20 Settembre 2021 la redazione

Contro fondamentalismo e imperialismo – I crimini degli Usa contro l’umanità

L’editoriale del nuovo numero di Rivoluzione

 

Nel ventesimo anniversario dell’11 settembre, le immagini dell’attacco alle Torri gemelle ritornano sui mass media. Un attentato terroristico tremendo, dove persero la vita quasi tremila persone. Sono immagini che resteranno nella nostra memoria per sempre.

Ci sono altre immagini, altrettanto agghiaccianti, che dopo l’11 settembre sono state volutamente nascoste e collocate nell’oblio dalla propaganda occidentale. Sono quelle riguardanti i crimini di guerra degli eserciti americani e delle nazioni alleate.

Noi, invece, le ricordiamo tutte.

Ricordiamo la battaglia di Fallujah, in Iraq, dove nel 2004 le truppe statunitensi fecero largo uso delle bombe al fosforo bianco su donne e bambini. Il fosforo è un arma chimica vietata dalle convenzioni internazionali, che brucia i corpi e li scioglie fino alle ossa. Alla fine la città fu “liberata” al prezzo di 800 civili e 1.200 guerriglieri uccisi. I massacri sono sempre stati negati da Washington.

Ricordiamo Abu Ghraib, il carcere a Baghdad gestito dagli alleati, teatro di torture e sevizie sistematiche. I prigionieri venivano incappucciati, violentati, sottoposti a scariche elettriche e a umiliazioni fino alla morte. Le foto delle torture vennero alla luce nel 2004 e Bush fu costretto a chiudere il carcere. Tuttavia, i soldati ritratti nelle foto furono condannati a pene ridicole di qualche mese mentre nessun ufficiale è stato condannato. Le torture sono continuate in altri luoghi di detenzione, in Afghanistan, nelle basi Usa in Europa, a Guantanamo. Obama ha secretato ogni immagine sulle violenze e il carcere di Guantanamo è aperto ancora oggi.

Ricordiamo gli attacchi aerei di Azizabad in Afghanistan, nel 2008, con 80 morti civili durante un funerale. E poi il bombardamento dell’aviazione a stelle e strisce all’ospedale di Medicine sans frontieres a Kunduz, nel 2015. Morirono 22 civili: il Pentagono dapprima negò di sapere che stava bombardando un nosocomio, poi fu costretto ad arrendersi all’evidenza. Obama risarcì le famiglie con ben (!) 6mila dollari per ogni ucciso (la metà per i feriti).

Vengono chiamati “danni collaterali” nella terminologia militare, eppure si sono ripetuti migliaia di volte.

Questi danni si sono moltiplicati con l’utilizzo dei droni, i velivoli senza pilota. La “guerra pulita”, viene chiamata, perché non mette a rischio le vite dei propri soldati. Solo durante l’amministrazione Obama sono stati realizzati 563 attacchi con i droni dove sono state uccise quasi 5mila persone: il 90% delle vittime degli attacchi Usa non fanno parte degli obiettivi previsti. Sono cifre divulgate da Daniel Hale, ex militare impiegato in Afghanistan, nel 2019. Per questa fuga di notizie Hale è stato condannato a 4 anni di carcere nel luglio scorso.

Non possiamo dimenticare che in totale, nell’operazione “Iraqi Freedom” secondo la prestigiosa rivista inglese the Lancet ci sono state 650mila morti in eccesso, di cui 601mila provocate da azioni militari.

Ricordiamo ancora che in Afghanistan (dove questa volta l’operazione era denominata “Enduring Freedom”, libertà duratura) le vittime sono state 240mila, di cui 70mila civili. E l’elenco potrebbe continuare, con i raid effettuati in Siria, in Pakistan, nello Yemen.

Molti di questi crimini sarebbero ancora sconosciuti, se alcuni militari dell’esercito americano non li avessero rivelati ed altri giornalisti non li avessero diffusi, a costo della loro libertà. E’ il caso di Chelsea Manning, che nel suo ruolo di analista dell’Intelligence, trafugò centinaia di migliaia di documenti militari top secret sull’intervento in Afghanistan e li consegnò a Wikileaks.

Per la loro diffusione, Julian Assange è incriminato per cospirazione e spionaggio dagli Usa e dopo aver ricevuto asilo politico nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, è in prigione in Gran Bretagna dal 2018, in attesa di estradizione. Rischia decine di anni di carcere. Chelsea Manning è stata condannata nel 2012 a 35 anni di carcere contro la sicurezza nazionale ed è stata graziata nel 2017.

Questi uomini e donne coraggiosi sono perseguitati semplicemente per aver detto la verità.

La battaglia di Assange è per il ripristino di quelli che considera i “veri valori” della democrazia, in cui crede profondamente. Il comportamento degli Stati Uniti e dei paesi loro alleati è invece quello di chi considera la democrazia e i diritti umani come degli accessori, un vestito da indossare e togliere a piacimento. I crimini da loro perpetrati non sono “tragici errori” ma pratiche necessarie per continuare il dominio imperialista.

Diverse associazioni per i diritti umani si appellano all’Onu e ai tribunali internazionali perché giudichino i crimini di guerra. È una pia illusione. Gli Stati Uniti non riconoscono nemmeno la Corte penale internazionale, figuriamoci se mai accetteranno di farsi processare!

Per farla finita con le guerre e i crimini contro l’umanità, bisogna rovesciare il sistema che le alimenta, e che nutre anche fondamentalismo, reazione e barbarie: il sistema capitalista.

13 settembre 2021

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