20 Gennaio 2023 Joe Attard (da www.marxist.com)

Francia – Un milione in piazza allo sciopero nazionale contro l’attacco di Macron alle pensioni!

Nelle strade della Francia, c’erano più di un milione di persone oggi [ndt, articolo scritto il 19 gennaio], in più di 200 manifestazioni, come parte dello sciopero nazionale contro l’ultimo attacco alle pensioni da parte del presidente Emmanuel Macron. Lavoratori delle ferrovie, dei trasporti di Parigi, delle raffinerie di petrolio e dei mezzi di comunicazione, insieme con gli insegnanti, i lavoratori pubblici, gli autisti dei camion e i bancari, tutti sono scesi in corteo in protesta contro i piani di Macron di aumento dell’età pensionabile. Il potenziale per uno scontro decisivo esiste, ma i dirigenti del movimento operaio saranno all’altezza?

Come abbiamo riportato precedentemente, Macron sta subendo una forte pressione da parte della classe dominante francese per “riformare” il sistema pensionistico, oggetto da decenni di una serie di attacchi. Al momento, l’età pensionabile per legge è di 62 anni, ma Macron conta di alzarla di quattro mesi ogni anno fino a portarla a 64 entro il 2030. La proposta è fortemente impopolare tra la gente e un recente sondaggio riporta che l’80% è contrario. Questi attacchi alimentano una rabbia già eascerbata per il crollo complessivo delle condizioni di vita.

Come sempre, Macron, facendosi promotore di questo pessimo provvedimento, viene (correttamente) percepito come un arrogante, sconnesso dalla realtà, e in combutta con gli interessi della élite dei ricchi. In effetti, oggi non si trova neanche nel paese, essendosi dileguato in Spagna per firmare un “Trattato di Amicizia e Cooperazione” con il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez. Da Madrid, a distanza di sicurezza egli ha ribadito la sua fedeltà alla riforma pensionistica, affermando che è “equa e responsabile” e che la Francia “deve portarla a termine”

Cresce la rabbia

L’impegno a “riformare” le pensioni è stato un pilastro del programma politico di Macron fin dal giorno in cui è stato eletto. Già nel 2019-20, il tentativo di Macron di far passare questo attacco aveva portato ai più grandi scioperi che il paese avesse visto nell’arco di decenni: un’ondata di lotta di classe che si sviluppò sull’onda delle proteste semi-insurrezionali dei gilets jaunes.

Ancora una volta, i sindacati hanno risposto con la convocazione di una mobilitazione di massa contro il tentativo di riforma delle pensioni; e ancora una volta, i lavoratori francesi hanno risposto.

Macron sta fronteggiando questi nuovi scioperi da un posizione più debole rispetto al 2019, quando già si trovava in una situazione difficile. Ha perso la sua maggioranza parlamentare nelle elezioni del 2022 ed è stato costretto a appoggiarsi a partiti di destra come i Repubblicani e Rassemblement National (ex Front National) per fare passare le sue misure.

Trovandosi sotto attacco da parte sia della coalizione del Nupes (il principale blocco di opposizione, guidato dal partito di sinistra La France Insoumise) sia dal gruppo parlamentare di destra Rassemblement National (guidato dal Rassemblement National) riguardo alla riforma pensionistica, Macron dovrà fare affidamento sul partito di centro-destra dei Repubblicani per farla approvare il mese prossimo.

E dato che persino alcuni dei deputati repubblicani stanno vacillando, non è scontato che passerà. Potrebbe essere costretto a usare l’articolo 49.3 della Costituzione per imporre la sua riforma senza passare dal voto, la qual cosa è considerata come l’extrema ratio in parlamento. La durata di questo governo potrebbe essere legata alla sua capacità di far approvare questa riforma.

Oltretutto, la temperatura nella società si sta alzando. La crisi economica sta gravando sui lavoratori e sui giovani francesi. Il governo ha già dovuto affrontare uno scontro sul fronte sindacale, dopo aver usato i poteri dello stato per costringere i lavoratori delle raffinerie in sciopero a tornare al lavoro lo scorso ottobre.

La rabbia tra i lavoratori e i giovani in Francia oggi era palpabile e ha avuto il suo riflesso nell’enorme partecipazione, con manifestazioni particolarmente impressionanti di 140 mila persone a Marsiglia, di 45 mila a Nantes, di 40 mila a Lione e di 50 mila a Tolosa. Manifestazioni di decine di migliaia di persone hanno avuto luogo in molte altre località, tra cui Rennes, Bordeaux, Caen, Saint-Étienne, e altrove.

