14 novembre 2015

Contro il razzismo! No all’unità nazionale! Lottiamo insieme contro questo sistema che produce miseria, ingiustizia, sfruttamento e terrorismo!

-Scioccati, indignati, disgustati dai vili attentati terroristici a Parigi della scorsa notte, che per ora hanno causato 128 morti e numerosi feriti. Il nostro pensiero va alle vittime e alle loro famiglie.

-Se è confermato che gli “estremisti islamici” sono dietro la strage, questi ultimi hanno di nuovo fatto un regalo formidabile alla propaganda islamofobica e razzista, sottoponendo a una pressione enorme su tutta la comunità musulmana della Francia e del resto d’Europa.

-Bisogna respingere ogni tentativo di far ricadere la responsabilità collettiva degli attentati  sulla comunità musulmana o sulla religione musulmana in quanto tale.

-Il razzismo verso arabi e musulmani che divampa sui social network e sui mass media dopo ieri sera è abietto e deve essere combattuto energicamente. Tuttavia la solidarietà, che  si è organizzata ieri sera spontaneamente tra gli abitanti dei quartieri di Parigi colpiti dagli attentati, dimostra il potenziale che esiste  per lo sviluppo di un movimento antirazzista e contro lo sciovinismo.

-Bisogna respingere  tutti i tentativi dei governi, e del governo francese prima di tutto, di mettere in atto nuove leggi “anti-terrorismo” al solo scopo di ridurre i nostri diritti democratici e di ghettizzare le comunità musulmane nelle nostre città, in particolare i giovani delle periferie degradate.

-Tali leggi saranno utilizzate anche contro i sindacalisti e ogni attivista progressista o qualunque altro movimento che voglia cambiare la società. Ricordiamoci come i media e la “giustizia” hanno trattato i lavoratori di Air France che si sono opposti al nuovo piano di ristrutturazione dell’azienda.

-Già dopo l’attentato contro Charlie Hebdo, Parigi era diventata una città militarizzata con soldati a ogni angolo della strada. Tuttavia ciò non ha evitato nuovi attentati.

-Il governo francese utilizzerà questi attentati per conquistare un appoggio popolare verso le sue avventure imperialiste in Africa e nel resto del mondo in nome della lotta al terrorismo. Noi denunciamo in particolare le ciniche manovre della Francia in Siria, che hanno contribuito allo smembramento del paese, all’esodo di milioni di persone e al rafforzamento dei gruppi terroristici. Non possiamo in alcun modo far passare in sordina la nostra opposizioni alle operazioni imperialiste.

-La classe dominante e il governo “socialista” approfitteranno di questi attentati e dell’emozione che susciteranno per spostare l’attenzione dei lavoratori dalla crisi, dalle sue conseguenze sociali disastrose e dalle politiche reazionarie messe in atto nell’interesse del padronato. Questo è il senso di numerosi appelli “all’unità nazionale”, che deve essere assolutamente respinta dalle organizzazioni di sinistra, dei giovani e dei lavoratori.

-Senza alcun intento giustificativo verso i fanatici religiosi, bisogna provare a comprendere il terreno su cui si sviluppa il fanatismo per meglio combatterlo.

-La spiegazione di questo fanatismo non si trova nel Corano, ma nelle condizioni sociali economiche e politiche nelle quali vivono la maggior parte dei giovani musulmani, oggetto di ingiustizie, discriminazioni, umiliazioni e repressione.

-In tale contesto, una minoranza di giovani si riconosce nella demagogia jihadista, esprimendo in maniera deformata un sentimento di ingiustizia e un desiderio di lotta verso questo sistema. Si sbagliano.

-La sinistra, il movimento operaio, non possono rifugiarsi negli appelli morali, antireligiosi, alla difesa repubblicana o dell’attuale democrazia per combattere il terrorismo e il fanatismo religioso.

-La sinistra deve impegnarsi in una lotta contro questo sistema e non abbandonarla. La sinistra deve dare a questi giovani un futuro e deve organizzarli su base di classe per porre fine alla miseria del capitalismo.

-Lottiamo insieme per porre fine a questo sistema marcio che produce questo genere di massacri, al fine di creare le basi materiali per una vera società umana basata sulla fratellanza e la solidarietà e non sull’odio e la divisione.

Scarica il volantino di Sinistra classe rivoluzione (in formato pdf)

Articoli correlati

Air France – É lotta di classe, bellezza!

Ieri Xavier Broseta, responsabile delle risorse umane di Air France, ha annunciato ai lavoratori della compagnia il nuovo piano di ristrutturazione aziendale, in cui sono previsti 2900 licenziamenti entro il 2018.

Presidenziali 2017: la Francia sul filo del rasoio

Senza ombra di dubbio, il fattore che sta caratterizzando la fase finale della campagna elettorale è l’ascesa repentina di Jean-Luc Mélenchon, ex leader del Fronte di Sinistra ed ora candidato della Francia Ribelle, movimento politico da lui stesso fondato.

Francia – Il governo “socialista” impone per decreto la Loi Travail

Di fronte all’eventualità di essere messo in minoranza dai ribelli del proprio gruppo parlamentare, il Primo ministro francese Valls ha usato i poteri d’emergenza previsti dall’articolo 49.3 della costituzione francese per far passare l’odiata legge El Khomri.

Contro lo stato d’emergenza! No alla sospensione unilaterale della lotta di classe!

Decidendo per il prolungamento dello stato d’emergenza di altri tre mesi e inasprendo ancora di più questo regime d’eccezione, il Parlamento e il Governo pensano di contribuire alla “sicurezza” dei cittadini e del nostro paese. Niente di tutto ciò si sta verificando.

Francia: La reazionaria e il banchiere al secondo turno – Mobilitiamoci per fermarli nelle piazze e alle elezioni politiche!

La dichiarazione di Révolution, la sezione francese della Tendenza Marxista Internazionale, pubblicata non appena sono stati resi noti i risultati del primo turno delle elezioni presidenziali.

Francia – Dopo il secondo turno, preparare la controffensiva al governo Macron !

Lo scorso fine settimana in Francia, durante il secondo turno delle elezioni legislative, il 57,4% degli elettori non si è recato alle urne. La composizione della nuova Assemblea Nazionale è più che mai slegata dalla realtà politica del paese.