10 agosto 2016

Congresso mondiale TMI 2016 -Il congresso più riuscito fino ad oggi

Offriamo ai nostri lettori un primo resoconto del Congresso mondiale della Tendenza Marxista Internazionale, pubblicato su socialist.net, il sito della nostra sezione inglese, che comprende alcuni rapporti sulle discussioni tenutesi nei primi giorni della riunione. Seguiranno rapporti più approfonditi.

Nell’ultima settimana di luglio, circa 300 delegati e invitati da circa 30 diversi paesi, hanno partecipato al congresso mondiale 2016 della Tendenza Marxista Internazionale. Il congresso di quest’anno, tenuto nel mezzo di grandi movimenti di massa, lotte di classe e sviluppi rivoluzionari nel mondo, è stato senza dubbio il più eccitante e riuscito fino ad ora.

Nel corso di sei giorni, compagni da cinque continenti hanno partecipato a discussioni su: le prospettive per la rivoluzione mondiale, la Gran Bretagna e le conseguenze del voto sulla brexit, la questione nazionale con particolare attenzione alla Scozia, la Catalogna e il Kurdistan, gli sviluppi in Pakistan e il lancio della nuova edizione del grande capolavoro incompiuto di Trotskij – la biografia di Stalin.

Gli interventi ascoltati durante tutte queste sessioni hanno dimostrato la forza delle idee marxiste, e la loro capacità di spiegare e capire gli eventi turbolenti che si stanno verificando davanti ai nostri occhi. Sono queste idee, come Alan Woods ha sottolineato durante l’intervento di chiusura, che formano l’arma principale che abbiamo per combattere contro il capitalismo. “Possono uccidere un uomo”, ha osservato Alan in relazione alla tragica morte di Leon Trotskij per mano di un agente di Stalin 76 anni fa, “ma non possono uccidere un’idea il cui tempo è giunto”.

L’ambiente galvanizzante che pervadeva i compagni presenti è stato dimostrato in maniera appassionata, non solo dai canti energici l’ultima sera, ma in modo particolare dalla colletta record di più di 60000 euro raccolta per aiutare la costruzione internazionale delle forze del marxismo. Questo aiuterà enormemente il lavoro della TMI in paesi come l’Indonesia, la Nigeria, il Marocco, il Sud Africa, il Venezuela e il Pakistan.

Pubblichiamo qui un insieme di rapporti dai compagni presenti al congresso di quest’anno, che offrono una panoramica di alcuni dei temi trattati, insieme ad un breve video introduttivo di Jorge Martin della TMI, che spiega l’importanza dell’evento di quest’anno.

Vedi sotto anche per un video dell’introduzione di Alan Woods alla discussione sulle prospettive mondiali, così come le foto del congresso. Se sei interessato ad unirti alla TMI per lottare per la rivoluzione, non esitare a contattaci oggi.

Prospettive per la rivoluzione mondiale

Il congresso mondiale è iniziato con una discussione sulle prospettive mondiali. Alan Woods ha introdotto la discussione con compagni da tutto il mondo che hanno contribuito e sviluppato le nostre idee sulla situazione nei propri paesi e regioni.

L’andamento generale della crisi mondiale del capitalismo è riflesso in quasi ogni paese del mondo, con il declino economico che la classe dominante sta tentando di risolvere attraverso l’austerity e attacchi sfrenati alla classe lavoratrice. Sono stati fatti chiari esempi durante la discussione, come gli avvenimenti in Francia, Grecia e Brasile.

Come hanno potuto ascoltare i compagni al congresso, ciò ha portato alla diffusione globale di un sentimento anti sistema e alla polarizzazione politica, con partiti di sinistra come Unidos Podemos in Spagna che hanno guadagnato popolarità, insieme a demagoghi di destra come Marine Le Pen e Donald Trump. In Sud Africa, Brasile, Spagna, Francia, Venezuela, Stati Uniti, Indonesia e Pakistan: compagni da tutti questi paesi hanno parlato di come il “centro” politico sia collassato.

