29 Giugno 2022 Emanuele Miraglia e Roberto Sarti

Erdogan attacca i Curdi, Nato e Ue approvano – Per un Kurdistan libero, indipendente e socialista!

Erdogan ha lanciato un nuovo attacco feroce contro il popolo curdo. Da metà aprile bombarda senza sosta non solo le postazioni del Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), ma anche lo Ypg in Siria e il Kurdistan iracheno.
Nello scenario del “nuovo disordine mondiale” la Turchia cerca di conquistare uno spazio di autonomia politica e militare in Medio Oriente. Ogni minima concessione al popolo curdo, che minerebbe l’integrità territoriale del paese, è inammissibile
Il monito di Erdogan è chiaro: se si punta all’allargamento della NATO in chiave anti-russa lo si fa alle sue condizioni. Il PKK , riconosciuto come organizzazione terroristica da diversi paesi europei, per la Turchia dovrebbe ricevere lo stesso trattamento anche da parte dei nuovi candidati a entrare nella NATO.

La resistenza di Svezia e Finlandia è durata veramente un battito di ciglia. In un memorandum sottoscritto dai due paesi scandinavi e la Turchia, alla presenza del segretario generale della Nato Stoltenberg, leggiamo:

Il documento (…) vede Svezia e Finlandia impegnarsi a consegnare alla Turchia i militanti curdi ricercati, a smettere di sostenere lìYpg e il Pyd, braccio militare e braccio politico dei curdi siriani, e revocare l’embargo alle esportazioni di armi in Turchia che era stato imposto nel 2019 proprio in risposta al blitz turco nel Nord della Siria. (agenzia Agi, 29 giugno)

Erdogan ha ottenuto tutto ciò che voleva. I servizi segreti svedesi stanno già stilando la lista dei militanti curdi da consegnare ad Ankara.

Ricordiamo che in Svezia e in Finlandia governa la socialdemocrazia, appoggiata dai partiti della dì sinistra “ex comunisti” che, nonostante i proclami solenni a difesa dei rifugiati politici curdi e di contrarietà alla Nato, hanno letteralmente calato le braghe davanti all’alleanza militare imperialista.

Svezia, Finlandia e Turchia siglano l’accordo

Campione di ipocrisia in questo scenario resta il governo degli Stati Uniti. Per anni ha rifornito di armamenti le forze curde al fine di conservare un potere negoziale in Iraq e Siria. Coloro che a Kobane hanno respinto l’Isis possono ora essere sacrificati tranquillamente sull’altare della realpolitik imperialista.

Una delle ragioni per l’offensiva di Ankara è il tentativo di spostare l’attenzione delle masse dai problemi interni, ma tutto ciò non riuscirà a risolvere la crisi epocale che la Turchia sta attraversando. La classe dominante turca è attraversata da spaccature importanti; gli scioperi degli ultimi mesi contro il carovita potranno essere congelati per qualche tempo, ma il revanscismo sciovinista non fermerà la lotta di classe.

La nostra difesa del diritto di autodeterminazione dei curdi è totale. Allo stesso tempo, i gruppi dirigenti del Pyd (il partito che controlla l’Ypg) dovrebbero riflettere sull’abbandono di questa parola d’ordine e sulla linea politica di questi ultimi anni. Gli appelli alla comunità internazionale (a partire dall’Ue e Nato), ribaditi anche nella piattaforma delle manifestazione nazionale del 4 giugno corso a Roma, volti a “intraprendere un’azione urgente contro questa violazione del diritto internazionale” sono rimasti lettera morta.

Come ha spiegato Stoltenberg ieri al vertice della Nato: “Siamo tutti più sicuri”, meno i curdi che verranno massacrati con le armi delle “democrazie” europee.

E non poteva essere altrimenti. Nato e Ue non sono organizzazioni di beneficenza ma a tutela degli interessi dell’imperialismo, interessi che sono inconciliabili con quelli dei lavoratori e che usano i popoli oppressi come pedine sullo scacchiere internazionale. L’abbandono di ogni analisi di classe porta Ocalan e i suoi a continuare a chiedere nuove armi agli Usa e addirittura a giustificare la politica della Nato in Ucraina.

La difesa del Rojava è possibile solo con l’unità di classe e con la mobilitazione di massa, non solo in Turchia, ma anche in Siria e in Iraq. I lavoratori curdi, turchi, iracheni e siriani hanno gli stessi interessi.

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