7 ottobre 2015

Conferenza dei Giovani comunisti: una farsa di cui non intendiamo essere parte

Pubblichiamo la dichiarazione dei compagni di Sinistra classe rivoluzione nel coordinamento uscente dei Gc in merito alla convocazione della conferenza nazionale.


 

Cari compagni,

abbiamo appreso che, dopo una lunga serie di rinvii e informazioni contraddittorie, è stata convocata la conferenza dei Giovani comunisti.

Riteniamo necessario spiegare in alcune righe le ragioni che ci portano a non partecipare in modo strutturato a questo percorso.

I Giovani comunisti sono sprofondati in una crisi che è la logica conseguenza degli errori politici e della confusione della propria direzione, riflesso di quelle del partito stesso. L’incapacità di analizzare il contesto politico e sociale, la sfiducia verso le potenzialità di lotta dei lavoratori e dei giovani, il sospirato sogno di rientrare in un quadro istituzionale con operazioni verticistiche che si traduce sistematicamente nell’inseguimento acritico di questa o quella formazione, hanno inevitabilmente prodotto i loro effetti. Oggi non possiamo di fatto parlare dell’esistenza di un’organizzazione nazionale, tantomeno di un’organizzazione con una linea politica, come ammette d’altronde il documento stesso quando dice che “in questi anni di stasi della struttura nazionale, si è prodotto uno scollamento tale da rendere impossibile la costruzione di un gruppo dirigente nazionale”.

Rispondere, come si fa nel documento, che si assembleranno compagni “dai territori” nella “ricchezza e pluralità della nostra organizzazione” significa solo perseverare dove errare non è stato sufficiente: senza idee chiare non si può fare una dignitosa squadra di calcio, figurarsi costruire una giovanile rivoluzionaria.

La politica è inesorabile e richiede scelte. Difendere il governo Tsipras dicendo che non c’era alternativa o spiegare che non si doveva firmare il memorandum e si dovevano nazionalizzare le banche? Tifare acriticamente per l’Iglesias di turno o spiegare che il movimento spagnolo, e non solo, potrà vincere solo rompendo con il capitalismo dell’Unione Europea (e non solo con l’Ue in nome delle piccole patrie, per inciso)? Accodarsi a dirigenti sindacali e studenteschi che hanno frenato le mobilitazioni sulla Buona Scuola o lottare per una direzione alternativa?

Rimandare queste scelte a una discussione successiva che mai arriverà vuol dire seppellire il senso politico di un’organizzazione, o apertamente relegare le scelte a quattro (nuovi e giovani, per carità) dirigenti raccontando ai compagni che l’importante è lottare contro il correntismo (ci mancherebbe), ricostruire “il nostro immaginario musicale, artistico e letterario” (magari!), avere un bell’investimento sulla visibilità scrivendo ai giornali locali, e tutto si risolverà. Tanto ognuno poi fa quel che gli pare nella scuola (“declinato in base alla specificità dei territori” in collettivi, associazioni, sindacati), nelle università (“la complessità e pluralità delle forme che la nostra militanza ha assunto”), nel posto di lavoro (presenza “in ogni organizzazione, movimento, sindacato o associazione, che abbia a che fare con le lotte al precariato”).

Per dire questo non era necessario scrivere un documento di 22mila parole.

Abbiamo combattuto questa concezione per anni, oggi possiamo solo prendere atto degli effetti liquidatori che ha avuto. Ciliegina sulla torta è stata proprio la discussione sulla conferenza stessa. Dopo 5 anni dall’ultima conferenza, con un coordinamento nazionale di fatto dissolto, un coordinatore (e la sua area) uscita dal partito, gli stessi che stavano in quella maggioranza sono riusciti a produrre due anni di convocazioni, controconvocazioni, autoconvocazioni, appelli all’unità, scissioni degli appellanti all’unità, commissioni autonominatesi, richieste alla direzione del partito miste a proclami di autonomia dal partito, annunci di conferenza, annunci di ritardi e tutto questo per licenziare, dopo anni, un regolamento che dà 48 ore (!!!) di tempo per presentare un documento, senza neanche offrire una base politica alla discussione, se non mezza giornata dopo.

Se non vogliamo parlare di burocratismo, compagni, allora ammetterete con noi, sinceramente e senza polemica, che questa discussione è una farsa.

Di questa farsa non intendiamo essere parte; per questo non partecipiamo con un documento alternativo né con emendamenti. Non ci sottraiamo però, come non abbiamo mai fatto, dal confronto politico, dalla prova della lotta di classe e della militanza politica. In questi anni abbiamo preferito tirarci fuori da discussioni autocentrate e concentrarci nella costruzione reale dell’alternativa. Abbiamo messo alla prova del conflitto e del lavoro politico le nostre idee, anche in ambito giovanile, con il lancio di Sempre in Lotta.

È alla luce di questa esperienza, che molti di voi già conoscono nelle proprie città, e dei tanti passi avanti fatti, che ribadiamo il nostro profondo ottimismo sulle potenzialità rivoluzionarie della nostra generazione. Non ci appartiene lo scoramento di chi vede attorno a sé solo “imprenditori di se stessi” o “imprenditori totali”, fascismi impellenti e atomizzazione. Siamo entrati nell’epoca più turbolenta della storia dell’umanità, un’epoca di crisi, guerre, rivoluzioni e controrivoluzioni. È evidente che ci sono grandi difficoltà da superare, ma è altrettanto evidente che mai come nel periodo che abbiamo davanti il rovesciamento del capitalismo si porrà all’ordine del giorno. I movimenti in Grecia e in Spagna ne sono solo l’ultima anticipazione, così come lo è il cambiamento di coscienza che attraversa oggi la classe lavoratrice e in particolari i giovani, e che deve ancora sprigionare la propria potenzialità di lotta.

I grandi avvenimenti di questi anni mostrano che l’unica barriera da superare perché queste lotte possano trionfare è l’assenza di un partito rivoluzionario, che sappia collegare le idee del marxismo ai lavoratori e ai giovani.

É questa la sfida che abbiamo davanti, e che dobbiamo affrontare con chiarezza, serietà ed energia. Nella discussione su come farlo e nel contribuire in questa battaglia ci troverete sempre presenti.

Anna Arena
Gabriele D’Angeli
Gemma Giusti
Alessio Marconi
Ilario Pinnizzotto
Luigi Piscitelli
Federica Russo

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