18 Novembre 2019

Gran Bretagna: cresce la marea Corbyn – Possiamo vincere!

Queste elezioni politiche segneranno una svolta fondamentale in Gran Bretagna e avranno implicazioni colossali a livello internazionale.

La situazione politica ha iniziato a cambiare dopo che Corbyn ha lanciato nel paese la campagna elettorale del Labour, sollevando le questioni di classe e attaccando il capitalismo.

Un recente sondaggio di YouGov per il Sunday Times ha mostrato che i laburisti hanno guadagnato sei punti nel giro di pochi giorni di campagna, azzerando il vantaggio che avevano i conservatori. I liberaldemocratici sono scesi di tre punti, dimostrando la forte polarizzazione in atto. Questo è solo l’inizio.

È chiaro che la gente sta cominciando a vedere la competizione elettorale come una sfida tra Boris Johnson, il multimilionario laureato a Eton, e Jeremy Corbyn, che sostiene un programma radicale di sinistra.

 

Le masse contro i miliardari

Il Labour è partito in maniera grintosa, denunciando correttamente i piani nascosti di Johnson per consegnare il Servizio sanitario nazionale nelle grinfie delle società farmaceutiche americane.

Corbyn ha messo in evidenza la ricchezza sbalorditiva dei super ricchi, con il 10% delle persone che possiede il 44% della ricchezza. Le gigantesche corporation l’hanno passata liscia, con aziende del calibro di Amazon che l’anno scorso hanno pagato solo 220 milioni di sterline di tasse su 10,9 miliardi di sterline di profitti.

Durante il lancio della campagna del Labour, Corbyn ha attaccato i miliardari e ha promesso che un governo laburista perseguirebbe la ricca élite che sfrutta un “sistema truccato” per accumulare le sue ricchezze.

Questo discorso ha un grande impatto. La Gran Bretagna ha circa 150 miliardari – lo 0,0002 per cento della popolazione – che ostentano le loro ricchezze e i guadagni ottenuti in maniera illecita. Nel frattempo, 14 milioni di persone vivono in povertà.

Questi miliardari hanno accumulato ricchezze e potere dopo aver ingaggiato una guerra di classe incessante contro i lavoratori.

Abbiamo l’esempio di Jim Ratcliffe, il terzo uomo più ricco della Gran Bretagna, che ha un patrimonio 18 miliardi di sterline come proprietario di Ineos – un gruppo petrolchimico che impiega 17.000 persone. Ha ridotto i salari della sua forza lavoro, tagliato le ferie e peggiorato le condizioni di lavoro per aumentare i suoi profitti.

Oppure prendiamo Mike Ashley, il proprietario dell’impero Sports Direct, che impiega quasi 30.000 persone. I dipendenti di Ashley sono soggetti a condizioni vittoriane nei suoi magazzini, il tutto per aumentare la sua oscena ricchezza.

Anche se non spendesse un centesimo del proprio stipendio, il lavoratore britannico medio impiegherebbe più di 40.000 anni a diventare miliardario. Questo periodo è equivalente all’intera esistenza dell’Homo sapiens in Gran Bretagna.

Boris Johnson ha cercato di inquadrare queste elezioni come “Il Parlamento contro il popolo”. Ma il Labour ha risposto correttamente ponendolo come una sfida delle “masse contro l’elite dei miliardari”.

 

Lo spettro del blairismo

Un Tony Blair beffardo ha recentemente lamentato la fine dell’epoca del “compromesso”, sostenendo il “voto tattico” (cioè non votare i laburisti). Ciò mostra il suo vero volto da conservatore quando dice “Il Parlamento sarebbe peggio senza i conservatori indipendenti”.

Blair continua dicendo che l’attacco del Labour ai poveri vecchi “loschi proprietari di immobili“, ai “miliardari” e a un “sistema corrotto” è “populismo da manuale”. Questa serpe continua dicendo che: “Non è più accettabile se viene dalla bocca di qualcuno che si definisce di sinistra piuttosto che dalla bocca di Trump”.

Queste parole provengono dalla bocca di un multimilionario, guerrafondaio e cagnolino servizievole dell’imperialismo statunitense.

È solo con politiche radicali – mirate contro ciò che Blair descrive cinicamente come “la pantomima dei cattivi del capitalismo” – che i laburisti possono vincere le elezioni.

 

La campagna dei conservatori al palo

Ironia della sorte, questo è stato reso più facile dalla decisione di Nigel Farage e del Brexit Party di candidarsi in tutti i seggi in queste elezioni (dopo la stesura dell’articolo, Farage ha annunciato che il suo partito si presenterà in 275 seggi, ndt). Otterrà così più voti dai tories che dai laburisti, consegnando la vittoria ai laburisti in molti seggi. Di fatto, il Labour stima che potrebbero ottenere 40 seggi in più. Ciò ha provocato il panico nel campo di Johnson.

Con il Brexit Party che entra nella mischia, la strada per diventare Primo Ministro si restringe di ora in ora per Boris Johnson. Inoltre, dopo dieci anni di austerità dei conservatori, le masse sono molto diffidenti nei confronti di questi ultimi, nonostante i bluff e le spacconate di Johnson.

