10 Febbraio 2021 Daniel Morley (www.marxist.com)

Colpo di stato in Myanmar: un altro chiodo sulla bara del liberalismo

Organizzando un colpo di stato improvviso contro Aung San Suu Kyi (ASSK), i generali birmani hanno ucciso l’illusione, già agonizzante, della liberalizzazione della Birmania sotto il dominio statunitense.

Domenica 31 gennaio sono stati arrestati Aung San Suu Kyi (ASSK), “consigliere di stato” della Birmania, i principali ministri e i leader del partito di ASSK, la Lega nazionale per la democrazia (LND). In seguito, il golpe è stato annunciato da Myint Swe, il vicepresidente del governo di Suu Kyi poi nominato Presidente dai militari, che ha dichiarato lo stato di emergenza per un anno, finito il quale ha promesso che si terranno nuove elezioni.

Tutti i poteri sono stati trasferiti ai militari come previsto dalla Costituzione scritta da loro stessi nel 2008, concepita proprio per facilitare un simile colpo di stato. Internet è stato interrotto e successivamente ripristinato, mentre i servizi di telefonia mobile rimangono interrotti. Fondamentalmente, ai neoeletti parlamentari, prevalentemente del partito della ASSK, è stato impedito di incontrarsi in quello che (non a caso) doveva essere il primo giorno del nuovo parlamento.

Cosa c’è dietro questo colpo di stato? I militari ne avevano bisogno? Hanno redatto la Costituzione del 2008 che ha consentito alla ASSK di arrivare al potere (con diversi paletti) nel 2011, un processo che hanno progettato per ottenere maggiori investimenti dall’Occidente e per garantirsi la loro posizione, piuttosto che finire rovesciati da una “rivoluzione colorata” sostenuta dagli Stati Uniti. Questa Costituzione garantiva loro un ruolo e sembrava funzionare. In effetti, ha funzionato così bene che l’alone democratico della ASSK ha permeato l’Occidente, mentre quest’ultima sosteneva attivamente la campagna genocida dei militari contro i Rohingya, al punto da difendere l’esercito al tribunale dell’Aia nel 2019. Si è associata decisamente a loro, presentando un’immagine di “unità nazionale” e ha persino arrestato quei giornalisti che riportavano i massacri. In una conferenza a Singapore, ha detto che il suo rapporto con i militari “non era poi così male”.

 

Perché ora?

Allora, perché attuare il golpe, che potrebbe ritorcersi seriamente contro di loro? Per le stesse ragioni per cui qualsiasi burocrate deve eliminare ogni sostituto che reciti la parte fin troppo bene. A prescindere dalla diligenza con cui abbia servito i suoi ex carcerieri, non avrebbe mai potuto conquistare la loro fiducia, perché era infinitamente più popolare e legittimata di loro, essendo vista come la madre della nazione che, come tutti sanno, è ancora ingiustamente oppressa da quelle stesse persone che ancora la controllavano. Questa era un’alleanza fondamentalmente instabile.

Le regole e le norme stabilite nel compromesso tra ASSK e l’esercito stavano proprio a significare che c’era poco spazio per le modifiche costituzionali volute da ASSK e dal suo partito. Tuttavia, è chiaro che le loro paure non erano completamente infondate. Nel marzo dello scorso anno, il partito di ASSK ha proposto un emendamento costituzionale per consentirle di diventare Presidente, una cosa che i militari non potevano chiaramente tollerare poiché hanno progettato la nuova costituzione in modo specifico perché lei non potesse mai diventarlo (la costituzione afferma che nessuno può essere presidente se i suoi figli sono cittadini stranieri e quelli di ASSK lo sono). Tuttavia questo emendamento è stato respinto grazie ai privilegi costituzionali concessi ai militari.

Anche l’aver proposto l’emendamento l’anno scorso sembra essere una sorta di errore tattico, perché solo pochi mesi dopo, a novembre, erano previste le elezioni generali. In queste elezioni, ASSK e il suo partito hanno ottenuto una vittoria schiacciante ancora più grande della precedente. Questo sarebbe potuto essere il momento per spingere per il cambiamento costituzionale desiderato da tempo, e senza dubbio i militari hanno capito il pericolo. La sua vittoria ha sottolineato l’insostenibilità di questa alleanza. Stava diventando più potente e hanno dovuto porre fine a tutto questo prima che fosse troppo tardi.

