Decreto Minniti-Orlando: la logica reazionaria del Pd contro i migranti

Il Partito Democratico non smentisce il suo orientamento reazionario che, come in molte altre materie, si conferma nell’ambito delle politiche migratorie. Il Decreto Minniti-Orlando aggiunge infatti un ulteriore tassello alle misure di repressione delle migrazioni che hanno avuto inizio venti anni fa proprio con un altra legge targata centro-sinistra: la Turco-Napolitano.

L’obiettivo del decreto è duplice: da un lato ridurre le possibilità di accesso al diritto d’asilo, dall’altro criminalizzare i migranti economici, ovvero chi è costretto a muoversi dal proprio paese per fame o povertà. Sempre ammesso che in Africa, Medio Oriente e Asia Centrale sia possibile poter scindere tra miseria e guerra, entrambe prodotti delle politiche di rapina dei capitalisti occidentali.

Per rendere la domanda di asilo una sorta di cabala con residue speranze di riuscita, il decreto del governo ha eliminato il ricorso in appello per il richiedente asilo che si è visto negare la protezione internazionale al primo grado di giudizio. Nel caso il richiedente asilo voglia fare ricorso contro la sentenza della commissione territoriale potrà, dunque, solo ricorrere in Cassazione. La decisione, inoltre, spetterà ad un giudice monocratico, ossia ad un solo magistrato e non ad una corte e , soprattutto, senza contraddittorio con il richiedente asilo. Il giudice monocratico si avvarrà, infatti, solo delle videoregistrazioni dei colloqui tra il richiedente asilo e la commissione che ha deciso di respingere la sua richiesta. Un aspetto positivo, in effetti, questo provvedimento ce l’ha: chiarisce in modo abbastanza netto che quella scritta che troviamo nelle aule dei tribunali “La Legge è uguale per tutti” è in realtà assolutamente falsa nella sostanza di una società che tutti i giorni discrimina tra chi ha il potere economico e chi non ce l’ha. La gravità del provvedimento è innegabile soprattutto se prendiamo in considerazione che in questi casi la decisione del giudice può avere lo stesso effetto di una condanna a morte per la persona che si trova ad essere espulsa o rimpatriata nel proprio paese di origine, dove ad attenderlo potrebbe esserci uno Stato, un clan o un’organizzazione criminale o terroristica pronta ad ucciderlo. Nelle motivazioni riportate dai due ministri, tale provvedimento dovrebbe avere l’effetto positivo di snellire le procedure delle richieste d’asilo, i cui tempi record di attesa sono arrivati in alcuni casi a 24 mesi, con dure conseguenze sullo stato di salute psicologica del migrante. Tuttavia, questa giustificazione regge ben poco. Molte organizzazioni che si occupano di accoglienza dei profughi hanno semplicemente osservato che si sarebbe potuto, ad esempio, fare una riforma delle Commissioni Territoriali, che avrebbe portato ad aumentare il numero di giudici che si occupano di questa materia, attraverso nuove assunzioni. Niente di rivoluzionario, figuriamoci, tutt’altro, si parla di immettere nell’apparato dello Stato un numero maggiore di magistrati! Ma la logica reale di questo Decreto la si può capire solo se messa insieme all’altro grave provvedimento previsto da Minniti e Orlando: l’aumento del numero dei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) a cui verrà data una riverniciata nominalistica perché saranno chiamati CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), ma che passeranno dagli attuali 13 a 20, uno per regione e ciascuno di una capienza massima di 100 persone, per un totale di 2mila posti.

Appare quindi chiaro che la logica che ispira l’intero decreto sia una logica di dissuasione e di minaccia: “non provare a chiedere l’asilo, non l’otterrai. E se ci provi quello che ti aspetta è una prigione in cui verrai rinchiuso senza aver commesso alcun reato, in attesa del rimpatrio”.

A ben guardare però, il decreto non potrà’ rendere effettiva questa minaccia nella grandissima parte delle situazioni ed ha quindi solo un retrogusto elettoralistico, utile a dare la pillolina indorata a qualche settore xenofobo sollecitato dalla propaganda leghista degli ultimi anni. Solo nel 2015 i diniegati, cioè i richiedenti asilo a cui non è stata data alcuna forma di protezione internazionale, sono stati infatti 41mila. A questi si aggiungono, sempre nel 2015, 15mila persone a cui è stata riconosciuta una protezione umanitaria, valida solo nel territorio italiano, ma irregolare negli altri paesi dell’UE verso cui molti dei rifugiati ambiscono ad andare. Se consideriamo che i posti nei CPR previsti sono 2mila e che i tempi medi di permanenza sono di 3 mesi, i numeri non tornano affatto e il cerchio non si può quadrare!

Le migrazioni hanno, dunque, un carattere irrefrenabile è sono il sottoprodotto degli inferni in terra costruiti dal capitalismo. I provvedimenti restrittivi che sono dunque stati proposti nell’ultimo ventennio hanno avuto solo l’effetto di creare un esercito di irregolari, privi di diritti, e disponibili a diventare braccia utili per i capitalisti dei cantieri, delle campagne, delle piccole fabbriche o delle mafie criminali. L’unica soluzione razionale e rivoluzionaria è battersi per il rilascio di visti e di permessi di soggiorno a tutti i migranti e a tutti i profughi, ovvero la piena ed effettiva libera circolazione delle persone. Ma per raggiungere questo obiettivo sarà necessario abbattere i confini e il sistema capitalista che li sostiene.

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