12 Agosto 2020

Dichiarazione sulla situazione in Bielorussia – Perché le masse non credono più al regime di Lukashenko?

Di seguito troverete una dichiarazione, scritta dai nostri compagni in Russia e in Bielorussia  (qui l’originale) sugli avvenimenti in pieno svolgimento in Bielorussia. Per uno sciopero generale politico! Abbasso il regime di Lukashenko! Per il socialismo e la vera democrazia!

Come marxisti, comprendiamo che la crisi politica che si sta sviluppando in Bielorussia non è causata da una una serie di coincidenze casuali o dagli intrighi di alcuni stati stranieri. È una conseguenza della crisi socio-economica che il paese ha dovuto affrontare negli ultimi anni. Per due decenni, a partire dalla metà degli anni ’90, quando Lukashenko ha interrotto il processo di privatizzazione e ha mantenuto, complessivamente, la proprietà statale ed elementi di pianificazione indicativi in settori chiave dell’economia, la Bielorussia è rimasta l’unica isola di stabilità economica nell’ex Unione Sovietica. Purtroppo, come dimostra l’intera esperienza della storia del XX secolo, la stessa proprietà statale, nel libero mercato, cioè senza il ruolo dirigente di un’economia pianificata, non è in grado di sviluppare le forze produttive, se non attraverso il super-sfruttamento e la repressione della classe operaia.

È proprio a ciò che si collega l’attacco ai diritti della classe operaia e dei lavoratori autonomi (spesso i più oppressi), che abbiamo visto negli ultimi anni da parte del governo di Lukashenko. Il regime bonapartista è sempre più in contraddizione con quella parte della burocrazia e della borghesia nazionale che è strettamente schierata con esso, che sostiene direttamente la privatizzazione e la piena integrazione nel sistema imperialista mondiale. Queste forze non hanno più bisogno di Lukashenko personalmente e della cricca attorno a lui, e oggi hanno tracciato un percorso per il rovesciamento del suo regime.

D’altra parte, la politica di austerità e gli attacchi ai diritti della classe operaia e alle sue organizzazioni hanno privato Lukashenko del sostegno (anche se passivo) della maggioranza dei lavoratori di cui poteva godere in passato. L’attacco agli interessi dei lavoratori ha trovato la sua concreta espressione in fenomeni come le politiche di privatizzazione, l’innalzamento dell’età pensionabile, l’abolizione delle prestazioni sociali, dell’attuale sistema di contratti nazionali di lavoro, ecc. In questa situazione, la caduta del regime bonapartista di Lukashenko è solo questione di tempo.

Tuttavia, la sua sconfitta non significa automaticamente la vittoria dei sostenitori del libero mercato e della totale privatizzazione. La classe operaia bielorussa ha dimostrato in questi giorni e ore la sua forza e la sua capacità di lottare per i propri diritti. Tutto ciò che manca è una direzione politica.

Come sappiamo, il movimento comunista in Bielorussia è diviso in base alla lealtà a Lukashenko e alla sua cricca, piuttosto che su principi ideologici. Entrambe le parti in competizione – il Partito Comunista di Bielorussia e “Un mondo giusto” ( partito che aderisce alla Sinistra europea e si oppone a Lukashenko, ndt)– sono state impantanate nella palude della realpolitik del “meno peggio” e, quindi, hanno abbandonato la prospettiva di una rivoluzione sociale. Al contrario, crediamo che gli eventi di oggi siano solo l’inizio di un processo rivoluzionario che, a un determinato momento, porterà il proletariato bielorusso nell’arena della storia sotto la guida di un vero partito rivoluzionario marxista. Non appena ciò accadrà, la rivoluzione proletaria abbraccerà immediatamente e inevitabilmente Russia, Ucraina, Lituania, Polonia e in seguito anche altri paesi. Lo sviluppo di una situazione rivoluzionaria è inevitabile e ora, come mai prima d’ora, si pone la questione del fattore soggettivo: un vero partito comunista in grado di condurre la classe operaia alla rivoluzione socialista.

