18 Gennaio 2021 Alan Woods, da www.marxist.com

Felice anno nuovo – solo per qualcuno

Alan Woods, direttore di marxist.com, esamina la tumultuosa situazione mondiale all’alba del 2021. Il capitalismo è in una profonda crisi. Mentre un pugno di miliardari si arricchisce, la stragrande maggioranza è intrappolata tra la pandemia di coronavirus e la povertà. Ma i marxisti rimangono ottimisti. La classe operaia e la gioventù stanno iniziando a scaldare i muscoli in preparazione alle battaglie future .

“Chi ride ultimo non ha ancora sentito la brutta notizia.” (Berthold Brecht)

“La speranza sgorga eterna nel petto umano”. Le celebri parole del grande poeta inglese del XVIII secolo, Alexander Pope, contengono una profonda verità sulla psiche umana. In ultima analisi, è la speranza che ci fa andare avanti. È ciò che ci sostiene durante le difficoltà e i patimenti della vita.

Anche nei momenti più bui, quando ci sentiamo sopraffatti dalle difficoltà che ci circondano, è la convinzione ostinata che alla fine le cose miglioreranno, che ci fornisce la forza morale necessaria per continuare a vivere e combattere, anche quando tutte le probabilità sembrano essere contro di noi.

Ma cosa succederebbe se ogni speranza si esaurisse? Un mondo senza speranza sarebbe davvero un luogo oscuro. Sarebbe impossibile vivere in un mondo del genere. E se si toglie alle persone la speranza di un futuro migliore, togli loro tutto ciò che resta della loro umanità e dignità.

La rimozione della speranza lascia solo una possibile risposta, e quella risposta è la disperazione. Le persone possono rispondere alla disperazione in modi diversi. Fondamentalmente, solo due strade si aprono davanti a loro. Una è la strada della passività, dell’apatia e, in ultimo, la conclusione che la vita non è degna di essere vissuta. Ma c’è un’altra strada. Gli esseri umani sono creature molto testarde e non traggono volentieri la conclusione che non c’è via d’uscita. La seconda strada è la strada verso la rivoluzione.

 

Felice anno nuovo?

Allo scoccare della mezzanotte, quando il 31 dicembre diventa il primo gennaio, è consuetudine augurare un felice anno nuovo ai propri amici e familiari. Quest’anno non è stato diverso. Il vecchio Pope aveva ragione: la speranza sgorga eterna nel petto umano.

Quindi, come al solito, abbiamo alzato i bicchieri e augurato a tutti un anno felice, sano e prospero, nella speranza che il 2021 sia per forza migliore del 2020. Dopotutto, non potrebbe essere peggio!

Eppure, eppure… nel profondo del nostro cuore, quanti di noi hanno creduto davvero a questa previsione ottimistica? A dire il vero, ci sono pochissime prove empiriche per giustificarla.

La pandemia è ancora fuori controllo e sta sottoponendo milioni di persone a sofferenze e morti inutili. Alla fine del 2020, il numero totale di casi di coronavirus su scala mondiale era di 82.421.447. E il numero totale di decessi registrati era 1.799.076.

Non c’è dubbio, tuttavia, che questi dati ufficiali sottovalutino notevolmente la situazione reale. Quale persona sana di mente può credere alle statistiche ufficiali dell’India riguardo al numero di morti a causa di questa terribile malattia?

È sufficiente menzionare la palese falsificazione delle statistiche per ridurre al minimo il numero di morti per COVID-19, operata in Gran Bretagna e in altri paesi cosiddetti avanzati, per evidenziare la cosa.

E poiché i virus non mostrano alcun rispetto per le frontiere nazionali, nemmeno gli stati più ricchi vengono risparmiati. Alcune delle peggiori statistiche di qualsiasi paese si trovano negli Stati Uniti, dove la Florida è attualmente l’epicentro dell’epidemia.

Un ospedale di Los Angeles è stato così sopraffatto dai casi di COVID-19 che è stato costretto a curare le vittime della malattia in un negozio di souvenir. Questa è la vera situazione nel paese più ricco del mondo.

 

Una questione di classe

Trotskij una volta disse, citando le parole del grande filosofo Spinoza, che il nostro compito: “non è né piangere né ridere, ma capire”.

Ci viene costantemente detto che dobbiamo unirci per affrontare un nemico comune: un nemico spietato, inesorabile e invisibile chiamato COVID-19. “Siamo tutti sulla stessa barca” – questo è lo slogan falso e ipocrita, con cui i ricchi e potenti cercano di distogliere la nostra attenzione dal fatto evidente che l’attuale pandemia è anche una questione di classe.

Semplicemente non è vero che “siamo tutti sulla stessa barca”. In effetti è il contrario. La pandemia è servita a smascherare le profonde divisioni tra ricchi e poveri: la vera linea di frattura che divide la società tra coloro che sono destinati ad ammalarsi e morire di una morte orribile e quelli che non lo sono.

E subito dopo la pandemia è arrivata la più profonda crisi economica dei tempi moderni. La crisi economica mondiale ha colpito duramente gli Stati Uniti. 40 milioni di americani hanno presentato domanda per il sussidio di disoccupazione durante la pandemia. Come sempre, sono i poveri a soffrire di più.

