18 marzo 2016

Francia: no alla El Khomri, è solo l’inizio!

Lo scorso 9 marzo, giorno in cui era prevista la discussione in parlamento del progetto di legge El Khomri (il ministro del lavoro), mezzo milione di giovani e di lavoratori sono scesi in piazza in tutta la Francia contro la riforma. Poco dopo l’annuncio di questa da parte del governo, è stata lanciata una petizione on line per il ritiro immediato della riforma, che nel giro di poco meno di quindici giorni ha raccolto più di un milione e mezzo di firme di lavoratori, precari, studenti, disoccupati e attivisti sindacali.

Il governo non si aspettava una reazione così radicale e per questo ha dovuto rinviare la discussione e fingere di apportare parziali modifiche al testo, senza cambiarne la sostanza. Si tratta di un attacco senza precedenti nella storia della Quinta repubblica, molto simile al Jobs Act di Matteo Renzi. L’obiettivo dei governi dell’austerity è quello di far pagare la crisi ai lavoratori, garantendo margini di profitto più alti alle imprese in cambio di meno diritti, salari più bassi e precarietà. Il progetto di legge prevede infatti lo sfondamento definitivo del tetto delle 35 ore settimanali (in realtà già ampiamente superato in diversi settori). Attraverso un accordo aziendale sarà possibile arrivare a 12 ore giornaliere e a 46 settimanali, in media. Anche per i contratti part-time il limite delle 24 ore settimanali viene superato. Il padronato aumenta notevolmente la sua forza contrattuale, un provvedimento potrà essere imposto in azienda tramite referendum anche contro la volontà del 70% dei sindacati, il che significa che un imprenditore potrà far leva sull’appoggio dei sindacati filopadronali anche quando questi rappresentano una minoranza dei lavoratori. Non sarà più necessaria una motivazione economica per porre in essere piani di ristrutturazione, inoltre il lavoratore che rifiuterà, per ragioni economiche, una decurtazione del suo salario potrà essere licenziato per ragioni personali e per tanto non avere diritto a beneficiare dell’indennità di disoccupazione.

Vista la portata dell’attacco, la risposta delle masse, soprattutto dei giovani è stata radicale e immediata. Il 9 e poi il 17 marzo migliaia di studenti universitari e liceali sono scesi in piazza. Una nuova generazione di giovani, fatta anche da precari e da disoccupati comincia ad organizzarsi, alcuni lo fanno per la prima volta nella propria vita. Nelle principali sedi universitarie cominciano a strutturarsi le AG (assemblee generali), in cui centinaia di giovani discutono su come portare avanti le istanze del movimento. Uno spettro si aggira tra le stanze dell’Eliseo, terrorizzando i vari Valls, Hollande e El Khomri, lo spettro del movimento contro il CPE del 2006, che ottenne una vittoria importante, quella di costringere il governo a battere momentaneamente in ritirata. Le burocrazie sindacali giocano un ruolo deleterio, questo lo si è visto già il 9 marzo quando non tutte le categorie della CGT hanno fatto appello allo sciopero, riproponendo la logica di una mobilitazione generica (le giornate d’azione) e senza quindi dare ai lavoratori gli strumenti necessari per organizzarsi nei propri luoghi di lavoro. Per il prossimo 31 marzo, sotto la pressione della base del sindacato, è stato convocato un nuovo sciopero intercategoriale, nella stessa giornata in cui verrà portato in aula il progetto di legge. Ciò che manca è una direzione sindacale all’altezza dello scontro e una sinistra di classe in grado di portare questo scontro sul terreno politico generale. Questa esigenza esiste nelle coscienze di migliaia di giovani e presto o tardi prenderà forma.

Articoli correlati

Il movimento delle “Notti in piedi” – un incubo per “l’uno per cento”

Fin dal loro lancio a Parigi il 31 marzo, il movimento delle “Notti in piedi” (#NuitDebout) è stato un enorme successo. Si è diffuso molto rapidamente in altre città francesi.

Air France – Nessuna persecuzione contro i lavoratori! Mobilitiamoci!

In meno di 24 ore, l’immagine del direttore delle risorse umane di Air France con la camicia strappata ha girato il mondo. Il sistema delle imprese e il governo l’ha usata per martellare l’opinione pubblica e farle credere che i lavoratori di Air France sono, nelle parole del presidente del Consiglio, “teppisti”.

Francia – Benoit Hamon e la farsa dell’ “unità della sinistra” !

La sconfitta di Mauel Valls alle primarie del Partito Socialista è stata celebrata, o quantomeno apprezzata, ben oltre l’elettorato di Benoit Hamon (il quale ha ricevuto 1,2 milioni di voti). L’ex Primo Ministro Valls è uno dei rappresentanti più conseguenti della linea di destra, pro-capitalista, della direzione del PS.

Vittoria delle banche, crescita del Front National. “Francia ribelle” si deve mobilitare per le legislative!

L’elezione presidenziale più caotica della quinta Repubblica ha appena partorito il suo nuovo capo di stato. Macron si prepara a lanciare un’offensiva implacabile contro le condizioni di vita e di lavoro della maggior parte della popolazione.

Air France – É lotta di classe, bellezza!

Ieri Xavier Broseta, responsabile delle risorse umane di Air France, ha annunciato ai lavoratori della compagnia il nuovo piano di ristrutturazione aziendale, in cui sono previsti 2900 licenziamenti entro il 2018.

Francia -Macron perde il suo smalto mentre lancia un attacco ai lavoratori

Sin dal giorno della sua elezione Macron – il testimonial del liberismo europeo e autoproclamatosi presidente supremo – ha visto la sua popolarità diminuire progressivamente così come si è sgretolata la sua maschera elettorale.