Direttivo nazionale Cgil: L’intervento di Mario Iavazzi

Ieri, 24 maggio, si è svolto il direttivo nazionale della Cgil. Pubblichiamo l’intervento di Mario Iavazzi, dirigente dell’area Il sindacato è un’altra cosa

Il direttivo nazionale si è concluso con un voto su un ordine del giorno presentato dalla segreteria nazionale sul referendum costituzionale. I compagni dell’area di opposizione hanno votato contro in quanto la Cgil decide di non orientarsi con una posizione chiaramente per il N20111205181275835900o al referendum.

Mi sembra doveroso cominciare il mio intervento mettendo in evidenza la vicenda che ha coinvolto Il Sindacato è un’altra cosa, l’attacco che ha subito e la scelta di alcuni compagni di lasciare la Cgil a partire dall’ex portavoce. Credo sia stata una delle pagine più brutte della storia di questa organizzazione. Aldilà di come ognuno di voi sia orientato nel dibattito interno credo che debbano far riflettere due aspetti della questione: il grave precedente di una scelta che ha colpito il coordinatore di un’area e l’uscita di delegati sindacali molto rappresentativi nel proprio posto di lavoro, capaci di organizzare e sostenere lotte significative. Ad ogni modo continueremo a costruire e rilanciare l’opposizione in Cgil perché penso che non solo restino tutte le ragioni che ci hanno indotto a presentare una posizione alternativa all’ultimo congresso ma che ve ne siano ancor di più oggi e i lavoratori abbiano bisogno come il pane di un’area che si oppone alle scelte politiche della maggioranza e che li organizza.

A proposito di lotte, mi pare evidente che il dibattito di oggi non è attraversato da quello che sta succedendo in Francia. E’ davvero sorprendente sentire che la Camusso cita la Francia solo per ricordare lo spostamento a destra delle ultime elezioni. Ma quello è accaduto mesi fa. Oggi in Francia c’è la lotta, e che lotta! La destra, il populismo, le posizioni reazionarie e xenofobe crescono in assenza delle lotte. Le recenti notizie mostrano dei lavoratori che bloccano tutte le raffinerie, c’è uno scontro di classe vero in ogni città della Francia. La lotta contro il jobs act alla francese non ha nulla a che vedere con la lotta appena cominciata contro il jobs act all’italiana circa un anno e mezzo fa e subito chiusa. Spero vivamente che l’esito di quello scontro in Francia possa dimostrare a tutti noi che solo con una lotta così dura sarebbe possibile fermare qualsiasi tipo di attacco del governo anche qui da noi. La Cgt quella lotta la sta sostenendo, seppur con molti limiti e titubanze, infatti cresce il settore della classe che chiede lo sciopero ad oltranza, qui di lotta, quella vera, non se ne parla.

E proprio di quello che sta succedendo in Italia volevo parlare. La Segretaria Generale ha ricordato le mobilitazioni in corso. Giusto. Quelle dei metalmeccanici, passando per la grande distribuzione e il turismo, il lavoro pubblico. Scioperi molto riusciti. Come lo sciopero regionale oggi dei lavoratori dei servizi pubblici in Emilia Romagna, che ha visto una grande partecipazione come le giornate di sciopero in altre regioni dove si è già svolto. Parliamo di milioni di lavoratori che hanno un blocco contrattuale da 7 anni. I lavoratori della sanità privata sono senza contratto ormai da oltre 100 mesi.

La Camusso dice che bisogna unificare le lotte, è giusto, ma poi la montagna partorisce un topolino: la proposta è un’assemblea nazionale di delegate e delegati per lanciare un percorso di mobilitazione generale dopo le ferie. Alle calende greche, insomma. E poi che vuol dire “percorso di mobilitazione”? Tutto e niente. La Cgt in Francia viene, giustamente, criticata perché convoca uno sciopero ogni tre settimane qui ci riduciamo all’assemblea nazionale dei delegati? Ci vuole la proclamazione di uno sciopero generale subito e un vasto ed incisivo percorso di mobilitazione diffusa che blocchi il paese. Proprio come in Francia.

Non mi è rimasto più tempo ma concedetemi un commento sul referendum costituzionale e sul monito lanciato dalla Segretaria rispetto ai soggetti esterni alla nostra organizzazione che tenteranno strumentalmente di inserirsi nel nostro dibattito. Non c’è miglior ricetta per evitare questo rischio e questi tentativi di avere una posizione chiara e un orientamento deciso per il No al referendum, ancor di più visto la politicizzazione che sta imprimendo lo stesso Renzi. L’Anpi ha risposto a chi  sta provando a creare contraddizioni con un netto “abbiamo già deciso”, penso che sia quello che dovrebbe fare anche la Cgil.

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