Nel 2019, la Fed ha riferito che quattro americani su dieci non avevano abbastanza contanti nei loro conti bancari per fare fronte a una spesa imprevista di 400 dollari. E nei primi mesi del 2020 la situazione è peggiorata in modo drammatico.

Allarmata dal pericolo rappresentato da questa situazione, la classe dominante è stata costretta a prendere misure di emergenza. Lo stato, che secondo la teoria del libero mercato avrebbe dovuto giocare un ruolo minimo, se non nessun ruolo, nella vita economica, ora è diventato l’unico elemento che sostiene il sistema capitalista.

A marzo, i legislatori statunitensi hanno approvato più di 2,4 miliardi di miliardi di dollari in aiuti economici per le imprese e le famiglie, nel tentativo di attenuare il disagio economico sofferto da milioni di famiglie. In realtà, la maggior parte di questo denaro è stato destinato a elargizioni generose ai ricchi. Ma il denaro dato ai disoccupati è servito senza dubbio ad alleviare gli effetti della crisi sulle fasce più povere e vulnerabili della società.

Ma dall’estate il sostegno è diminuito e diversi programmi chiave, inclusi i sussidi per i lavoratori precari e a tempo determinato disoccupati e le persone senza lavoro da più di sei mesi, sono terminati alla fine di dicembre. Poiché il governo ha ritirato il sostegno, un numero crescente di persone sta vivendo senza cibo adeguato o non riesce a pagare l’affitto e le bollette.

 

La fame negli Stati Uniti

Molte persone ora si trovano in una situazione disperata. Avendo perso improvvisamente il lavoro, c’è il pericolo che perdano anche l’alloggio. Non hanno entrate e non hanno abbastanza soldi per mettere il cibo in tavola. Nel paese più ricco del mondo, milioni di famiglie soffrono la fame.

L’insicurezza alimentare è raddoppiata dallo scorso anno, raggiungendo il livello più alto dal 1998, quando per la prima volta sono stati raccolti i dati sulla capacità delle famiglie statunitensi di avere cibo a sufficienza. Secondo un recente sondaggio, un americano su otto ha riferito che a novembre a volte o spesso non ha avuto abbastanza cibo da mangiare.

Il Banco alimentare di San Francisco-Marin, che opera in quelle che sono tra tra le contee più ricche degli Stati Uniti – San Francisco e Marin – ha servito circa 60.000 famiglie, il doppio dei livelli pre-Covid. Il 14 dicembre, BBC News ha riportato che:

Sebbene la fame non sia una novità per l’America, la pandemia ha avuto un impatto notevole. L’insicurezza alimentare è diventata un problema nazionale diffuso che non risparmia nemmeno alcune delle zone più ricche.

“Dall’inizio di novembre, non lontano dal Trump National Golf Club in Virginia, in un’area che aveva alcuni dei tassi di malnutrizione più bassi del paese, la Loudoun Hunger Relief ha settimanalmente fornito cibo a un numero di famiglie che varia tra le 750 e le 1.100, un aumento del 225% rispetto alla media settimanale pre-pandemia.

“Abbiamo visto persone che non avevano mai avuto bisogno di accedere a questo tipo di aiuto in precedenza“, afferma il direttore esecutivo Jennifer Montgomery.

“Era chiaro che si trovavano a uno o due stipendi dall’essere in guai seri”.

 

“Ho perso l’orgoglio”

Prendiamo Omar Lightner, un camionista di 42 anni della Florida. Ha perso il lavoro a febbraio a causa della pandemia. Da allora, usando i suoi risparmi vive in un motel a Jacksonville con la moglie e i figli. I soldi stanno finendo velocemente.

“I miei risparmi erano di 22.000 dollari quando abbiamo iniziato il soggiorno prolungato nel motel”, ha detto Lightner. “Siamo arrivati ​​a circa 17.300 dollari. La differenza è andata in buoni pasto. Quello ci ha aiutato molto. Ma abbiamo due bambini con autismo grave; ci sono medicine e terapie da pagare”.

Mentre Lightner continua a cercare lavoro, la sua preoccupazione più grande e immediata è come garantire una casa alla sua famiglia. Sono rimasti indietro di quattro settimane nel pagamento dell’affitto e ora rischiano lo sfratto.

Come parte della politica di sfratto del motel, gli oggetti ritenuti non essenziali possono essere rimossi dalla loro stanza. Questa settimana è stata la TV, qualcosa di cui la coppia ha disperatamente bisogno per calmare Jamal, il cui autismo fa sì che non sia in grado di parlare.

“Siamo una famiglia di cinque persone, non ci sono centri di accoglienza disponibili ad accoglierci in questo momento”, ha detto Lightner.

“Ho perso l’orgoglio. Siamo praticamente senza casa adesso. Ed ero un uomo che era sempre orgoglioso. Ho lavorato tutta la mia vita. Abbiamo sempre avuto una bella casa e delle belle auto.

“So come sono cresciuto – ho dovuto lavorare per ottenere quella roba. E ci è stata portata via, anche se non per colpa mia”.

