16 aprile 2018

Cosa significa il nuovo attacco militare alla Siria?

Stamattina, gli Stati Uniti e i loro “alleati”, la Gran Bretagna e la Francia, hanno bombardato molteplici obiettivi governativi in Siria, in un’operazione che aveva come obiettivo siti legati ai presunti programmi di guerra chimica. Le esplosioni, ha dichiarato il Pentagono, hanno colpito la capitale, Damasco, e due postazioni vicine alla città di Homos,. “La Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti d’America hanno legittimamente schierato le proprie forze contro la barbarie e la brutalità”, ha dichiarato Trump in un discorso alla nazione dalla Casa Bianca, intorno alle 21:00 ora locale.
Poco dopo l’annuncio di Trump, durante un briefing al Pentagono, il generale Joseph Dunford ha elencato i tre obiettivi che sono stati colpiti:

  • Una struttura di ricerca scientifica a Damasco, presumibilmente collegata alla produzione di armi chimiche e biologiche.
  • Un deposito di armi chimiche a ovest di Homs.
  • Un deposito di equipaggiamenti per le armi chimiche e importante centro di comando, anch’essa vicino a Homs.

I primi rapporti indicano che sono stati lanciati 110 tra missili cruise e missili terra-aria, indirizzati contro due strutture di “armi chimiche” e un centro di comando in territorio siriano. Ma alcuni rapporti sostengono che la contraerea siriana abbia abbattuto la maggior parte dei missili. In ogni caso, tutti questi siti sono già stati evacuati. Questo perché la Russia, informata in anticipo dell’attacco dagli americani, ha messo in guerra gli alleati siriani.
La televisione di stato siriana ha dichiarato che le forze governative hanno lanciato più di una dozzina di missili e che solamente il centro di ricerca a Damasco è stato danneggiato. Ha detto anche che tre civili sono stati feriti a Homs.

 

Un gesto vano

Questo episodio è la ripetizione esatta di quanto è accaduto un anno fa, quando gli Stati Uniti hanno lanciato circa 50 missili Tomahawk contro un campo d’aviazione deserto in Siria. Qualsiasi danno minore fosse stato causato, è stato riparato rapidamente. Gli effetti reali sull’ininterrotta guerra civile siriana sono stati assolutamente nulli. E nonostante questa volta abbiano lanciato il doppio dei missili, è evidente a chiunque che gli effetti pratici sulla Siria questa volta saranno meno di zero.

L’operazione attuale presenta una serie di aspetti peculiari. Si sostiene che il movente dietro ad essa – ora dicono, l’unico movente – sia il presunto uso di armi chimiche contro i civili a Douma. I russi e i siriani hanno ripetutamente negato che sia avvenuto un simile attacco. Sergey Lavrov, il Ministro degli Esteri russo, ha dichiarato categoricamente che i russi hanno prove inconfutabili che l’intera vicenda sarebbe una montatura organizzata dai Jihadisti a Douma con la collaborazione di una potenza straniera sconosciuta.
Da un punto di vista militare, l’attacco di questa mattina potrebbe essere irrilevante. Non può aver causato alcun danno serio o duraturo al potenziale militare di Assad, e neppure aiutare i cosiddetti ribelli a riconquistare ciò che hanno perso. Da tutti i punti di vista, la guerra civile siriana è ora giunta al termine. Assad è nella posizione più forte di sempre. Tutte le chiacchiere sulla sua rimozione attraverso un intervento occidentale ora sono solo aria fritta, e l’Occidente lo sa.

L’accusa di guerra chimica è stata usata ripetutamente dall’Occidente per giustificare azioni aggressive contro la Siria, con lo scopo di spostare l’equilibrio militare in favore dei cosiddetti ribelli (in realtà, estremisti islamici legati ad Al Qaeda, che sono stati recentemente descritti da un illustre parlamentare britannico conservatore come “folli”) e rovesciare Assad.
Tuttavia, la musica è improvvisamente cambiata. Theresa May sta sottolineando che l’attacco attuale non ha nulla a che fare con il cambiamento di regime in Siria. Sono solo azioni limitate con obiettivi limitati – scoraggiare l’uso di armi chimiche, eccetera eccetera. Dietro a questi patetici commenti si può rilevare una nota di impotenza, paura, persino panico. E quella nota è molto più vicina alla verità delle millanterie e della belligeranza pubblica.
“Lo scopo delle nostre azioni di stanotte è di stabilire un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l’uso di armi chimiche”, Trump si è assicurato di aggiungere nel suo discorso di stamattina. Lo scopo dell’azione non è di vincere la guerra o rovesciare Assad – obiettivi che sono completamente fuori portata. È un gesto vuoto, volto a convincere il mondo che la potenza americana è ancora un fattore di una qualche importanza. È stato anche dettato dal bisogno di Donald Trump di puntellare la propria posizione contro gli attacchi ripetuti e determinati da parte dei suoi nemici a Washington, e dare prova delle sue credenziali anti-russe.

