Coronavirus? Studenti, arrangiatevi o sette in condotta!

I decreti sulla scuola e le prassi adottate dai diversi istituti rispecchiano le misure contraddittorie adottate per gli altri ambiti della società.
Nella settimana dal 2 al 6, dopo la chiusura delle scuole, le misure adottate dai singoli istituti sono state spesso a discrezione del Dirigente Scolastico.
La disposizione ministeriale era di attivare forme di didattica online, definite un’opportunità di innovazione. Ora, studiare da casa è necessario in questa situazione di emergenza, ci mancherebbe! Ma questo si è concretizzato in un’imposizione dall’alto a studenti e famiglie, oltre che ai docenti, obbligati allo “smart working” e ad arrangiarsi per utilizzare strumenti elettronici, tutti diversi quindi, da individuare ed imporre agli alunni (registro elettronico, Skype, social network, piattaforme online… Di proprietà e sotto il controllo privato, con grande gioia dei giganti dell’informatica). Con buona pace della privacy di tutti.
Il risultato è stato lo stesso caos delle altre misure.
Anche all’ITS Deledda-Fabiani di Trieste, gli studenti e le loro famiglie hanno dovuto adeguarsi ad una didattica che prevedeva, a discrezione dei singoli insegnanti, studio autonomo o classi online, con orari stabiliti dal docente.
Non è stato possibile per gli studenti sollevare il problema che non tutti hanno a disposizione mezzi adatti; anche queste obiezioni sono state ritenute mancanza di collaborazione e di quel senso di responsabilità che ci viene chiesto durante questa emergenza.
Da questa settimana si dovrebbe rispettare l’orario, ma sarà obbligatoria la giustificazione, e la didattica online sarà oggetto di valutazione didattica e disciplinare (non escluso il sette in condotta)! Il programma già “svolto” non sarà ripetuto, chiaramente bisogna correre dietro al programma, mentre ancora aspettiamo certezze su come saranno svolte verifiche ed esami.
La logica è sempre quella di far pagare le conseguenze dell’emergenza a studenti, lavoratori e famiglie, e scaricare la responsabilità sui docenti in nome di una finta “libertà di insegnamento”, riconosciuta soltanto quando si tratta di chiederci sforzi straordinari, come sempre senza avere voce in capitolo.

 

 

Articoli correlati

Studenti

Bologna si mobilita: chiediamo servizi, ci danno repressione

“Adesso basta!” Questo è stato il grido che molti studenti dell’ateneo di Bologna hanno lanciato in questi giorni, in risposta all’ennesimo tentativo da parte delle istituzioni accademiche di militarizzare la zona universitaria.

Studenti

Scuola – Non dobbiamo pagare noi il prezzo del vostro fallimento!

Oggi il nuovo dpcm sentenzia il 100% di didattica a distanza per tutte le scuole superiori. Nelle zone rosse saranno chiuse anche le seconde e terze medie.
Facciamo appello a tutti per partecipare alla assemblea nazionale del 7 novembre per discutere e organizzarci insieme!

Studenti

“Dio lo vuole” la crociata della preside del Selmi

“Deus vult!”(Dio lo vuole): queste sono state le parole di Luciana Contri, preside dell’istituto modenese “F. Selmi”, quando ha tentato di impedire che i rappresentanti dell’Arcigay, invitati dagli studenti, potessero

Studenti

Roma – La Sapienza ai tempi del Covid

Ai tempi dell’emergenza sanitaria covid-19 le prime strutture ad essere state chiuse sono state scuole e università. Prendiamo ad esempio La Sapienza di Roma, che con i suoi 113.500 studenti complessivi, 3.300 docenti e 2.000 funzionari, tecnici e bibliotecari, oltre a 1.800 amministrativi nelle strutture ospedaliere (al 2019), è il più grande campus d’Europa.

Ambiente

Intervista a un attivista studentesco russo – Il futuro ci appartiene!

Abbiamo parlato con Leonid Shaidurov: un attivista 17enne che ha giocato un ruolo chiave nel movimento degli scioperi studenteschi per il clima in Russia. Ha organizzato gli studenti nelle scuole ed è un membro sia del consiglio coordinatore dei Fridays for Future internazionale che del comitato organizzativo in Russia.

Studenti

Alternanza scuola-lavoro – Dalle favole alla realtà

La maschera di ipocrisia che copriva il vero volto dell’alternanza scuola-lavoro, alla luce degli eventi e delle dichiarazioni delle ultime settimane, è definitivamente caduta. I recenti scandali hanno nuovamente messo in luce tutto ciò che di marcio si nasconde dietro le false promesse che la classe dominante ha propinato agli studenti e ai lavoratori sin dall’approvazione della Buona Scuola