31 Ottobre 2019

Fpt industrial Pregnana – No alla chiusura!

Oggi, 31 ottobre, i lavoratori della Fpt di Pregnana Milanese hanno organizzato un presidio contro la chiusura del loro stabilimento. Sinistra classe rivoluzione era presente, con l’articolo sulla vertenza pubblicato nel numero in corso di Rivoluzione.

Martedì 1° ottobre i lavoratori della Fpt Industrial di Pregnana (Milano) che produce motori per mezzi marini, hanno ricevuto la comunicazione che entro maggio 2020 l’azienda cesserà la produzione.
L’intenzione del gruppo Cnh Industrial, proprietario anche delle sedi di Torino e Foggia, è di concentrare nel capoluogo piemontese la produzione di motori. 300 lavoratori messi per strada e subiranno la stessa sorte altrettanti nell’indotto, a meno che non siano disponibili a trasferirsi a Torino o a percorrere 260 chilometri al giorno.
Cnh Industrial, proprietaria della Fpt Industrial, è parte del gruppo Exor che ha come principale azionista la famiglia Agnelli. Dal rapporto finanziario Exor del 2019, risulta che nella prima metà del 2017 i profitti sono stati di 916 milioni di euro, 741 milioni nella prima metà del 2018, mentre per lo stesso periodo del 2019 hanno già raggiunto i 2,4 miliardi.
I lavoratori di Pregnana hanno scioperato e manifestato sotto il palazzo della regione Lombardia, confidando in una sponda istituzionale. La loro rivendicazione è il completo rifiuto della chiusura e mobilitazione incondizionata per mantenere in funzione lo stabilimento. Come risposta invece le istituzioni hanno cercato di smorzare l’impeto dei lavoratori. Da un lato hanno dichiarato che li sosterranno ad un tavolo del Ministero, dall’altro giustificano la strategia dell’azienda. Infatti hanno argomentato che la crisi del settore automobilistico e la svolta green dell’economia possono essere dei validi motivi per chiudere.
Ciononostante i lavoratori non si sono fatti mettere i piedi in testa e hanno risposto chiaramente che “la riconversione della produzione la deve pagare l’azienda e che non si può mettere l’ambiente contro il lavoro! Non vogliamo promesse ma fatti!!”
Il messaggio dei lavoratori è chiaro, lo stabilimento di Pregnana non si chiude. Le esperienze pregresse, come il ben noto caso Whirlpool, insegnano che non ci si può fidare né dello Stato né delle sue istituzioni, che alla fine sono sempre dalla parte dei padroni.
Pregnana non è l’unico stabilimento del gruppo Cnh sotto attacco, è stata annunciata la chiusura anche dello stabilimento di San Mauro Torinese, 370 dipendenti che producono macchinari per l’edilizia, e un forte ridimensionamento di quello di Modena (movimentazione terra), e la riorganizzazione degli stabilimenti Iveco, in vista di una probabile cessione.
La lotta dei lavoratori Cnh deve essere una lotta di tutti gli stabilimenti, coordinata e discussa dai lavoratori e dai delegati in ogni passaggio, unica garanzia capace di dare più forza alla mobilitazione ed evitare la contrapposizione tra i vari stabilimenti.

Articoli correlati

Proges – Come perdere una lotta senza sparare un colpo

Quando una cooperativa perde un appalto in favore di un’altra, quella subentrante è obbligata per legge all’assunzione dei lavoratori che sono impiegati in quel cantiere alle stesse condizioni a cui

Almaviva, ancora un nulla di fatto – Esplode la rabbia dei lavoratori

Il 27 Maggio per i lavoratori Almaviva è stata un’altra giornata di lotta. Centinaia di lavoratori di Roma, Napoli e Palermo si sono ritrovati in un presidio determinato e combattivo a Piazza S.S. Apostoli a Roma.

Bormioli – Solo l’unità dei lavoratori può battere il padrone

Questo è il volantino che diffonderemo oggi pomeriggio a Parma alla manifestazione contro la repressione delle lotte nella logistica.

Accordo Saeco – Era l’unica soluzione possibile?

Il 9 febbraio si è chiusa la vertenza contro i 243 licenziamenti alla Saeco annunciati dalla proprietà Philips. Dopo 73 giorni di presidio e di blocco delle merci ai cancelli della fabbrica, le lavoratrici e i lavoratori protagonisti della lotta hanno approvato l’accordo raggiunto il 5 febbraio.

Milano, 19 gennaio – Sciopero e manifestazione contro le morti sul lavoro

Non c’è questione più politica di questa: se contino di più fatturato e profitto o la vita e la salute dei lavoratori. E se anche inchieste e processi potranno forse stabilire la dinamica dei fatti, la vera risposta non verrà nelle aule di un tribunale o dai vertici in prefettura, ma da una chiara e cristallina ripresa del conflitto di classe, nei luoghi di lavoro e in tutta la società.

Modena – I lavoratori Italpizza non solo soli!

Un appello di delegati e lavoratori a sostegno della lotta di Italpizza