14 settembre 2018

Elezioni in Svezia – L’inizio della fine della pace sociale

Nonostante il quadro roseo presentato da sedicenti socialisti come Bernie Sanders, dopo le ultime elezioni è diventato chiaro che la stessa instabilità e polarizzazione politica che ha colpito altri paesi ha raggiunto anche la Svezia.

La Svezia è un altro paese dove i tradizionali partiti di massa sono stati sconfitti dopo anni di politiche di destra. Non è chiaro se si riuscirà a formare un governo, o chi lo farà. Dobbiamo essere preparati a ulteriori attacchi contro la classe operaia e abbiamo urgente bisogno di costruire un movimento che sia pronto a ruispondere a tali attacchi.

“Non importa quale sarà il risultato finale, queste elezioni dovrebbero essere la fine dei blocchi di destra e di sinistra”.

È così che il primo ministro socialdemocratico svedese, Stefan Löfven, ha descritto la situazione politica la notte successiva alle elezioni. Non si dimetterà, ma continuerà a governare – per ora – insieme ai suoi partner del Partito dei Verdi.

Non abbiamo mai visto un risultato elettorale così poco chiaro. Sulla base del conteggio dei voti preliminari – con il conteggio finale da completare mercoledì – la differenza tra destra e sinistra è di un solo seggio. Non importa quale sarà lo scrutinio finale, vedremo un governo instabile che sarà costretto a fare grandi compromessi per poter governare.

La destra, compresi il partito razzista dei Democratici Svedesi, ora detiene una maggioranza stabile in parlamento. Ogni governo che proponesse politiche di sinistra – sia che proponga un miglioramento dei diritti sindacali o una maggiore spesa per il welfare – non ha i voti necessari per la fiducia in parlamento. Ma sia il Partito di Centro (un partito di destra) che i liberali hanno ripetutamente escluso la possibilità di formare un governo con il tacito sostegno dei Democratici Svedesi. Persino il Partito Moderato e i Cristiano-Democratici hanno affermato che non formeranno un governo che includa i Democratici Svedesi.

I socialdemocratici hanno ottenuto il peggior risultato elettorale dal 1911, con il 28,4% dei voti. Questo è il prezzo che stanno pagando dopo decenni di spostamento a destra e per aver proposto apertamente la collaborazione con la destra. Ora sono decisi a formare un governo bipartisan con il Partito di Centro e i liberali, ma non è chiaro se quest’ultimo partito accetterà.

Allo stesso tempo, i partiti tradizionali di destra hanno ottenuto solo il 40,3%, che è il loro secondo peggior risultato di sempre. I Moderati, un partito conservatore, ha ottenuto il 19,8% dei voti, ovvero 3 punti in meno rispetto al risultato che aveva costretto alle dimissioni il loro leader Reinfeldt nel 2014.

Il caos politico che seguirà nelle prossime settimane, a prescindere dal risultato, si tradurrà in una sola cosa: più politiche di destra. La classe lavoratrice dovrà prepararsi per ulteriori attacchi, e la sinistra all’interno del movimento operaio deve prepararsi a resistere alla destra.

 

La crisi della socialdemocrazia e il “welfare state”

A partire dalla crisi economica che ha colpito la Svezia negli anni ’90, il vecchio “welfare state” svedese è a pezzi. Non importa chi sia stato al governo,il tenore di vita della classe lavoratrice è peggiorato costantemente. I tagli costanti, le privatizzazioni e una pressione crescente sulla classe lavoratrice stanno iniziando a farsi sentire.

Nel 1980, la Svezia era il paese più equo al mondo in termini di distribuzione della ricchezza. Da allora la situazione è peggiorata. La Svezia è ora il paese dell’OCSE in cui la disuguaglianza è aumentata più bruscamente. Prima che il capitalista Ingvar Kamprad morisse – e i suoi quattro figli ereditassero le sue immense fortune – due persone nel paese possedevano quanto possedeva più della metà della popolazione. Ora quella cifra è salita a cinque, grazie a questo spostamento generazionale.

L’idea romantica della Svezia che viene smerciata dai media internazionali e dai riformisti è completamente errata. È passato molto tempo da quando tutti nel paese avevano accesso a uno stato sociale di alta qualità. La vecchia idea riformista della concertazione e della collaborazione di classe è morta in un periodo dove l’altra parte dell’equazione – la classe capitalista – si è messa sul sentiero di guerra contro tutte le riforme faticosamente conquistate nel passato. Il quadro reale è quello di oltre 25 miliardi di euro di tagli in 25 anni. Nel frattempo, in relazione alla popolazione, dal 1990 sono stati persi oltre 300.000 posti di lavoro nel settore dell’assistenza sociale.