Questa polarizzazione politica ha costretto la classe dominante in situazioni difficili, con Donald Trump che vince la nomina per i repubblicani e Corbyn alla testa del partito laburista in Gran Bretagna; in Brasile i rappresentanti della borghesia si sono comportati come dei banditi nei loro tentativi di rimuovere il presidente Dilma Rousseff.

IMT World Congress 2016

Recentemente, la fonte maggiore di instabilità è stata il voto per la Brexit, che ha gettato completamente fuori rotta il capitalismo globale. La combinazione della leadership di Corbyn, il fallito coup nel partito laburista, e la Brexit ha messo la Gran Bretagna al centro della rivoluzione europea. L’inevitabile crisi bancaria che sta arrivando in Italia assicurerà che questo titolo sia solo temporaneo.

Alcuni relatori hanno menzionato l’importanza del rallentamento economico in Cina. Nel 1996 la Cina valeva il 6% del PIL mondiale; ora ne vale il 20%. I metodi keynesiani usati per tenere in piedi l’economia cinese di fronte alla crisi mondiale hanno portato ad un’enorme crisi di sovrapproduzione, con l’acciaio e l’alluminio cinesi che inondano i mercati mondiali. La ricaduta è stata avvertita ovunque.

La situazione continua a peggiorare in America Latina. Il Brasile, paese chiave dal punto di vista economico, si trova in una crisi economica e politica senza precedenti, con un calo del 25% della produzione industriale, 12 milioni di disoccupati e il governo del PT che scende dal 60% al 10% nei sondaggi dopo l’impeachment di Rousseff.

In Venezuela, l’attuale crisi economica ha mostrato i limiti del programma del movimento bolivariano, che non ha voluto rompere con il capitalismo. Il crollo del prezzo del petrolio ha visto l’economia cadere a pezzi, e per attrarre investimenti esteri, il governo ha seguito la strada battuta dell’austerity, spostandosi verso destra. In ogni caso, il caos politico ed economico che sta perseguitando il popolo venezuelano scoraggia qualunque investimento e il paese continua il suo rapido declino.

Dagli Stati Uniti, i compagni hanno enfatizzato l’incredibile polarizzazione politica che sta avendo luogo, con Trump e Clinton che ora competono per la casa bianca. In seguito all’appoggio di Bernie Sanders in favore di Clinton, ora non c’è alcuna alternativa per la classe lavoratrice. Il 40% della popolazione ora si descrive come indipendente e molti cercano idee nuove e radicali, con la maggioranza dei giovani fra i 18 e i 29 anni che preferisce il “socialismo” al “capitalismo”; il 34% degli ultra sessantacinquenni dice di essere pronto a votare per un socialista e il 9% dei giovani americani si descrive come “comunista”

Spostandoci in Medio oriente, i compagni hanno osservato che la crisi economica ha posto fine al boom su cui si basava la stabilità del passato. Il terrorismo, i rifugiati e la guerra civile in Siria hanno destabilizzato la Turchia, dove il presidente Erdogan ha provato a ricreare l’impero ottomano. Il recente colpo di stato fallito gli ha permesso di consolidare la propria posizione. La chiave della regione risiede nella forza della classe lavoratrice nei paesi più industrializzati: Iran, Egitto e Turchia, e nelle loro tradizioni rivoluzionarie.

In Europa, la crisi greca rimane irrisolta e la Spagna resta intrappolata in un declino economico. La situazione politica resta estremamente instabile, con le ultime elezioni che vedono tre partiti prendere più del 20% dei voti, lasciando il panorama politico frammentato. In Francia, i feroci attacchi del governo Hollande contro la classe lavoratrice hanno causato scioperi, giornate nazionali d’azione, e il movimento giovanile “Nuit Debout”. L’impopolarità di Hollande ha permesso a Marine Le Pen di avere buone possibilità per le future elezioni presidenziali su posizioni di estrema destra. Ciononostante, il fallimento delle giornate nazionali d’azione, sta convincendo sempre più persone del fallimento del riformismo in genere, per cui la gente è più arrabbiata che mai con il governo francese e sta cercando una soluzione più radicale.