 

La paura di provocare la Russia

Nel suo discorso precedente , Trump aveva dichiarato: “Siamo preparati a portare avanti quest’azione finché il regime siriano non smetterà di usare agenti chimici proibiti”. Ma il generale Dunford ha confermato che l’ondata di attacchi è finita. E il Segretario della Difesa statunitense James Mattis si è affrettato ad assicurare ai giornalisti che “al momento, questo è un attacco isolato”. Nonostante le smentite del Pentagono, è abbastanza chiaro che la Russia sia stata informata in anticipo riguardo ai bersagli dell’operazione. Il generale Dunford ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno specificatamente identificato obiettivi che avrebbero “mitigato” il rischio di vittime russe.
Improvvisamente, i leader occidentali si affrettano ad assicurare al mondo (e soprattutto a Mosca) che, una volta fatto ciò che dovevano fare, non hanno alcun desiderio di continuare a lanciare missili sulla Siria. E non hanno neppure alcun desiderio di provocare ulteriormente la Russia. Negli ultimi giorni, dopo una iniziale campagna mediatica isterica e le dichiarazioni belligeranti della Casa Bianca, i toni dei tweet di Trump si sono fatti insolitamente moderati.
Nonostante finora non ci siano state reazioni da parte della Russia, l’ambasciatore russo negli USA ha dichiarato che l’attacco contro il loro alleato “non sarà lasciato senza conseguenze”. La ragione principale per cui non c’è stata una reazione militare è che nessuno dei missili è arrivato vicino ad aree coperte dalla contraerea russa. Se fosse successo, i missili sarebbero stati immediatamente abbattuti. I russi hanno anche avvertito che potrebbero contrattaccare, colpendo le basi o le navi dalle quali i missili sono stati lanciati.
È abbastanza chiaro che consigli più miti hanno avuto la meglio a Washington e che uno scontro più serio è stato evitato. Nelle ultime 24 ore, sotto la superficie della crisi presente, i presidenti Trump e Putin sono stati in contatto telefonico regolare, così come le forze armate russe e americane. Questo fatto svela la situazione reale molto più delle grida e degli strepiti a Londra e a Parigi.
Nonostante il suo soprannome “mad dog Mattis” (Mattis cane pazzo), il generale James Mattis è un uomo piuttosto intelligente, che ccomprende molto bene le potenziali conseguenze di una azione militare precipitosa in Siria. Dopo l’esperienza disastrosa in Iraq e in Afghanistan, né lui né il Pentagono, né tantomeno l’opinione pubblica americana, hanno alcun desiderio di essere trascinati in un conflitto di terra in Siria. Paradossalmente, in questa occasione, i generali americani hanno mostrato molto più buonsenso di molti politici.

 

Trump cercherà un accordo?

Se conosciamo l’attuale occupante della Casa Bianca, questa recente bravata sarà probabilmente il primo passo verso un tentativo di raggiungere un accordo con Putin – che era l’intenzione di Trump fin dall’inizio. Donald Trump è un’isolazionista. Il suo interesse per la Siria è meno di zero e vorrebbe fare un accordo con l’uomo al Cremlino (è molto orgoglioso di essere un asso nelle trattative). Avendo mostrato i suoi muscoli e la sua determinazione nel “resistere contro la Russia”, ora la scena è pronta per i negoziati e gli accordi.
Ciò sembra forse improbabile? Non è più improbabile delle dichiarazioni di Trump riguardo all’intenzione di negoziare faccia a faccia con quello stesso “piccolo uomo-razzo” la cui nazione diceva di voler spazzare via dalla faccia della terra solo poco tempo fa. Al contrario, ora sosterrà che, dopo aver salvato il pianeta dalla Terza Guerra Mondiale e aver messo la Russia al suo posto, è il momento di negoziare una pace e mettere fine a questa costosa e inutile corsa alle armi.

Una mossa del genere sarebbe la cosa più intelligente da fare dal punto di vista di Trump. Metterebbe i suoi nemici in una posizione difficile sia in patria che all’estero. Sarebbe anche molto imbarazzante per personaggi come Theresa May e il suo segretario agli Esteri Boris (Johnson, ndt), i pagliacci che hanno abbaiato più forte di tutto il resto del branco contro la “minaccia russa” e che ora dovranno trovare il modo di rimangiarsi tutte le loro parole. Auguriamo a entrambi bon appetit.
Dopo sette anni di guerra civile, la Siria è stata devastata, milioni di persone sono state uccise, ferite o costrette ad abbandonare le proprie case. La Siria è stata fatta a pezzi e potrebbe non riprendersi più. Tutte le persone perbene desiderano con tutto il cuore che questo sanguinoso conflitto finisca. Tuttavia, quelli che gridano più forte e insistentemente a proposito dell’umanitarismo e della pace sono quelli che hanno avuto il ruolo principale nel versare benzina sul fuoco e continuare la guerra. I principali colpevoli sono gli imperialisti americani e i loro lacchè cinici e servili a Londra e Parigi.
La “forza legittima” di Gran Bretagna, Francia e USA è la forza dell’imperialismo, che in nessun epoca e in nessun luogo ha rappresentato null’altro che i cinici interessi della classe dominante. L’intera storia di queste potenze è precisamente una storia di barbarie e brutalità, soprattutto contro i popoli del Medio Oriente.
L’ultima cosa che preoccupa questi gentiluomini è il destino del povero popolo siriano, che rimane vittima silente delle loro ciniche manovre. Le loro chiacchiere sulla pace e sull’umanitarismo sono solo una copertura ’ipocrita per perseguire i loro personali interessi egoistici in Medio Oriente. Nelle parole dello storico latino Tacito: “Hanno fatto un deserto, e lo chiamano pace”.

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