19 Dicembre 2018

Gilet gialli – Una testimonianza da Parigi

Un compagno di Sinistra classe rivoluzione, Mirko Termanini, è in questi giorni in Francia per prendere parte alle mobilitazioni dei gilet gialli. Questo è un suo resoconto della giornata di sabato 15 dicembre a Parigi.

Sabato mattina io e gli altri compagni di Révolution siamo andati alla manifestazione della CGT. Il primo impatto è stato contraddittorio: tra le risposte più comuni la mancanza di “voglia di impegnarsi in un’organizzazione politica”. L’impressione avuta nelle prime ore di diffusione e discussione è quella di una massa attiva ma non organizzata. I presenti (sulla media dei 40 anni) desiderano “curiosare”, ascoltare gli oratori, passeggiare tra i manifestanti, farsi un’idea degli umori e delle posizioni portate, indossare perfino il gilet e unirsi occasionalmente ai cori da strada, ma permane un distacco di tipo organizzativo dalle attività. Tutte le idee si assestano su un “bisogna fare qualcosa ma non so cosa” che si condisce di quella generale indifferenza (se non addirittura diffidenza) per ogni forma di approfondimento (ad esempio “Vieni con noi a discutere mercoledi”).

L’immagine della sinistra, per i parigini più attempati, è castrata da un dualismo “giovani vandali inconcludenti” – “vecchi traditori corrotti” che impedisce un qualsiasi innesto di fiducia e motivazione ad organizzarsi.

Preciso che a questa manifestazione, una delle 2 o 3 della città  che poi confluiranno quella mattina, erano presenti in meno di un centinaio di persone all’ora convenuta – le 10.30. Dovremo aspettare un’oretta perchè il corteopotesse iniziare con dei numeri più decisi.

Abbiamo scoperto la sera che numerosi pullman di militanti sono stati trattenuti fuori dalla città, la quale quindi ha visto la partecipazione “soltanto” dei cittadini dell’area urbana e delle periferie. Sono state bloccate inoltre 56 stazioni della metro (su 302, circa una su sei), 11 in più disettimana scorsa, il che spiega la minore partecipazione. Il corteo ha proseguito allargandosi sempre più raccogliendo attivisti e passanti per le strade fino ad arrivare alla Piazza dell’Opera, luogo noto per ospitare la maggior parte delle manifestazioni. Le gradinate dell’edificio sono state invase da centinaia di gilet mentre tutto attorno le strade sono state bloccate dalla polizia, contanto di cavalli e camionette. È stato anche fatto un minuto di silenzio, presumo per il liceale rimasto ucciso.

Come in ogni movimento di massa lafauna sociale è vasta e variopinta. Studenti, lavoratori, insegnanti, teppisti, giornalisti, fotografi. Le richieste avevano voci diverse. Tra i cartelli spiccavano maggiormente le scritte “Basta alla dittatura di Macron”, “Il re Macron dà le briciole ai miserabili”, “(vogliamo un) Referendum a Iniziativa Cittadina”.

Le rivendicazioni recitavano: aumento dei salari per lavoratori, pensionati e portatori di handicap; tutela degli affitti; requisire e ristrutturare le case vuote (!); trasformare gli uffici in case abitabili affinchè non ci siano più senza tetto; indire il già citato referendum cittadino; farla finita con i privilegi delle cariche elette; dissolvere l’assemblea nazionale; esigere grazie alla “legge del 1905” la separazione dello Stato dal business, dalle banche, dalle compagnie di assicurazione e dalle grandi multinazionali.

Non è mancata una risposta di tipo ecologista (viste le critiche iniziali poste al movimento), con un uomo che girava pubblicizzando immagini di veicoli ad energia alternativa (a energia solare, a idrogeno, ad acqua e così via).

Hanno partecipato persino dei complottisti: uno vagava sorridente col cartello “I vaccini uccidono”, un altro col copricapo da mohicano si faceva filmare parlando di assalto finale agli Illuminati.

Di pomeriggio gli eventi sono precipitati. Le strade sono state prese d’assalto da un’autentica armata. Si perdeva il conto delle camionette, delle moto, delle auto-idranti, dei corazzati militari che a tutte le ore sfrecciavano a sirene spiegate in tutte le direzioni. A un certo punto le strade si sono fatte così congestionate, con code interminabili di blindati e furgoni, che gli agenti pur di “rendersi utili” e non aspettare scendevano dal mezzo e correvano a dare supporto a piedi.

Per la città giravano con manganello delle “squadracce” di una ventina di uomini ciascuna, le Brigate Anti-Crimine (BAC). Giacche nere, jeans, caschi della moto e una fascetta logora e ambigua con scritto “Police” al braccio. Il loro atteggiamento era provocatorio e spaccone: a volte piccoli gruppetti giocavano tra loro a simulare tecniche di combattimento con fare adolescenziale e cameratesco, come se stessero andando a una lezione di arti marziali tra amici.

Noi stessi siamo stati quasi imbottigliati in una sacca violenta presso i Campi Elisi, zona semi-bloccata dall’esercito, cioè che “legalmente non potevi visitare se non venendo considerato manifestante violento, e quindi perseguibile fisicamente in caso di accerchiamento”. Sono stati lanciati dei fumogeni per disperdere la folla ed è cominciata la carica. Abbiamo dovuto correre come disperati, quasi perdendo le compagne per un momento, mentre dalle traverse laterali arrivavano in continuazione linee di anti-sommossa con scudo e manganello. All’uscita dalla zona calda gli agenti perquisivano gli zaini deipassanti alla ricerca di gilet e maschere da sci da requisire.

Spiccava per abuso di autorità la scena di una gang di neri delle banlieu costretta in fila braccia almuro per, presumo, il ritrovamento di qualche cannetta.

Una nota finale circa un evento che poi mi è stato riferito non essere successo solo una volta. Un gilet giallo ha spaccato qualcosa in un momento di quiete e una ventina di altri gilet gli si sono avventati contro per non permettere che il movimento venisse associato a degli atti di vandalismo individuale. Immediatamente però hanno scoperto che era uno sbirro infiltrato, venendo egli difeso prontamente da dei colleghi presenti sul posto che gli si sono disposti attorno in formazione per proteggerlo. Hanno quindi chiamato d’urgenza i rinforzi, piombati in pochi secondi sotto la forma di un furgoncino a porte aperte e di una moto, per disperdere e bloccare anche quella strada – una traversa insignificante.

Dove andrà il movimento? La repressione della polizia aumenta, ma anche la rabbia dei gilet gialli. Questa rabbia deve essere organizzata.

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