Una marea di persone (400 mila, secondo la CGT) ha partecipato alla manifestazione principale in Place de la République a Parigi, traboccando nelle strade e nei viali circostanti. È stata la più grande singola manifestazione che la capitale abbia visto da anni. Mentre le proteste erano per lo più pacifiche, la polizia ha comunque utilizzato gas lacrimogeni nel pomeriggio e effettuato circa 20 arresti prima che la manifestazione si muovesse verso place de la Nation, nella zona orientale, passando dalla Bastiglia durante il percorso.

Il clima nelle manifestazioni si può riassumere semplicemente con il “quando è troppo è troppo”. Dominique, 59 anni, che lavora come commessa di negozio, è stata intervistata da France 24 e ha detto che, sebbene non abbia mai partecipato prima a uno sciopero, “questa volta, se me lo chiedono, lo faccio”.

Ha continuato:

“Sono 30 che lavoro nel commercio. Ho già subito un’operazione a entrambe le spalle per risolvere una tendinite causata da tutti quei movimenti ripetitivi e dai carichi pesanti che sollevo tutto il giorno. In totale, devo sollevare circa 600 chili di merci ogni giorno. Mi sono anche dovuta procurare delle protesi per i pollici di entrambe le mani: mi sono rovinata le articolazioni aprendo e spaccando i pacchi da mettere sugli scaffali. Così, se va a finire che mi dicono che dovrò rimandare il mio pensionamento – che sia di qualche mese o di un anno- non potrò accettarlo”.

Jean, un muratore di 29 anni, si è espresso in maniera simile:

“Molti dei miei colleghi finiscono a avere il cancro a 60 anni. E anche se non ti prendi il cancro, dai 50 anni in poi, ti vengono problemi alle ginocchia, alla schiena, al tunnel carpale, legamenti danneggiati – di tutto e di più.”

“Alcuni dei miei colleghi sembrano fisicamente distrutti – camminano come delle papere. Hanno bisogno di aiuto costante; non riescono più a camminare normalmente; sono rovinati. Quindi, se devi andare avanti finché non hai 64 anni… Quando vedo le persone in quello stato, capisco che non ho intenzione di arrivarci”.

La gran parte delle persone sono estremamente consapevoli dell’impatto sproporzionato della proposta di Macron sulle persone più povere, incluso Balthazar, un ristoratore di 22 anni:

“Sono assolutamente contrario alla riforma. L’obiettivo è di risparmiare denaro, di fare produrre di più il paese, di diminuire i contributi delle aziende e fare lavorare le persone più a lungo. Sono i poveri che verranno colpiti, soprattutto dal momento che un quarto delle persone più povere sono già morti a 62 anni- il che ovviamente è scandaloso”.

È degno di nota che tutte le otto federazioni sindacali della Francia si sono accordate su un giorno di azione congiunto, inclusa la CFDT, il sindacato più grande e più moderato, che non aveva partecipato agli scioperi per le pensioni del 2019-20. Questo livello di unità insolito dimostra l’ampiezza della rabbia in tutti i settori della forza-lavoro, che esercita una pressione anche sui dirigenti sindacali più moderati.

Lo sciopero è anche stato molto compatto. Il trasporto pubblico in tutta la Francia, ma soprattutto nella capitale, si è paralizzato. Molti voli sono stati cancellati, il 70% degli insegnanti ha scioperato e il settore critico dell’energia è stato messo in ginocchio dallo sciopero, con gli scioperanti alla azienda statale di distribuzione elettrica EDF che hanno fatto diminuire l’energia erogata di 7000 megawatts. Persino le stazioni radiofoniche pubbliche Franceinfo e France Inter trasmettevano musica piuttosto che i notiziari, mentre il canale televisivo France 2 mandava in onda le repliche. Gli scioperi hanno interrotto la principale rotta commerciale tra Dover e Calais, bloccando gli attraversamenti ferroviari.

Inoltre, numerosi sindacati hanno notificato azioni a tempo indefinito, creando le basi per scioperi riconvocabili. “Questo è il primo giorno, ce ne saranno altri”, ha detto Philippe Martinez, segretario della confederazione sindacale CGT. I lavoratori delle raffinerie hanno già dichiarato date di sciopero per la prossima settimana e per i primi di febbraio, e un ulteriore manifestazione nazionale contro la riforma delle pensioni è in programma per sabato.

