Elezioni dipartimentali in Francia: un rigetto del sistema

Il 23 marzo scorso i candidati dell’Unione di destra, alleati attorno all’Ump di Sarkozy, hanno ampiamente vinto le elezioni amministrative in Francia. Il Partito socialista al governo crolla, perdendo metà delle province che governava. Anche il Fronte di sinistra (Fdg) perde consensi e consiglieri provinciali – rimanendo però la terza forza in termini di consiglieri eletti. Diversa la dinamica per il Front national (Fn), partito di estrema destra, che conquista 400mila voti in più rispetto alle europee 2014 nonostante la forte astensione.
Per Sarkozy si tratta di una vittoria “per default”: 5,9 milioni di voti, niente rispetto al primo turno delle presidenziali 2012 (13 milioni di voti). La situazione è chiara: come alle elezioni europee, il rigetto delle politiche di austerità del governo Hollande e del ceto politico tradizionale si è espresso attraverso l’astensione e, in misura minore, con il voto al Fn. Un elettore su due non è andato a votare e c’è stato un numero considerevole di schede bianche o nulle (8,3 per cento al secondo turno). Si tratta di un ulteriore sintomo del profondo discredito per la democrazia borghese.

È evidente che la confusione e l’incoerenza politica nelle alleanze non hanno permesso agli elettori di identificare chiaramente il Fdg come un’alternativa di sinistra al governo. Questo è particolarmente vero per la direzione del Partito comunista (Pcf), incapace di rompere politicamente col Ps. I socialisti hanno rinnegato le loro promesse elettorali, impongono l’austerità alla grande maggioranza della popolazione, moltiplicano i regali al padronato; insomma, conducono una politica di destra. Il Partito di sinistra di Mélenchon – l’altro pilastro del Fdg – pur essendo a parole più radicale, si accoda ai Verdi (al governo fino a pochi mesi fa).

Nel frattempo il Fn è parso come l’unico partito critico del Ps e dell’Ump, un’opposizione sistematica riassunta dall’uso del termine “Umps” per designare la loro uguaglianza politica. Insomma, la direzione del Pcf e del Fdg abbandona ai demagoghi reazionari del Fn il ruolo di critici senza illusioni della classe dominante. Il Fdg deve rifiutare le alleanze con forze che difendono politiche filo-padronali, e deve diventare il campione della lotta contro il sistema.

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