Questa è la vera, brutale faccia del capitalismo nel 21esimo secolo. Non ne esiste un’altra. Il primo gennaio 2021, per almeno 12 milioni di cittadini statunitensi, le parole “Felice anno nuovo” hanno avuto un suono amaro e vuoto.

 

Un felice anno nuovo per i ricchi

Ma hey! Non diventiamo troppo pessimisti. Non ci sono solo delle cattive notizie. In mezzo a questo mare infinito di miseria umana, sofferenza, fame e morte, ad alcune persone è andata davvero molto bene.

In un momento in cui più di 40 milioni di americani facevano domanda di disoccupazione, i miliardari hanno visto la loro ricchezza aumentare di oltre 500 migliaia di miliardi di dollari. Per queste persone, il 2020 è stato davvero un anno molto felice. E non c’è assolutamente alcun motivo per dubitare che il 2021 lo sia ancora di più.

Prendiamo il caso del capo di Amazon, Jeff Bezos. È diventato la prima persona in assoluto con una ricchezza totale dichiarata di oltre 200 miliardi di dollari. Dall’inizio di marzo, quando gli Stati Uniti hanno visto i primi decessi per il coronavirus, la ricchezza di Bezos è aumentata di 74 miliardi di dollari. Quindi questo è un motivo per brindare!

Bezos ora guadagna in un secondo più soldi di quanto guadagna un comune lavoratore statunitense in una settimana. Un americano medio con una laurea guadagna nella sua vita circa 2,2 milioni di dollari, Bezos ne guadagna altrettanti in 15 minuti.

Con i suoi 200 miliardi di dollari, l’amministratore delegato di Amazon è così ricco che la spesa di 1 dollaro di un americano medio è paragonabile ad una sua spesa di 2 milioni di dollari. Il suo patrimonio è più del doppio di quello dell’intera monarchia britannica ed è grande quanto il PIL di interi paesi.

Non è il solo a festegguare. Il magnate dei casinò Sheldon Adelson ha visto la sua ricchezza aumentare di 5 miliardi di dollari, mentre quella di Elon Musk è aumentata di 17,2 miliardi di dollari. Quando si sommano queste cifre, i miliardari negli Stati Uniti hanno aumentato finora il loro patrimonio netto totale di 637 miliardi di dollari durante la pandemia di COVID-19.

Come abbiamo fatto notare, gran parte della loro nuova ricchezza proviene direttamente dalle generose elargizioni delle casse pubbliche. Dell’enorme quantità di denaro distribuita dal governo per contrastare la crisi, la parte del leone è andata dritta nelle tasche dell’uno per cento più ricco.

Le leggi fiscali a favore dei ricchi e varie scappatoie mantengono quei miliardari al vertice della società. E queste sono solo le vie legali che i ricchi prendono per evitare di pagare le tasse. Nel 2017, i ricercatori hanno stimato che circa il 10% del PIL mondiale fosse nascosto in paradisi fiscali offshore. Uno studio del 2012 ha rilevato che fino a 32 migliaia di miliardi di dollari erano detenuti offshore dalle persone più ricche del mondo.

L’abisso che separa i ricchi e i poveri si è allargato in modo incolmabile, approfondendo la polarizzazione sociale e politica e creando uno stato d’animo esplosivo nella società. Questo fatto è stato sorprendentemente sottolineato dagli eventi a Washington degli ultimi giorni.

 

L’ultima battaglia di Donald Trump

Comprendere da un punto di vista razionale il funzionamento del cervello contorto di Donald Trump è un compito degno di intelletti molto più grandi di quello posseduto dall’autore delle presenti righe. Tuttavia, in questo caso non è del tutto impossibile formulare un’ipotesi plausibile rispetto alle sue motivazioni.

Dall’estate scorsa c’era uno stallo al Congresso riguardante un nuovo pacchetto di stimoli economici legati al coronavirus, che avrebbero dovuto riguardare circa 12 milioni di lavoratori che il 31 dicembre si sarebbero ritrovati di fronte alla fine degli aiuti.

I repubblicani e i democratici hanno finalmente accettato un disegno di legge di compromesso che estenderebbe, tra gli altri aiuti, anche l’assistenza per la disoccupazione fino alla fine di marzo. Ma con stupore di tutti, il presidente si è rifiutato di firmare. Trump protestava dicendo che la somma di denaro da dare ai destinatari era troppo poca, il che era palesemente vero, e che era dalla parte dei poveri americani contro un Congresso spilorcio, il che era palesemente falso.

Il fatto è che il misero importo deciso era il risultato delle tattiche di ostruzionismo dei repubblicani, vale a dire il partito di Donald Trump. Se si fosse opposto a questo comportamento, avrebbe potuto chiarire le sue opinioni molto tempo fa, risparmiando così un sacco di tempo e fatica. Ma non ha fatto nulla del genere.

In effetti, ha approvato la proposta originale e ha taciuto fino all’ultimo momento quando la legge è arrivata sulla sua scrivania, solo poche settimane prima della notifica dell’ordine di sfratto per lasciare lo Studio Ovale. Le due cose chiaramente non erano estranee.

Due cose sono molto chiare qui. La prima è che Donald Trump è molto attaccato alla sua posizione di presidente della più grande potenza mondiale e non ha alcuna fretta di fare le valigie. Al contrario, intende aggrapparsi al potere fino all’ultimo momento, con la stessa disperazione con cui un uomo che sta annegando si attacca a qualsiasi cosa.

