5 Novembre 2021 Massimo Pieri

Emilia-Romagna: le mani dei privati sull’acqua

Nel 2011 un referendum nazionale ha stabilito che il servizio idrico in Italia avrebbe dovuto essere a gestione pubblica.
Questa indicazione è rimasta solo sulla carta.

Negli ultimi decenni su scala internazionale si è affermata come modalità di gestione dei servizi pubblici la cosiddetta partnership pubblico-privato: società per azioni, nelle quali l’azionista pubblico partecipa con una quota, talvolta di maggioranza ma, in tutti i casi, di natura privatistica. La priorità di queste aziende è realizzare quanti più profitti possibile, nel minor tempo possibile, non certo quella di assicurare la migliore qualità del servizio a tutta la popolazione presente nel territorio nel quale esse operano. L’Emilia Romagna non fa eccezione.

Per quanto riguarda Bologna, Modena e la Romagna, ma anche per provincie di altre regioni, la distribuzione dell’acqua è in carico alla società Hera spa: si tratta di una delle aziende più grandi nel suo settore e non si discosta da questo modello.

Il neoeletto sindaco di Bologna Matteo Lepore ha vinto le recenti elezioni comunali proclamando che grazie alla sua amministrazione il capoluogo sarebbe diventato la città più progressista d’Italia.
A contraddire questo auspicio è intervenuta l’assemblea regionale dell’Emilia Romagna che, a metà ottobre, ha prorogato ad Hera le concessioni del servizio idrico fino alla fine del 2027.
In particolare, a Bologna la concessione sarebbe scaduta alla fine del 2021, entro il 2024 nelle altre provincie della regione.

Questo significa che i problemi degli utenti: bollette in aumento, perdite e rotture di tubazioni dovute a mancata manutenzione, non vedranno miglioramenti a breve.
Il provvedimento è stato approvato con un colpo di mano, tramite un emendamento inserito in una legge di argomento diverso. Ma non è questo l’unico motivo che ha impedito di porre un argomento di interesse generale come la ripubblicizzazione dell’acqua all’ordine del giorno del dibattito politico.
Una trattativa in merito tra i comitati per l’acqua pubblica di Bologna ed il Comune, in corso da mesi, è stata completamente scavalcata dalla decisione dell’assemblea regionale, a favore della quale hanno votato quasi tutti i gruppi presenti in Consiglio, compresa la lista “Coraggiosa” di Elly Schlein, il cui compito è rimasto quello di giustificare da sinistra le scelte di Bonaccini.

Di fatto i comitati per l’acqua pubblica, diretti e partecipati dalla sinistra “radicale” e dalle dirigenze sindacali, nel loro tipico modo di agire, hanno puntato tutto sull’interlocuzione con le istituzioni, rivelatasi fallimentare, invece che sull’organizzazione delle mobilitazioni: a Bologna si è svolta un’unica manifestazione nel giugno scorso, e poi più nulla.

La convocazione di un presidio di protesta per mercoledì 3 novembre davanti la sede della regione Emilia-Romagna dovrà essere l’inizio di una serie di mobilitazioni.
Soltanto i lavoratori e gli utenti organizzati possono invertire la marcia verso la privatizzazione dei servizi pubblici, perseguendo l’effettivo interesse di tutti.
La nazionalizzazione del servizio idrico e di tutti i servizi pubblici sotto il controllo di assemblee e comitati di lavoratori e utenti è la migliore soluzione disponibile per le esigenze della popolazione e si può ottenere solo con la lotta.

 

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