2 Marzo 2020

Coronavirus e educatori: Vogliamo il 100% dello stipendio!

La chiusura delle scuole per due settimane a causa del Covid-19 di certo non è responsabilità di chi lavora a scuola.

Infatti, giustamente, il personale scolastico alle dipendenze del MIUR sarà normalmente retribuito, ma le cose andranno diversamente per il personale degli appalti: gli educatori assunti dalle cooperative che operano dagli asili nido fino alla scuola superiore, non avranno garanzia di ricevere il salario.

Sono 5mila in Emilia-Romagna, 3mila in Friuli, 4mila in Lombardia, 3mila in Piemonte, 2600 in Veneto e 650 in Liguria. In totale 20mila lavoratori, che percepiscono stipendi molto magri e che a febbraio rischiano di trovarsi una busta paga ulteriormente decurtata.

Ad oggi nelle trattative tra sindacati confederali, rappresentanza delle cooperative e Governo sembra si stia andando verso il riconoscimento della cassa integrazione in deroga o della FIS. Entrambe le soluzioni comporteranno una riduzione percentuale rispetto all’ordinaria retribuzione.

Nel Comune di Bologna CGIL, CISL e UIL hanno concordato che le ore perse dagli educatori vengano recuperate in un secondo momento (quando e come ce lo diranno loro).

Questi due esempi sono una ulteriore riconferma del trattamento di serie B riservato al settore educativo.

I sindacati, sostenendo questo tipo di disposizioni, non fanno altro che avvallare lo sfruttamento e la precarietà che vivono i lavoratori del settore, ai quali non vengono nemmeno riconosciute le ore di lavoro nel caso in cui il minore assistito sia assente da scuola.

Con l’emergenza Coronavirus in Italia sono state introdotte svariate norme straordinarie per la gestione dell’emergenza sanitaria. Tra i vari divieti e provvedimenti c’è anche il divieto di manifestare e riunirsi, compresa quindi l’organizzazione di assemblee sindacali, e una forte limitazione agli scioperi: si può andare in ufficio, al bar, al ristorante, nei centri commerciali, ma non si possono fare assemblee, nè azioni di sciopero. Evidentemente questo provvedimento ha la funzione di intervenire preventivamente sui rischi conseguenti alla gestione dell’emergenza volendo impedire che dinnanzi a palesi ingiustizie i lavoratori possano lamentarsi.

Crediamo che, piuttosto che avallare o comunque sostenere più o meno attivamente decreti e ordinananze di governo e regioni, tutti i sindacati debbano mettersi a fianco dei lavoratori e organizzare una mobilitazione che impedisca di scaricare sulle spalle dei lavoratori il peso dell’emergenza. I decreti di emergenza devono essere messi in discussione a partire dall’organizzazione di assemblee in tutti i posti di lavoro.

È necessario costruire l’unità tra lavoratori pubblici e privati, per rivendicare lo stesso giusto trattamento, il riconoscimento per tutti del salario al 100%, uguali diritti e retribuzione.

Questa situazione di emergenza ha fatto emergere in modo ancora più chiaro la realtà di precarietà e sfruttamento vissuta da molti lavoratori di questo paese.

È ora di lottare. L’emergenza non la devono pagare i lavoratori. Mobilitiamoci per avere riconosciuto il 100% del salario, ma anche per avere il riconoscimento di diritti e dignità che oggi, per chi lavora nel settore educativo, sono sempre negati.

 

 

Articoli correlati

Almaviva Napoli: persa una battaglia non la guerra

Il 22 e 23 febbraio i lavoratori di Almaviva di Napoli hanno votato sull’ipotesi di accordo licenziata il 16 febbraio a Roma al ministero dello sviluppo. Alla votazione hanno partecipato 690 lavoratori su 818 aventi diritto. L’esito della votazione ha visto prevalere i Sì con 547, 5 astenuti e 138 contrari.

La mobilitazione dei dottorandi dell’Università La Sapienza – Non far pagare ai precari le conseguenze dell’emergenza

La pandemia di Coronavirus ha fortemente impattato su molteplici ambiti del mondo del lavoro e della società italiana. Andando spesso ad aggravare contraddizioni già esistenti ed a colpire duramente i soggetti più deboli e più precari. Quello che è accaduto nel mondo dell’università e della ricerca pubblica non sfugge a questo contesto generale.

Castelfrigo – Lezioni di tre mesi di lotta

E’ notizia di queste ore che finalmente la Cgil, dopo l’ennesima provocazione del padrone di Castelfrigo ha deciso di fare quello che noi da mesi abbiamo suggerito e scritto, ovvero alzare il livello dello scontro e bloccare le merci. Questo ennesimo episodio di arroganza padronale, la scelta conseguente della Cgil e la velleità degli accordi regionali e delle “commissioni antimafia” confermano in pieno quanto sostenuto nell’articolo che stiamo pubblicando e che è stato scritto non più tardi di dieci giorni fa.

Scuole e centri estivi: Confindustria chiama, Bonaccini prepara i lazzaretti

Il governatore della Regione Emilia-Romagna è capofila tra quelli che vogliono aprire tutto e ora: “Se ripartono le imprese, non possono non ripartire anche i servizi.” Senza giri di parole, Bonaccini spiega che le imprese devono ripartire per fare profitti, e i lavoratori genitori devono essere liberi dall’“incombenza” dei figli a carico.

Centri estivi: no alle condizioni di Confindustria, sulla riapertura decidano gli operatori!

Appare drammaticamente evidente che a queste condizioni non sia possibile garantire lo svolgimento dei centri estivi di qualità e in sicurezza. Questo ci porta a concludere che ogni possibile riapertura dei servizi debba passare dal vaglio dei lavoratori, che possono, organizzandosi, vigilare sulla reale fattibilità del servizio: se si può si lavora; sennò no.

Parma – Cooperazione e appalti al ribasso: una linea sindacale fallimentare

Dopo la vertenza di quest’estate su un cambio di appalto del settore educativo in provincia di Parma (conclusasi, come scritto sul numero 6 di Rivoluzione, con un accordo sottoscritto da CGIL e CISL totalmente al ribasso per i lavoratori), altri protagonisti della cooperazione sociale, in perfetto accordo con la Giunta Comunale, tornano a colpire gli educatori e i disabili, stavolta nel capoluogo