Da allora si sono lamentati di presunte frodi per spiegare la sua schiacciante vittoria. Hanno chiesto al governo di “abolire la Commissione elettorale dell’Unione, che vengano riconteggiati, con l’assistenza dei militari, tutti i voti delle elezioni dell’8 novembre e che si rinvii l’apertura del nuovo Parlamento”. (The Irrawaddy, 29 gennaio 2021)

L’ultimo punto è molto significativo, così come la data del colpo di stato, che coincide esattamente con l’apertura del nuovo Parlamento. Chiaramente, volevano impedire che introducesse cambiamenti costituzionali che potessero ridurre il loro potere e privilegi.

Questo processo ha distrutto l’utopia di una transizione controllata verso la democrazia borghese in Birmania. Dieci anni fa, la trasformazione in repubblica era una luce splendente in un mondo sempre più oscuro per gli imperialisti occidentali, una prova evidente che il futuro poteva risiedere ancora nella democrazia liberale dominata dagli Stati Uniti e nel libero scambio (alle condizioni statunitensi). A poco a poco, gli anni successivi hanno tolto alla popolazione questa illusione, e gli eventi di domenica sono letteralmente il colpo di grazia a quella illusione.

Alcuni si chiedono se dietro al colpo di stato ci sia la Cina. Questo sembra improbabile, perché il regime, inclusa ASSK, aveva chiarito di essere totalmente nel campo cinese. Un anno fa, Xi Jinping ha incontrato ASSK a Naypyidaw e ha firmato 33 accordi relativi a infrastrutture, commercio e produzione. È un membro a pieno titolo dell’iniziativa cinese della Via della seta. Solo poche settimane fa il governo di ASSK ha incontrato il ministro degli esteri cinese Wang Yi, che ha promesso il sostegno della Cina al regime per quanto riguarda i Rohingya, oltre a 300mila dosi di vaccini cinesi contro il coronavirus. In cambio, Win Myint, l’allora presidente (ora deposto) e membro del partito di ASSK, ha promesso che il Myanmar continuerà a sostenere la posizione della Cina sulle questioni relative a Taiwan, Tibet e Xinjiang.

Ancora più importante, in questo incontro è stato deciso di procedere con la costruzione del porto in mare aperto, pianificato da tempo, nello Stato di Rakhine (luogo del genocidio contro i Rohingya), insieme alla “Zona economica speciale” associata ad esso. Ciò consentirà al commercio cinese di aggirare lo Stretto di Malacca attorno alla Malesia e controllato dalla Marina statunitense, indebolendo significativamente l’influenza dell’imperialismo statunitense nella regione.

Quindi, sembra improbabile che la Cina abbia orchestrato il colpo di stato, che potrebbe seriamente destabilizzare quello che era già un alleato da cui aveva ciò che voleva. Tuttavia, non c’è dubbio che il nuovo regime, senza ASSK, sarà ancora più filo-cinese di prima (se il colpo di stato dovesse consolidarsi, il che è tutt’altro che garantito). Ciò è evidente nel contrasto tra le dichiarazioni degli Stati Uniti e della Cina dopo il colpo di stato. Gli Stati Uniti, e tutte le potenze occidentali, l’hanno condannato, ma la Cina si è limitata a “prenderne atto”, non volendo alienarsi le simpatie del nuovo regime, ma volendo anche tenere aperto un canale con ASSK se dovesse tornare al potere.

Come ha dichiarato Daniel Russell, il massimo diplomatico di Obama in Asia orientale, “Questa è una battuta d’arresto enorme – non solo per la democrazia in Myanmar, ma per gli interessi degli Stati Uniti. È ancora un altro promemoria del fatto che la prolungata assenza di un impegno credibile e costante degli Stati Uniti nella regione ha incoraggiato le forze antidemocratiche”. (The Guardian, 1 febbraio 2021)

Come spiegò molto tempo fa Trotsky, non esiste una borghesia progressista, perché la borghesia è tutta unita nel desiderio di mantenere il capitalismo, con il suo sfruttamento e la sua povertà. Usando le sue stesse parole, ASSK ha spiegato che non ha mai voluto una rivoluzione che potesse spazzare via il vecchio regime: “Non vogliamo incoraggiare il tipo di rivoluzioni che [potrebbero] stravolgere il nostro paese. Saremo pazienti ma persistenti”.

