15 Settembre 2020

Contratto Sanità Privata: i padroni si rimangiano il contratto

Il 10 giugno le organizzazioni sindacali hanno sottoscritto una preintesa con Aiop (Confindustria) e Aris (associazione religiosa) per il rinnovo del contratto dei circa 100mila lavoratori della sanità privata, dopo un blocco che dura ormai da quasi 14 anni. L’accordo prevedeva la consultazione, dopo la quale, entro il mese di luglio, le parti avrebbero ratificato il contratto. Un contratto lontano dalla reale necessità di adeguare i salari degli operatori sanitari a quelli molto più alti di altri paesi europei ma che, almeno, era stato in grado di uniformare i livelli retributivi a quelli della sanità pubblica.

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Nelle buste paga di luglio, quelle che i lavoratori hanno percepito i primi di agosto, avrebbe dovuto esserci l’adeguamento delle retribuzioni indicate nel nuovo contratto, un aumento medio di circa 150 euro lordi mensili, e la prima tranche dell’una tantum. Niente di tutto questo, Aiop e Aris non hanno firmato il rinnovo del Ccnl in via definitiva e le paghe dei lavoratori della sanità privata sono ancora le stesse del 2007. Coloro che fino a pochi mesi fa erano gli angeli ai quali dedicare commossi applausi oggi sono letteralmente presi in giro.

Ci riferiamo ad un settore, quello delle case di cura private, del cui fatturato più del 90% sono soldi pubblici, erogati mediante il sistema degli accreditamenti, risorse del Servizio Sanitario Nazionale sottratte alla sanità pubblica. Un’abbondante mangiatoia, un modo semplice semplice per fare profitti, a proposito del concetto di “rischio di impresa”, tanto caro ai teorici della bontà del capitalismo.

Eppure, è proprio questo che lamentano gli imponenti gruppi economici del settore: a questi signori (poco!) non sembra possibile che i costi contrattuali ricadano sui loro bilanci.

Che poi le cose non stanno davvero così. Alcuni mesi fa, infatti, le associazioni delle case di cura avevano stipulato un accordo con la Conferenza Stato Regioni, il cui presidente, Bonaccini, garantiva loro un aumento del 50% delle prestazioni sanitarie a fronte del rinnovo del contratto. In sostanza ulteriore privatizzazione della sanità.

Lo sciopero del 16 settembre è necessario anche se giunge con notevole ritardo. E’ il primo sciopero generale nazionale del comparto, i due scioperi precedenti erano stati entrambi revocati. Solo la lotta può portare alla conquista del contratto, i padroni non regalano nulla.

Parallelamente al rinnovo contrattuale andrebbe rimesso in discussione tutto il sistema attuale. Le strutture sanitarie e ospedaliere private accreditate dovrebbero essere ripubblicizzate, senza alcun ulteriore indennizzo, all’interno di un sistema sanitario nazionale completamente pubblico. I lavoratori della sanità privata accreditata dovrebbero diventare lavoratori pubblici a cui applicare il contratto della sanità pubblica. Le lotte per i diritti dei lavoratori e per il diritto alla salute di tutti stanno assieme.

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