28 aprile 2015

Fincantieri – No all’accordo!

“Non firmate quell’accordo!”, è questo il messaggio che gli operai Fincantieri, in agitazione in tutta Italia, hanno mandato alle organizzazioni sindacali. È partita dal cantiere del Muggiano (La Spezia) la protesta contro la disdetta dell’integrativo dal primo aprile e le nuove misure che l’azienda intende adottare per il futuro. Tra scioperi a sorpresa e blocchi del transito delle merci (come a Riva Trigoso) la protesta si è diffusa da Nord a Sud in tutti gli stabilimenti Fincantieri. A far esplodere definitivamente la rabbia operaia è stata senz’altro l’ipotesi dell’utilizzo di strumenti di controllo a distanza sugli operai, nello specifico l’introduzione di un microchip nelle scarpe per verificare in tempo reale, otto ore su otto, la posizione di ogni operaio nel cantiere. A questa misura odiosa, che tende ad avere il controllo totale dell’azienda sui lavoratori, si aggiungono altre direttive aziendale che puntano a peggiorare ulteriormente la condizione lavorativa e salariale degli operai Fincantieri: allungamento gratuito dell’orario di lavoro di 104 ore l’anno (mezz’ora di lavoro gratis al giorno), taglio delle indennità di trasferta, maggiore precarietà per i dipendenti e gli operai degli appalti, salario inferiore per i nuovi assunti, sanzioni per chi protesta, introduzione del 6×6 a discrezione dell’azienda. 
L’amministratore delegato di Fincantieri sembra trarre ispirazione da Marchionne e dal modelo Fiat, come lui infatti risponde alle lotte operaie con la minaccia di portare la produzione all’estero, e come per il modello Fiat si pensa alla creazione di nuove aziende, diverse da Fincantieri, in cui trasferire lavoratori e interi reparti. Tutto questo con la complicità del governo Renzi che, a differenza della Fiat, è azionista di maggioranza dell’azienda.

Fincantieri non è ad oggi un’azienda in crisi e ha commesse che garantiscono lavoro per i prossimi anni. Ciò dimostra che i padroni, attraverso il governo Renzi e sfruttando la crisi generale, vogliono sferrare l’ultimo colpo ai diritti, ai salari e alla dignità stessa dei lavoratori. La risposta all’arroganza padronale non si è fatta attendere, il protagonismo operaio ha spinto le burocrazie sindacali sul terreno del conflitto e gli operai ora chiedono che qualunque accordo passi attraverso un referendum. A poco serve appellarsi ad un intervento del governo e di Renzi come ha fatto in questi giorni la Fiom, è necessario invece dare forma alla rabbia operaia, coordinare il conflitto tra tutti i cantieri italiani e generalizzarlo ad altri settori perché l’offensiva che i padroni stanno portando è a tutto campo contro tutti i lavoratori del nostro paese.

Articoli correlati

Embraco, l’unica soluzione è la nazionalizzazione

Oggi ai lavoratori dell’Embraco non rimane che una cosa da fare, occupare e rivendicare la nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori dello stabilimento. Per evitare che l’azienda venga smantellata, per riprendere la produzione e dimostrare che può funzionare anche senza il cosiddetto management, e che col controllo operaio e l’appoggio dello stato si può distribuire quello che si produce.

Maserati (Modena): nuvole all’orizzonte, è tempo di agire!

Dal primo gennaio 2017 a Modena non si produrranno più vetture Maserati. È quanto emerso nell’incontro delle delegazioni sindacali con i vertici di Fca. L’azienda ha annunciato un piano di 120 esuberi, di cui 15 impiegati. I lavoratori in esubero verranno trasferiti in altre sedi – tra cui la vicina Ferrari – su base volontaria.

Dalla parte dei lavoratori Almaviva in lotta!

Il volantino che abbiamo distribuito oggi al presidio di Napoli e che diffonderemo domani allo sciopero dei lavoratori Almaviva.

Ilva – Nessun licenziamento, lottiamo per la nazionalizzazione!

Dopo 5 anni di decreti ad hoc e quattro di commissariamento, la situazione dell’Ilva è giunta ad un punto di svolta. Il ministro Calenda ha formalizzato, con un decreto, il cambio di proprietà.

Amazon, si sciopera in tutta Europa… E in Italia?

Il 17 luglio c’è stato lo sciopero europeo di Amazon nel giorno del Prime day, Spagna, Germania, Polonia si sono fermate.

Intervento di Paolo Brini al CC della FIOM del 9 Settembre 2016

Quello che è accaduto nelle scorse settimane mi pare dimostri come la linea dettata dalla famosa lettera della BCE dell’agosto 2011 abbia trionfato su tutti i fronti e come il