia

In Grecia in queste ultime settimane si assiste quasi quotidianamente a manifestazioni di massa, che hanno come obiettivo comune la protesta contro la repressione dilagante dei diritti democratici portata avanti dal governo di destra di Mitstotakis e del suo partito, Nuova Democrazia.

Cortei e manifestazioni si svolgono nonostante il divieto di raduno decretato ormai da un anno dal governo, che adduce la scusa della lotta alla pandemia.

Un caso emblematico è quello della solidarietà di massa con lo sciopero della fame del detenuto Dimitris Koufodinas, ormai arrivato oltre 60 giorni di digiuno, che era membro dell’organizzazione di estrema sinistra “17 novembre”, responsabile di diverse attentati terroristici negli anni Ottanta e Novanta, e sta scontando 11 ergastoli. A migliaia sono scesi in piazza in diverse città della Grecia contro una recente legge, che impedisce qualsiasi miglioramento delle condizioni di detenzione a chi è condannato per “terrorismo”. Koufodinas potrebbe essere il primo detenuto, dai tempi di Bobby Sands nel 1981, che rischia di morire di fame mentre è sotto la custodia dello stato in una “democrazia” occidentale.

Mitsotakis utilizza nei suoi discorsi l’etichetta di “terrorista” a tutti coloro che protestano: è una manovra per eliminare gli oppositori politici e per intimidire ogni forma di dissenso, anche studentesco.

Mentre i media di tutto il mondo praticano una vera e propria congiura del silenzio sui fatti che stanno accadendo in questo paese, neanche la “tollerante e democratica” Unione Europea prende parola in merito alla brutale repressione che ormai da giorni è l’unica risposta data alle masse dal governo Mitsotakis, che si è dimostrato del tutto incapace di risolvere l’attuale crisi sanitaria ed economica. Ma la brutalità della polizia non si ferma solo a chi solidarizza con Koufodinas e ne sono bersaglio quotidiano anche semplici cittadini.

Le violenze della polizia a Nea Smirni

Domenica scorsa a Nea Smirni, tranquillo quartiere residenziale della periferia di Atene, una famiglia che sostava nel parco del quartiere è stata violentemente minacciata dalla polizia e un giovane accorso in sua difesa è stato brutalmente pestato. In risposta due giorni dopo 15mila giovani e lavoratori hanno tenuto in modo spontaneo un corteo che non si vedeva da oltre vent’anni nel quartiere, a cui le “forze dell’ordine” hanno risposto con cariche deliberate. Sono stati pubblicati diversi video dove si ascoltano frasi degli agenti come “Andiamo a ucciderli”, rivolti ai manifestanti.

Questa violenza è fomentata da Mitsotakis, che in un messaggio televisivo mandato in onda dopo le protese di martedì ha invitato i giovani all’ “autocontrollo e alla compostezza”, “a non commettere atti vandalici”, perché, naturalmente, “la rabbia cieca non porta da nessuna parte”, senza rivolgere alcuna parola di conforto alle vittime della violenza della polizia.

La mano pesantissima dell’apparato statale finora è servita solo ad allargare le proteste, e non a placarle. Per questa sera è prevista una nuova grande manifestazione nel centro di Atene.

La sacrosanta rabbia giovanile affonda le radici in un malessere molto più ampio: tra i protagonisti delle piazze ci sono i giovani che, dalla fine di gennaio, assieme ai lavoratori dell’istruzione, stanno dando vita a coordinamenti di lotta contro le autoritarie misure del governo di destra che, oltre a rendere più selettivi e classisti i parametri di accesso agli atenei pubblici, sta mettendo in piedi una vera e propria militarizzazione delle università.

Manifestazione ad Atene per Koudofinas – Lo striscione recita: “Nati il 17 novembre”

La legge dell’11 febbraio, che promuove la creazione di un corpo di “Polizia Universitaria” ai fini di presidiare perennemente i campus ed evitare “turbamenti dell’ordine pubblico”, ha acceso ancora di più la rabbia degli studenti greci, che vivono la repressione come un fatto non nuovo. Richiamandosi infatti alle lotte del passato, i manifestanti scandiscono il grido “Pane, istruzione e libertà”, uno degli slogan tradizionali delle lotte contro la dittatura all’epoca dei fatti del dicembre 1973, quando i carri armati sfondarono i cancelli del Politecnico di Atene per bloccare l’occupazione studentesca, determinando la morte di 24 persone: proprio quegli scioperi partiti dagli studenti, che ottennero la solidarietà di migliaia di lavoratori scesi a manifestare al loro fianco, diedero la stoccata finale al regime repressivo che durava ormai da sette anni.

I compagni della Tendenza comunista, sezione greca della TMI, sono in prima linea in queste mobilitazioni. Spiegano che la polizia e le forze armate dello Stato borghese non possono essere democratizzate e rese “amiche del popolo”, come chiedono i dirigenti di Syriza, in quanto sono per loro natura strumenti di repressione violenta delle lotte. La Tmi chiede che i sindacato e le organizzazioni della sinistra creino delle milizie di autodifesa a protezione dei cortei dalle forze dell’ordine e dai provocatori.

Invochiamo infine la formazione di un Fronte Unico delle organizzazioni di massa che fanno riferimento al movimento operaio (SYRIZA, KKE, MERA25, il movimento di Varoufakis) e dei sindacati, con l’obiettivo di farla finita con l’autoritarismo della polizia, di cancellare tutti i provvedimenti securitari e antidemocratici e di far cadere il governo di Nuova democrazia.

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Ieri in Grecia si sono svolte una serie di manifestazioni, che hanno coinvolto principalmente studenti e insegnanti, contro le misure reazionarie che il governo di Nuova Democrazia sta cercando di far passare nelle università e nelle scuole. Più di 4.000 manifestanti sono scesi in piazza ad Atene. Ci sono state anche manifestazioni a Salonicco e in altre città della Grecia, sfidando i divieti imposti dal governo.

La manifestazione è avvenuta nonostante il fatto che in Grecia è in vigore il lockdown e nonostante il fatto che il governo abbia proibito qualsiasi riunione pubblica per la durata di una settimana. Il governo ha usato la scusa della pandemia per vietare qualsiasi manifestazione, minacciando l’intervento delle forze dell’ordine e multe contro i manifestanti.

Questo ha fatto infuriare i giovani, che sono scesi in strada senza paura. Il sindacato degli insegnanti OLME e il sindacato dei dipendenti pubblici ADEDY hanno chiesto apertamente ai lavoratori e ai giovani di sfidare i divieti e di scendere in piazza.

La legge che il governo sta cercando di far passare in parlamento finirà per ridurre drasticamente il numero di studenti che possono studiare nell’università pubblica. E, naturalmente, gli esclusi saranno principalmente gli studenti della classe lavoratrice più povera che non hanno soldi per pagare l’istruzione privata e sono costretti a lavorare.

Il principale provvedimento che ha fatto infuriare studenti e docenti è l’introduzione di una forza di polizia, denominata
OPPI («Gruppi Difesa Istituto Universitario»)
che opererà all’interno delle università, con il chiaro scopo di reprimere il movimento studentesco universitario.
(ndt:
dalla fine della dittatura, nel 1973, era proibito per legge alle forze di polizia di entrare nelle universitaria. Questa legge è stata cancellata dal governo di ND l’anno scorso)

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La manifestazione di oggi ribadisce (dopo le manifestazioni studentesche e la manifestazione antifascista di ottobre) che c’è uno stato d’animo esplosivo nei giovani in Grecia che potrebbe esplodere da un momento all’altro.

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