25 Maggio 2019

Gran Bretagna – Theresa May si è dimessa, ora cacciamo tutti i Tories!

Theresa May ha finalmente concluso la sua avventura di governo dopo tre anni di tergiversamenti. Stamattina, davanti al numero 10 di Downing street, ha pronunciato un discorso pieno di lacrime, nel quale il primo ministro ha annunciato che si sarebbe dimessa il 7 giugno. La corsa per la successione inizierà la settimana successiva, quando inizieranno veramente i fuochi d’artificio.

 

Il crollo dei Tory

Le dimissioni della May sono l’ultimo capitolo del crollo storico del partito conservatore. I Tories erano considerati una volta con invidia dalle classi dominanti in tutto il mondo. Ma un secolo di declino per il capitalismo britannico trova ora la sua massima espressione nella implosione spettacolare del partito la cui ragion d’essere è stata sempre quella di difendere e sostenere questo sistema.

Lev Trotskij una volta osservò come i dirigenti del partito conservatore, scelti un tempo all’interno dell’aristocrazia, ragionavano in termini di decenni e secoli quando si trattava degli interessi del capitalismo britannico. All’epoca della Thatcher, la figlia di un negoziante, questa visione a lungo termine è stata buttata fuori dalla finestra, sostituita da un appetito insaziabile per le privatizzazioni e i profitti immediati e parassitari.

Nell’epoca recente, dopo anni di crisi, austerità, deindustrializzazione e disuguaglianza crescente, la classe dominante è stata sempre più costretta a fare affidamento sulla xenofobia e sulla retorica dell’orgoglio nazionale per mantenere una parvenza di controllo della situazione. Ma così facendo, hanno creato un mostro di Frankenstein fuori dal loro controllo..

“Gli atti circensi e i ciarlatani hanno preso il sopravvento, nella forma di personaggi come Boris Johnson e Jacob Rees-Mogg”, ha osservato la rivista Economist di recente, “e le persone di buon senso sono state rinchiuse nella Torre di Londra”.

Ma la metamorfosi dei conservatori da statisti responsabili in “pazzi scatentati” non è avvenuta da un giorno all’altro. La questione dell’Europa ha consumato il Tory Party e i suoi leader per decenni.

Sia Margaret Thatcher che John Major furono alla fine logorati dall’ala euroscettica del loro partito. Il voto sulla Brexit nel 2016 ha segnato la fine della carriera politic per David Cameron. Ora la “questione europea” ha ottenuto un altro scalpo.

 

Un calice avvelenato

Cameron inizialmente aveva convocato il referendum sull’UE nella speranza di allontanare la crescente minaccia dell’UKIP nelle elezioni politiche del 2015. Si è dimostrata una mossa azzardata e arrogante, che si è ritorta contro l’ex primo ministro e gli è esplosa direttamente in faccia.

Da allora, realizzare la Brexit è stato un calice avvelenato per il successore di Cameron. Dal primo giorno, il nuovo leader dei Conservatori è rimasto intrappolato tra l’incudine del Remain, richiesta dalla classe capitalista, e il martello della Brexit invocata dalla base e dai “peones” fra i parlamentari del partito.

Sulla base del risultato del referendum dell’UE, Nigel Farage ha pensato che lo scopo della sua vita era stato realizzato. L’ex leader dell’UKIP poteva dimettersi, nella certezza che i Tories avrebbero portato avanti la causa della Brexit.

Ora la storia si ripete. Farage è tornato, e l’incapacità di Theresa May di mantenere la sua promessa riguardo alla Brexit ha alimentato l’ascesa del Brexit Party. Ciò ha accelerato il collasso del Partito conservatore, con la nuova formazione di Farage che ha risucchiato consensi dai Tories e dal loro elettorato più anziano e costantemente in calo. Questo, a sua volta, ha contribuito ad aumentare la pressione per le dimissioni della May.

 

Una sentenza già scritta

La scelta di convocare elezioni anticipate nel 2017, che sembrava quella più ovvia, è stata l’inizio della fine per la May. Credeva che l’elezione le avrebbe conferito una maggioranza più ampia, diminuendo il peso dei parlamentari “Brexiteer” estremisti all’interno del partito e sconfiggendo il Labour di Corbyn in un colpo solo. Invece, è successo il contrario, e il leader Tory si è trovata vittima delle sue macchinazioni.

Costretta a fare affidamento sul sostegno parlamentare degli ultraconservatori nordirlandesi del DUP per far sopravvivere il suo governo di minoranza, il Primo Ministro si è trovato intrappolato da allora. Ogni svolta confermava solo quanto la sua posizione fosse “debole e traballante”. Il crollo del palco durante il suo discorso del congresso dei Tories del 2017 è stata la metafora perfetta della fragilità del suo governo e del suo ruolo di primo ministro.

La sentenza per la May era già scritta da mesi. In particolare, la sconfitta storica in Parlamento del suo prezioso accordo Brexit con la Ue a gennaio di quest’anno ha segnato un punto di non ritorno. Nonostante i ripetuti tentativi di fare approvare l’accordo dal Parlamento, era chiaro da allora che gli “uomini in abito grigio” del gruppo parlamentare conservatore, alla fine, avrebbero avuto le dimissioni di Theresa May.

