Giù le mani dalla Casa Internazionale delle Donne!

Il 17 maggio la giunta 5 stelle di Virginia Raggi ha approvato la mozione della consigliera Guerrini che prevede la “messa a norma” della gestione dello stabile della Casa internazionale della donna a Roma e di mettere al bando i locali per destinarli ad altre associazioni.

La vicenda è iniziata a novembre dello scorso anno quando la Casa internazionale ha ricevuto un’ingiunzione di pagamento di oltre 800 mila euro di mensilità di affitto non pagate. Il tutto ignorando l’iter per un accordo sul nuovo canone da pagare, pattuito con la precedente giunta Marino, di 9 mila euro al mese. Questo edificio, un ex convento, fu occupato alla fine degli anni ottanta dal movimento delle donne romano per diventare un luogo abitativo e coordinamento di varie attività. Da oltre trent’anni, la Casa internazionale è un punto di riferimento soprattutto per le donne vittime di violenza, un centro di ascolto e di progettualità in cui si offrono servizi socio sanitari, psicologici e sportelli legali tutto completamente gratuito. La risposta della piazza non si è fatta attendere: un migliaio di persone hanno presieduto davanti al Campidoglio durante la seduta manifestando la loro disapprovazione e chiedendo il ritiro della mozione.

L’attacco alla Casa internazionale della donna rientra in un progetto che la giunta Raggi ha messo in campo da quando si è insediata nei confronti di edifici storici romani occupati anni fa. In due anni di giunta 5 stelle a Roma sono stati sgomberati decine di palazzi occupati a partire dalla vergognosa vicenda dello stabile occupato da immigrati a piazza Indipendenza con cariche e soprusi da parte della polizia. Il vero volto del movimento 5 stelle ormai si è svelato anche a Roma. In una realtà come quella romana, che rispecchia quella nazionale, in cui lo smantellamento dei servizi sociali è sotto gli occhi di tutti , in cui i consultori chiudono, la sanità pubblica è ormai un miraggio, gli asili pubblici sono sempre più ridotti al lumicino, i pentastellati non si differenziano da altri con idee politiche differenti.

Molti si chiedono come è possibile che un sindaco donna faccia chiudere un luogo di lotta e di simbolo per le donne: la risposta è semplice: Virginia Raggi non rappresenta tutta le donne; non rappresenta le donne lavoratrici che hanno il problema di combinare lavoro e maternità, non rappresenta le donne vittime di violenza, non rappresenta le donne che da decenni si mobilitano per una vera emancipazione femminile e chiedono diritti. Le vicende romane sono un’anticipazione di quello che sarà il futuro governo nazionale.

I luoghi di lotta vanno difesi nelle piazze, creando coordinamenti tra le varie mobilitazioni che ci sono in campo a Roma e facendo sentire la propria voce per la riappropriazione dei luoghi che hanno simboleggiato lotte passate che mai come oggi sono sempre più attuali.

 

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