In tutti i casi, come ha sottolineato ogni oratore, la classe lavoratrice mondiale sta mostrando di non essere pronta a lasciare sul terreno queste sconfitte e di voler contrattaccare. Il fattore mancante, in tutti i casi, come ha sottolineato Alan Woods nelle conclusioni, è il fattore soggettivo, quello di una leadership rivoluzionaria. Questo, ha dichiarato Alan, è il nostro compito: costruire le forze della rivoluzione. Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!

Thomas Soud, Brighton Marxists

Gran Bretagna, Brexit e UE

Il voto britannico per lasciare l’unione europea (il cosiddetto referendum sulla “brexit”) è stato uno sviluppo politico esplosivo che ha gettato il capitalismo globale nello scompiglio. Allo stesso tempo, ha cristallizzato le orribili forze del razzismo e della demagogia che infestano la società in questo periodo di crisi.

In una sessione speciale del congresso dedicata alla questione degli sviluppi politici in Gran Bretagna, il compagno Fred Weston ha spiegato che, mentre prima la Grecia e la Spagna erano il cuore della rivoluzione europea, il risultato di questo referendum suggerisce che ora l’epicentro sia la Gran Bretagna.

Fred ha argomentato che, mentre la UE è uno strumento reazionario del capitale finanziario europeo (e tedesco in particolare), l’attuale crisi capitalista non nasce dalla UE in sé. Piuttosto, da una malattia che  pervade l’intero sistema capitalista (di cui la UE è un vettore) e che ha lasciato molti stati membri in preda a un malessere causato dall’austerità. Il voto per la brexit e l’incombente crollo della UE dimostrano che l’unità europea non può essere raggiunta su basi capitaliste.

Comunque, i rivoluzionari non possono prendere una posizione sulla questione che valga in tutte le occasioni. Mentre l’uscita sarebbe un’opzione ovviamente progressista in un paese come l’Italia, dove la UE è detestata dalla classe lavoratrice in quanto fonte dell’austerity, in Gran Bretagna la situazione di questo referendum era molto diversa. Sfortunatamente, i migranti europei sono stati presi come capro espiatorio dai reazionari come Boris Johnson e Nigel Farage, in quanto causa dell’austerity e della disoccupazione. In assenza di una posizione forte a sinistra sull’uscita, questi demagoghi di destra hanno trasformato il referendum in uno sull’immigrazione, promettendo che votando per l’uscita dalla UE la Gran Bretagna avrebbe riguadagnato il controllo dei propri confini. Mentre il popolo britannico ha votato per l’uscita per molte ragioni, la xenofobia è stata il messaggio predominante dei leader della brexit.

Fred ha fatto notare che c’erano elementi progressisti e reazionari sia nel campo del leave che in quello del remain. Il primo è stato guidato da David Cameron (impaziente di trarre un vantaggio dalla sua scommessa di promettere il referendum durante le elezioni politiche del 2015 per domare l’ala euroscettica dei conservatori), insieme all’ala “seria” del grande capitale legata al partito conservatore ealla destra del partito laburista. Questi parlamentari di destra del partito laburista hanno conseguentemente usato il voto per la brexit come base per il loro tentativo di golpe sulla leadership contro Corbyn, che hanno accusato di non aver fatto una campagna “sufficientemente forte” per la permanenza della Gran Bretagna. Comunque, molti nel movimento operaio hanno votato per il remain, in seguito ad un disgusto sano e comprensibile verso il carattere razzista della campagna ufficiale per il leave, così come ha fatto la maggior parte dei giovani. Un’altra parte dei voti per il leave è stata motivata dall’orribile assassinio della parlamentare laburista Jo Cox da parte di un fascista pazzoide, che ha ucciso Cox come rappresaglia per la sua (e del partito laburista) posizione sull’Europa.

