12 novembre 2018

Donald Trump e i rifugiati

Donald Trump ultimamente è un uomo estremamente indaffarato. Mentre s’affanna con tutto sé stesso a “rendere di nuovo grande l’America” è costretto a lottare su numerosi fronti contro nemici oscuri che testardamente cercano di ostacolarlo e in tal modo impediscono all’America di tornare di nuovo grande.

Il principale nemico fra tutte queste forze maligne sarebbero i media i quali, per ragioni note solo a loro stessi, mantengono un disprezzo irrazionale verso il Presidente. Canali televisivi ben noti per le loro tendenze comuniste, come la CNN, lo hanno bombardato con una valanga di insulti e fake news.

Recentemente questa campagna dei media ha raggiunto inediti livelli di violenza con l’utilizzo degli uffici postali per distribuire bombe-tubo a politici, uomini d’affari e anche famosi attori di Hollywood. Vero è che questi biechi attacchi erano tutti diretti contro noti oppositori di Mr.President, ma si è trattato chiaramente di un astuto piano per screditarlo nella corsa alle elezioni di MidTerm.

 

Lo scandalo saudita

E poi c’è stato il cosiddetto caso-Khashoggi, che ha sollevato un polverone sui media . Siccome la vittima era egli stesso un giornalista non è affatto sorprendente. I media sono automaticamente balzati alla conclusione che sia stato ucciso su ordine del Principe Saudita, un fidato alleato degli Stati Uniti e intimo amico del Presidente .

In un tipico stile presidenziale, Trump ha mantenuto un nobile temperamento di obbiettività, in contrasto con l’isteria della stampa. Ha espresso piena fiducia nella capacità dei sauditi di condurre una indagine approfondita e imparziale e a fornire a tutti noi la versione reale di quanto successo.

La verità dei fatti è che Khashoggi, che portava avanti ad una campagna contro il regime saudita in generale e Mohammed bin Salman in particolare, si è recato all’ambasciata Saudita di Istanbul e deliberatamente si è autoinflitto la tortura fino alla morte in uno sfacciato tentativo di screditare la corona Reale .

Questa provocazione ovvia è stata chiaramente un tentativo di turbare le relazioni USA-Arabia Saudita che fino ad ora sono state estremamente soddisfacenti . Fortunatamente Trump non ci è cascato. Era già stato informato dai suoi amici sauditi, durante la loro famosa danza delle spade, che questo genere di episodi formano tutti parte della grande tradizione culturale e religiosa del Regno, necessaria da centinaia di anni per la salvaguardia del regno.

Questo gli ha fornito la chiara consapevolezza che l’omicidio, la tortura, il taglio delle mani ai ladri, la lapidazione delle adultere, la crocefissione, il finanziamento e l’armamento di Al Qaeda, dei Talebani e di molti altri gruppi terroristi, l’abbattimento delle torri gemelle e la guerra genocida contro il popolo dello Yemen, sono tutti parte di un piano necessario al mantenimento della civiltà nella penisola arabica, una regione di vitale importanza alle strategie geopolitiche degli USA e ai suoi interessi economici.

 

La carovana dei migranti

Nel bel mezzo di tutte queste fastidiose crisi, l’attenzione del Presidente è stata catturata da una nuova minaccia proveniente dai confini meridionali . Un orda di terroristi medio-orientali, travestiti da profughi dell’Honduras, stavano puntando dritti verso la frontiera, armati di pericolosi oggetti quali passeggini, pentole e tegami .

Capendo immediatamente quale minaccia potesse rappresentare questa mostruosa invasione, Trump ha preso l’unica decisione possibile. Ha mobilitato l’esercito dispiegando più di 5000 soldati motivati e ben-addestrati a difendere le frontiere, sventolando la bandiera del “vero patriottismo” .

Il Presidente naturalmente ha incolpato i Democratici per questa minaccia di invasione. Giovedì scorso ha twittato “ le brillanti leggi dei Democratici ci costringono a fermare le persone alle frontiere” e che sta usando i militari per rispondere a quella che ha chiamato una “emergenza nazionale “.

I migranti della disordinata carovana – stimati dagli Stati Uniti in più di 7000 – sperano di farcela ad arrivare negli USA. Per lo più sono Honduregni che scappano da povertà e violenza, ed include famiglie, molte con bambini .

La carovana si è gonfiata superando il confine messicano il 19 ottobre per poi ridursi nei numeri a causa delle malattie, della paura e delle minacce della polizia . Mano a mano che si avvicineranno alla frontiera USA la carovana si ridurrà sempre più . Ma questo non ha minimamente migliorato l’umore di Trump.