Sfortunatamente, le speranze del presidente sono diminuite drasticamente nelle settimane successive alle elezioni. In un’azione disperata, che ricorda l’ultima resistenza di Custer, Trump ha fatto un’ultima e definitiva sparata volta a serrare le fila della sua base.

Con suo immenso dispiacere, solo una manciata di senatori repubblicani ha risposto alla chiamata. Anche i suoi più fedeli sostenitori nelle alte sfere del Partito Repubblicano, soppesando l’equilibrio delle forze, hanno tratto la logica conclusione che la parte migliore del coraggio è la prudenza.

Per aggiungere al danno la beffa, alcune subdole talpe (il loro numero si moltiplica di giorno in giorno) hanno pubblicato una registrazione su nastro del presidente che tenta di intimidire il segretario di stato della Georgia Brad Raffensperger per “trovare” 11.780 voti e ribaltare la vittoria di Joe Biden in quello stato. Probabilmente questo è stato il fattore determinante per far prendere la decisione ai senatori repubblicani. Lo hanno abbandonato come i topi abbandonano la nave che affonda.

Tali atti di vile slealtà sono profondamente offensivi per un uomo che da tempo non è più abituato a un qualsiasi tipo di insubordinazione. Immaginare che un tradimento di questa portata sarebbe rimasto impunito era del tutto impensabile. E così, mentre altre persone erano impegnate a incartare i regali di Natale, il nostro Donald stava preparando un’ultima sorpresa di Natale per i suoi ex amici e alleati, una sorpresa che non avrebbero dimenticato velocemente.

E anche se questo avesse significato far soffrire la fame a milioni di americani poveri, Trump sarebbe passato alla storia come il presidente che voleva dare più soldi ai poveri. Era una bugia, ovviamente, poiché questo presidente ha portato l’arte della menzogna a livelli completamente nuovi.

Ma la cosa principale non è ciò che è vero, ma ciò che la gente crede sia vero. E ciò che la gente crede sia vero si rivelerà molto utile nelle prossime elezioni presidenziali, quando Donald Trump, a differenza del generale Custer, tornerà a competere.

Si può solo immaginare il senso di gioia maliziosa con cui il presidente ha improvvisamente tolto l’appoggio a quella legge così offensiva, lanciando così una bomba a mano tra le fila dei repubblicani al Congresso.

“Eccovi, miei cari amici! Buon Natale e un Felice Anno Nuovo! “

Donald Trump ha avuto la soddisfazione di sapere che, anche se fosse stato costretto a lasciare la Casa Bianca, lo avrebbe fatto con il botto, non con un piagnucolio. La mossa ha causato costernazione al Congresso. Ma questo non era niente in confronto a ciò che stava arrivando.

 

La resa dei conti

La democrazia borghese è una pianta molto fragile, che può prosperare solo in certi terreni ben nutriti. Storicamente è un privilegio detenuto solo dalle nazioni capitaliste più avanzate e prospere, dove la classe dominante possiede un surplus di ricchezza sufficiente per fare concessioni alla classe operaia, limando così i bordi taglienti della lotta di classe e impedendo un conflitto aperto tra ricchi e poveri.

Per molto tempo – oltre 100 anni nel caso di paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna – la classe dominante è riuscita a stabilire un certo grado di equilibrio politico e sociale, governando non con l’uso della forza diretta, ma piuttosto con una specie di accordo tra gentiluomini, un compromesso tra le classi antagoniste.

Nel caso della Gran Bretagna, ciò è stato ottenuto con il sistema dei due partiti – il partito conservatore e quello laburista – che si sono alternati al governo a intervalli regolari, senza mai sfidare il governo del capitale. Un accordo simile esisteva negli Stati Uniti con la condivisione del potere tra repubblicani e democratici.

In realtà, questo compromesso era una maschera che serviva a nascondere le divisioni fondamentali nella società e prevenire una seria sfida allo status quo. Nelle parole del grande scrittore americano Gore Vidal: “La nostra repubblica ha un partito – il partito della proprietà – e ha due ali destre”. Ma la crisi del capitalismo ha cambiato tutto. La divisione netta e crescente tra ricchi e poveri ha portato al crollo del consenso tradizionale.

Ovunque, sotto l’apparente calma superficiale, c’è un malcontento che ribolle e che si rivela in periodici scoppi di rabbia popolare contro il vecchio ordine, le sue istituzioni, i suoi partiti politici, i suoi leader, la sua moralità e i suoi valori. È vero, questo malcontento manca di una chiara espressione politica. È confuso, incoerente e a volte può anche assumere un aspetto reazionario.

Questa mancanza di chiarezza non sorprende. È il risultato della debolezza del fattore soggettivo: è un fatto che le forze del vero marxismo siano state rigettate indietro per un intero periodo storico, lasciando il campo aperto a tutti i tipi di riformisti confusi e riformisti di sinistra che, non avendo loro stessi chiare le proprie idee, sono organicamente incapaci di fornire soluzioni ai problemi scottanti che le masse si trovano ad affrontare.