Lo stato sociale è stato costruito in Svezia durante un periodo storico che si è dimostrato essere un’eccezione. Il boom del dopoguerra ha permesso alla classe dominante, non solo in Svezia ma in tutti i paesi capitalisti avanzati, di fare concessioni di vasta portata alla classe operaia.

La Svezia è andata oltre per molte ragioni: durante la seconda guerra mondiale, il paese non venne bombardato al punto da farlo tornare all’età della pietra, ma mantenne una base industriale intatta che beneficiava delle esportazioni in un’Europa devastata che doveva essere ricostruita. L’enorme forza della classe operaia, risultato della lotta di classe militante nei decenni precedenti, fu un altro fattore così come la vicinanza della Svezia all’Unione Sovietica e l’implicita minaccia di una rivoluzione dal basso. La verità è che molte altre riforme avrebbero potuto essere ottenute, ma il Partito socialdemocratico ha sempre frenato la lotta di classe e ha fatto di tutto per impedire la messa in discussione del sistema capitalista e la proprietà privata.

L’economia svedese vede attualmente una certa crescita, ma i guadagni sono concentrati nei profitti di una classe capitalista ricca e schifosa. Le maggiori aziende della Borsa di Stoccolma hanno realizzato profitti per circa 25,1 miliardi di euro l’anno scorso. I capitalisti stanno facendo enormi profitti a spese della classe operaia svedese e siedono su montagne di denaro inutilizzato o nascosto nei paradisi fiscali. I 187 miliardari svedesi sono più ricchi del totale del prodotto netto dello stato svedese più l’intero sistema pensionistico messi insieme.

I socialdemocratici sono stati al potere durante la maggior parte del periodo in cui il tenore di vita della classe lavoratrice ha iniziato a peggiorare ulteriormente. C’è stato un periodo in cui erano forse il partito socialdemocratico più forte del mondo e durante i loro 40 anni di dominio ininterrotto, le loro percentuali elettorali erano tra il 40 e il 50%. Ma negli ultimi 30 anni, a causa delle loro politiche di destra, il partito ha perso la maggior parte della sua base attiva e gran parte del suo sostegno all’interno della classe operaia.

Quando i socialdemocratici salirono al potere nel 2014, dopo otto anni di governo della destra, molti speravano che avrebbero almeno cancellato le controriforme che la destra aveva portato avanti. Al contrario, hanno mantenuto le politiche di destra e portato avanti ulteriori controriforme, tra cui una più rigida politica sull’immigrazione, leggi per limitare il diritto di sciopero e innalzare l’età pensionabile. Allo stesso tempo, i tagli sono continuati in tutto il paese, semplicemente perché le finanze dei comuni non hanno abbastanza soldi per stare al passo con l’aumento dei costi.

La campagna elettorale socialdemocratica è iniziata sulle note della linea dura contro la criminalità e l’immigrazione. Ma le defezioni nel partito e i risultati miserabili nei sondaggi li hanno costretti a fare una svolta di 180 gradi con la proposta di un “piano per la sicurezza sul posto di lavoro” che fra le atre cose prevedeva: abolire le leggi che hanno aiutato i crescenti infortuni, esigere accordi collettivi di contrattazione quando lo stato appalta un servizio ai privati ​​e la fine dei contratti a zero ore “stipulati” tramite messaggi di testo.

Il leader dei Democratici svedesi, Jimmie Åkesson

È stato il tipico caso di “troppo poco e troppo tardi”, anche se ha arginato la grande sconfitta prevista all’inizio della campagna elettorale. Dopo quattro anni di continue politiche di destra, non c’era alcuna ragione per aspettarsi che le cose sarebbero andate molto meglio con un altro governo socialdemocratico – questa volta in collaborazione con la destra. Löfven già nel 2014 chiariva di volere formare un governo di coalizione con il Partito di Centro (di destra) e i liberali.

Quattro anni di ulteriori politiche di destra sarebbero una catastrofe per i socialdemocratici. Se dovessero formare un governo di coalizione, Löfven e la direzione del partito potrebbero mettere a rischio la futura esistenza del partito stesso. Dobbiamo dire a tutti gli attivisti onesti, che senza dubbio esistono ancora all’interno della sinistra del partito, che è ora di abbandonare l’idea di un compromesso con la destra. L’unica via d’uscita per i socialdemocratici è spostarsi decisamente a sinistra e sostituire Löfven e il resto della direzione del partito con leader che sono pronti a lottare.