Siamo consapevoli che un tale partito non può essere costruito sulla base delle organizzazioni di sinistra esistenti oggi in Bielorussia, con i loro attuali limiti programmatici e politici. Tuttavia, sulla base delle idee del vero marxismo, quelle idee che la Tendenza Marxista Internazionale ha difeso per molti anni, la creazione di una tale organizzazione è più che possibile. Se viene creata una tale organizzazione, allora, con la giusta tattica, conquisterà le masse e cambierà il destino non solo della Bielorussia, ma anche di tutta l’umanità!

Cosa sta succedendo e quali sono le prospettive per le masse?

Il regime bonapartista di Lukashenko è entrato in un periodo di crisi politica, che prima o poi si concluderà con il suo rovesciamento. Ogni possibilità di una transizione elettorale pacifica è stata bloccata da brogli palesi e da azioni violente da parte dell’apparato di sicurezza del regime la notte dello spoglio dei voti tra il 9 e il 10 agosto, nonché dalle successive violenze della polizia che hanno provocato la possibilità di un’ulteriore escalation della situazione.

La crisi del regime è stata causata non solo dal soffocamento prolungato delle libertà democratiche elementari (inclusa la libertà di organizzarsi in sindacato o in un’organizzazione politica da parte dei lavoratori), ma anche fondamentalmente dal declino del tenore di vita della popolazione, e principalmente da quello dei lavoratori salariati, negli ultimi anni. Il sistema contrattuale, il taglio dei bonus salariali, la legge contro i “parassiti” e altri attacchi del regime riflettono la crisi del capitalismo mondiale a livello nazionale. Coloro che cercano di vedere la Bielorussia come una sorta di continuazione dell’economia pianificata sovietica commettono un grave errore: la politica antisociale di privatizzazione delle imprese e deregolamentazione dei prezzi è stata perseguita a lungo dall’attuale regime.

In questo momento, le masse stanno mettendo all’ordine del giorno il compito di una rivoluzione politica, la cui essenza è il passaggio a un regime di democrazia borghese.

Sosteniamo pienamente il desiderio delle masse di ottenere piene libertà democratiche, e in particolare di creare un contesto più favorevole alla classe operaia per difendere i suoi interessi e diritti, sia a livello politico che economico.

Tuttavia, mettiamo in guardia i lavoratori rispetto alle illusioni riguardo la loro situazione economica sotto un regime democratico borghese, soprattutto perché la sua istituzione non fornisce alcuna garanzia di fermare le misure di austerità. Infatti, nelle condizioni attuali, queste semplici rivendicazioni democratico-borghesi sono già del tutto inadeguate per una reale soluzione alla questione della democrazia, soprattutto se si tiene conto delle caratteristiche politiche dei principali leader dell’opposizione attuale, che, una volta giunti al potere, continueranno le politiche antioperaie già attuate dal regime, come minimo in campo economico, ma sotto una nuova veste. Inoltre, questi stessi leader capitoleranno prontamente al regime, a condizione che venga raggiunto un accordo con esso o che vi sia una pressione sufficientemente forte da parte di quest’ultimo.

Dobbiamo ripetere la verità, evidente a tutti i veri marxisti, che in questa epoca esiste una sola classe coerentemente rivoluzionaria capace di trasformare radicalmente la società in ogni paese: il proletariato.
La partecipazione della classe operaia e dei suoi battaglioni pesanti, i lavoratori industriali, a uno sciopero politico mostra la sua importanza e il suo potenziale nella lotta per un cambiamento sociale progressista. Oltre alla lotta per espandere autonomamente le libertà democratiche, la classe operaia e i suoi rappresentanti devono contemporaneamente proporre una propria “agenda sociale” diretta sia contro le vecchie misure antioperaie (il sistema contrattuale, ecc.) sia contro le eventuali nuove misure (privatizzazione di imprese statali, licenziamenti, ecc.).

Ma per tutelare veramente i propri interessi, la classe operaia e le sue organizzazioni, che hanno ricevuto una rinnovata prospettiva di crescita in questa nuova situazione, dovranno passare da politiche difensive a politiche offensive, ovvero: proporre la formazione da parte dei lavoratori di propri organi politici (consigli) e usarli per prendere il controllo della politica, mantenere l’ordine pubblico e il controllo sulle imprese attraverso la creazione di una milizia operaia. Questo è l’unico percorso possibile a lungo termine. L’alternativa è il disastro.