Nel tentativo disperato di trovare una via d’uscita alla crisi, le masse cercano un’espressione e uno sfogo alla loro rabbia dovuta alle ingiustizie dell’attuale e screditato ordine sociale e politico. Questo malcontento può essere sfruttato da demagoghi di destra senza scrupoli dello stampo di Donald Trump.

Ma in movimenti così confusi ed eterogenei, è essenziale che impariamo a distinguere ciò che è reazionario da ciò che è il riflesso di una protesta incoerente contro lo status quo, e non essere mandati fuori strada da fattori secondari e dall’impressionismo emotivo.

Gli impressionisti superficiali come Paul Mason in Gran Bretagna e molti altri della cosiddetta sinistra a livello internazionale vedono solo gli elementi reazionari nel trumpismo, che stupidamente identificano con il fascismo, senza mostrare la minima comprensione di cosa sia realmente il fascismo. Tale confusione non può aiutarci a comprendere il vero significato di fenomeni importanti.

Questa sciocchezza li conduce direttamente nella palude delle politiche di collaborazione di classe. Avanzando la falsa idea del “male minore”, invitano la classe operaia e le sue organizzazioni a unirsi al nemico di classe, i liberali borghesi, che presumibilmente si battono per la “democrazia”.

Peggio ancora, insistendo costantemente sul presunto pericolo del fascismo, disarmano potenzialmente la classe operaia di fronte a vere formazioni fasciste nel futuro. Come vedremo, i seri strateghi del capitale capiscono cosa sta succedendo molto meglio delle finte sinistre ignoranti e degli ex marxisti come Paul Mason.

Ma torniamo agli eventi di Washington. In fondo, ciò che indicano è il fatto che la polarizzazione nella società ha raggiunto il punto critico in cui le istituzioni della democrazia borghese vengono messe alla prova fino alla distruzione. Questo è il motivo per cui la classe dominante e i suoi rappresentanti politici sono ovunque inorriditi dalla condotta di Donald Trump.

Non si può prendere seriamente in considerazione Trump come stratega politico. Un empirista ignorante, il cui unico scopo nella vita è la proiezione in sé [un sentimento difensivo alla base della paranoia] e il mantenimento del potere e del prestigio. Questa è davvero una ricetta molto semplice per un uomo che non ha principi riconoscibili di alcun tipo. E sebbene non sia particolarmente intelligente, è stato dotato dal suo Creatore di una inalienabile dose di bassa astuzia animale.

Trump non ha mai accettato l’idea di perdere la carica di presidente a causa di qualcosa di così volgare come un’elezione. Aveva già deciso in anticipo che i risultati erano truccati (quale altra possibile spiegazione poteva esserci per il fallimento?) quindi le sue azioni conseguenti erano del tutto prevedibili.

Sentendosi tradito dai suoi colleghi, i dirigenti repubblicani (molti dei quali lo odiano, ma tutti lo temono), si è rivolto al suo unico punto d’appoggio affidabile: la sua base di massa, che, nonostante tutto, rimane incrollabilmente fedele all’uomo che vedono come la loro voce e la loro unica speranza in una Washington irrimediabilmente corrotta e cinica.

Non sorprende quindi che abbia tentato di mobilitare questa base di massa in quello che poteva essere un ultimo disperato lancio di dadi del giocatore d’azzardo. Senza dubbio questa è stata una cosa rischiosa da fare, ma il nostro Donald, come tutti i giocatori, sembra basarsi su mosse rischiose, soprattutto quando la posta in gioco è così alta.

Tuttavia, da ciò derivano alcune cose. L’uomo che, con le sue azioni, ha approfondito tutte le linee di frattura nella società americana e ha creato qualcosa di molto simile a uno stato di guerra civile tra Democratici e Repubblicani, ha ora dichiarato guerra al suo stesso partito, minacciando di dividere il partito repubblicano dall’alto in basso.

I suoi discorsi maniacali erano chiaramente intesi a incitare la folla già furiosa fuori dalla Casa Bianca ad attaccare il Congresso, sperando così di impedire la conferma della vittoria elettorale di Joe Biden. Ma era evidente che il suo obiettivo principale non erano i Democratici, ma proprio i Repubblicani al Congresso, e in particolare il Vice Presidente Mike Pence, esortato da Trump perché impedisse che la sessione avesse luogo.

A questo punto, tuttavia, Pence e gli altri principali leader dei repubblicani avevano deciso che era ora di finirla. In effetti, hanno rotto con Trump e Trump ha rotto con loro. Con queste azioni sono state inflitte profonde ferite al Partito Repubblicano e non saranno facilmente rimarginate. Una spaccatura aperta nei repubblicani non è affatto esclusa.

È difficile prevedere se Trump abbia altri assi nella manica prima dell’insediamento del nuovo presidente. Dalla sua reazione iniziale, sembrerebbe che sia stato destabilizzato dalla raffica di attacchi ricevuti da tutte le parti e stia tentando di battere in una frettolosa ritirata. Ciò getterà la sua base nella confusione, senza soddisfare i suoi nemici al Congresso che chiedono la sua immediata rimozione dall’incarico.