Questo certamente toglierà ai tory ogni speranza di vincere nei seggi laburisti nel Nord, nelle Midlands e nel Galles. Non importa quanto promettano di aumentare la spesa sociale, tutto sembra piuttosto falso dopo anni di tagli.

Gli strateghi dei tory possono vedere che la loro tattica di condurre una campagna tipo “il Parlamento contro il popolo” è già ampiamente fallita. Anche lo slogan “Completare la Brexit” sta stancando.

Per questi motivi, Johnson potrebbe concludere il mandato a Downing Street più breve della storia.

 

Prepararsi al potere

Possiamo prevedere una ripetizione delle elezioni del 2017. Due anni fa, allo stesso punto di oggi, i laburisti erano di 24 punti dietro i tories. Ma nel giorno delle elezioni, il Labour aveva guadagnato 30 seggi, a un passo dall’ottenere la carica di Primo Ministro.

La copertina del Socialist Appeal, il giornale dei nostri compagni britannici

Questa volta il Labour parte da una posizione molto migliore. Centinaia di migliaia di persone, in particolare i giovani, si sono registrate per votare. È probabile che Corbyn vinca ancora una volta in modo schiacciante proprio tra i giovani.

Alla luce di tutto ciò, Corbyn potrebbe facilmente essere spinto al potere. Anche se i laburisti non ottengono la maggioranza assoluta, potrebbero comunque essere il partito di maggioranza in Parlamento. Il SNP (il Partito Nazionale Scozzese), che probabilmente otterrà la maggior parte dei seggi in Scozia, sosterrebbe un governo laburista dall’esterno. La Swinson (leader dei Liberal-democratici)), odia Corbyn ma avrà comunque grandi difficoltà a sostenere un governo conservatore di Johnson. Quindi Corbyn diventerebbe anche in questo caso Primo Ministro.

Naturalmente, i laburisti potrebbero guadagnare abbastanza seggi per non dover fare affidamento sul sostegno di altri partiti. Sarebbe l’opzione migliore. Qualunque sia il risultato, il Labour non deve entrare in alcuna coalizione o patto. Invece, dovrebbe mantenere le sue promesse, sfidando gli altri partiti a votare contro le misure radicali o popolari portate avanti dai laburisti.

Non possiamo dare le cose per scontate. Mancano alcune settimane al voto. La situazione politica è molto instabile. Dobbiamo ancora mobilitarci e lottare per ogni voto.

 

Il sabotaggio delle grandi imprese

Un governo laburista a guida Corbyn dovrà affrontare molti ostacoli, tra cui quello della “Quinta colonna” dei parlamentari blairiani del Labour. Questi tory travestiti cercheranno di sabotare tutti i tentativi di attuare politiche radicali.

Nelle parole di Tony Blair: “Esiste un nucleo di buoni parlamentari laburisti che non sosterranno una politica in cui non credono”. Agiranno come rappresentanti affidabili delle grandi imprese. Quando verrà il momento, pugnaleranno Corbyn alla schiena.

Anche i padroni e i banchieri cercheranno di minare il governo in ogni modo possibile. Non solo temono Corbyn, ma anche i milioni di lavoratori dietro di lui, alla disperata ricerca di un vero cambiamento. Temono che un governo laburista verrà spinto anche oltre le proprie intenzioni e hanno ragione.

“Voglio che sappiate”, ha dichiarato John McDonnell alla conferenza laburista dello scorso anno, “che maggiore è il disordine che ereditiamo, più dobbiamo essere radicali”.

La Gran Bretagna è stata devastata da un decennio di crisi capitalista e austerità dei Tories. Per quanto si cerchi di dare una sistemata, nulla cambierà sotto al capitalismo. Solo un audace programma di politiche socialiste può offrire una via d’uscita a questo grande casino.

Per un governo laburista con un programma socialista!

Inoltre, l’intera economia mondiale – compresa la Gran Bretagna – sta affrontando una nuova crisi. Mervyn King, ex capo della Banca d’Inghilterra, durante una recente riunione dell’FMI, ha dichiarato che “siamo come sonnambuli che vanno verso un’altra crisi”.

King ha avvertito che stiamo affrontando un nuovo “armageddon finanziario”. E lui dovrebbe essere un esperto, dato che era in carica nel periodo in cui i banchieri “erano sonnambuli” durante il crollo del 2008.

Una simile catastrofe può essere risolta solo con chiare misure socialiste. Il Labour dovrà prendere il controllo dell’economia dalle mani dei miliardari. Ciò significa assumere il controllo delle leve dell’economia, delle banche, delle finanziarie, della terra e dei giganteschi monopoli e metterli sotto il controllo e la gestione dei lavoratori.

Un governo Corbyn dovrà mobilitare la classe lavoratrice in risposta al sabotaggio delle grandi imprese per portare avanti la trasformazione socialista della società. Questa è l’unica risposta alla crisi del capitalismo.

Solo in questo modo il Labour potrà portare a termine il suo programma e trasformare radicalmente la vita della maggioranza della popolazione in Gran Bretagna.

Questo è ciò per cui dobbiamo lottare.

5 novembre 2019

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