22 giugno 2016

Fiom – Un errore non proclamare lo sciopero a luglio

Martedì 21 giugno si è riunito il Comitato centrale della Fiom-Cgil.

All’ordine del giorno, la discussione su come proseguire la mobilitazione per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici.

Il segretario generale Maurizio Landini nella sua relazione e anche nelle conclusioni ha ribadito che bisogna proseguire per ora con il blocco degli straordinari e prevedere degli scioperi a livello locale o aziendale.

A inizio della vertenza, lo scorso autunno, Fim, Fiom e Uilm si presentarono al tavolo con Federmeccanica con tre piattaforme distinte. Ieri Landini ha annunciato che per agevolare il percorso di unità con le altre sigle a breve le tre segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm si incontreranno per discutere delle differenze delle rispettive piattaforme e cercare di trovarne una comune.

Questo, nei fatti, come ha spiegato Landini nelle sue conclusioni è il motivo per cui la mobilitazione nei prossimi giorni scalerà una marcia e non ci sarà uno sciopero generale entro l’estate. Tutto rinviato all’autunno.

Il Comitato centrale si è concluso senza documenti messi in votazione.

Pubblichiamo qui di seguito l’intervento di Paolo Brini.

Compagni,

a differenza di quanto emerso nel dibattito fino ad ora, io credo che si debba battere il ferro finché è caldo. L’esito delle ultime elezioni parla a noi. Stefano Folli, che è un analista borghese attento, nell’editoriale di ieri su Repubblica afferma che quanto emerso dalle urne è l’espressione di profondo malessere e rabbia sociale. Io sono perfettamente d’accordo con lui e, proprio per questo, compito della nostra organizzazione dovrebbe essere tradurre questa rabbia in rapporti di forza. La Cgil dovrebbe dire senza girarci intorno: “Renzi ha subito una sconfitta senza appello a causa della politica da macelleria sociale che ha portato avanti fino ad oggi, perciò deve andare a casa subito!” e su questo costruire appunto le basi della mobilitazione sociale. Per questo non capisco e non condivido l’idea di non fare lo sciopero generale dei metalmeccanici a luglio. L’unica ragione per cui potrebbe essere sensato non farlo è se riteniamo che lo sciopero non riesca. Ma se così fosse allora da un lato non avrebbe neanche senso proporre, come fatto nella relazione, il blocco degli straordinari la cui riuscita è molto più impegnativa e difficile della mobilitazione generale e nemmeno il pacchetto di ore di sciopero. Dall’altro sarebbe necessario organizzare attivi dei delegati in tutti i territori con la segreteria nazionale e fare una discussione franca con tutti i nostri militanti sulle prospettive dello scontro, come si dice dalle mie parti, “guardandoci bene nelle palle degli occhi” per capire come andare avanti.
Siccome però, come detto anche da tutti i compagni che mi hanno preceduto, gli scioperi sono andati bene non vedo ragione per interrompere il crescere di conflittualità che abbiamo messo in campo pena lo smorzare il clima. Lo sciopero generale con manifestazione a Roma a luglio ci permetterebbe anche di arrivare all’assemblea dei delegati di Cgil-Cisl-Uil delle categorie che hanno aperte le vertenze sui rinnovi dei Ccnl con una mobilitazione che può lanciare e promuovere in autunno lo sciopero generale confederale su contratti e pensioni. Del caso poi a settembre non ci  fosse quello confederale, nulla ci vieterebbe di proclamare un altro sciopero generale dei meccanici. In Francia sono al decimo sciopero generale in due mesi, quindi non vedo nulla di particolarmente scandaloso se noi ne facciamo uno prima e uno dopo l’estate.
In secondo luogo, sulla proposta di tentare di trovare un accordo con Fim e Uilm sui punti di dissenso oggi presenti nelle piattaforme, io vedo sia un problema politico che un errore tattico. Il problema politico è che se andasse in porto noi ci troveremmo di fronte di fatto ad una nuova piattaforma non votata dai lavoratori. Quindi mancherebbe un percorso democratico per noi essenziale.
L’errore tattico è invece che noi il punto unico, essenziale e necessario di unità con Fim e Uilm già ce lo abbiamo ed è la rivendicazione del ritiro della contro piattaforma di Federmeccanica. Ora, se gli eventi hanno una logica, è chiaro che qualora riuscissimo in questo obiettivo Federmeccanica, che su quei contenuti ha costruito la propria strategia, subirebbe una sconfitta epocale e con lei perderebbero anche Fim e Uilm mentre noi al contrario saremmo nella posizione di forza di imporre a tutti le nostre ragioni e i nostri contenuti. Perciò oggi avanzare la proposta di un documento unitario significherebbe correre rischi inutili. Se poi l’accordo confederale del 10 gennaio 2014, che ricordo noi come Fiom abbiamo detto essere peggio del modello Marchionne, sta agonizzando e rischia la messa in soffitta per impraticabilità non credo dovremmo essere proprio noi a rianimarlo.
Oltre a tutto questo credo che si ponga sempre più la necessità di avere linee guida chiare sulla contrattazione aziendale. Non possiamo avere casi, come quelli apparsi ultimamente sui giornali (per es. SKF ndr), di contratti aziendali in grandi imprese in cui accettiamo che il salario aziendale possa assorbire gli aumenti dell’eventuale futuro contratto nazionale. Una tale apertura significherebbe accettare l’impostazione di Federmeccanica di un livello contrattuale che sostituisce l’altro anziché integrarlo. Inoltre credo sia necessario aprire una discussione sulla questione della sanità integrativa con i lavoratori. Più andiamo avanti e più è palese che welfare aziendale e sanità integrativa sono voci che, nelle intenzioni dei padroni, non integrano ma sostituiscono gli aumenti salariali. Questo sta diventando un elemento concreto attraverso cui spiegare ai lavoratori, e anche a noi, quanto sia controproducente accettare questa logica.
Concludo dicendo che non vedo ragioni e non condivido la scelta assunta in questi mesi dal gruppo dirigente della Fiom di sospendere di fatto qualsiasi critica nei confronti di una Cgil il cui gruppo dirigente sta mostrando tutta la propria inadeguatezza.
Sul referendum costituzionale di fatto il direttivo nazionale Cgil pur dando un giudizio critico sulla controriforma non dà  indicazione esplicita di voto No alla consultazione di quest’autunno.
Sulle pensioni fa aperture gravissime in merito alla proposta di Poletti. Sui contratti porta avanti una proposta di modello presentata con Cisl e Uil che meriterebbe parecchi approfondimenti e discussioni dato che non solo contraddice la pur inconsistente carta dei diritti da lei stessa proposta ma si scontra con la nostra piattaforma sul jobs act e fa aperture pericolose sul salario. Certo non accetta tout court l’impianto di Federmeccanica ma apre al salario variabile anche per gli aumenti dei contratti nazionali. Questo modello deve essere respinto.
Concludo brevemente tornando sull’esito del voto di domenica. Quel voto dimostra ancora una volta il vuoto politico che c’è nel proletariato e tra le classi subalterne. Questo è un problema che l’unica organizzazione di massa del movimento operaio rimasta nel nostro paese non può non porsi e non contribuire a risolvere. Il vuoto in politica come in natura non esiste perciò o noi proviamo ad affrontare il tema o qualcun altro con tutte le distorsioni del caso lo farà e non credo ce lo possiamo permettere.

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