FIOM: le elezioni Rsu alla GD di Bologna sono un monito

Come ampiamente preannunciato dal disastroso esito avuto nel rinnovo del contratto aziendale anche alle elezioni per il rinnovo della RSU alla GD di Bologna (storica fabbrica roccaforte e cuore della contrattazione dei metalmeccanici della CGIL non solo in Emilia ma a livello nazionale) la Fiom crolla, perde 300 voti e si attesta al 37% delle preferenze diventando addirittura secondo sindacato e facendosi superare da Usb. Se si pensa che questo risultato sia un semplice incidente di percorso o una eccezione frutto delle peculiarità dell’azienda in questione ci si sbaglia di grosso. Quello che è accaduto in GD è un monito per tutta la Fiom su cui il gruppo dirigente e l’organizzazione nel suo complesso devono riflettere con molta attenzione.

Come già ho avuto modo di ribadire nell’ultima Assemblea Generale, credere che quanto accaduto non abbia attinenza con le scelte di svolta nella linea sindacale assunte negli ultimi mesi dalla Fiom significherebbe commettere un grave errore di miopia. Non si può pensare di chinare il capo e rinunciare alle ragioni di 7 anni di battaglie firmando un contratto nazionale disastroso come quello siglato non più tardi di un anno fa e pensare che questo non abbia alcuna conseguenza sulla tenuta della nostra organizzazione. Firmando quel contratto unitario con Fim e Uilm, la Fiom nella percezione di una parte significativa di lavoratori è ora “rientrata nei ranghi” ed è diventata uguale agli altri.

Questo lascia un vuoto politico a sinistra che inevitabilmente altri potranno in tutto o in parte colmare, siano USB, cobas o parvenu dell’ultima ora. Se dal punto di vista economico il prezzo salatissimo delle scelte fatte è stato e sarà pagato dai lavoratori, non v’è dubbio che il prezzo politico più salato lo sta pagando e lo pagherà la Fiom. Il caso GD non ne è che una rappresentazione plastica.

La rabbia sana e sacrosanta che i lavoratori esprimevano, esprimono ed esprimeranno in maniera ancora più forte dato il peggioramento costante delle condizioni di vita e di lavoro, non trova e troverà più nella Fiom il suo unico e naturale punto di riferimento perché con le sue scelte essa paga un crollo profondo ed intrinseco di autorevolezza.

Diventa perciò necessario aprire una riflessione seria sulla strada che si è deciso di intraprendere. Una strada minata fatta di welfare aziendali, sanità integrative e pagamenti in natura al posto di salari e diritti. I lavoratori da sempre premiano e valorizzano la coerenza, ma con altrettanta linearità puniscono senza appello l’incoerenza. È bene non scordarselo mai.

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