Fincantieri – No all’accordo!

“Non firmate quell’accordo!”, è questo il messaggio che gli operai Fincantieri, in agitazione in tutta Italia, hanno mandato alle organizzazioni sindacali. È partita dal cantiere del Muggiano (La Spezia) la protesta contro la disdetta dell’integrativo dal primo aprile e le nuove misure che l’azienda intende adottare per il futuro. Tra scioperi a sorpresa e blocchi del transito delle merci (come a Riva Trigoso) la protesta si è diffusa da Nord a Sud in tutti gli stabilimenti Fincantieri. A far esplodere definitivamente la rabbia operaia è stata senz’altro l’ipotesi dell’utilizzo di strumenti di controllo a distanza sugli operai, nello specifico l’introduzione di un microchip nelle scarpe per verificare in tempo reale, otto ore su otto, la posizione di ogni operaio nel cantiere. A questa misura odiosa, che tende ad avere il controllo totale dell’azienda sui lavoratori, si aggiungono altre direttive aziendale che puntano a peggiorare ulteriormente la condizione lavorativa e salariale degli operai Fincantieri: allungamento gratuito dell’orario di lavoro di 104 ore l’anno (mezz’ora di lavoro gratis al giorno), taglio delle indennità di trasferta, maggiore precarietà per i dipendenti e gli operai degli appalti, salario inferiore per i nuovi assunti, sanzioni per chi protesta, introduzione del 6×6 a discrezione dell’azienda. 
L’amministratore delegato di Fincantieri sembra trarre ispirazione da Marchionne e dal modelo Fiat, come lui infatti risponde alle lotte operaie con la minaccia di portare la produzione all’estero, e come per il modello Fiat si pensa alla creazione di nuove aziende, diverse da Fincantieri, in cui trasferire lavoratori e interi reparti. Tutto questo con la complicità del governo Renzi che, a differenza della Fiat, è azionista di maggioranza dell’azienda.

Fincantieri non è ad oggi un’azienda in crisi e ha commesse che garantiscono lavoro per i prossimi anni. Ciò dimostra che i padroni, attraverso il governo Renzi e sfruttando la crisi generale, vogliono sferrare l’ultimo colpo ai diritti, ai salari e alla dignità stessa dei lavoratori. La risposta all’arroganza padronale non si è fatta attendere, il protagonismo operaio ha spinto le burocrazie sindacali sul terreno del conflitto e gli operai ora chiedono che qualunque accordo passi attraverso un referendum. A poco serve appellarsi ad un intervento del governo e di Renzi come ha fatto in questi giorni la Fiom, è necessario invece dare forma alla rabbia operaia, coordinare il conflitto tra tutti i cantieri italiani e generalizzarlo ad altri settori perché l’offensiva che i padroni stanno portando è a tutto campo contro tutti i lavoratori del nostro paese.

Articoli correlati

Corrispondenze Operaie

Tutta la FIOM deve fare come a Sulmona!

Dopo anni di ammortizzatori sociali per buona parte dei circa 630 lavoratori, lo stabilimento Sistemi Sospensioni di Sulmona, dopo piani di rilancio ed annunci di investimenti, con la prospettiva di destinare la propria produzione al 60% per Sevel ed al 40% a vetture FCA.

Metalmeccanici

La lotta alla Carpigiana: unità Fiom e Si Cobas

La vertenza alla cooperativa Carpigiana service se da un lato rappresenta uno dei tanti esempi dell’ingiustizia che sta alla base del mondo del facchinaggio cooperativo, è anche un precedente importante di fronte unico di lotta tra Fiom e Si Cobas.

Corrispondenze Operaie

Trieste – Salvare tutti i posti di lavoro, nazionalizzare la Ferriera!

Sinistra classe rivoluzione Trieste aderisce al presidio dei lavoratori della Ferriera indetto da FIOM e Nidil-CGIL venerdì 5 giugno, ore 10:00, in piazza Unità, e diffonderà questo volantino.

Corrispondenze Operaie

Viadana: la lotta dei facchini del gruppo Saviola

Il 17 maggio ha avuto inizio una lotta del tutto inedita e importante per Viadana, un piccolo territorio nella provincia mantovana: i facchini impiegati alla Composad sono scesi in sciopero con presidio permanente davanti ai cancelli, la rivendicazione è il mantenimento delle loro condizioni di lavoro.

Metalmeccanici

Trieste, chiude la Ferriera – Lottiamo per il lavoro e l’ambiente!

Con la definitiva chiusura dell’area a caldo entro il mese di aprile, l’imprenditore cremasco Arvedi ha messo una parola fine alla lunga storia della Ferriera di Trieste. Da simbolo del progresso e dell’industrializzazione a sinonimo di inquinamento e malattie respiratorie, la Ferriera oggi è diventata l’emblema della crisi mondiale.

Metalmeccanici

I metalmeccanici vogliono soldi veri!

Il 4 settembre Fim-Fiom-Uilm hanno approvato la piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. La nuova piattaforma richiede un aumento salariale sui minimi dell’8% (pari a circa 153 euro) a fronte dei tre anni passati in cui a malapena si sono ottenuti 30 euro. È la presa d’atto del fallimento del precedente accordo, al quale ci opponemmo sia nella Fiom che nelle fabbriche.