Aung San Suu Kyi con il generale golpista Min Aung Hlaing

Si può dire con certezza che la sua pazienza non è stata ripagata. Come abbiamo scritto l’anno scorso, ASSK pensa che “ingraziandosi la giunta militare, se tutto va bene quest’ultima conceda le (minime) riforme democratiche che propone. Ma è chiaro che non concederanno mai riforme democratiche che minaccino veramente il loro potere e i loro privilegi, quindi questo percorso liberale si rivela essere nient’altro che la complicità negli tentativi della classe dominante di ingannare le masse. L’unico modo per rimuovere la giunta dal potere è proprio attraverso una rivoluzione tale che “stravolgerà il Paese”.

 

Preparare la reazione al golpe

La codardia dell’approccio liberale risiede nella già citata paura della rivoluzione, nella paura verso le masse. ASSK e il suo partito sono liberali borghesi e, come tali, vogliono solo riformare gradualmente il regime in modo che il “libero mercato” possa penetrare a fondo nel paese. Questo stesso atteggiamento si può vedere anche in questo momento, come ha dichiarato il portavoce della LND, Myo Nyunt in risposta al golpe: “Voglio dire alla nostra gente di non rispondere avventatamente e desideriamo che agisca secondo la legge” – la sacra legge che è stata scritta dalla giunta militare proprio per poter organizzare facilmente colpi di stato come questo!

Tuttavia, non possiamo escludere la possibilità che ASSK incoraggi una sorta di movimento di massa o di rivolta contro il golpe, dato che è in gioco la sua stessa libertà. È per questo motivo che ora ha rilasciato una dichiarazione che fa appello alle proteste e alla resistenza contro il colpo di stato.

È evidente l’odio verso i militari tra le più ampie masse e la popolarità di ASSK è ancora prevalente tra la gente, come hanno dimostrato le elezioni di novembre. Al momento, i sindacati più avanzati, i sindacati studenteschi militanti e alcune forze radicali stanno cercando di mobilitarsi per un movimento contro i militari. Esiste, ad esempio, un movimento di operatori sanitari che sta sfidando il colpo di stato militare. I lavoratori della sanità sono molto stanchi, soprattutto per l’impatto che la pandemia ha avuto su di loro.

In queste condizioni, un movimento di protesta convocato dall’alto da ASSK potrebbe crescere di vita propria e tenderebbe sempre ad andare ben oltre il programma cauto e capitalista di ASSK. Già, tra i giovani c’è una crescente radicalizzazione che va oltre ASSK. Ciò si riflette anche in questo momento con alcuni che propongono Min Ko Naing, l’ex leader studentesco durante la rivolta del 1988, come nuovo elemento di coesione. Tra i giovani sta diventando popolare anche l’idea che non ci sia un “salvatore supremo”.

Le alte cariche militari potrebbero aver commesso un grave errore di calcolo e poiché hanno mobilitato e finanziato apertamente gli elementi sottoproletari e di estrema destra, inclusi i monaci, per manifestare a sostegno del golpe. La loro azione potrebbe essere la proverbiale “frusta del contro rivoluzione ”che serve solo a far arrabbiare e spingere in avanti le masse.

Quindi è molto probabile che ci saranno proteste di massa, data la popolarità di ASSK e l’impopolarità e la mancanza di legittimità dei militari. Ed è naturale che tali proteste coinvolgeranno le masse. Ovvero, milioni di persone povere e oppresse, lavoratori e contadini, che non hanno alcun interesse a sostenere il capitalismo. Ciò che è chiaro è che Myanmar non avrà una transizione regolare e controllata verso la democrazia borghese. Il suo futuro sarà fatto di lotte di massa e disordini. Le masse birmane devono confidare solo in sé stesse e alle idee del socialismo per trovare una vera via d’uscita dalla crisi.

La sinistra tradizionale in Myanmar, a causa della pesante sbornia dello stalinismo, è persa nella convinzione che esista una sorta di un settore progressista della classe dominante birmana e che il ruolo del movimento di massa sia quello di difendere questo settore contro quello più apertamente reazionario. Questa idea impedisce alla sinistra di presentare una vera voce indipendente, una vera voce degli operai e dei contadini. Ciò che serve è un partito di massa indipendente dei lavoratori.

I marxisti si oppongono al colpo di stato militare e difendono tutti i diritti democratici, ma spiegano anche che a lungo termine tali diritti possono essere facilmente cancellati, come dimostra chiaramente l’attuale golpe. L’unico modo per garantire una vera fine alla continuazione di un governo militare è di eliminare il sistema che lo genera, il governo dell’élite privilegiata, il governo dei capitalisti e dei proprietari terrieri, e sostituirlo con un sistema in cui siano i lavoratori a decidere. Questo è qualcosa per cui vale la pena lottare in Myanmar.

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