La popolarità del leader di sinistra del Partito laburista britannico, Jeremy Corbyn, mostra che esisterebbe un potenziale enorme per un partito socialdemocratico che lotti contro tagli e austerità. Possiamo solo sperare che la sinistra del partito impari le lezioni di questa sconfitta elettorale e intraprenda questa svolta necessaria. Se ciò non accade, i socialdemocratici rischiano di andare nella stessa direzione dei loro omologhi in Europa – e continuare il loro declino ben al di sotto delle percentuali già basse che hanno ricevuto in queste elezioni.

 

Polarizzazione politica

Il partito che ha guadagnato di più dal declino dei socialdemocratici sono i razzisti e nazionalisti Democratici Svedesi verso i quali, secondo gli exit poll, sono andati la maggior parte dei loro elettori. La percentuale di voto del 17,6% per questi ultimi, è inferiore a quella che molti sondaggi avevano previsto, ma rappresenta tuttavia un aumento del 4,7% rispetto alle ultime elezioni, il che significa che continuano ad essere il terzo più grande partito in parlamento.

Questo, tuttavia, non indica che la popolazione in generale si stia spostando a destra. Al contrario, le cifre disastrose per i socialdemocratici mostrano l’impopolarità delle politiche di destra. Secondo gli exit poll, questa era la terza elezione di fila in cui le questioni più importanti tra gli elettori, in ordine di importanza, riguardavano lo stato sociale. Le quattro questioni più importanti erano l’assistenza sanitaria, le scuole, l’uguaglianza e il benessere sociale. La questione dell’immigrazione era solo all’ottavo posto.

Ciò che vediamo è una polarizzazione politica. C’è un enorme scontento per la situazione attuale e secondo un sondaggio dell’istituto SOM, oltre la metà della popolazione svedese pensa che le cose stiano andando nella direzione sbagliata.

I partiti dell’establishment vengono considerati come i responsabili della situazione e stanno perdendo consensi, mentre i partiti più a sinistra e a destra si sono rafforzati. L’ascesa dei Democratici Svedesi riflette, in modo distorto, questo malcontento.

Dal 2015 quasi tutti i partiti e i media hanno sostenuto costantemente che è impossibile conciliare il numero crescente di immigrati con dei miglioramenti nel welfare state. Il governo dei Socialdemocratici e dei Verdi, ma anche i partiti tradizionali della destra, hanno attuato politiche migratorie solo marginalmente diverse da quelle sostenute dai Democratici Svedesi. Allo stesso tempo, hanno fatto di tutto per tenere lontani i Democratici Svedesi da qualsiasi posizione di potere.

In questo modo, i Democratici Svedesi hanno fortemente influenzato le priorità politiche del governo, potendosi presentare allo stesso tempo come un partito anti-establishment.

Ma sarebbe potuto andare diversamente. In altri paesi dove c’è stata una chiara alternativa di sinistra, i partiti di destra hanno perso terreno. Il Partito di Sinistra avrebbe potuto essere un’alternativa.

Il Partito di Sinistra: lontano dal suo potenziale

Anche il Partito di Sinistra (Vansterpartiet) si è in qualche modo rafforzato nelle ultime elezioni, passando dal 5,6% dei voti al 7,9%. Ma alla luce del malcontento che esiste nella società, questo aumento modesto dovrebbe richiedere una pausa di riflessione per un qualsiasi partito che si definisce socialista. Data l’enorme disillusione nei confronti dei socialdemocratici, a crescere in maniera massiccia avrebbe dovuto essere il Partito di Sinistra e non i Democratici Svedesi.

Un corteo del Partito di Sinistra

Il problema è che non è chiaro cosa voglia veramente il Partito di Sinistra. La leadership ha fatto molta confusione sullo slogan: “il Partito della Sinistra fa la differenza”, sottolineando le varie riforme minori che sono state in grado di negoziare con il governo dei socialdemocratici e dei verdi. Si sono spinti fino a dire cose come: “Negli ultimi quattro anni il Partito di Sinistra ha dimostrato che è possibile muoversi nella giusta direzione (riguardo al governo, ndr)” (Göteborgs Posten, 17 agosto 2018).

