Contratto metalmeccanici: è l’ora di lottare!

La consultazione sulla piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, secondo i dati forniti da Fiom, Fim e Uilm, è stata votata da 360.000 lavoratori e ha ottenuto il 96% dei consensi.

Una piattaforma che abbiamo sostenuto, nonostante i punti critici, per due motivi principali: la rivendicazione di maggiori tutele per appalti e lavoratori precari, e una rivendicazione salariale importante di oltre 150 euro netti – circa l’8% – a fronte dei circa 30 euro ottenuti nei tre anni passati. Riteniamo importante anche la richiesta di portare a 700 euro, dagli attuali 485, per l’elemento perequativo e la sua estensione a tutti i lavoratori che non avendo contratti aziendali non percepiscono alcun premio di risultato.

Sono rivendicazioni importanti, che pongono la questione di aumenti salariali degni di questo nome, rompendo con la logica degli aumenti legati a un indice di inflazione (l’Ipca) che ha dimostrato di non difendere affatto il nostro potere d’acquisto.

A contratto ormai scaduto la vertenza, a questo punto, dovrebbe entrare nella sua fase decisiva. Il dato di fatto però è che, ad oggi, tutto tace. Sul piano della trattativa sono in corso incontri tecnici che non entrano nel merito dei punti decisivi.

La trattativa sta incontrando un muro da parte padronale che pur avendo aumentato dal 2015 i profitti del 40% continua a piangere miseria.

A quanto pare, gli industriali sarebbero estremamente divisi tra loro sull’ipotesi di accettare o meno di discutere di aumenti superiori all’indice Ipca.

Un settore del padronato del comparto metalmeccanico è determinato a balcanizzare e smantellare il contratto nazionale e il suo ruolo unificante. Per questo sul tavolo di trattativa deve essere dichiarato in esplicito che per quanto ci riguarda la fase di “sperimentazione” salariale prevista dallo scorso contratto deve considerarsi chiusa e senza più alcun valore. Così come non possiamo fare alcuna apertura ai sotterfugi aziendali di prevedere parte degli aumenti legati a voci contrattuali che non siano esclusivamente i minimi tabellari.

Il salario deve unire tutti i meccanici nella battaglia per il contratto, così come le rivendicazioni su appalti e precari possono unire i metalmeccanici alle altre categorie di lavoratori. La lotta per il contratto deve diventare il catalizzatore delle battaglie di tutti i lavoratori per i diritti e per il salario!

Non possiamo certo affidare la difesa dei salari al gioco delle tre carte del governo, che con una mano promette sgravi fiscali mentre con l’altra continua a tagliare i servizi sociali che paghiamo con le nostre tasse. Ribadiamolo una volta per tutte: aumentare i salari significa che vanno meno soldi ai padroni e più soldi ai lavoratori, tutto il resto è aria fritta e non c’è “governo amico” che tenga.

Quanto detto conferma e rafforza ancora di più la necessità di iniziare immediatamente a fare pressioni sui padroni con le assemblee, gli scioperi, il blocco dello straordinario, i presidi, le azioni di lotta. Dobbiamo immediatamente inserirci nelle contraddizioni della controparte ed approfondirle.

Se i dirigenti sindacali vogliono davvero sostenere la piattaforma che hanno proposto, devono chiamare alla lotta senza ulteriori indugi. Non c’è “moratoria” o altra ragione che possa giustificare questa fase di stallo che dà solo il tempo alla controparte di organizzarsi.

Non possiamo tardare ulteriormente. Si dia avvio immediatamente ad una campagna a tappeto di assemblee nelle aziende, si proclami il blocco dello straordinario, si proclamino i primi pacchetti di ore di sciopero e si costituiscano coordinamenti di delegati ai vari livelli (territoriale e nazionale) che ne ottimizzino l’efficacia e seguano passo passo il prosieguo della vertenza, si prepari il terreno per la proclamazione di uno sciopero generale della categoria che segni il salto di qualità nell’avvio di questa nuova stagione di lotte. È tempo di fare come in Francia! è tempo che i lavoratori riprendano la parola, nelle piazze e nelle fabbriche!

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