5 Luglio 2021 Biagio Poliseno

Gen Z e Millennials sono stanchi del capitalismo

Il 27 giugno il quotidiano “il Domani” ha pubblicato un articolo con dei risultati statistici sulla percezione della politica delle ultime generazioni. L’86 per cento di coloro che hanno meno di 35 anni è arrabbiato per le differenze sociali presenti nel Paese. Il 78 per cento ritiene partiti e politici distanti e disinteressati ai problemi dei giovani.

Il 55 per cento, inoltre, bolla le banche come nemiche della gente, mentre il 79% accusa gli imprenditori italiani di essere interessati solo ai profitti e poco alle persone.

Il 75 per cento dei giovani vuole sentir parlare di solidarietà, mentre il 67 per cento condanna qualunque atto o atteggiamento discriminatorio o razzista

Viene anche detto che il 31% dei giovani riconosce la necessità di una rivoluzione che abbatta lo “status quo”. Evidentemente i sondaggisti non erano abbastanza coraggiosi per usare le parole “sistema” o “capitalismo” , visto che – sempre usando i dati dell’articolo – il 78% dei giovani trova il nostro sistema economico “iniquo e modellato per avvantaggiare solo i ricchi e i potenti”.

Questi risultati fanno stupire soltanto l’élite borghese del nostro paese. Dopotutto, chi fa politiche nelle piazze, nelle scuole, nelle università, e soprattutto anche nei posti di lavoro, conosceva benissimo questi sentimenti. Sappiamo benissimo che questi sentimenti di rabbia sociale sono diffusi non solo tra i giovani che si sono fatti “una loro idea del futuro”: il capitalismo è un sistema quotidianamente ingiusto che provoca rabbia tra tutti quelli che non fanno parte della piccola stretta cerchia di chi fa i miliardi sulla pelle altrui, soprattutto nei periodi in cui questo diventa evidente come è stata la pandemia.

Questi dati sono perfettamente in linea con quelli usciti gli scorsi anni negli stati uniti. Non solo il successo alle primarie di Bernie Sanders, ma i dati più recenti rilevati prima delle presidenziali rilevano nella fascia dei Millennials un supporto aperto al socialismo al 70%. Questa rabbia è internazionale perché non sono condizioni particolari a generarle ma il capitalismo stesso, e l’empatia internazionale è quello che muove il sentimento “europeista” rilevato dal sondaggio e non di certo una fantomatica fiducia nell’Unione Europea dei banchieri.

È interessante, però, rispondere al paragrafo finale dell’articolo del Domani. L’articolo parla del “programma di un partito ideale”: un partito che parli più ai giovani, contro il precariato, e che risponda a queste richieste che escono da questo sondaggio. Seguire questa voglia di cambiamento è possibile uscendo solo dalle dinamiche dei partiti borghesi, fatti di finanziamenti dei grandi capitali, di campagne elettorali permanenti, e di una caccia a fare “tesserati” solo per portare numeri alle coalizioni. Costruire l’alternativa non è solo possibile ma necessario, ma non potrà essere una stretta cerchia a portare avanti questo programma rivoluzionario: noi crediamo che solo mobilitazioni di massa e un’organizzazione radicata nel mondo reale possa farlo. Questo è quello che, come Sinistra Classe Rivoluzione e Tendenza Marxista Internazionale, lottiamo anche noi ogni giorno nelle scuole, nelle università e nei posti di lavoro.

A tutti i giovani e i lavoratori che si rispecchiano nei dati che porta il domani questo è il nostro appello: non fidatevi di chi propone soluzioni dall’alto o studia i vostri problemi come casi statistici o possibile serbatoio di voti. Aiutateci a costruire un’organizzazione realmente rivoluzionaria e a lottare per un cambiamento reale.

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