Una cosa è chiara. La classe dominante non si è affatto divertita con la sua ultima trovata, per la quale la polizia (per ragioni non chiare) è sembrata impreparata. Possiamo essere abbastanza sicuri che il giorno dell’insediamento di Biden, le forze dell’ordine saranno mobilitate per garantire che non si ripeta il caos di ieri, e chiunque tenti di rovinare la festa sarà ricompensato con un cranio spaccato.

Donald Trump, rendendosi finalmente conto che il gioco è finito, promette che se ne andrà tranquillamente. Lo fa nella piena consapevolezza che l’alternativa è quella di essere prelevato dalla propria casa e scortato dai ragazzi in uniforma blu fino al più vicino veicolo della polizia. Sempre supponendo che non sia stato precedentemente rimosso da un nuovo impeachment, questa volta con l’accusa più grave di “insurrezione” contro la Repubblica.

Naturalmente, non sarà la fine della storia. Al contrario, il vero dramma sarà appena iniziato. Avendo conquistato due seggi al Senato in Georgia, Joe Biden avrà ora un controllo abbastanza sicuro del Congresso. Non avrà scuse per non portare avanti le politiche che i suoi sostenitori si aspettano.

Ma l’approfondirsi della crisi economica, aggravata dal debito colossale, significa che l’amministrazione Biden deluderà molto rapidamente le speranze di quei milioni di persone che l’hanno votata come “il male minore”. Si aprirà ora un nuovo e burrascoso periodo di lotta di classe, che trasformerà la società americana da cima a fondo, aprendo la strada a sviluppi rivoluzionari.

 

Gli strateghi del capitale traggono le loro conclusioni

Le conseguenze di ciò stanno diventando sempre più evidenti per i rappresentanti più lungimiranti della classe dominante, che hanno una comprensione delle prospettive molto più chiara rispetto agli stupidi impressionisti “di sinistra” che non riescono a vedere oltre la punta del proprio naso.

Il 29 dicembre il Financial Times ha pubblicato un articolo dal titolo: “Una forma migliore di capitalismo è possibile“. Era firmato dalla redazione, e quindi porta il timbro di approvazione editoriale di una delle riviste più autorevoli della borghesia. Per questo motivo, vale la pena citare a lungo l’articolo.

Nell’articolo si legge quanto segue:

“La quiete del periodo delle vacanze natalizie è un momento per ricordare come il racconto della Natività descrive la famiglia di Gesù: mandata per strada da assurde regole amministrative, lasciata senza alloggio, e costretta a partorire in condizioni poco dignitose.

“Potremmo notare come la loro precarietà potrebbe anche descrivere una sottoclasse della società più ricca che l’umanità abbia mai conosciuto. La pandemia ha messo in luce le parti vulnerabili del mercato del lavoro nei paesi ricchi.

“La maggior parte di noi dipende – a volte, letteralmente, per la propria vita – dalle persone che riempiono gli scaffali dei supermercati, consegnano cibo, puliscono ospedali, si prendono cura degli anziani e degli infermi. Eppure molti di questi eroi, che non vengono celebrati, sono sottopagati, oberati di lavoro e soffrono per la più totale precarietà e insicurezza durante le ore lavorative.

“Un neologismo coniato per descrivere questi lavoratori – il ‘precariato’ – è appropriato. Negli ultimi quattro decenni, il lavoro non è riuscito a garantire redditi stabili e adeguati a un numero crescente di persone. Ciò si manifesta in salari stagnanti, redditi irregolari, risparmi inesistenti per le emergenze, scarsa sicurezza del lavoro e condizioni di lavoro brutalizzate – al punto da assistere a episodi grotteschi come la donna che partorisce in un gabinetto per paura di perdere un turno.

“Molti soffrono un rischio crescente di rimanere senza casa e per epidemie di malattie dovute alla droga e all’alcol. Il sistema assistenziale può aiutare, ma può anche intrappolare persone già vulnerabili in labirintici circoli viziosi amministrativi.

“Questo è un problema di vecchia data, ma si è intensificato bruscamente nel 2020. La maggior parte dei lavori precari richiede la presenza fisica per lavori nei servizi manuali, lasciando i lavoratori maggiormente esposti sia al contagio del coronavirus che alla perdita di reddito dovuto ai lockdown”.

Il problema centrale è qui esposto con ammirevole chiarezza. Ma qual è la soluzione? L’autore ci informa che:

“È un imperativo morale aiutare i più bisognosi. Ma togliere le persone dalla precarietà economica va anche a vantaggio personale di quelli che stanno meglio”.

Sentimenti davvero lodevoli! Queste righe richiamano alla mente la famosa storia di Charles Dickens, Il canto di Natale dove il capitalista misantropo Scrooge viene gradualmente convinto a cambiare atteggiamento, condividere parte delle proprie ricchezze con i poveri e i vulnerabili e alla fine diventare un anziano gentile e amato da tutti.

Questo finale sentimentale è senza dubbio la parte più debole della storia e trasmette solo i pii desideri e i sogni ad occhi aperti dell’autore. La parte veramente preziosa è l’inizio, che descrive accuratamente la vera moralità del capitalismo.

Gli autori dell’articolo del Financial Times sembrano essere spiacevolmente consapevoli dell’inutilità di un qualsiasi tentativo di appellarsi al lato buono della minoranza oscenamente ricca che domina la società sulla base di un presunto “imperativo morale di aiutare i più bisognosi”.