Eppure la maggior parte dei lavoratori non ha compreso che le cose stiano andando nella giusta direzione, né ha visto alcun cambiamento reale. Mentre il Partito di Sinistra si è vantato di avere aggiunto 10 miliardi al welfare (“i miliardi della sinistra”), le code di persone in attesa di ricevere assistenza negli ospedali si sono allungate e le assenze per malattia sono aumentate drammaticamente a causa dello stress legato ai ritmi di lavoro. Le scarse risorse stanziate non sono assolutamente sufficienti per soddisfare le crescenti esigenze. Nella loro impazienza di mostrare i risultati ottenuti nei loro negoziati con il governo, il Partito di Sinistra sta commettendo l’errore di difendere da sinistra la politica di destra dei socialdemocratici.

Durante la campagna elettorale, Jonas Sjöstedt, il leader del Partito di Sinistra, ha messo in risalto l’aumento delle disuguaglianze e che i ricchi stanno diventando più ricchi, collegandolo alla necessità di aumentare le tasse ai ricchi per finanziare un welfare migliore. Tutto questo va bene. Ma ha dimenticato la cosa più importante, che è concretizzare ciò per cui si dovrebbe utilizzare l’aumento delle tasse. Riforme minori come introdurre un limite massimo del costo delle cure odontoiatriche dei pazienti o forzare la contrattazione collettiva negli appalti pubblici, sono in realtà richieste importanti ma di per sé, del tutto insufficienti.

Il totale netto degli aumenti di tasse che propone il partito è di 54 miliardi di corone – aumenti che verranno introdotti solo “alla fine” (Dagens Industri, 6 settembre 2018). Questo andrebbe paragonato ai 140 miliardi di corone di tasse tagliate dal governo di destra di Reinfeldt durante gli otto anni in cui è stato al potere.

Con una costante mancanza di letti ospedalieri, decine di migliaia di insegnanti che hanno abbandonato la professione a causa del peggioramento delle condizioni di lavoro, l’aumento delle congedi per malattia e così via, il Partito di Sinistra si è posto degli obiettivi troppo limitati.

Il Partito di Sinistra avrebbe dovuto differenziarsi come un partito combattivo, che riprende la lotta per le grandi riforme proposte nel programma delle precedenti elezioni: fermare le privatizzazioni, opporsi alla partecipazione alle avventure imperialiste e combattere per 200.000 nuovi posti di lavoro nel settore del welfare, una settimana lavorativa di 30 ore, la fine degli infortuni sul lavoro e così via. Avrebbe potuto spiegare che il capitalismo è la ragione dei problemi ambientali, della disoccupazione, della mancanza di alloggi e che l’unica soluzione sono politiche socialiste. Tale piattaforma sarebbe estremamente popolare e darebbe al Partito di Sinistra un profilo chiaro come partito che vuole rompere con decenni di tagli e controriforme.

Se i socialdemocratici continuano a spostarsi a destra e, ancora peggio, formeranno un governo di coalizione con i partiti della destra, il malcontento verso i socialdemocratici potrebbe portare a una situazione in cui il Partito di Sinistra potrebbe diventare il più grande partito dei lavoratori in Svezia. Ma ciò richiede che il Partito di Sinistra faccia una chiara opposizione e adotti una politica molto più radicale. Sfortunatamente, si sta invece preparando per una sorta di collaborazione con la destra.

 

Il Partito di Sinistra e la questione del governo

Sjöstedt dovrebbe chiaramente dire che esclude qualsiasi coalizione con la destra. Invece, ha ripetutamente affermato che i negoziati con il Partito di Centro (di destra) e i liberali potrebbero essere all’ordine del giorno. Ad esempio, in un’intervista del 2 luglio con il grande tabloid Aftonbladet ha detto:

“Agiremo per garantire che ci sia un governo senza partiti di destra. Ma potremmo finire in una situazione molto complicata questo autunno e siamo sempre pronti a aprire trattative se possiamo far approvare politiche di sinistra. Per questo, non chiudiamo la porta neanche ad altre coalizioni governative rispetto a quella esistente oggi”.

L’argomento sembra riflettere il sentimento comprensibile condiviso da molte persone: “Tutti tranne i Democratici Svedesi!” Ma un governo di coalizione con la destra diventerebbe realtà solo se i Socialdemocratici e il Partito di Sinistra fossero d’accordo nel portare avanti politiche di attacco alla classe operaia. Questa sembra essere l’idea di Löfven, ma sarebbe estremamente grave se anche Sjöstedt si accodasse.

La ragione per cui in questo momento i Democratici Svedesi si stanno facendo strada tra l’elettorato operaio è che tutti gli altri partiti sono visti come parte di quell’establishment che ha portato avanti le controriforme negli ultimi tre decenni. Se i partiti del movimento operaio entrassero in una coalizione con la destra, sarebbe il peggior scenario possibile perchè avremmo politiche di destra con un contemporaneo rafforzamento dei Democratici Svedesi. Questo è esattamente ciò che si è visto gli ultimi quattro anni. Coloro che vogliono combattere l’austerità e i tagli verranno lasciati senza nessuno che li rappresenti in parlamento.

