EXPO 2015 – Affamare e sfruttare il pianeta!

La lunga attesa è dunque finita. Dopo tre anni di cantieri, “forse non tutto sarà finito per l’inaugurazione, ma sarà pronto e visitabile tutto il bello di Expo”, il sindaco di Milano Pisapia, conclude con questa frase la sua visita ai cantieri di Expo del giorno di Pasquetta, con il commissario unico di Expo Giuseppe Sala a fare da guida. Quest’ultimo, orgogliosamente, fa notare che i lavori non si sono fermati neanche per le festività pasquali e che in questo rush finale tutto precede a ritmi molto positivi.
Ovviamente! Dato che per ultimare tutto entro il Primo maggio ormai si lavora anche di notte, con turni oltre le venti ore. E a preoccupare lorsignori non sono certo la salute o i contratti regolari o meno degli operai sfiancati da turni massacranti. Sono invece gli extracosti: il Padiglione Italia, quello per cui si sta lavorando a questi ritmi forsennati, aveva un costo iniziale di 63 milioni di euro, diventati negli ultimi due mesi 92 milioni. Meno male che 18.500 lavoratori durante l’esposizione non saranno pagati così, forse, Expo Spa riuscirà a raggiungere il pareggio di bilancio. 
C’è anche tutta la partita della vendita dei biglietti d’ingresso: le prospettive più rosee parlano di 20 milioni di tagliandi staccati. I più importanti tour operator mondiali sono all’opera già da tempo per raggiungere questo obiettivo, mentre in Italia non solo le agenzie turistiche si stanno adoperando per tagliare questo traguardo: anche il Pd milanese fa la parte del bagarino! Da aprile 2015, i giovani milanesi che si iscriveranno al Pd potranno ottenere il 50 per cento di sconto sul biglietto d’ingresso. Non ci si può aspettare altro, d’altronde, da un partito ormai totalmente invischiato nelle logiche del grande capitale e che ha completamente voltato le spalle ai lavoratori e ai giovani. Non a caso è uno dei principali ed entusiasti promotori del volontariato per Expo.

Per permettere tutto questo, i governi nazionali e locali che si sono susseguiti, sono passati sopra tutto e tutti, modificando leggi e regolamenti ogni qualvolta ce n’è stato bisogno, come ad esempio la legge sul consumo di suolo in Lombardia che permetterà a palazzinari e speculatori di cementificare 55mila ettari di suolo in più (alla faccia della sostenibilità ambientale, tanto cara, a parole, a Expo Spa). O modificando ad hoc per i sei mesi dell’esposizione i contratti dei lavoratori dei trasporti, della ristorazione e di quanti saranno utili per far funzionare la baracca. Oppure, ancora, come quando sono stati chiusi entrambi gli occhi davanti alle aziende appaltatrici dei lavori invischiate fino al collo con organizzazioni mafiose e che se ne infischiamo dei più elementari diritti dei lavoratori, mentre questi ultimi rischiano la vita per costruire le futuristiche strutture di Expo disegnate dalle ben note archistar.

Lo Stato per l’ennesima occasione volta le spalle a tutti, inchinandosi di fronte al grande capitale.
E allora il problema non è della disorganizzazione e della corruzione “all’italiana”, ma di un sistema che mette la logica del profitto sopra di tutto. Indicateci infatti, una grande multinazionale che non ha le mani in pasta nell’Expo.
Forse tutto il “bello” di Expo sarà visitabile, ma anche tutto il “brutto” si vede eccome e già da tempo.

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