11 maggio 2016

Francia – Il governo “socialista” impone per decreto la Loi Travail

Di fronte all’eventualità di essere messo in minoranza dai ribelli del proprio gruppo parlamentare, il Primo ministro francese Valls ha usato i poteri d’emergenza previsti dall’articolo 49.3 della costituzione per far passare l’odiata legge El Khomri.

Il Financial Times ha commentato . “Questa mossa improvvisa evidenzia la debolezza politica di Hollande e le tensioni che stanno facendo a pezzi la sinistra un anno prima delle elezioni presidenziali”.

Ci sono state proteste spontanee fuori dal palazzo dell’Assemblea nazionale a Parigi e in tutta una serie di altre città del paese per protestare contro questa violazione della normale “democrazia parlamentare”.

In questo caso, come in Grecia in precedenza, vediamo come l’imposizione di brutali politiche di austerità per far pagare ai lavoratori la crisi del capitalismo entri direttamente in conflitto con il carattere limitato della democrazia borghese. La risposta non deve essere quella della restaurazione della democrazia borghese nella sua “vera accezione”, ma piuttosto comprendere come la vera democrazia non sia compatibile con la dittatura del capitale.

Ora l’unico modo per impedire che diventi legge dello Stato è l’approvazione della “mozione di censura” (sfiducia, ndt) promossa dalla destra e in discussione domani, giovedì 12.

Il governo “socialista” cercherà di usare ogni tipo di pressione per impedire ai critici da sinistra nel proprio gruppo parlamentare di votare con l’opposizione di destra, ma non è chiaro cosa accadrà. Alcuni deputati ribelli del Ps hanno indicato la loro volontà di votare contro il governo. I dirigenti del Ps hanno minacciato di espulsione chiunque voterà contro il governo, nonché di esclusione dalle liste al partito alle prossime elezioni.

Un’altra possibilità sarebbe quella che i critici da sinistra della Loi Travail presentino una mozione di sfiducia separata, ma non è chiaro se riusciranno trovare abbastanza firme per metterla ai voti o se si possa calendarizzare un’altra mozione dopo che la destra ne ha già presentata una.

 I sindacati e le organizzazioni studentesche hanno convocato un altro giorno d’azione e di sciopero per giovedì 12 maggio e minacciato altre azioni di lotta per il 17 e il 19 maggio. Il gioco a cui stanno giocando i leader sindacali è tuttavia pericoloso. La convocazione di un numero infinito di giornate d’azione e di scioperi parziali rischia di stancare tutto il movimento.

La dichiarazione dei sindacati, firmata unitariamente da Cgt, Force Ouvriere, Fsu, Solidaires e dalle organizzazioni studentesche Unef, Fidl e Unl, è del tutto vaga a riguardo. Parla della necessità di “allargare e rafforzare le mobilitazioni”, ma non dice nulla di specifico su come farlo. Invita le sezioni locali a “organizzare assemblee di massa con i lavoratori per discutere quale tipo di azioni e scioperi intraprendere e riguardo il loro carattere generale”

Invece di fornire una direzione chiara al movimento, i vertici sindacali passano la patata bollente ai delegati e agli attivisti sindacali nei luoghi di lavoro. È l’opposto di ciò che dovrebbe fare un gruppo dirigente

La dichiarazione afferma inoltre che i sindacati “non escludono altre iniziative per le prossime settimane, compresa una manifestazione nazionale” e aggiunge che i firmatari si incontreranno all’inizio della prossima settimana per deciderlo. È ridicolo, dato che la legge è stata approvata ieri e ci sarà una mozione di sfiducia in discussione domani. La prossima settimana sarà troppo tardi!

Solo lo sviluppo di uno sciopero generale ad oltranza può fornire una svolta alla situazione. La provocazione di ieri, con l’approvazione della Loi Travail per decreto,  potrebbe essere la scintilla che innesca tale movimento.

.

 

 

Articoli correlati

Il movimento delle “Notti in piedi” – un incubo per “l’uno per cento”

Fin dal loro lancio a Parigi il 31 marzo, il movimento delle “Notti in piedi” (#NuitDebout) è stato un enorme successo. Si è diffuso molto rapidamente in altre città francesi.

Il capitalismo è guerra e orrore senza fine

Gli atroci atti terroristici che hanno provocato almeno 129 morti nelle strade e nei locali di Parigi segnano un tragico sviluppo nell’espansione di attentati attribuiti o rivendicati dal cosiddetto Stato islamico (Isis). Con questi attacchi il Medio Oriente è definitivamente arrivato in Europa.

Il PCF e le elezioni presidenziali francesi del 2017

Le elezioni presidenziali del 2017 sono al centro di una nuova e profonda crisi nel Partito comunista francese (PCF). Il segretario nazionale del partito, Pierre Laurent, ha rivolto un appello da diversi mesi per un “candidato comune” delle “forze vive della sinistra”, dicendosi rammaricato delle “divisioni”. In nome di questo approccio, la dirigenza del PCF si è rifiutata di coinvolgere il partito e i suoi attivisti nella campagna per Jean-Luc Mélenchon, che è stato il candidato del Fronte di sinistra nelle elezioni presidenziali del 2012.

Vittoria delle banche, crescita del Front National. “Francia ribelle” si deve mobilitare per le legislative!

L’elezione presidenziale più caotica della quinta Repubblica ha appena partorito il suo nuovo capo di stato. Macron si prepara a lanciare un’offensiva implacabile contro le condizioni di vita e di lavoro della maggior parte della popolazione.

Contro il razzismo! No all’unità nazionale! Lottiamo insieme contro questo sistema che produce miseria, ingiustizia, sfruttamento e terrorismo!

Scioccati, indignati, disgustati dai vili attentati terroristici a Parigi della scorsa notte, che per ora hanno causato 128 morti e numerosi feriti. Il nostro pensiero va alle vittime e alle loro famiglie.

La vittoria apparente del macronismo 

Il primo turno delle elezioni legislative si è contraddistinto per un nuovo record d’astensionismo: 51,3 % dell’elettorato (nel 2012 arrivò al 42,8 %). L’ “ondata” della coalizione En Marche/Modem deve dunque essere considerata nella sua giusta dimensione, in quanto gli astenuti sono molto più numerosi degli elettori della “maggioranza presidenziale”.