18 Settembre 2020

Giustizia per Willy – “Non può esistere un capitalismo senza razzismo” (Malcolm X)

Nella notte tra sabato 5 e domenica 6 settembre a Colleferro, in provincia di Roma un giovane di 21 anni, Willy Monteiro Duarte, è stato brutalmente assassinato per aver tentato di aiutare un ex compagno di scuola, vittima di un tentativo di pestaggio.

A pestare a morte Willy, giovane lavoratore immigrato di seconda generazione, originario di Capo Verde, sono stati dei criminali che da tempo seminavano terrore nella zona con violenze e pestaggi, dediti ad attività di spaccio e truffa, ormai noti come la “banda di Artena”.

Willy è stato vittima di una vera e propria azione squadrista, di una violenza cieca che molti hanno ricondotto a una generica “cultura dell’odio”, le cui radici sarebbero le più disparate: l’ambiente delle palestre, le arti marziali, i modelli propinati dai media mainstream e via discorrendo. Per questi delinquenti razzisti la vita di Willy non valeva nulla tanto che il giorno dopo, un familiare degli indagati si è espresso addirittura così: “Cosa hanno fatto? Alla fine non hanno fatto niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario”.

Ma il degrado sociale che produce violenza e sopraffazione ha delle cause ben precise.

Artena è un piccolo paese di 15.000 abitanti, afflitto da disoccupazione giovanile di massa, spaccio e consumo di droga, dove l’abbandono scolastico è ancora una piaga. Problemi comuni a molte realtà di provincia e alle periferie delle grandi metropoli trasformate da questo sistema in crisi in vere e proprie discariche sociali.

Problemi che sono il prodotto del sistema economico nel quale viviamo, un sistema violento che produce sfruttamento e disgregazione sociale, creando un terreno fertile per la propaganda razzista e reazionaria usata dalle destre per fomentare l’odio utile a distogliere le masse dai problemi reali.

Ma come si combattono l’odio, il razzismo e il fascismo le masse ce lo stanno insegnando oltreoceano.

Il movimento che sta infiammando gli Stati Uniti, Black Lives Matter, e i numerosi scioperi dei lavoratori a sostegno delle proteste sono la dimostrazione che l’odio, la violenza, il razzismo, non si combattono chiedendo il permesso alle istituzioni o con l’impiego delle forze dell’ordine, ma con l’unità di classe e il protagonismo delle masse.

Il razzismo non è un’opinione o un problema “culturale”, ma il prodotto di un sistema economico, il capitalismo, basato sul profitto e lo sfruttamento.

La lotta per una società nuova non può che passare per l’abbattimento di questo sistema!

NO al fascismo! NO al razzismo!
BLACK LIVES MATTER!

ORGANIZZATI E LOTTA CON NOI!

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