23 Settembre 2016

Elezioni in Germania – Tempi duri per la Merkel

Un’altra batosta elettorale si è abbattuta sulla Cdu di Angela Merkel. Se già i risultati nelle elezioni regionali di marzo avevano fatto registrare un importante arretramento al partito della cancelliera, l’apertura delle urne in Meclemburgo-Pomerania e nel land di Berlino ha inferto un colpo ancora più duro.

In Meclemburgo (land da cui tra l’altro proviene la Merkel) con il 19% dei voti (contro il 23% del 2011), la Cdu per la prima volta viene sorpassata da Alternative für Deutschland (Afd, 20,8%), la formazione nata nel 2013 da una scissione della stessa Cdu e che si è andata sempre più caratterizzando con un profilo anti-europeista e xenofobo, concentrando la sua propaganda sulla campagna contro l’afflusso di immigrati.

A Berlino, pur confermandosi secondo partito, la Cdu perde quasi 6 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni, ottenendo un numero di seggi insufficiente per riproporre la Grosse Koalition con la Spd che ha governato il land berlinese dal 2011. Nella capitale l’Afd non supera il quinto posto in termini di voti ma, proprio perché stiamo parlando della cosmopolita Berlino, il suo 14,2% è un risultato che pesa a confronto col 17,6% della Cdu.

Frauke Petry, la leader di AfD. Lo slogan recita "Avere il coraggio di essere Germania"

Frauke Petry, la leader di AfD. Lo slogan recita “Avere il coraggio di essere Germania”

La Germania si sta dunque spostando a destra? In realtà, anche in altri paesi abbiamo visto l’ascesa di forze razziste che rispondono all’insicurezza generata dalla crisi cercando un capro espiatorio negli immigrati (lo Ukip in Gran Bretagna, il Fn in Francia), la differenza in Germania è che l’assenza di un’alternativa credibile a sinistra mette sotto i riflettori solo il lato destro della polarizzazione sociale. Secondo alcuni sondaggi, in Meclemburgo il 75% degli elettori dell’Afd l’hanno votata “soprattutto per lanciare un chiaro segnale contro gli altri partiti”, e solo il 45% l’ha scelta perché vuole “limitare l’afflusso di stranieri e rifugiati”. Tra l’elettorato berlinese il 55% ritiene che gli immigrati rappresentino “un arricchimento per la vita in Germania” (dati Infratest dimap).

Suonano un po’ patetici i festeggiamenti dei dirigenti socialdemocratici per il primato nei due land: rispetto alle elezioni del 2011 la Spd perde infatti 5 punti percentuali in Meclemburgo e quasi 7 a Berlino, dove può vantarsi del record di attestarsi come primo partito con il peggiore risultato nella storia delle elezioni tedesche. Ad essere sconfitta non è solo la Cdu ma tutta la Grosse Koalition. I dirigenti della Spd, completamente indistinguibili nella loro condotta politica dagli alleati cristiano-democratici, ora cercano di salvarsi dalla barca che affonda, aprendo alla prospettiva di un governo con i Verdi e il partito di sinistra – la Linke – a Berlino (e probabilmente anche in Meclemburgo). Ma senza una rottura con le politiche borghesi difese finora, l’unico risultato di un nuovo centro-sinistra sarà quello di approfondire la crisi della Linke. Quest’ultima, sebbene a Berlino abbia ottenuto un buon 15,6% dei voti, viene ormai vista dai più come un partito completamente integrato nell’establishment politico. è significativo che, dividendo l’elettorato per fasce d’età e categorie sociali, in Meclemburgo la Linke abbia i migliori risultati tra gli ultrasessantenni e i pensionati e che solo il 14% dei nuovi elettori l’abbia votata; mentre a Berlino, l’appoggio alla Linke tra i giovani al di sotto dei 25 anni è sostanzialmente lo stesso che tra gli over 60 (dati Infratest dimap).

Per i dirigenti della Linke ora la prospettiva è quella di tornare a governare con la Spd almeno a livello regionale; Gregor Gysi, dirigente di spicco del partito, la considera una “necessità storica” e anche Sahra Wagenknecht, attuale capogruppo in parlamento e leader della corrente di sinistra del partito, ha un atteggiamento aperto.

Lo scorso 17 settembre in 7 grandi città in 320mila hanno manifestato contro gli accordi di liberalizzazione commerciale con gli Usa (Ttip) e il Canada (Ceta), tra questi anche tanti militanti ed elettori della Spd che, puntualmente, due giorni dopo hanno visto i vertici del partito ratificare il sostegno al Ceta. Se la Linke si legherà alla Spd, questo tipo di contraddizioni saranno sempre di più all’ordine del giorno e le impediranno di convogliare la rabbia che tra i lavoratori e i giovani di sinistra si andrà accumulando, tanto più in una situazione economica (che vede la crescita rallentare e calare anche nel prossimo anno) in cui la classe dominante tedesca sempre meno potrà far leva sulla relativa solidità economica goduta finora per mantenere la pace sociale.

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