 

Trump: “Tornate nel vostro paese!”

Giovedì Trump ha twittato un messaggio direttamente ai migranti intimandoli di ritornare a casa . “A chi è nella carovana : tornate indietro” ha scritto . “Non facciamo entrare gente illegalmente negli Stati Uniti . Tornate al vostro paese e, se volete, chiedete la cittadinanza come stanno facendo milioni di persone !”.

Questi appelli sembrano non aver avuto il minimo effetto fra la massa di disperati che sanno perfettamente che la loro richiesta di cittadinanza americana avrebbe la stessa possibilità di essere accolta quanto quella di vedere Trump che rinuncia a tutte le sue ricchezze per ritirarsi in un monastero .

I migranti non prestano attenzione alle notizie ostili nei loro confronti. Anche se avessero accesso alle news la loro condizione li spronerebbe ancor di più alla loro orribile marcia per scappare da povertà, miseria e morte . Se gli si dice cosa twitta Trump, rispondono che dovrebbe smettere di attaccarli e che continueranno a puntare verso nord .

Candy Guillermo, una 37enna migrante della carovana, venuta a conoscenza del piano di dispiegamento delle truppe, si è sorpresa di essere considerata, lei e i suoi figli, una minaccia. “Trump dovrebbe essere più umano” ha detto . “ Noi vogliamo solo dare un futuro migliore ai nostri figli”.

Ma Trump è determinato a non offrire loro un futuro. I migranti che raggiungono i confini USA potranno chiedere asilo in base alle leggi americane ed internazionali .Ma anche quei fortunati che supereranno i controlli iniziali dovranno attendere che il loro caso venga discusso in un tribunale, il che può comportare diversi anni.

 

Truppe ai confini

Secondo l’Agenzia ONU per i rifugiati gli Stati Uniti hanno ricevuto 331700 richieste d’asilo nel 2017, più di ogni altro paese al mondo .Si tratta di quasi il doppio delle richieste presentate nel 2015, sempre negli Usa, e quasi il quadruplo rispetto al 2013.

Un ufficiale Usa ha specificato che il dispiegamento di truppe “combattenti” è la risposta ad una richiesta del Dipartimento della Sicurezza Interna che controlla le Guardie frontaliere .In aggiunta all’esercito sono state dispiegate anche forze della Guardia Nazionale . Ma tutte queste misure avranno un effetto limitato nella prevenzione degli accessi illegali.

Le truppe della Guardia Nazionale sono sotto il controllo dei Governatori dei singoli Stati e si limitano a ruoli quali la sorveglianza. Ma l’esperienza suggerisce che quando la disperazione raggiunge il punto di rottura niente la può fermare.

Non è del tutto chiaro il perché l’esercito sia stato mobilitato visto che le truppe della Guardia Nazionale svolgono le stesse funzioni . Le leggi federali proibiscono l’uso di truppe combattenti per il rispetto delle ordinarie leggi interne a meno che non siano state espressamente autorizzate dal Congresso . All’inizio di quest’anno il Generale Mattis ha approvato lo stanziamento del Pentagono per più di 4000 agenti della Guardia Nazionale ai confini, ma finora solo poco più di 2000 sono stati utilizzati .

Il numero dei soldati dispiegati è più che doppio rispetto ai 2000 che stanno combattendo lo stato islamico in Siria. E i soldati dell’esercito non saranno a loro agio per essere stati spediti sul confine meridionale a respingere donne e bambini senzatetto piuttosto che a combattere terroristi in Medio Oriente .

Trump è sembrato accennare a una soluzione dura in un discorso alle truppe in un comizio venerdì in Wisconsin . “Vedrete cosa accadrà entro un paio di settimane . Ci sarà un confine davvero sicuro . State a vedere.”

 

Un mare di sofferenza

Ma i confini USA non possono dirsi sicuri contro il mare di sofferenza umana, che è il risultato dello spaventoso collasso sociale ed economico di molti paesi poveri dell’America Centrale. Finché prevarranno queste condizioni nessuna forza militare, minaccia o anche muri fermeranno l’onda di disperati nel tentativo di trovare una via d’uscita dall’incubo nel quale sono costretti a vivere .

C’è stato un tempo in cui gli Stati Uniti accoglievano immigrati . L’America stessa è in realtà una terra d’immigrati, che hanno contribuito massicciamente al suo sviluppo e ricchezza . Sulla statua della Libertà sono incise le immortali parole “Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi”.

