24 Maggio 2018

Giù le mani dalla Casa Internazionale delle Donne!

Il 17 maggio la giunta 5 stelle di Virginia Raggi ha approvato la mozione della consigliera Guerrini che prevede la “messa a norma” della gestione dello stabile della Casa internazionale della donna a Roma e di mettere al bando i locali per destinarli ad altre associazioni.

La vicenda è iniziata a novembre dello scorso anno quando la Casa internazionale ha ricevuto un’ingiunzione di pagamento di oltre 800 mila euro di mensilità di affitto non pagate. Il tutto ignorando l’iter per un accordo sul nuovo canone da pagare, pattuito con la precedente giunta Marino, di 9 mila euro al mese. Questo edificio, un ex convento, fu occupato alla fine degli anni ottanta dal movimento delle donne romano per diventare un luogo abitativo e coordinamento di varie attività. Da oltre trent’anni, la Casa internazionale è un punto di riferimento soprattutto per le donne vittime di violenza, un centro di ascolto e di progettualità in cui si offrono servizi socio sanitari, psicologici e sportelli legali tutto completamente gratuito. La risposta della piazza non si è fatta attendere: un migliaio di persone hanno presieduto davanti al Campidoglio durante la seduta manifestando la loro disapprovazione e chiedendo il ritiro della mozione.

L’attacco alla Casa internazionale della donna rientra in un progetto che la giunta Raggi ha messo in campo da quando si è insediata nei confronti di edifici storici romani occupati anni fa. In due anni di giunta 5 stelle a Roma sono stati sgomberati decine di palazzi occupati a partire dalla vergognosa vicenda dello stabile occupato da immigrati a piazza Indipendenza con cariche e soprusi da parte della polizia. Il vero volto del movimento 5 stelle ormai si è svelato anche a Roma. In una realtà come quella romana, che rispecchia quella nazionale, in cui lo smantellamento dei servizi sociali è sotto gli occhi di tutti , in cui i consultori chiudono, la sanità pubblica è ormai un miraggio, gli asili pubblici sono sempre più ridotti al lumicino, i pentastellati non si differenziano da altri con idee politiche differenti.

Molti si chiedono come è possibile che un sindaco donna faccia chiudere un luogo di lotta e di simbolo per le donne: la risposta è semplice: Virginia Raggi non rappresenta tutta le donne; non rappresenta le donne lavoratrici che hanno il problema di combinare lavoro e maternità, non rappresenta le donne vittime di violenza, non rappresenta le donne che da decenni si mobilitano per una vera emancipazione femminile e chiedono diritti. Le vicende romane sono un’anticipazione di quello che sarà il futuro governo nazionale.

I luoghi di lotta vanno difesi nelle piazze, creando coordinamenti tra le varie mobilitazioni che ci sono in campo a Roma e facendo sentire la propria voce per la riappropriazione dei luoghi che hanno simboleggiato lotte passate che mai come oggi sono sempre più attuali.

 

Articoli correlati

Le donne, prime vittime della barbarie capitalista

MESSICO – Secondo i dati dell’Instituto nacional de estadística y geografía (Inegi) dal 2005 al 2010 in Messico sono state uccise 9.385 donne, nel solo 2010 si registrano 6,4 presunti

Crema: successo dell’assemblea “Nel 2016 la donna è libera?”

In un periodo di acceso dibattito sui diritti civili, l’assemblea si è trovata a discutere del tema dei diritti, mai facili concessioni, ma sempre frutto di dure battaglie, di movimenti di massa e delle lotte della classe operaia, nella quale, non senza contrasti, le donne hanno spesso rappresentato la componente più sfruttata, ma anche quella più generosa e determinata nella lotta.

Spagna – Sentenza della “Manada ”: manifestazioni di massa contro la giustizia patriarcale e di classe

La sentenza sul caso della “Manada” ha riempito le strade di tutta la Spagna di rabbia e indignazione. Il tribunale ha assolto gli imputati dall’accusa di “aggressione sessuale” condannandoli a 9 anni di prigione per abusi sessuali ma in assenza di violenza e intimidazione.

40 anni di 194 – Abolire l’obiezione! Riconquistare il diritto di aborto con le lotte!

Il volantino che stiamo distribuendo in tutta Italia in occasione dell’anniversario dell’approvazione della Legge 194.

Marxista-femminista?

È davvero necessario definirmi femminista per rendere chiaro il mio impegno rispetto all’emancipazione della donna, così come rispetto all’emancipazione della mia classe?

26 Novembre tutti a Roma per gridare “Ni una menos!”

Il 25 novembre ricorre la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne che fu istituita nel 1999. Il 26 novembre saremo in piazza a Roma e vogliamo che da quella piazza parta non solo una marcia che esprima la rabbia delle donne ma sia l’inizio di una mobilitazione generale che prenda esempio dalla radicalità e dalle forme di lotta vittoriose viste nelle strade di Varsavia.