Il Partito di Sinistra si è impantanato in una camicia di forza parlamentare che gli impedisce di mostrare una qualsiasi via di uscita. In realtà nell’intervista citata prima, Sjöstedt argomenta ulteriormente:

“Penso che sia improbabile che entreremo in un governo con i partiti di destra. Ma saremo sempre pronti a negoziare per far approvare politiche di sinistra”.

Improbabile? È un si o no? Sjöstedt non offre una risposta chiara.

Sostenere, o ancora peggio, entrare in un governo con i partiti della destra sarebbe un colpo fatale per il Partito di Sinistra. Piuttosto che esitare, il Partito di Sinistra dovrebbe presentare una chiara opposizione alle politiche della destra, indipendentemente da chi le porta avanti.

 

La lotta di classe è all’ordine del giorno

La povertà è in forte aumento in mezzo alle rovine dello stato sociale. Quasi 250mila pensionati e altrettanti bambini vivono in povertà. Secondo Eurostat, 1,5 milioni di svedesi sono “a rischio povertà”.

I malati muoiono mentre aspettano un intervento chirurgico, i disoccupati sono costretti a una “formazione” inutile e umiliante e un numero crescente di persone trova impossibile persino vedere un medico. La sicurezza basilare fornita dalla certezza di ottenere aiuto quando si è ammalati è scomparsa perché le autorità competenti sono occupate nella ricerca ossessiva di coloro che cercano di “ingannare” il sistema.

In molti luoghi di lavoro, la precarietàe le agenzie di lavoro interinale sono diventate la norma piuttosto che l’eccezione. Sia i salari che le condizioni di lavoro sono peggiorati drasticamente, mentre i leader sindacali hanno sostituito la lotta collettiva con la contrattazione al ribasso.

A causa di una maggioranza parlamentare della destra, il prossimo governo porterà inevitabilmente avanti politiche reazionarie. Con una socialdemocrazia che ha aperto la strada alla limitazione al diritto di sciopero e con i partiti della destra che hanno chiesto che vengano attaccate le leggi sul lavoro, assisteremo ad attacchi sempre più seri contro le condizioni di lavoro e contro i sindacati. Vedremo anche altri attacchi contro i malati e i disoccupati.

Oltre a questo, dobbiamo aggiungere la situazione economica instabile a livello internazionale, dove una nuova crisi potrebbe essere innescata in qualsiasi momento. Ciò colpirà particolarmente la Svezia, in quanto è un piccolo paese dipendente dalle esportazioni, con un’economia colpita da una bolla immobiliare e un debito privato che è il terzo più elevato al mondo.

Questo è un mix esplosivo: un vulcano di rabbia di classe che aspetta solo di esplodere. Possiamo già vederlo nella lotta contro la chiusura del reparto maternità a Sollefteå, dove le persone stanno ora occupando l’ospedale, nelle manifestazioni di “Preschool Rebellion” e “Health Care Rebellion” per aumentare le risorse per istruzione e sanità e in molte altre battaglie minori sul fronte industriale. Sta per succedere qualcosa di grande.

In particolare, le giovani generazioni possono vedere chiaramente che la società in cui sono cresciuti i loro genitori ha iniziato a essere distrutta. Molti giovani stanno affrontando un futuro di lavori occasionali, difficoltà nel trovare un posto dove vivere e non hanno visto altro che controriforme. Nella fascia di età tra i 18-21 anni, i socialdemocratici hanno ottenuto solo il 20%, mentre il Partito di Sinistra ha ottenuto il 12%. C’è una radicalizzazione di un intero settore di giovani che si prepara a reagire.

Nel frattempo, i leader sindacali ritengono più importante mantenere buoni rapporti con i padroni e con lo stato piuttosto che organizzare i lavoratori alla base. Questi leader considerano gli scioperi – l’unico mezzo efficace che hanno i lavoratori per reagire – come indesiderabili. Ma questo non può durare per sempre. Prima o poi la classe lavoratrice comprenderà la necessità della lotta.

È ora che la classe operaia alzi la testa e combatta contro i parassiti. Questa elezione è solo un altro chiodo nella bara della collaborazione di classe svedese. I marxisti continueranno a schierarsi per la lotta militante dal basso e spiegheranno la necessità di costruire un’alternativa socialista rivoluzionaria per liberarsi del capitalismo.

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