Sembra sia giunto il momento di cancellare queste parole e sostituirle con il meschino tweet di Donald Trump . “Tornate al vostro paese e se volete presentate richiesta di cittadinanza come milioni si altri stanno facendo” .

L’atteggiamento disumano mostrato verso queste povera gente, il cui unico crimine è voler fuggire dalla povertà e trovare una vita migliore per i propri figli appare in netto contrasto rispetto alla generosità espresso dal messicano comune, che ha mostrato simpatia e comprensione delle condizioni dei propri fratelli e sorelle .

Ad ogni tappa della marcia della carovana, le classi povere del Messico sono scese in piazza per esprimere il loro incoraggiamento, fornendo cibo gratis e qualsiasi sistemazione potessero improvvisare. Proprietari di macchine e camion hanno caricato rifugiati e li hanno portato per molti chilometri verso la loro destinazione .

Un uomo, il cui carico normalmente consiste in Mango e altra frutta adesso trasporta rifugiati senza compenso, facendo viaggi avanti e indietro . Ha commentato ad un giornalista inglese . “Trasporto carichi di mango e altri tipi di frutta negli Stati Uniti con il mio camion e li lasciano passare senza problemi. Perché non possono lasciare passare delle persone ?”

 

La brutalità dello Stato nazionale

Questa è una domanda davvero buona. La borghesia durante il suo periodo progressista, spazzò via le barriere artificiali che separavano le regioni, o le città, dalle altre . In questo modo unirono le forze produttive in una singola entità: lo stato nazionale . Ma ora le forze produttive hanno oltrepassato i ristretti limiti dello stato nazionale .

Ogni nazione è costretta, sotto minaccia di estinzione, a partecipare al mercato mondiale . Viviamo in un sistema economico globalizzato, ma ostacolato dalla sopravvivenza di frontiere, dazi, tasse, svalutazioni competitive e tutto l’armamentario del protezionismo, relitti del passato e ostacolano lo sviluppo delle forze produttive e la stessa civiltà umana .

Le cosiddette “crisi dei rifugiati” che hanno creato una situazione da incubo per milioni di persone non possono essere risolte su basi capitaliste .La borghesia non ha soluzioni per questo problema, tranne il filo spinato, le truppe armate, i cani e la violenza .E anche queste misure, in fin dei conti, dimostreranno di essere inutili.

Proprio come fu il compito della borghesia quello di abolire tutti i particolarismi locali, così il compito storico del proletariato è di prendere una grande scopa e spazzare via quel relitto del passato che è lo stato nazionale. Noi lottiamo per l’abolizione della proprietà privata delle banche e dei monopoli e l’istituzione di una pianificazione della produzione in maniera democratica, non solo nazionale ma internazionale.

 

Per il socialismo in tutta l’America

Una rivoluzione socialista in America causerebbe immediatamente il rovesciamento dei regimi reazionari a sud del Rio Grande .Una federazione socialista dell’America Centrale, collegata agli Stati Uniti Socialisti ad un comune piano di produzione democratico, potrebbe rapidamente far scomparire le orrende condizioni che gli schermi televisivi ci mostrano ogni sera.

Nessuno, se non dei disperati, si incamminerebbe in una lunga marcia attraverso difficoltà e pericolose condizioni per scappare da condizioni persino peggiori . Solo con la garanzia di lavoro, case, educazione e sanità il problema può essere risolto . Ma nessuno di questi obiettivi può essere raggiunto senza prima rovesciare la cricca parassita dei latifondisti e capitalisti che domina questi paesi e condanna le loro popolazioni alla sofferenza .

Una piano produttivo armonioso potrebbe mobilitare un enorme potenziale produttivo in America Centrale, mettendo al lavoro l’intera popolazione nel compito della ricostruzione sociale . Unito alla gigantesca potenza industriale degli Stati Uniti, una federazione socialista potrebbe trasformare completamente e rapidamente la situazione. I paesi dell’America Centrale potrebbero essere il paradiso in Terra. Ma sotto il capitalismo sono stati trasformati in un inferno per milioni di persone.

Lasciateci ricordare che prima che gli europei arrivassero, l’America Centrale era la sede di una meravigliosa civiltà. Sotto il socialismo essa fiorirà di nuovo, restituendo la ricchezza a coloro che la producono. L’America Centrale ritornerà ad essere un magnifico giardino dal quale nessuno vorrà più andarsene.

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