Questo era già evidente a Charles Dickens, che descrive i vani tentativi di persone ben intenzionate a ottenere una donazione da Scrooge per una beneficenza natalizia:

“Non ci sono prigioni?” disse Scrooge. “Non ci sono ospizi?”

“Ci sono. Tuttavia, “rispose l’altro “vorrei poter dire che non ce ne sono”.

“Molti non possono andarci; e molti altri preferirebbero la morte”.

“Se così è, si servano pure”, disse Scrooge, “scemerebbe di tanto il soverchio della popolazione”.

Qui abbiamo la voce autentica del capitalismo: la voce fredda e calcolatrice dell’economia di mercato, del reazionario Malthus: la vera voce meschina, avida, egoista e crudele degli uomini e delle donne di denaro – che è rimasta inalterata dai tempi di Dickens fino ai giorni nostri.

Rendendosi conto dell’inutilità di fare appello agli istinti più nobili dei capitalisti, l’articolo fa appello ai loro interessi personali (la loro avidità ed egoismo). Qui siamo nettamente su un terreno più solido!

“Non è solo che i più ricchi hanno di più da perdere se la continua polarizzazione economica porta a un rifiuto del capitalismo. Hanno anche molto da guadagnarci ad affrontarla”.

L’articolo del Financial Times

Ma per quante prediche morali si rivolgano loro, non avranno alcun effetto su queste creature, proprio come non hanno avuto effetto su Scrooge. Ciò che gli ha fatto cambiare idea non sono stati gli imperativi morali, ma la paura, la paura e l’ansia prodotte dai fantasmi che Dickens ha inviato a perseguitarlo.

Pertanto, l’autore dell’articolo del Financial Times prende la saggia decisione di spaventare i borghesi mettendoli di fronte alle inevitabili conseguenze della situazione attuale. È una prospettiva molto più spaventosa dello Spirito del Natale futuro:

“I gruppi lasciati indietro dal cambiamento economico stanno sempre più tirando la conclusione che i responsabili non si preoccupano della loro situazione o, peggio, hanno truccato l’economia a proprio vantaggio sfavorendo quelli ai margini.

“Lentamente ma inesorabilmente, questo sta mettendo il capitalismo e la democrazia in tensione l’uno con l’altro. Dalla crisi finanziaria globale, questo senso di tradimento ha alimentato una reazione politica contro la globalizzazione e le istituzioni della democrazia liberale.

“Il populismo di destra può prosperare su questa reazione negativa lasciando i mercati capitalisti così come sono. Ma poiché non può mantenere le sue promesse a chi è economicamente danneggiato, è solo una questione di tempo prima che vengano tirati fuori i forconi contro lo stesso capitalismo e la ricchezza di quelli che ne beneficiano“. (Mia enfasi, AW)

Oh sì, gli strateghi borghesi seri comprendono le implicazioni rivoluzionarie molto meglio dei miopi riformisti. Possono vedere che le violente oscillazioni a destra dell’opinione pubblica possono essere molto facilmente la preparazione di oscillazioni a sinistra ancora più violente che le masse scontente (armate di forconi, per suggerire analogie con la Rivoluzione francese o la Rivolta dei contadini del 1381 in Inghilterra) possono assumere connotati anticapitalisti.

L’articolo continua:

“La marea di posti di lavoro poco pagati e non sicuri riflette la mancata diffusione dei metodi di produzione più avanzati dalla frontiera dell’economia fino al suo nucleo centrale. L’esistenza stessa di un precariato dimostra che le risorse – umane, fisiche e organizzative – vengono sprecate”.

“Un’economia polarizzata non solo è ingiusta, ma è inefficiente”.

Sì, tutto questo è perfettamente vero. Il sistema capitalista è davvero dispendioso e inefficiente. Questo lo sappiamo da molto tempo. Deve quindi essere sostituito da un sistema diverso, basato su un’economia armoniosa e razionalmente pianificata in cui la forza trainante sia la soddisfazione dei bisogni di molti, non la folle corsa per ottenere ricchezze oscene per pochi.

Questa conclusione è assolutamente inevitabile. Ma è del tutto al di fuori della portata del nostro ben intenzionato autore, il quale conclude (senza fornire alcuna motivazione) che: “le alternative sono peggiori per tutti”.

Perché dovrebbe essere così non viene mai spiegato. L’autore non può vedere nulla al di là del sistema capitalista esistente, e quindi sogna di riformarlo in qualcosa di migliore. Ma il capitalismo non può essere riformato, come immaginano gli stupidi riformisti. Si considerano realisti. In realtà, sono il peggior tipo di utopisti.

Per salvare il capitalismo, dice, i suoi sostenitori devono “limare i suoi aspetti più ruvidi”.

“I venti stanno cambiando”, annuncia trionfante:

“I politici, da Joe Biden a Boris Johnson, hanno il mandato di ‘ricostruire meglio’; i custodi dell’ortodossia economica hanno scartato l’idea che la disuguaglianza sia il prezzo della crescita. Il capitalismo può essere concepito per garantire la dignità a tutti”.