Testarda fino alla fine, Theresa May all’inizio di questa settimana ha annunciato che avrebbe proposto un altro voto in Parlamento per il suo accordo sfortunato. Ma la sua offerta di ulteriori “concessioni” ha finito solo per far infuriare ulteriormente i suoi critici. Messa all’angolo, senza alcuna via d’uscita, alla fine Thersa May ha ceduto.

Anche allora, come ha fatto notare Gus O’Donnell, ex segretario di Gabinetto del governo tra il 20o5 e il 2011, i notabili del partito “hanno puntato un revolver alla testa del primo ministro” per costringere le dimissioni della May.

Chi sarà il sostituto?

Oltre ad accelerare la dipartita del Primo ministro dal numero 10 di Downing Street, l’altro grande risultato del successo del Brexit Party sarà quello di spingere i Tories ancora più a destra, nel tentativo di fermare l’emorragia degli elettori verso la nuova creazione di Farage.

Di conseguenza, il successore di May sarà quasi certamente un esponente dell’ala più dura dei Brexiteer del partito. Tra gli oltre 15 nomi venuti fuori finora, nessuno è a favore di una Brexit soft o di un secondo referendum.

Ma chiunque si trovi a capo dei Tories affronterà lo stesso insolubile dilemma che ha afflitto il suo predecessore. Il Parlamento è paralizzato. Non esiste una maggioranza per l’accordo che i leader europei considerano sia l’offerta finale, né per qualsiasi altra alternativa. Ciò è stato confermato innumerevoli volte dal voto nella Camera dei Comuni.

L’unica maggioranza che si può trovare in questo parlamento è per l’opposizione a una Brexit senza accordo. Ma questa è l’opzione predefinita se non si raggiunge un accordo prima della prossima scadenza del 31 ottobre. E i leader dell’UE stanno esaurendo la pazienza quando si paventa la possibilità di un’ulteriore estensione.

Benché amata dalla base bigotta del partito conservatore, l’elezione di Boris Johnson come leader del partito – e quindi, prospettiva terrificante, anche come primo ministro – non farebbe che intensificare ulteriormente la guerra civile fra i Tories

Mentre potrebbe arginare, in termini elettorali, la marea in uscita verso il Brexit Party, accelererebbe una spaccatura dall’altra parte. Di fronte a un ultras come leader, i “Remainers” si dimetterebbero per unirsi ai loro amici in Change UK – o, più probabilmente visto il fallimento epico del cosiddetto “Independent group”, verso una nuova formazione politica formata da moderati Tory, Lib Dems e seguaci di Blair scontenti.

A sua volta, la maggior parte del Tory Party si sposterà ancora più a destra, fondendosi probabilmente con il Brexit Party di Farage e i resti di UKIP nel futuro. Il prodotto risultante sarebbe un bastione di reazione nazionalista, caratterizzato dalla retorica della Union Jack (la bandiera britannica, ndt) e dalla difesa “della Regina e della Nazione”.

Allo stesso tempo, in una situazione di stallo in Parlamento, ci saranno enormi pressioni sul nuovo leader dei Conservatori per convocare le elezioni politiche. Ma dopo uno scontro per la leadership che sarà deflagrante e molto duro, in cui voleranno i coltelli, i conservatori non saranno in grado di affrontare con successo una campagna del genere.

Se il Brexit Party sceglie di presentarsi alle prossime elezioni, il voto di destra sarà diviso. Anche se Farage non lo facesse, il Labour di Corbyn sarà il favorito per la vittoria.

Con la prospettiva possibile di un governo laburista, ci sarebbe un enorme entusiasmo tra lavoratori e giovani. Questo potrebbe essere canalizzato e alimentato ulteriormente da una campagna di massa per le strade – fatta di comizi, manifestazioni e campagna porta a porta.

Mobilitando un movimento intorno a una politica socialista audace, Corbyn potrebbe togliere la scena a reazionari come Boris e Farage. Già, il leader laburista ha giustamente sottolineato tutta una serie di questioni di classe – come la questione degli alloggi, l’assistenza sanitaria e posti di lavoro – al fine di cercare di unire i lavoratori e farla finita con la divisione Leave-Remain.

 

Cacciamo i Tories! Abbattiamo il capitalismo!

Ad eccezione di Theresa May stessa, nessuno verserà una lacrima alla notizia delle dimissioni del leader del Tory (tranne, forse, delle lacrime di gioia).

Oltre ad entrare nei libri di storia come il peggior primo ministro della storia per il suo pasticcio della Brexit, dobbiamo anche ricordare la May per le politiche reazionarie a difesa della classe capitalista.

Il suo periodo da primo ministro ha visto una continuazione della austerità e degli attacchi brutali che portato alla rovina le famiglie lavoratrici. Non ha mostrato alcun rimorso per le vittime del disastro omicida di Grenfell (il grattacielo andato a fuoco a Londra nel 2017, ndt) – vittime che fino ad oggi non hanno visto giustizia. E, in qualità di ministro degli interni, è stata l’artefice della famigerata strategia dell’ “ambiente ostile”, che ha scatenato il razzismo e visto attacchi senza fine contro i migranti.
Per questi motivi e molti altri, siamo lieti di assistere alla dimissioni della May. Ma alla fine è solo un altro rappresentante conservatore del sistema capitalista marcio. Il compito che attende il movimento operaio, quindi, deve essere quello di liberarsi di tutti i Tories – e di liberarsi dal capitalismo.

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