Intensificare lo sciopero!

In breve, esistono tutti gli ingredienti per uno scontro decisivo tra i lavoratori francesi e l’odiato governo Macron. Negli anni, ci sono state molte opportunità di cacciare Macron dal Palazzo dell’Eliseo e tutte sono state andate in fumo dalla mancanza di volontà da parte della direzione politica e sindacale della classe operaia di andare fino in fondo.

Invece di preparare uno sciopero politico generale a oltranza con l’obiettivo di fare cadere Macron, i dirigenti della classe operaia francese si sono limitati a opporsi a questa o a quella misura reazionaria, convocando “giornate d’azione” limitate per fare sbollire la base e mettere pressione sul governo per delle trattative dietro le quinte.

La determinazione dei lavoratori francesi è immensa, come abbiamo visto tante volte, ma non è infinita. Sono stanchi delle strategie vecchie e fallimentari che costano loro giornate di stipendio senza alcun risultato. Tuttavia, la forza dello sciopero di oggi dimostra che esiste ancora la volontà di una lotta seria. Il coordinamento di tutti i principali sindacati per lo sciopero di oggi è anch’esso un passo in avanti, che mostra la pressione crescente dal basso per una vera convergenza delle lotte.

Come abbiamo visto in molte parti del mondo, la intensità totale della attuale crisi economica sta fornendo un impeto potente alla lotta sindacale. L’aumento dell’inflazione significa che sempre più lavoratori sono costretti a lottare semplicemente per mantenere le loro attuali condizioni di vita e si stanno rivolgendo ai sindacati come proprio strumento. Questo sta spingendo anche i riformisti di destra a capo dei grandi sindacati verso un’azione coordinata, che lo vogliano o no.

L’anno scorso in Ontario, Canada, il governo reazionario di Doug Ford è stato costretto a battere in ritirata sul tentativo di criminalizzare uno sciopero dei lavoratori della scuola dalla semplice minaccia di uno sciopero generale provinciale. In Gran Bretagna, la più grande giornata coordinata di sciopero dell’ultimo decennio il primo febbraio, con medici, insegnanti, lavoratori dell’università, lavoratori delle poste e altri settori che incroceranno le braccia simultaneamente. E in Francia (dove le “giornate di azione” di un giorno sono comuni), i dirigenti sindacali sono costretti a unire le forze, e lotteranno per mantenere i propri membri su binari sicuri.

È possibile che qualche settore dichiari uno sciopero a oltranza, che elettrizzerebbe la situazione, mettendo tutti i dirigenti sindacali in difficoltà. Quello che deve seguirne è un piano nazionale per intensificare lo scontro verso uno sciopero generale a oltranza, con l’obiettivo esplicito di fare cadere il governo Macron.

Mentre quest’ultimo attacco deve essere fermato, i dirigenti sindacali non possono limitarsi semplicemente a opporsi alla riforma pensionistica, che riflette nient’altro che le richieste del sistema capitalista in crisi di cui Macron è un fedele servitore. Se viene fermata adesso, semplicemente si riproporrà in seguito, e gli attacchi continueranno su tutti gli altri fronti.

Come abbiamo visto, Macron può riuscire a cavarsela di fronte a un numero qualsiasi di giornate d’azione isolate, non importa quanto grandi. Un serio programma di intensificazione dello scontro sarà il modo migliore per coinvolgere i settori più ampi possibile della società francese, accomunati da un odio viscerale nei confronti del presidente “jupitérien” [ndt, dal francese Jupiter, Giove, in riferimento all’arroganza di Macron], e che soffrono tutti una crisi che non hanno provocato, ma della quale ci si aspetta paghino il conto. Un vero piano di azione darà alle masse la fiducia per prenderne parte.

Infine, solo una società nella quale l’economia viene gestita democraticamente dalla classe lavoratrice può offrire alle persone normali una esistenza dignitosa e tranquillità nella vecchiaia. La lotta contro Macron deve essere parte di una battaglia contro il capitalismo francese, che ha derubato i lavoratori e i giovani francesi troppo a lungo.

Basta scuse! Basta mezze misure!
Per la preparazione di uno sciopero nazionale politico a oltranza!
Fermiamo la controriforma delle pensioni!
Macron démission!

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