15 Novembre 2022 Noemi Giardiello

Dio, patria, famiglia e “merito”

Abbiamo ormai appreso chi sarà il nuovo ministro dell’Istruzione (e del Merito): Giuseppe Valditara, niente di meno che il relatore della riforma Gelmini nel 2010. Quel provvedimento tagliò 8 miliardi di euro alla scuola pubblica, lasciandola in ginocchio: partiamo bene.

Già ad un primo sguardo al programma per la scuola di Fratelli d’Italia ci si rende conto della direzione che vorrebbe prendere il governo: è impressionante quante volte vengono citate le parole “imprese” e “privati”. Un programma che urla classismo. Il caposaldo? Il sacrificio totale della cultura in nome delle esigenze del mercato.

Il “liceo made in Italy” di FdI prevede meno anni di studio per le superiori (da 5 a 4 anni) ed un’ulteriore peggioramento del sistema 3+2 nelle università. Istituti tecnici sempre più incentrati sui lavori manuali, così da aggravare il divario culturale, già imponente, tra licei e indirizzi tecnico-professionali. Passaggio dal sistema delle bocciature a quello dei livelli, elargendo a fine anno una certificazione delle competenze raggiunte in ciascuna materia: in pratica verrebbe a decadere il valore legale del diploma, perché agli studenti non basterà aver terminato un ciclo di studi, ma dovranno “certificare” in ogni modo le “competenze” acquisite pena la svalorizzazione del proprio percorso.

Nel programma non manca la voce “più finanziamenti alle scuole private”: FdI farà quello che la destra ha sempre fatto in Lombardia, elargendo alle famiglie voucher che poi andranno a coprire i costi delle scuole private, come se ne avessero bisogno. Ci sarà anche un rapporto ancora più stretto tra imprese private e università, potenziando tirocini e apprendistato – forme di lavoro sottopagato o gratuito – e finanziando privati per fornire servizi di cui dovrebbe occuparsi lo Stato, a partire da biblioteche e sale studio. Infine, si “valorizzerà” ulteriormente il rapporto tra università e privati in ambito di ricerca e brevetti, rendendo ancora di più la ricerca pubblica uno strumento per fare profitti.

Il ministro Valditara

L’obiettivo di fondo è quello espresso dal “programma conservatore” firmato da Giorgia Meloni e poi fatto sparire dal sito web di FdI, al fine di evitare scandali: “Il giovane non potrà più scegliere se lavorare o meno, ma è vincolato ad accettare l’offerta di lavoro per sé, per la sua famiglia e per il Paese, pena la perdita di ogni beneficio con l’applicazione anche di un sistema sanzionatorio.” Questo è ciò a cui questi personaggi aspirano: studenti asserviti alla classe dominante italiana, alle imprese, alla “patria”, per permettere ai capitalisti (loro li chiamano “capitani coraggiosi dell’imprenditoria”…), di sfruttare i giovani, lucrare sulle loro vite appiattendole sempre di più, privandoli di un’istruzione decente e della cultura, la ricchezza più importante di un individuo.

Sociologi da strapazzo come Ricolfi, ispiratore delle tesi di FdI sulla scuola, raccontano che sarebbero state le conquiste ottenute dagli studenti con le lotte degli anni ‘70 a demolire l’istruzione. Ma cosa critica Ricolfi? La democratizzazione del sistema scolastico e l’accesso libero per tutti all’istruzione – pur nei limiti di una società divisa in classi. Invece di creare un sistema scolastico di qualità, si corteggiano presunte “povere élite” che vorrebbero “percorsi di studio alti” ma sono sfavorite da quegli studenti (la maggioranza) a cui “piace la scuola senza qualità”. Sarebbero questi i veri problemi e non i trent’anni di tagli all’istruzione. Tutto ciò è un insulto e un’enorme provocazione per tutti quei giovani che quotidianamente, divincolandosi tra un sistema scolastico carente e la consapevolezza di un futuro rubato, cercano di costruirsi una vita dignitosa.

L’unico modo per zittire gli ideologi della scuola d’élite e non tornare indietro a prima del 1968 passa attraverso la lotta organizzata degli studenti. Contro la selezione di classe, rivendichiamo un’istruzione gratuita, pubblica e di qualità per tutti!

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