24 febbraio 2016

Crema: successo dell’assemblea “Nel 2016 la donna è libera?”

Si è svolta il 20 Febbraio a Crema un’assemblea pubblica organizzata dal locale collettivo Sempre in lotta sulla condizione della donna nel 2016 e intitolata significativamente: “Nel 2016 le donne sono libere?”.
Presenti una trentina di persone circa, certo non si tratta di masse, ma comunque di un risultato che ci lascia molto soddisfatti. In platea soprattutto ragazze, nella grande maggioranza studentesse e lavoratrici, soprattutto giovani e molto giovani.
L’assemblea, partendo dalla relazione di Sonia Previato, registra una condizione della donna che è peggiorata e probabilmente retrocessa ad una situazione precedente alle grandi lotte degli anni ’70.
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Il dibattito dell’assemblea è stato enormemente partecipato, la relazione introduttiva ha scoperchiato un vaso di Pandora, dalla quale è emerso un quadro di sfruttamento e discriminazione con la quale ancora, sin dall’infanzia le donne si confrontano. Ma soprattutto sono venuti a galla la rabbia e l’entusiasmo delle compagne più giovani, per le quali, quasi istintivamente, la lotta per la liberazione della donna, in una fase di violenta offensiva della classe dominante, non può limitarsi alla sola difesa di pochi diritti, ma deve necessariamente mettere in discussioni le basi stesse della discriminazione di genere: la proprietà privata dei mezzi di produzione, la società divisa in classi.
Una volta di più si è dimostrata la disponibilità delle giovani generazioni verso idee rivoluzionarie. Certo, si tratta di piccoli gruppi, di avanguardie. I media parlano di una gioventù senza interessi e sfiduciata dalla politica e dalle istituzioni e hanno proprio ragione: disinteressata delle loro falsità, delusa dalla politica che non li rappresenta e nemica di istituzioni che non gli appartengono. La radicalizzazione dei giovani nasce proprio qui e mette in discussione non solo la propria condizione, ma tutto l’impianto del sistema capitalista.
Nel 2016 le donne sono libere? No, decisamente no. Ma scegliere di dedicare la propria vita alla lotta per una società senza violenza e sfruttamento è un grande passo in avanti.

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