Che bella immagine!

Si riduce tutto quindi al sogno di un diverso tipo di capitalismo – un capitalismo più amabile, più gentile, più umano, proprio come Dickens sognava uno Scrooge più amabile, gentile, più umano. Inutile dire che il primo sogno è inutile e utopico come l’altro.

 

Perché siamo ottimisti

“Tirate le somme, la crisi ha lavorato come una brava vecchia talpa”. Marx a Engels, 22 febbraio 1858

Il sistema capitalista è malato, malato da morire. I sintomi di questo sono molto chiari. Ovunque sotto la superficie, c’è una rabbia ribollente, amarezza e odio verso il sistema esistente, la sua moralità ipocrita, l’ingiustizia, la disuguaglianza intollerabile e l’indifferenza per la sofferenza umana.

Le vecchie istituzioni, un tempo considerate con rispetto, ora sono guardate con completo disprezzo dalle masse, che si sentono tradite e trascurate. I politici, i giudici, la polizia, i media, le diverse chiese – tutti sono considerati alieni e corrotti.

Le istituzioni della democrazia borghese formale si basavano sul presupposto che il divario tra ricchi e poveri potesse essere contenuto entro limiti gestibili. Ma la continua crescita della disuguaglianza di classe ha creato un livello di polarizzazione sociale come non si vedeva da decenni.

Questo sta mettendo alla prova i meccanismi tradizionali della democrazia borghese fino ai suoi limiti, e oltre. Ciò si è visto molto chiaramente negli eventi statunitensi dell’ultimo anno.

Le rivolte spontanee che hanno travolto il paese in seguito all’omicidio di George Floyd, e i successivi eventi, senza precedenti, avvenuti prima e dopo le elezioni presidenziali hanno segnato una svolta nell’intera situazione. Si sono qui delineati, in embrione, gli sviluppi rivoluzionari che ci saranno in futuro.

L’anno 2021 sarà un anno come nessun altro è stato prima. Sarà un felice anno nuovo, come prevedono gli ottimisti? Ovviamente sarà un buon anno nuovo per questa piccola minoranza che ha motivo di essere felice: meno dell’1% della popolazione che gode del controllo illimitato sulla ricchezza prodotta dalla grande maggioranza.

Ma per la maggioranza non si può parlare di un felice anno nuovo. Per loro, il futuro sotto il capitalismo può solo essere tetro. Tuttavia, rimaniamo saldamente e assolutamente ottimisti per il futuro – non il futuro del sistema capitalista, ma il futuro della lotta di classe rivoluzionaria che è destinata a rovesciare il sistema una volta per tutte.

La strada per un futuro felice dipende da una rottura fondamentale con il passato. La strada che ci attende sarà difficile. La classe operaia passerà da una scuola molto dura. Ma da quella scuola trarrà le lezioni necessarie.

Dopo un lungo periodo di relativa inattività, la classe operaia sta scaldando i muscoli, come un atleta che si appresta a cominciare una gara decisiva. Questo, e solo questo, ci dà speranza e ottimismo per il futuro dell’umanità.

 

8 gennaio 2021

Articoli correlati

Internazionale

Il Coronavirus e la prossima recessione mondiale

Il settimanale “the Economist”, uno dei più prestigiosi a livello mondiale, in prima di copertina raffigura un pianeta che indossa la mascherina e titola “Quanto sarà pesante?”. L’editoriale è ancora più esplicito: “Rallentamento virale”.

Internazionale

Il capitalismo è il vero virus – Il socialismo è la cura

Siamo nel mezzo di una pandemia globale, che ha fatto 150mila morti, due milioni di contagiati, e siamo solo all’inizio. C’è una gestione spietata, classista di questa crisi. Una crisi che non è solo sanitaria, è economica, politica e sociale. Con la classe dominante che non ha risposte da offrire. Brancola letteralmente nel buio.

Internazionale

Draghi e il quantitative easing in salsa europea

Lo si aspettava da tempo come fosse la bacchetta magica che avrebbe risolto i problemi della crisi in Europa, ogni volta che Draghi si apprestava a varare nuove misure per

Economia

L’epidemia di coronavirus minaccia l’economia mondiale

L’ultimo focolaio di coronavirus ha causato la più grande ondata di perdite in borsa dal 2008, cancellando 5mila miliardi di dollari di valori azionari in tutto il mondo. I mercati sono preoccupati che il virus possa avere un grave impatto su un’economia mondiale già debole. Queste paure non sono infondate.

Internazionale

La settimana dove il commercio mondiale si è arenato a Suez

Mentre scriviamo questo articolo la nave portacontainer Ever Given, di proprietà della Shoei Kisen Kaisha e gestita dalla Evergreen Marine, è stata finalmente disincagliata. Il blocco ha avuto un impatto

Internazionale

Un mondo in bilico tra crisi e rivolta

La febbre del pianeta non accenna ad abbassarsi. I sintomi della malattia sono molteplici: disoccupazione di massa, crisi borsistiche, fallimenti di aziende, guerre, terrorismo, migrazioni di massa, crisi politiche, impoverimento, saccheggio dell’ambiente… La malattia ha un nome preciso. È la crisi organica del sistema capitalista in cui viviamo.