In conclusione, Fred ha spiegato che la decisione di Socialist Appeal (la sezione britannica della TMI) di non appoggiare nessun campo reazionario rifletteva le circostanze oggettive di questo particolare referendum. I marxisti britannici presentavano una visione alternativa degli Stati uniti socialisti d’Europa, che entrava in connessione  con i migliori settori dei giovani e dei lavoratori che potevano vedere le bugie e l’ipocrisia da ambo le parti.

Durante la discussione, il compagno Rob Sewell ha approfondito il fatto che il voto per la brexit fosse una “rivolta distorta contro il sistema”, un punto di vista ribadito da compagni dall’Italia e dall’Austria . La compagna Marie Frederiksen ha discusso gli eventi recenti in Danimarca, in cui il Partito del popolo danese razzista e la Lista unitaria, un partito di sinistra, stanno entrambi spingendo per un referendum ispirati dalla brexit. Il primo ha preso una posizione anti immigrati, mentre il secondo ha celebrato la brexit come una vittoria dei diritti dei lavoratori contro l’austerità della UE e sta facendo campagna presso i danesi affinché similmente “liberino” se stessi. Marie era d’accordo con i compagni britannici sul fatto che sarebbe stato uno sbaglio per i marxisti appoggiare automaticamente questa campagna, e che gli strati più radicalizzati della società danese possono entrare meglio in sintonia con una richiesta chiara e rivoluzionaria per gli Stati uniti socialisti d’Europa.

Fred ha enfatizzato il fatto che lo slogan principale, ovunque, è: Dentro o fuori, il problema è il capitalismo; No alla UE dei padroni! Per gli stati uniti socialisti d’Europa!

Joe Attard, KCL Marxists

Lezioni dal Pakistan

Sono stato estremamente fortunato e privilegiato a poter partecipare a quello che è stato giustamente ritenuto il miglior congresso mondiale di sempre della Tendenza Marxista Internazionale. Ci sono state molte discussioni importanti e l’umore fra i 300 delegati e invitati da tutto il mondo era di estremo ottimismo e di fiducia sul futuro della TMI.

Per me uno dei momenti alti è stato la discussione sulle lezioni dal lavoro della TMI in Pakistan. I compagni in questo paese hanno il compito monumentale di costruire le forze del marxismo in un ambiente veramente difficile e pericoloso. Il coraggio dei nostri compagni in Pakistan si può vedere dal fatto che dove i problemi e le minacce del terrorismo sono più acuti, è proprio quella la zona in cui si concentrano per conquistare i lavoratori alle idee del marxismo.

Un altro straordinario aspetto del lavoro dei nostri compagni pakistani è in relazione all’organizzazione delle donne e al reclutamento delle donne. In una commissione serale la compagna Anam ha fatto un discorso avvincente e dettagliato sulle difficoltà che si incontrano cercando di coinvolgere le donne pakistane, che vivono vite estremamente dure, alla mercé dei loro mariti e della loro famiglia estesa. Queste donne non devono fare niente che possa portare disonore alla famiglia, altrimenti potrebbero essere uccise. Non possono parlare agli uomini, a parte i loro mariti e parenti, e non possono uscire da sole per timore di essere violentate. Dalla nascita, una donna nata in una famiglia povera, è educata per il giorno in cui si sposerà, e di solito sarà sposata il prima possibile, in modo da non “pesare” sulla sua famiglia. Con chi si sposerà non è importante, basta che l’affare sia concluso velocemente.

La brutta situazione delle donne pakistane è assolutamente commuovente ed è un tributo al lavoro dei nostri compagni che lavorano e vivono in quel paese pericoloso e difficile, che sono riusciti a reclutare e formare un cospicuo numero di quadri femminili. Solidarietà a tutti quelli che costruiscono la TMI in Pakistan!

Vic Dale, Isle of Wight

 

 

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