Condanniamo le dichiarazioni reazionarie di alcune organizzazioni (il Partito Comunista della Federazione Russa, il Partito Comunista di Bielorussia, ecc.) in appoggio al regime screditato di Lukashenko. Riteniamo improbabile la possibilità di una ripetizione dello “scenario ucraino” a causa della quasi totale esclusione dell’estrema destra dalle proteste in corso, dell’assenza di significative contraddizioni nazionali e linguistiche, della popolarità delle idee antifasciste tra il popolo bielorusso e la memoria storica degli eventi della seconda guerra mondiale e dell’occupazione fascista tedesca. Una delle garanzie per impedire una possibile trasformazione reazionaria della protesta (o almeno la monopolizzazione della protesta da parte dei liberali) è la più ampia partecipazione della classe operaia e dei suoi rappresentanti politici ad essa.

Riteniamo inammissibile che i governi capitalisti di altre nazioni interferiscano negli affari del paese, e ci riferiamo innanzitutto alle azioni delle potenze e dei blocchi imperialisti come Russia, UE e Stati Uniti. Qualsiasi iniziativa diretta contro l’autodeterminazione del popolo bielorusso è inequivocabilmente reazionaria. Coloro che in Russia oggi stanno cercando di parlare “da sinistra” contro questa autodeterminazione stanno in realtà sostituendo l’antifascismo con un imperialismo che è solo impreziosito da una retorica “rossa”, indipendentemente dal fatto che lo facciano consciamente o inconsciamente.
Avendo perso l’appoggio delle masse, Lukashenko si affida quasi esclusivamente al potere dell’apparato burocratico. In tali casi, è del tutto possibile che si aprirà una spaccatura nella classe dominante e nell’apparato statale, sotto la pressione delle masse, e si raggiungerà un tentativo di concludere un compromesso con l’élite liberale dell’opposizione per prevenire l’ulteriore partecipazione delle masse al processo politico.

Questo non deve essere permesso. Il cambiamento politico sulle linee della democrazia e del socialismo deve arrivare il più lontano possibile.

Invitiamo coloro che prendono sul serio la lotta per la democrazia operaia e il socialismo internazionale ad aderire alla nostra organizzazione, la Tendenza Marxista Internazionale, iniziando a lavorare alla costruzione di una vera e propria sezione nazionale in Bielorussia.

Lottiamo per:

  • Uno sciopero generale politico!
  • Abbasso il regime di Lukashenko!
  • Contro ogni misura antioperaia!
  • Libertà delle organizzazioni dei lavoratori, diritto della popolazione a determinare il proprio destino, contro la repressione politica!
  • Libertà per i prigionieri politici!
  • Contro le politiche di austerità, privatizzazione, per l’abolizione dell’innalzamento dell’età pensionabile, per contratti di lavoro a tempo indeterminato!
  • Democrazia autentica nell’interesse della stragrande maggioranza della popolazione, i lavoratori – per i consigli dei lavoratori!

 

Articoli correlati

In Bielorussia, la destra sta portando il movimento in un vicolo cieco: c’è un’altra strada?

Mentre la situazione in Bielorussia è in evoluzione, i nostri compagni in Russia e in Bielorussia invitano ancora una volta la classe lavoratrice a prendere il controllo del proprio destino con metodi e organismi di lotta indipendenti.

Irlanda – L’articolo 8 è stato abolito! Vittoria per i diritti delle donne!

Ci sono state festeggiamenti per le strade di Dublino la sera dello scorso 25 maggio, quando l’establishment conservatore in Irlanda ha ricevuto un altro duro colpo. Il voto schiacciante per l’abrogazione dell’articolo 8 della Costituzione, che vietava l’aborto in Irlanda, segue il”Sì” del referendum sul matrimonio gay tre anni fa, un risultato inaspettato.

Irlanda del Nord – Il terremoto politico dopo le elezioni di dicembre

Il punto focale della copertura mediatica delle elezioni politiche del 12 dicembre è stato naturalmente sui seggi guadagnati dal partito conservatore, in particolare nelle Midlands e nel nord dell’Inghilterra. Meno attenzione è stata data al terremoto politico che ha avuto luogo nel nord dell’Irlanda.